Il 21 giugno è stata la giornata mondiale dello yoga, istituita dall’Onu. Ma un cattolico può praticare lo yoga? Non è in contradizione con il suo credo? Camilla

LA RISPOSTA DEL DON
Lo yoga, originario dell’India antica, rappresenta una pratica millenaria che coinvolge corpo, mente e spirito attraverso esercizi di respirazione, meditazione e posizioni fisiche. Il cattolicesimo, invece, è una religione monoteista radicata nella fede cristiana, con una struttura dottrinale e sacramentale consolidata nel corso di duemila anni. Quindi sono due realtà distanti, appartenenti a tradizioni culturali e spirituali differenti.
L’incontro tra yoga e cattolicesimo solleva questioni teologiche, pastorali e culturali, poiché lo yoga, pur essendo spesso percepito come una disciplina fisica o di benessere, ha radici profonde nel pensiero filosofico e religioso induista. Ciò, ha molto probabilmente indotto la nostra lettrice Camilla, a interrogarmi sulla compatibilità tra la pratica dello yoga e la fede cristiana.
Dal punto di vista teologico, la dottrina cattolica si basa sulla rivelazione di un Dio trinitario, sulla centralità di Gesù Cristo e sulla salvezza offerta attraverso la grazia divina. Lo yoga, invece, mira al raggiungimento della liberazione (moksha) attraverso l’unione dell’anima individuale (atman) con il principio universale (Brahman).
La Chiesa cattolica, attraverso varie dichiarazioni e direttive, ha espresso posizioni chiare riguardo allo yoga. Molto importante è la “Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica su alcuni aspetti della meditazione cristiana” della Congregazione per la Dottrina della Fede (15 ottobre 1989) di cui riporto il numero 19. “Dovrà perciò essere interpretata rettamente la dottrina di quei maestri che raccomandano di ‘svuotare’ lo spirito da ogni rappresentazione sensibile e da ogni concetto […]. Il vuoto di cui Dio ha bisogno è quello della rinuncia al proprio egoismo, non necessariamente quello della rinuncia alle cose create che egli ci ha donato e tra le quali ci ha posti. […] Sant’Agostino è, su questo punto, un maestro insigne: se vuoi trovare Dio, dice, abbandona il mondo esteriore e rientra in te stesso. Tuttavia, prosegue, non rimanere in te stesso, ma oltrepassa te stesso, perché tu non sei Dio: egli è più profondo e più grande di te. […] ‘Restare in se stessi’: ecco il vero pericolo. Il grande Dottore della Chiesa raccomanda di concentrarsi in se stessi, ma anche di trascendere l’io che non è Dio, ma solo una creatura”.
Serve inoltre sottolineare la cautela circa pratiche che includono ritualità, meditazioni o visualizzazioni che richiamano divinità o principi estranei alla fede cristiana.
Infine, è altresì fondamentale, che ogni pratica venga accompagnata da un adeguato discernimento personale e comunitario, guidato da figure esperte che sappiano indicare la strada per integrare corpo e spirito senza confondere i fondamenti della fede cattolica. L’esperienza e l’insegnamento ecclesiale suggeriscono quindi di evitare forme sincretistiche che mischino insegnamenti contraddittori.
Pur riconoscendo le differenze essenziali tra le due tradizioni, è possibile valorizzare gli aspetti positivi dello yoga come pratica di benessere e consapevolezza fisica, seppur separati dal loro contesto religioso originario. Allo stesso tempo, il cattolicesimo, con la sua ricca storia spirituale, può offrire strumenti di discernimento e profondità che permettono di vivere ogni esperienza con autenticità e fedeltà alla propria fede.
Don Gian Maria Comolli