“Dal diritto alla cura all’eutanasia di routine” è un articolo del Family DAY che, usando il caso di Siska, una giovane affetta da depressione cronica, denuncia il passaggio da una difesa della vita a un “diritto di morte”, criticando le proposte di legge sull’assistenza al suicidio come un rischio di spingere verso l’eutanasia mascherata da autodeterminazione, e promuovendo invece le cure palliative come vera soluzione.
L’eutanasia della giovane Siska rivela una profonda denuncia del sistema sanitario che non riesce a curare la sua cronica e intollerabile sofferenza da depressione, portandola a chiedere la morte volontaria assistita in Belgio, evidenziando il drammatico dilemma tra cure palliative e la rinuncia alla vita, soprattutto quando la malattia mentale cronica viene percepita come incurabile, mettendo in crisi l’idea che la medicina debba solo accompagnare alla fine piuttosto che curare.
È una domanda retorica, usata per provocare una discussione su temi come bioetica, famiglia, libertà religiosa o politiche secolari, chiedendo se l’Italia debba accettare determinate situazioni viste altrove.
L’eutanasia di Siska, una giovane belga affetta da depressione cronica e traumi, evidenzia il dramma di un sistema sanitario che fatica a curare la sofferenza psichica profonda, spingendo i pazienti verso l’opzione del fine vita, e solleva interrogativi sulla rinuncia alla vita e sulla capacità della società di offrire alternative valide alla morte volontaria, portando a una riflessione critica sull’approccio alla salute mentale e al fine vita.
Le posizioni contrapposte sul suicidio assistito, con argomenti che sembrano cancellare lo spazio per ogni mediazione, rischiano di diventare trappole che non consentono di concentrarsi sull’essenziale per arrivare a una buona legge. Che è possibile. La posizione del filosofo..
Nella manovra il Governo aumenta i fondi per le cure palliative, ma il 60% dei posti nelle scuole di specializzazione è vacante. Ecco cosa fare.
Ma cosa è successo alla nostra società? Come siamo giunti ad un punto pericolosissimo di quasi non ritorno? Come abbiamo fatto a perdere il gusto della vita, la gioia delle piccole soddisfazioni, degli affetti familiari, dei rapporti amicali sinceri? Soprattutto: perché accettiamo tutto, ma davvero tutto, acriticamente, senza porci domande, senza obiettare ciò che è naturale dire cedendo piuttosto il passo a colossali menzogne?
Parlamento e Corte costituzionale hanno responsabilità diverse: se questa si occupa dei criteri giuridici, le Camere varando con una nuova norma sul fine vita finiscono col plasmare cultura e mentalità, come già accaduto in altri Paesi. L’analisi della costituzionalista.
Alice ed Ellen Kessler sono morte a 89 anni insieme: dalla Germania arriva l’indiscrezione sul ricorso all’eutanasia assistita.