Archivio Famiglia

Vita.it, 5 ottobre 2017

Adozioni, quanto fa paura la disabilità?

A Napoli una neonata con sindrome di Down è stata rifiutata da sette coppie disponibili all’adozione: l’ha accolta un uomo single. Nel 2015 le adozioni speciali di bambini con disabilità sono state soltanto quattro. Il 12% dei minori fuori famiglia ha una disabilità, che impatta sul tipo di accoglienza: solo il 38% va in affido, il 62% resta nei servizi residenziali.

Una bambina con sindrome di Down è stata abbandonata alla nascita e sette coppie rifiutano di adottarla. È successo a Napoli: la piccola non è stata riconosciuta dalla madre, che ha partorito in anonimato come previsto dalla legge. La bambina ha trovato alla fine un papà: è stata data in affidamento preadottivo a un uomo single, che aveva dato disponibilità all’adozione senza limitazioni legate alla disabilità.

«Non riesco a giudicare chi ha fatto una scelta diversa dalla mia, non l’ho mai fatto, ma non posso negare che la notizia che arriva da Napoli mi ha trafitto lo stomaco», scrive su Facebook Martina Fuga, del direttivo di CoorDown, ricordando come domenica 8 ottobre sia proprio la Giornata Nazionale delle persone con sindrome di Down. «Così come non mi sono mai sentita di giudicare l’aborto, non mi sento di giudicare l’abbandono post nascita, anzi quest’ultimo lo vedo come una possibilità di vita e francamente non conosciamo le ragioni di quella scelta. Quello che mi fa male di tutta questa vicenda sono le sette aspiranti famiglie adottive che hanno detto no. Sette! Non aggiungo altro… Voglio solo dedicare questo nostro video al papà single che ha adottato la bambina con sindrome di Down abbandonata in ospedale. Non facciamone un eroe, perché lui vuole solo essere padre». Il video è il pluripremiato “Dear Future Mom”, in cui dei ragazzi con sindrome di Down rispondono ai dubbi di una mamma che ha appena saputo che il bimbo che aspetta ha la trisomia 21.

«Ci piacerebbe conoscere questo neo papà per fargli sapere che non è solo. Noi siamo disponibili, attraverso le nostre associazioni sul territorio a lui più vicine, a sostenerlo e a metterlo in contatto con altri genitori, in modo che possano condividere esperienze e conoscenze», afferma Antonella Falugiani, presidente di CoorDown Onlus: «Le persone con sindrome di Down, proprio come tutti gli altri, hanno il diritto di essere felici e di avere reali opportunità di inclusione nel contesto sociale nel quale vivono».

«Sempre più spesso, per l’adozione nazionale come per quella internazionale, la disponibilità delle coppie non corrisponde con le necessità dei bambini adottabili, sempre più di frequente con bisogni speciali, anche severi. È con questa realtà che si deve confrontare chi, come noi, lavora per dare risposte ai bambini che hanno bisogno di trovare una famiglia», scrive invece il Ciai, che ha già lanciato più volte l’allarme dicendo che per ogni bambino straniero adottabile per cui si riesce a trovare una famiglia, ce n’è uno che ha altrettanto bisogno di amore ma che nessuna famiglia vuole. Per l’adozione nazionale la Legge prevede la possibilità di adottare anche da parte di single, in casi particolari come quello di bambini disabili: «Potrebbe essere questa una soluzione, anche per l’adozione internazionale? Se ne sarebbe dovuto parlare nella riforma dell’adozione promessa ancora due anni fa dal governo Renzi, ma non se ne è più fatto nulla; le adozioni non sono più state di interesse per la politica. Sarebbe invece quanto mai indispensabile riparlarne, per garantire accoglienza e cura a tutti i bambini senza famiglia, italiani e non».

Marco Griffini, presidente di AiBi si chiede invece se la vicenda avrebbe avuto lo stesso epilogo se ci fosse stata una banca dati Nazionale dei Minori Adottabili e delle Coppie Disponibili all’Adozione operativa su tutto il territorio nazionale: «Questi sono i risultati della mancanza di una banca dati nazionale per i bambini adottabili e le famiglie che hanno dato disponibilità», afferma Griffini, «sono passati 16 anni dal 2001, quando è stata istituita per legge e ben sei dal nostro ricorso al TAR nel 2012, eppure ad oggi in Italia la banca dati è operativa solo in 11 Tribunali per i Minorenni sui 29 esistenti. Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, aveva promesso che sarebbe stata realizzata entro la fine di settembre 2016, ma da allora è passato un anno e nulla è stato fatto. Questo fa capire il grado di attenzione della politica verso le adozioni».

L’adozione ai single è prevista in Italia solo nei casi speciali contemplati dall’articolo 44 della legge 183/1984 e non si tratta comunque di una adozione piena. La lettera a) prevede che i minori possano essere adottati da persone unite al minore da vincolo di parentela fino al sesto grado o da preesistente rapporto stabile e duraturo, quando il minore sia orfano di padre e di madre; la lettera b) che possa essere adottato dal coniuge nel caso in cui il minore sia figlio -anche adottivo- dell’altro coniuge; la lettera c) quando il minore si trovi nelle condizioni indicate dall’articolo 3, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e sia orfano di padre e di madre; la lettera d) quando vi sia la constatata impossibilità di affidamento preadottivo. Nel 2015 le adozioni speciali rispetto alla lettera c) dell’articolo 44, quelle legate alla disabilità, sono state quattro (in questo numero non rientrano i bambini con disabilità che sono stati adottati da coppie coniugate e che quindi non rientrano nelle adozioni speciali), sulle 770 adozioni speciali complessive realizzate in base all’articolo 44.

La Commissione Giustizia, nella sua indagine conoscitiva sull’attuazione della legge sull’adozione e i punti da modificare, conclusa nel marzo 2017, aveva ampiamente aperto alla possibilità di allargare l’adozione ai single. Simonetta Matone in particolare aveva parlato della «opportunità di estendere l’adozione ai single, che potrebbero adottare minori adolescenti o preadolescenti difficili, per i quali la procedura di adozione non sia andata precedentemente a buon fine».

Anche l’ultima indagine “Bambini e bambine temporaneamente fuori dalla loro famiglia di origine” ci dice che il 12% dei bambini/ragazzi fuori famiglia (ovviamente non tutti i minori fuori famiglia sono adottabili) ha una forma di disabilità certificata e in particolare: il 7,4% dei minori fuori famiglia presenta disabilità psichica, il 2,3% disabilità plurima, l’1,3% fisica e un residuale 0,4% disabilità sensoriale. Si tratta di una percentuale decisamente superiore a quella registrata sull’intera popolazione: nelle scuole la presenza di alunni con una certificazione di disabilità è intorno al 2,4%. «Questi ragazzi con bisogni speciali hanno una distribuzione per età all’inizio della permanenza fuori dalla famiglia di origine che risulta tendenzialmente in linea con quella descritta in precedenza e una proporzione di maschi e femmine che rispecchia quella complessiva», dice il rapporto, ma di fatto la disabilità impatta molto sul tipo di accoglienza: dei 3mila bambini e ragazzi con disabilità certificata in accoglienza il 38% si trova in affido e il 62% nei servizi residenziali. Approfondendo poi il tipo di disabilità emergono alcune ulteriori evidenze: i bambini e i ragazzi con disabilità di tipo psichico – la disabilità prevalente sia tra gli affidati che tra gli accolti – sono orientati preferibilmente, e in modo ancor più sostanziale, verso i servizi residenziali (71%), in alcuni casi servizi specializzati per la presa in carico di questa specifica accoglienza, mentre per coloro che hanno una disabilità fisica – che risultano comunque in numero assai limitato – appare maggiore il ricorso all’istituto dell’affido (70%)».

Sara De Carli

 

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