Chi oggi accenna al pudore rischia di essere ridicolizzato o compatito (nel senso peggiore del termine). Ridicolizzato poiché il problema, secondo loro, andrebbe collocato tra i ferri vecchi della morale. Il compatimento, poiché sempre secondo loro, la tematica espone a discussioni che non hanno più né incidenza né valore. Eppure io ritengo che il pudore nella vita delle persone e anche della società è fondamentale. Qual è il suo parere? Giorgio

LA RISPOSTA DEL DON
Agli inizi del XX secolo era impudico mostrare le caviglie. Oggi è consuetudine esibire l’ombelico, indossare jeans a “vita bassa”, vestire abiti alquanto corti ma con appariscenti scollature. E, d’estate, impazzisce il desiderio di ridurre al minimo l’abbigliamento per ostentare il corpo e sulle spiagge, e non solo, si moltiplica l’esibizionismo. Inoltre, le giovani generazioni, spesso mettono in rete video o foto raccapriccianti, illudendosi che il seducente aspetto fisico sia la chiave di accesso al successo e alla fama mediatica.
Questo indica che il cittadino della “società liquida” sta abbattendo un altro tabù mostrando in pubblico le parti più intime con “irreale naturalezza”, rendendo quindi il corpo una merce da esporre agli sguardi di tutti, mostrando che oggi con il sesso non esistono più imbarazzi. Ciò e vero, è con “l’amore autentico” che abbiamo complicazioni, e la diminuzione del pudore, cioè il bruciare la propria intimità con una velocità impressionante, aggroviglia ulteriormente la situazione.
Inoltre, nell’ “era dell’indiscrezione” e del “chiacchiericcio”, l’assenza di pudore lo riscontriamo anche in alcuni programmi televisivi nei quali si manifestano superficialmente stati d’animi personali, sentimenti ed emozioni, esperienze sessuali… scordando che alcune situazioni esigono di essere vissute silenziosamente, privatamente e personalmente.
Alcuni interrogativi sono d’obbligo: nel terzo millennio esiste ancora il “senso del pudore”? Conosciamo, tuttora, il significato e il contenuto di questo vocabolo?
Cos’è il pudore?
Il pudore è una virtù che riveste un ruolo fondamentale nella costruzione dell’identità personale e nel regolare le relazioni sociali. Esso è “il confine” che stabiliamo nei confronti degli altri, e consiste nel rifiuto di svelare “ciò che deve rimane nascosto”. Di conseguenza, disciplina sguardi e gesti alla dignità che ciascuno dovrebbe anzitutto a se stesso, poiché possediamo un’intimità da custodire e da difendere. Un’intimità da mostrare unicamente a colui/colei con cui viviamo una totale comunione di vita e, di conseguenza, sa comprenderla totalmente e pienamente. Afferma un proverbio: “Il pudore difende la bellezza come la spina protegge la rosa”.
Il pudore sgorga da una legge divina o naturale?
Il pudore non è un’ideazione religiosa ma un pregiato sostegno e una forma protettiva specifica della natura umana. Ad esempio, il Libro della Genesi (cfr. cp. 3), mostra che il pudore non è un comando dall’alto, ma un’esigenza dell’uomo e della donna. Adamo ed Eva, spiritualmente e umanamente feriti dal peccato originale che generò in loro disarmonia, percepirono sentimenti di vergogna e avvertirono l’esigenza di coprirsi: “Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture” (Gen. 3,7). E, Publilio Siro, drammaturgo romano del I° secolo a. C. affermava: “Il pudore non può essere insegnato, può solo essere innato”.
Dal punto di vista sociale, il pudore assume una valenza ancora più ampia. Esso è un principio cardine delle buone maniere e delle norme di convivenza civile, poiché favorisce il rispetto reciproco e la tutela della privacy. In una comunità, il debito di pudore implica il riconoscimento, il rispetto e la valorizzazione degli spazi personali altrui, garantendo che le interazioni umane avvengano in un clima di decoro e di sensibilità.
La mancanza di pudore, al contrario, può generare tensioni, malintesi e rotture nei rapporti interpersonali, incidendo negativamente sulla qualità della vita collettiva. Per questo, al pudore, si riconosce anche un significato etico.
Come educarci al pudore?
Il pudore, come affermato, oltre che stabilire il confine fra sé e l’altro definisce la propria personalità come individuo, per questo lo dobbiamo recuperare rivalorizzando la “cultura del limite” base di ogni civiltà, superando la schiavitù ad alcune assurde tendenze esibizioniste e riscoprendo il profondo rispetto per propria sfera intima che investe totalmente anche l’aspetto sessuale.
Di conseguenza dobbiamo ritrovare la visione dell’“amore autentico”, poiché la presenza o l’assenza del pudore ne modificano il significato. Immagino, ad esempio, che nessuno, fidanzato o sposato, gradisca che la propria partner (o viceversa) esponga la sua nudità alla curiosità di altri mostrando così l’irrilevanza della propria intimità.
E’ estate, ma non scordiamocelo”!
Don Gian Maria Comolli