BIOGRAFIA
Giovanni Battista Montini, noto come Papa Paolo VI, rappresenta una figura cardine nella storia della Chiesa cattolica del XX secolo. Nato il 26 settembre 1897 a Concesio, in provincia di Brescia, e salito al soglio pontificio il 21 giugno 1963, il suo pontificato è durato fino alla sua morte, avvenuta il 6 agosto 1978. Nel periodo che intercorre tra il Concilio Vaticano II e i primi decenni post-conciliari, Paolo VI si distinse per il suo ruolo di pontefice riformatore e guardiano della dottrina, incarnando una guida istituzionale di grande pragmatismo e profonda spiritualità.
L’eredità di Paolo VI è intrinsecamente legata alla continuazione e alla conclusione del Concilio Vaticano II, inaugurato dal suo predecessore Giovanni XXIII. Subito dopo la sua elezione, Paolo VI si trovò a dover affrontare il compito arduo di portare avanti i lavori conciliari con fermezza e saggezza. Il Concilio, che si sarebbe concluso nel 1965, rappresentò una svolta significativa per la Chiesa cattolica, impegnata a dialogare con il mondo moderno e a riformulare il proprio ruolo spirituale, pastorale e sociale. Paolo VI favorì l’adozione di documenti fondamentali come la Costituzione dogmatica *Lumen gentium* e la Costituzione pastorale *Gaudium et spes*, i quali contribuirono a ridefinire l’identità della Chiesa in chiave più aperta e dinamica.
Uno degli aspetti più noti del pontificato di Paolo VI fu la sua politica di apertura e dialogo ecumenico e interreligioso. Egli promosse un rapporto più stretto e fraterno con le altre confessioni cristiane favorendo incontri e dichiarazioni comuni che gettarono le basi per un futuro dialogo di unità cristiana. Parallelamente, si aprì a un dialogo sincero anche con le grandi religioni mondiali, stabilendo un precedente importante per successivi pontefici. Questo spirito ecumenico fu espressione di una visione universale della Chiesa, concepita non più come un’istituzione isolata ma come protagonista attiva nella costruzione di una convivenza pacifica e rispettosa fra i popoli.
Non meno rilevante fu l’impegno di Paolo VI in tema di giustizia sociale e sviluppo umano. Nel 1967 pubblicò l’enciclica *Populorum Progressio*, documento profondo e innovativo che sottolineava la necessità di un’equa distribuzione delle risorse e di uno sviluppo integrale dei popoli, al fine di superare le disuguaglianze economiche e favorire la pace mondiale. In questo testo il pontefice offriva una chiara critica al materialismo e al consumismo imperanti nell’epoca contemporanea, invitando la comunità internazionale ad assumersi responsabilità concrete per il bene comune globale. Tale posizione anticipò molti dei temi che sarebbero diventati centrali nelle riflessioni sociali della Chiesa negli anni successivi.
Sul piano liturgico, Paolo VI introdusse riforme significative volte a rendere la celebrazione eucaristica più accessibile e partecipata dai fedeli. La riforma della liturgia, promulgata con la *Sacrosanctum Concilium*, una delle costituzioni conciliari, fu attuata durante il suo pontificato con la revisione del Messale romano nel 1969. Questa trasformazione comportò l’uso della lingua popolare nelle celebrazioni, anziché il latino, e una maggiore valorizzazione del ruolo attivo dei laici, segnando un cambiamento radicale nella pratica religiosa cattolica.
Ciò nonostante, Paolo VI mantenne una ferma difesa della dottrina morale della Chiesa, anche di fronte alle pressioni moderne. La questione della contraccezione, in particolare, rappresentò uno dei nodi più controversi del suo magistero. Nel 1968 egli promulgò l’enciclica *Humanae Vitae*, in cui riaffermò il divieto dell’uso di metodi artificiali di controllo delle nascite, confermando la dottrina tradizionale e suscitando ampio dibattito all’interno e fuori la Chiesa. Questo documento testimonia il rigore teologico e la coerenza morale di Paolo VI, pur evidenziando le difficoltà con cui il pontefice dovette confrontarsi in un contesto sociale in rapida evoluzione.
Dal punto di vista personale, Paolo VI si caratterizzò per una spiritualità intensa e una vita di grande umiltà e dedizione. La sua figura venne spesso descritta come quella di un pastore silenzioso ma tenace, capace di sopportare le tensioni interne e le critiche esterne con pazienza e perseveranza. Il suo impegno apostolico fu accompagnato da un forte senso di responsabilità, visibile sia nelle visite pastorali in Italia e all’estero, sia nei numerosi viaggi che intraprese per rafforzare la presenza della Chiesa nel mondo contemporaneo.
In conclusione, il pontificato di Papa Paolo VI si configura come un momento cruciale nella storia della Chiesa cattolica, contrassegnato da una doppia tensione: quella verso la modernizzazione e l’apertura al mondo, e quella verso la conservazione della fedeltà alla tradizione. La sua eredità rappresenta un equilibrio dinamico tra riforma e continuità, tra innovazione pastorale e rigore dottrinale, che ha fornito agli anni successivi un modello di ecclesiologia e di governo della Chiesa ancora oggi di grande rilevanza. Paolo VI è stato, senza dubbio, un pontefice che ha saputo guidare la Barca di Pietro in tempi complessi, lasciando un segno indelebile nella memoria collettiva della Chiesa universale.
ENCICLICA “POPULORUM PROGRESSIO”

L’enciclica *Populorum Progressio*, promulgata da Papa Paolo VI il 26 marzo 1967, rappresenta un documento fondamentale della Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica, dedicato al tema dello sviluppo dei popoli e alla promozione della giustizia sociale a livello globale. In un contesto storico segnato dalle tensioni della Guerra Fredda, dalle profonde disuguaglianze economiche e dallo sproporzionato divario tra Nord e Sud del mondo, Paolo VI offre una riflessione approfondita e innovativa sul concetto di progresso come sviluppo integrale della persona umana.
Centralità dello sviluppo integrale
L’enciclica sottolinea innanzitutto che lo sviluppo non può essere ridotto a un semplice incremento economico o a un progresso tecnico-scientifico fine a sé stesso. Al contrario, esso deve coinvolgere ogni dimensione della persona umana: materiale, spirituale, culturale, sociale e politica. Lo sviluppo vero è quello che permette a tutti gli uomini di vivere dignitosamente, con pieno rispetto dei diritti umani fondamentali e nella possibilità di partecipare attivamente alla vita comunitaria.
Paolo VI critica duramente le politiche economiche che favoriscono esclusivamente pochi privilegiati, contribuendo invece all’aumento della povertà e dell’emarginazione. Egli invita a una conversione profonda degli atteggiamenti e delle strutture sociali, perché il progresso sia realmente umano e condiviso. La solidarietà tra i popoli diventa allora un imperativo morale inderogabile, una risposta concreta alle ingiustizie e alle disparità esistenti.
La denuncia delle disuguaglianze globali
*Populorum Progressio* evidenzia come la povertà estrema di molte nazioni in via di sviluppo sia il risultato di un sistema economico mondiale squilibrato, che concentra ricchezze e potere nelle mani di pochi paesi industrializzati. La Chiesa si fa pertanto voce critica contro l’economia che si basa sullo sfruttamento, sull’egoismo e sul consumismo sfrenato. Viene richiamata la necessità di un ordine internazionale più giusto, basato sulla cooperazione, sull’aiuto reciproco e sul rispetto della sovranità degli Stati.
L’enciclica richiama l’attenzione anche sui problemi ambientali e sulle conseguenze sociali della crescita incontrollata, anticipando in tal modo molte delle tematiche oggi al centro del dibattito globale sulla sostenibilità. L’approccio di Paolo VI nasce da una profonda consapevolezza dell’interdipendenza tra tutti i popoli e della responsabilità collettiva nel promuovere uno sviluppo che sia durevole e rispettoso della dignità umana.
Il ruolo della comunità cristiana e della carità
Un elemento distintivo di *Populorum Progressio* è la chiamata rivolta a tutta la comunità cristiana e alle istituzioni cattoliche affinché si impegnino attivamente nella promozione dello sviluppo integrale. La carità, intesa come amore concreto verso il prossimo, diventa così una forza motrice per superare le ingiustizie sociali. Tuttavia, Paolo VI evidenzia come la sola carità privata non sia sufficiente; è indispensabile un impegno strutturale e politico, che favorisca l’instaurazione di condizioni più eque per il progresso.
In questo senso, la dottrina sociale della Chiesa si propone come guida etica e morale per l’azione pubblica, per le politiche economiche e per la formazione di coscienze responsabili. Il Vangelo, con il suo messaggio di speranza e di fraternità, orienta verso una modalità di sviluppo che liberi l’uomo dall’oppressione, dall’ingiustizia e dalla povertà.
Impatto e attualità dell’enciclica
A distanza di decenni dalla sua pubblicazione, *Populorum Progressio* mantiene intatta la sua forza ispiratrice. Essa ha aperto la strada a molte iniziative ecclesiali e internazionali volte a combattere la fame, l’ineguaglianza e l’esclusione sociale. Inoltre, ha influenzato il pensiero successivo della Chiesa, ponendosi come base per altre importanti encicliche sociali, tra cui la più recente *Caritas in veritate* di Benedetto XVI.
Nel panorama contemporaneo, caratterizzato da nuove sfide quali la globalizzazione accelerata, le crisi ambientali e le migrazioni di massa, il messaggio di Paolo VI risulta sempre più urgente. La promozione di uno sviluppo davvero umano richiede ancora una volta una solidarietà concreta e una rinnovata attenzione ai bisogni dei più poveri e vulnerabili.
Conclusioni
In definitiva, *Populorum Progressio* si configura come un appello profondo e articolato alla responsabilità sociale di tutti, mettendo al centro la persona umana e il suo diritto a una vita piena e dignitosa. Papa Paolo VI, con questa enciclica, ha offerto un contributo originale e lungimirante alla riflessione sul progresso, orientandola verso una prospettiva integrale e solidale. Il suo insegnamento continua a rappresentare una preziosa guida morale per affrontare le sfide dello sviluppo nel mondo contemporaneo, promuovendo un futuro in cui la giustizia, la pace e la fraternità siano realtà concrete per tutti i popoli.
COMMENTO e ATTUALITA dell’ENCICLICA “HUMANAE VITAE”
“Humanae Vitae” è una Lettera Enciclica di san Paolo VI pubblicata il 25 luglio 1968.
E’ composta di tre capitoli per un totale di 31 paragrafi che noi divideremo in quattro parti.
Il tema dell’Enciclica fu così espresso dal Pontefice: “Il gravissimo dovere di trasmettere la vita umana, per il quale gli sposi sono liberi e responsabili collaboratori di Dio creatore, è sempre stato per essi fonte di grandi gioie, le quali, tuttavia, sono talvolta accompagnate da non poche difficoltà e angustie. In tutti i tempi l’adempimento di questo dovere ha posto alla coscienza dei coniugi seri problemi, ma col recente evolversi della società, si sono prodotti mutamenti tali da far sorgere nuove questioni che la Chiesa non può ignorare trattandosi di materia che tanto da vicino tocca la vita e la felicità degli uomini” (1).
1.Introduzione (nn. 1-2)
– Contesto storico e culturale del documento, con riferimento ai mutamenti della società contemporanea.
– Motivazione della pubblicazione dell’enciclica: rispondere alle nuove sfide etiche sollevate dalla diffusione di metodi anticoncezionali artificiali.
– Riaffermazione della missione della Chiesa di guidare moralmente i fedeli nelle questioni relative alla vita umana.Si apre con un richiamo alla dignità della vita umana e al valore del matrimonio come istituto naturale voluto da Dio, sottolineando l’importanza della procreazione nell’ambito coniugale.
ANALISI DELLA SITUAZIONE CONTEMPORANEA
Tre osservazioni introduttive.
Prima. Il clima culturale del’68
L’Enciclica fu pubblicata nel 1968 nella prima fase di una rivoluzione e trasformazione globale della struttura mentale, dei costumi e delle abitudini di migliaia di persone. Inoltre, la scienza, inaugurava ricerche innovative sui meccanismi della procreazione che porteranno 10 anni dopo, il 25 luglio 1978, alla nascita all’ospedale Oldham (Nord dell’Inghilterra) di Louise Brown, la prima bambina concepita “in provetta” e all’apertura alla “Procreazione Medicalmente Assistita”. Impazziva, inoltre, a seguito dell’invenzione e della diffusione della “pillola anticoncezionale”, l’ utopia della “liberazione sessuale”. Il movimento femminista reclamava il diritto di usufruire del proprio corpo indipendentemente dalla maternità: “l’utero è mio e me lo gestisco io”. Il globo era terrorizzato dall’incremento demografico e la “famiglia tradizionale” contagiata da nuove tipologie di pseudo-famiglie.
Seconda. Il travaglio del testo e le contestazioni
Di fronte a questi profondi cambiamenti la Chiesa non poteva assistere passivamente ma aveva l’obbligo morale di ribadire la sua plurisecolare dottrina, e Paolo VI, lo fece con un Documento, forse il più discusso di tutta storia di questa Istituzione.
Papa Montini lo meditò per quattro anni ascoltando molteplici pareri. Lo svelò nell’Udienza Generale del 31 luglio 1968: “Non mai abbiamo sentito come in questa congiuntura il peso del nostro ufficio. Abbiamo studiato, letto, discusso quanto potevamo; e abbiamo anche molto pregato. Sapevamo delle discussioni accese con tanta passione su questo importantissimo tema; sentivamo le voci fragorose dell’opinione pubblica e della stampa; ascoltavamo quelle più tenui ma assai penetranti nel nostro cuore di padre e di pastore. Sentivamo tante persone, donne rispettabilissime, angustiate dal difficile problema e dall’ancor più dalla difficile esperienza. Leggevamo le relazioni scientifiche sulle allarmanti questioni demografiche nel mondo, suffragate da studi di esperti e da programmi governativi; pubblicazioni ispirate su particolari aspetti scientifici, considerazioni realistiche di molte e gravi condizioni sociologiche”.
Come previsto dopo la pubblicazione del testo piovvero critiche di ogni genere sia da parte di esponenti della Chiesa che della società civile.
Terzo. Evitare l’errore di ridurre questa enciclica al problema della pillola o del contracettivo.
Quello di Paolo VI è un testo di “ampio respiro”, spazziando dalla teologia del matrimonio cristiano ai suoi fini, dal concetto di apertura alla vita alla paternità e maternità responsabile, senza tralasciare la relazione tra natura e cultura.
Inoltriamoci in alcuni temi trattati dall’Enciclica.
2. La legge naturale e la morale coniugale (nn. 3-7)
PROBLEMA DEMOGRAFICO
Scrive il Papa: “I cambiamenti avvenuti sono infatti di grande importanza e di vario genere. Si tratta anzitutto del rapido sviluppo demografico, per il quale molti manifestano il timore che la popolazione mondiale cresca più rapidamente delle risorse a disposizione, con crescente angustia di tante famiglie e di popoli in via di sviluppo. Per questo è grande la tentazione delle autorità di opporre a tale pericolo misure radicali” (2).
Quale soluzione propose il Pontefice?
Un chiaro NO ad alcuni Paesi ed Organizzazioni Internazionali che avevano adottato “la teoria di T. R. Malthus” (1766-1834) pubblicata nel 1798 nel saggio: An essay of the principle of the population as it affects the future improvement of society (Saggio sul principio della popolazione e suoi effetti allo sviluppo futuro della società). Malthus, sosteneva che l’incremento demografico avrebbe generato nel mondo una povertà in crescita e inarrestabile. Di conseguenza, la soluzione per contrastare l’impoverimento dell’umanità, doveva essere il controllo delle nascite con l’aborto e la contraccezione.
Visione presente anche oggi. Infatti, pure nel terzo millennio, vari esigono dai Paesi del Terzo Mondo come contraccambio a sussidi economici, la pianificazione di politiche famigliari che comprendano contraccezione e aborto. Consapevolezza espressa anche da papa Francesco: “non mancano pressioni internazionali sui Paesi in via di sviluppo che condizionano gli aiuti economici a determinate politiche di ‘salute riproduttiva’ ” (Enciclica Laudato sì n. 50). Una metodologia ritenuta dal Pontefice retrograde: “non è progressista pretendere di risolvere i problemi eliminando una vita umana” (Esortazione Apostolica Evangelium Gaudium n. 214).
Ma, il malthusianesimo, come evidenziato da accreditati economisti, da J. M. Keynes (1883-1946) a R. Solow (Premio Nobel per l’Economia 1987), è una “teoria fallimentare”, non essendoci sviluppo e ricchezza dove la densità di popolazione è scarsa poiché “natalità e sviluppo economico” sono abbinati. L’ONU, nel Rapporto Popolazione ed Ambiente (2010) affermava che nel ventesimo secolo la popolazione mondiale si è incrementata di quattro volte rispetto al 1900, ma il PIL mondiale si è moltiplicato del 40%.
Per cogliere lo “spirito profetico” di Paolo VI osserviamo la situazione italiana e gli effetti che provocherà spaventosa denatalità che soffriamo. Nel 2017 si conteggiavano 464mila nascite; nuovo “minimo storico” e il 2% in meno rispetto al 2016, quando i neonati furono 473mila. I decessi, sempre nel 2017, sono stati 647mila, 31mila in più del 2016 (+5,1%). Dunque, un “minimo storico” di nascite dagli anni della Prima Guerra Mondiale, e il numero impressiona maggiormente se lo confrontiamo con il 1964 quando nacquero il doppio dei bambini. Ma l’ecatombe non si arresta, e nel 2018, rischiamo di andare sotto la soglia dell’anno precedente. Ciò comporta l’abbassamento del PIL accompagnato da un preoccupatissimo incremento dei “costi fissi societari”: dalla sanità alla previdenza. E. Gotti Tedeschi, economista e già presidente dello IOR (Istituto per le Opere di Religione) nella relazione tenuta alle “Settimane Sociali” di Reggio Calabria (ottobre 2010), sostenne che la denatalità è all’origine dell’attuale crisi economica, poiché “senza generare figli” si può vivere, ma si modifica il ciclo economico; diminuirà la ricchezza, svaniranno i risparmi e si moltiplicheranno unicamente i costi. A livello planetario, secondo uno studio pubblicato dalla rivista The Lancet nel novembre 2017, firmato da quattro esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Bleard, Bormea Suzman e Chatterji coordinatore dello studio), si prevede che gli anziani nel 2020 saranno oltre il 20% della popolazione mondiale e nel 2050 circa 2 miliardi contro gli 841 milioni di oggi. Un ultimo dato non incoraggiante è la demenza senile che oggi affligge 44 milioni di persone, nel 2050 ne colpirà 135 milioni con tutte le conseguenze del caso.
Il problema demografico non riguarda però il numero della popolazione ma la distribuzione delle risorse, dato che l’Europa e l’America del Nord posseggono il 60% del reddito mondiale e solo il 25% della popolazione. Unicamente un benessere esteso a tutti gli abitanti della terra, superando gli egoismi dei Paesi occidentali, potrà produrre un equilibrio globale.
Ecco, allora, una prima profezia dell’Humanae Vitae.
Denunciava gli errati interventi per frenare l’ “esplosione demografica”, evidenziando che il nocciolo del problema non era l’accrescimento delle popolazioni africane, asiatiche e latinoamericane, ma la scorretta ripartizione delle risorse e della ricchezza.
3. La responsabilità coniugale e il discernimento morale (nn. 8-12)
LE DIMENSIONI FONDANTI DELL’AMORE
L’Enciclica, dopo aver esaminato nella prima parte alcune tematiche riguardanti la vita espandendosi a una visione globale, nella seconda si concentra sulla relazione che dovrebbe sussistere tra i coniugi nel contesto del matrimonio, rilevando la connessione inscindibile tra i significati “unitivo” e “procreativo” dell’atto coniugale, dichiarando l’illiceità di alcuni metodi per la regolazione della natalità (aborto, sterilizzazione, contraccezione…) e approvando quelli fondati sul riconoscimento della fertilità.
A queste idee sottostanno le convinzioni che sessualità e linguaggio dell’amore non possono ridursi a elementari e limitate fonti di gratificazioni. Di conseguenza, si comprende il perché l’unione fisica separata dall’amore, svuota l’atto sessuale del suo significato più profondo e più autentico, rivolgendosi unicamente alla genitalità.
Le caratteristiche fondanti ed essenziali dell’amore, san Paolo VI, le descrive al numero 9 che letto con obiettività e con onestà intellettuale mostra la ricchezza, la grandezza e l’eccellenza del matrimonio cristiano. Per non azzoppare le parole del Papa riportiamo integralmente il paragrafo.
“(l’amore coniugale) è prima di tutto un’amore pienamente umano, vale a dire sensibile e spirituale. Non è quindi semplice trasporto di istinto e di sentimento, ma anche e principalmente è atto della volontà libera, destinato non solo a mantenersi, ma anche ad accrescersi mediante le gioie e i dolori della vita quotidiana; così che gli sposi diventino un cuor solo e un’anima sola, e raggiungano insieme la loro perfezione umana. È poi amore totale, vale a dire una forma tutta speciale di amicizia personale, in cui gli sposi generosamente condividono ogni cosa, senza indebite riserve o calcoli egoistici. Chi ama davvero il proprio consorte, non lo ama soltanto per quanto riceve da lui, ma per se stesso, lieto di poterlo arricchire del dono di sé. È ancora amore fedele ed esclusivo fino alla morte. Così infatti lo concepiscono lo sposo e la sposa nel giorno in cui assumono liberamente e in piena consapevolezza l’impegno del vincolo matrimoniale. Fedeltà che può talvolta essere difficile, ma che sia sempre possibile, e sempre nobile e meritoria, nessuno lo può negare. L’esempio di tanti sposi attraverso i secoli dimostra non solo che essa è conseguenza alla natura del matrimonio, ma altresì che da essa, come da una sorgente, scaturisce una intima e duratura felicità. È infine amore fecondo, che non si esaurisce tutto nella comunione dei coniugi, ma è destinato a continuarsi, suscitando nuove vite. ll matrimonio e l’amore coniugale sono ordinati per loro natura alla procreazione e educazione della prole. I figli infatti sono il preziosissimo dono del matrimonio e contribuiscono moltissimo al bene degli stessi genitori“.
Questa descrizione dovrebbe mutare la visione di molti che identificano nel matrimonio cristiano unicamente una serie di doveri. No, questo matrimonio, è un cammino di autentica felicità. Un’altra riduzione spesso attribuita alla visione cristiana è quella di identificare il matrimonio come un legame basato sui doveri. Paolo VI spazza via questo errore mettendo in primo piano l’amore coniugale: esso è sacramentale, cioè immagine dell’amore di Dio, ma è anche “sensibile e spirituale”; è dunque un amore “totale” e “fedele”. Da queste caratteristiche, nota il Papa, “scaturisce un’intima e duratura felicità”. Il matrimonio, quindi, con tutte le sue complesse dinamiche è innanzitutto un itinerario che conduce alla felicità, anche se costellato di quotidiane difficoltà.
LA FECONDITA’
La fecondità è un atto rilevante e considerevole nel progetto famigliare su cui Humanae Vitae pone un forte accento.
“Qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita” (n.11). Dunque, un principio cardine, desunto dalla natura dell’amore umano e degli atti coniugali, che esprimono, oltre l’amore tra i coniugi, la loro donazione vicendevole. “Per sua intima natura, l’atto coniugale, mentre unisce con profondissimo vincolo gli sposi, li rende atti alla generazione di nuove vite, secondo leggi scritte nell’essere stesso dell’uomo e della donna” (n. 12).
Di conseguenza, la donazione totale e vicendevole non deve escludere nulla, neppure la possibilità procreativa; diversamente, la donazione è incompleta e l’aspetto sessuale si impoverisce. “Salvaguardando ambedue questi aspetti essenziali, unitivo e procreativo, l’atto coniugale conserva integralmente il senso di mutuo e vero amore e il suo ordinamento all’altissima vocazione dell’uomo alla paternità e alla maternità” (n. 11).
Da notare che Dio elegge gli sposi con la paternità e con la maternità a una particolare collaborazione alla sua azione di Creatore come ricordano i primi capitoli del Libro della Genesi. Al sorgere della storia, quando Dio plasmò l’uomo e la donna a “Sua immagine e somiglianza”, il Creatore agì in “prima persona” (cfr. Libro della Genesi 1,27). In seguito, si avvalse della cooperazione dell’uomo e della donna mediante determinate leggi naturali: “Siate fecondi e moltiplicatevi”(Libro della Genesi, 1,28).
Ne consegue che matrimonio, famiglia e generazione nel progetto iniziale di Dio sono l’espressione naturale della comunicazione dell’amore. Ricorda monsignor M. Camisasca: “l’uomo e la donna si uniscono mettendo in comune dei patrimoni genetici e simbolici che vengono da lontano e che danno origine a un nuovo essere umano. Nel far questo capiscono che la vita che hanno donata è essa stessa un dono che hanno ricevuto. La novità che introduce nel mondo il nuovo nato è una novità assoluta, non una trasformazione di ciò che già esiste. Generare persone, dunque, è una novità universale che esiste in tutti i tempi e in tutti i luoghi della terra. Come ha scritto Hannah Arendt, ‘in ogni nascita un nuovo inizio appare all’interno del mondo, un mondo nuovo è virtualmente giunto all’esistenza’ (La nature du totalitarisme, pg. 342). Questo mondo nuovo è la persona” (24 novembre 2014).
I coniugi, inoltre, cooperano con Dio, non unicamente a livello biologico ma anche spirituale essendo la generazione un evento simultaneo e unitario. Ma, rammentava Paolo VI: “Nel compito di trasmettere la vita, gli sposi non sono liberi di procedere a proprio arbitrio, come se potessero determinare in modo del tutto autonomo le vie oneste da seguire, ma, al contrario, devono conformare il loro agire all’intenzione creatrice di Dio, espressa nella stessa natura del matrimonio e dei suoi atti, e manifestata dall’insegnamento costante della Chiesa” (n. 10).
Purtroppo, nella nostra società, che ha eclissato il “senso di Dio” e, di conseguenza svanito il valore dell’uomo, si sono smarriti anche la visione sacrale del generare, l’atteggiamento dello stupore e Ie espressioni di ringraziamento.
Da quanto affermato: “è da respingere ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali si proponga come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione” (n. 14). Tutto ciò oltrepassa la funzione biologica e l’istintività, esigendo contemporaneamente il dialogo dei sensi e del cuore, la capacità di autocontrollo e il rispetto reciproco.
Dopo aver evidenziato nelle riflessioni precedenti che l’Humanae Vitae insegna la grandezza e la bellezza dell’amore coniugale, l’Enciclica precisa che ogni atto coniugale deve assumere contemporaneamente due significati inscindibili: il significato unitivo e il significato procreativo. “Infatti, per la sua intima struttura, l’atto coniugale, mentre unisce con profondissimo vincolo gli sposi, li rende atti alla generazione di nuove vite, secondo leggi iscritte nell’essere stesso dell’uomo e della donna” (n. 12). Unicamente “salvaguardando ambedue questi aspetti essenziali, unitivo e procreativo, l’atto coniugale conserva integralmente il senso di mutuo e vero amore ed il suo ordinamento all’altissima vocazione dell’uomo alla paternità e della donna alla maternità” (n. 12).
Queste dichiarazioni suscitarono aspre polemiche che proseguono anche oggi, poiché il Papa affermava l’illeceità di tutte le pratiche sessuali che escludevano a priori l’aspetto procreativo dell’atto sessuale, cioè le varie forme di contraccezione definite “vie illecite per la regolazione delle nascite”. “È altresì esclusa ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione” (n. 14).
Noi esamineremo l’argomento attualizzandolo nell’attuale contesto societario e ci interrogheremo se queste “indicazioni” possono essere significative e rilevanti anche a cinquant’anni dalla diffusione del Documento.
4. Condanna degli anticoncezionali artificiali (nn. 13-17)
In questi numeri troviamo una esplicita condanna dell’uso di metodi anticoncezionali artificiali, considerati contrari alla legge divina e naturale. La distinzione tra metodi naturali di controllo della natalità e quelli artificia e le motivazioni teologiche e morali che giustificano tale condanna, tra cui il rispetto della dignità umana e il valore sacro della vita.
I CONTRACCETTIVI
IL PENSIERO ATTUALE
Nella nostra società, l’uso dei contraccettivi è molto diffuso, e le proibizioni presenti in Humanae Vitae e in vari Documenti del Magistero della Chiesa suscitano polemiche del non cristiano ma anche del cattolico praticante. Emblematici, ad esempio, già al termine del XX secolo, furono i dati riportati nel testo: “Nuzialità e fecondità in trasformazione: percorsi e fattori del cambiamento” (P. De Sandre, A. Pinnelli, A. Santini, -a cura di-, Il Mulino 1999), che analizzò i risultati di un’indagine Istat condotta su 6.000 intervistati tra i 20 e i 50 anni, evidenziando che la maggioranza di coloro che si definivano cattolici “trasgredivano” la Dottrina della Chiesa in materia sessuale. E, tanti reputano, che questa proibizione sia una dei motivi dell’allontanamento dei giovani dalla Chiesa convinti che questa Istituzione dovrebbe occuparsi di predicare il Vangelo e non proferire nulla sulla sessualità umana. Si ha l’impressione che quella “contro la contraccezione” come pure quella contro i “rapporti pre-matrimoniali” e i “rapporti matrimoniali resi infecondi”, siano battaglie perse perché i più sono informati del pensiero della Chiesa, ma ignorano le motivazioni che lo sostengono.
CONTRACETTIVI E GRAVIDANZA
La contraccezione “dovrebbe” precludere “intenzionalmente” la gravidanza anche se frequentemente questo non accade, come confermato da molteplici studi internazionali.
Tra molteplici esempi riportiamo una ricerca effettuata nel 2016 presso le cliniche inglesi della catena “British Pregnancy Advisory Servive” (Bpas). Lo studio mostrò che il 51% delle 60.600 donne che abortirono nel 2015 nelle oltre 40 cliniche del Gruppo, usavano una modalità di contraccezione che però “non ha funzionato” (1).
Si veda anche: “Factors associated with teenage pregnancy in the European Union countries: a systematic review” (2); “Prevenzione dell’aborto in occidente: quanto conta la contraccezione?” pubblicato nel 2009 sull’Italian Journal of Gynaecology & Obstetrics (3). Questo è “il fallimento” delle politiche riproduttive di quei Paesi che nonostante la diffusione capillare della contraccezione hanno dovuto registrare risultati di abortività più alti. Prendiamo come esempio la Spagna. La rivista medica “Contraception”, pubblicò i risultati di uno studio protrattosi per 10 anni (1997-2007) rilevando che l’uso di metodi contraccettivi aumentò dal 49,1% al 79,9% nel decennio preso in considerazione. Ma, nonostante questo massiccio uso di anticoncezionali, il tasso di aborti volontari passò dal 5,52% al 11,49% ogni 1000 donne, ovvero in 10 anni raddoppiò. La conclusione degli autori: “I fattori responsabili dell’aumentato tasso di aborto volontario richiedono ulteriori ricerche per verificare la reale efficacia della contraccezione” (4).
E’ questa una delle tante testimonianze dell’inefficienza della contraccezione (5).
CONTRACETTIVI, CRITICITA’ E RISCHI
Nel mondo 100milioni di donne si avvalgono della contraccezione con molteplici modalità: dal coito interrotto agli strumenti di barriera, dai mezzi ormonali (pillola, cerotto, anello vaginale…) alle Pillole (Norlevo, ElleOne). Ma poche sono coscienti che alcune metodologie potrebbero procurare devastanti effetti collaterali (6).
Ne sono pienamente consapevoli le Ditte farmaceutiche obbligate a risarcimenti milionari. Ad esempio, la Bayer AG, ha erogato in dieci anni 1.6 miliardi di dollari a 6.800 persone gravemente lese (emboli, ictus, infarti…) e alle famiglie di 100 donne decedute a seguito dell’assunzione delle pillole anticoncezionali “Yaz” e “Yasmin”, le più usate negli Stati Uniti, contenenti il pericoloso ormone sintetico “Drospinerolo”. Pure la “Merck & Co” sborsò 100 milioni di dollari nel 2016 per risarcire 3.800 donne lese e 83 famigliari di morti a causa dell’anello vaginale “NuvaRing”. E, l’Istituto Elvetico di Farmacovigilanza, ha reso pubblico una serie di casi gravi verificatisi dal 1990 al 2015 in Svizzera con 17 donne di età compresa fra i 18 e i 49 anni decedute in seguito all’uso metodi contraccettivi. E, molte altre, pur non decedute, sono rimaste gravemente lese.
Inoltre, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha indicato che nei Paesi dove si fa largo uso di metodi contraccettivi il “tasso di infertilità” è del 15-20% mentre dove non è utilizzato l’antifecondativo la percentuale cala al 5%. Affermò la professoressa Maria Castiglioni dell’Università di Padova: “Con la diffusione della contraccezione è difficile dire quanto le possibilità di concepire siano le stesse, superiori o inferiori rispetto al passato”, ma quel che è certo è che come la “popolazione che viveva nelle campagne francesi tra la fine del Seicento e i primi decenni dell’Ottocento”, le popolazioni “moderne che per scelta non fanno uso di contraccettivi, per esempio gli hutteriti, comunità protestanti che vivono in maniera tradizionale, un po’ come i più noti amish… la sterilità primaria, cioè di una coppia incapace di avere figli fin dall’inizio della vita riproduttiva, sia di nuovo di circa il 5 per cento” (7).
Eppure, nonostante che tutti sappiano, l’ecatombe prevista da San Paolo VI continua!
CONTRACCETTIVI E AMBIENTE
Concludiamo con alcuni accenni “all’ambiente”.
Lo smaltimento delle sostanze presenti nei contraccettivi, e ovviamente anche in altri prodotti (pesticidi, cosmetici…), “inquinano” aria e acqua, due dei maggiori beni ambientali, con conseguenze sui “sistemi ormonali umani” (o sistemi endocrini) basilari per l’equilibrio fisiologico del corpo umano, per la regolamentazione della crescita, per il metabolismo e anche per lo sviluppo e la funzionalità sessuale. Ad esempio, alcune sostanze chimiche presenti nelle riserve idriche stanno mutando il sesso dei pesci (i cosiddetti pesci “intersessuali”) e modificando la fauna con conseguenze anche sulla sessualità umana (sviluppo sessuale prematuro o irregolare) e sulle gravidanze. Alune ipotesi, collegano, inoltre, la presenza degli ormoni sintetici nelle acque con le questioni di genere e di omosessualità (8). Da qui, l’invito di papa Francesco nell’Enciclica “Laudato sii” a un “dibattito serio e onesto fra gli scienziati” sulla questione per evitare l’irreversibile (9).
In precedenza ci siamo soffermati ad esaminare la seconda parte del numero 14 di Humanae vitae che afferma: “È altresì esclusa ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione”. E, nella disamina, l’attenzione è stata puntata sui “contraccettivi” in generale.
Ora facciamo un passo in avanti analizzando una frase presente all’inizio del numero 14 evidenziando poi modalità e conseguenze: “…dobbiamo ancora una volta dichiarare che è assolutamente da escludere, come via lecita per la regolazione delle nascite, l’interruzione diretta del processo generativo già iniziato…”.
Ovviamente san Paolo VI non si riferiva, poiché non esistevano, alle due “pillole abortive” che da alcuni anno sono le “regine del mercato” cioè il Norlevo e l’ElleOne ma il principio del Pontefice dopo cinquant’anni ha sempre lo stesso valore e significato.
LE PILLOLE ABORTIVE
“Boom di vendite di pillole abortive”; è ciò che apprendiamo dalla Relazione 2024 del Ministro della Salute al Parlamento sull’attuazione delle legge 194/1978.
189.589 le confezioni di ElleOne vendute nel 2015 (145.101 nel 2023), 214.532 le confezioni di Norlevo (161.888 nel 2023). Totale: 404.121. E, il 55% delle acquirenti, aveva un’età compresa tra i 14 e 20 anni.
NORLEVO o “Pillola del giorno dopo”
La “pillola del giorno dopo”, cioè il Norlevo, fu presentata e commercializzata come un “contraccettivo d’emergenza”, da assumere entro 24 ore a seguito di un rapporto sessuale ritenuto presumibilmente fecondante per bloccare l’inizio di una gravidanza.
Nel “bugiardino” del farmaco si legge: “Norlevo è un contraccettivo orale di emergenza (…). Il principio attivo è levonorgestrel (…). La contraccezione di emergenza è un metodo di emergenza che ha lo scopo di prevenire la gravidanza dopo un rapporto sessuale non protetto o in caso di mancato funzionamento di un metodo anticoncezionale (…). Norlevo agisce bloccando il rilascio dell’ovulo dalle sue ovaie. A volte non può impedire l’impianto nell’utero di un ovulo fecondato”. L’ultima frase fu modificata dall’AIFA il 4 febbraio 2017 come risposta alle pressioni delle lobby abortiste con la seguente dicitura: “Il farmaco inibisce o ritarda l’ovulazione” (9).
Due osservazioni: gli ambigui effetti del “levonorgestrel” e la scomparsa dell’ ultima frase.
-Per quanto riguarda il “levonorgestrel”, uno studio condotto da medici spagnoli guidati dal dottor Emilio Jesús Alegre del Rey (Dipartimento di Farmacia all’Universitary Hospital di Puerto Real) e pubblicato dall’ European Journal of Clinical Pharmacy (2), dimostra il potenziale effetto abortivo di questo ormone progestinico di seconda generazione. Ha affermato Alegre del Rey: “Abbiamo confrontato i dati provenienti da diversi studi che sono stati pubblicati, applicando ad essi un’analisi quantitativa. Il risultato mostra che nella metà dei casi in cui le gravidanze erano state impedite assumendo il levonorgestrel c’era stata la fecondazione, era stato concepito un embrione, ma il carico ormonale della pillola ha impedito all’embrione di continuare il suo processo di sviluppo cioè la sua vita”(10). Anche altri due lavori scientifici sono giunti alla medesima conclusione (11).
-Per quanto riguarda la frase: “A volte (il Norlevo) non può impedire l’impianto nell’utero di un ovulo fecondato”, è lo stesso discorso sviluppato precedentemente che approfondiamo con un osservazione di M. L. di Pietro e R. Minacori dell’Università Cattolica di Roma. “L’evidenza scientifica di tale effetto antinidatorio smentisce, quindi, la stessa terminologia utilizzata per definire l’utilizzo di dati prodotti: non si tratta di un meccanismo contraccettivo (l’inibizione del concepimento avviene solo in una piccola percentuale di casi), bensì di un meccanismo prevalentemente abortivo quall’ è quello antinidatorio, che si estrinseca dopo l’avvenuta fecondazione, quando è già iniziato il processo di sviluppo di una nuova vita umana” (12).
Ammonisce J. Scotson: “È fondamentale essere precisi quando si usano parole e frasi (…). Contraccezione significa ‘contro la concezione’, cioè impedisce che si verifichi la fecondazione. Mentre lo scopo di queste pillole è di prevenire l’annidamento e l’ulteriore sviluppo del concepito e quindi di procurare un aborto chimico. Non potendo impedire ciò che è già avvenuto, l’uso del termine ‘contraccezione d’emergenza’ è errato” (13).
ELLEONE o “Pillola dei cinque giorni”
San Paolo VI all’inizio del numero 14 di Humanae vitae afferma: “…dobbiamo ancora una volta dichiarare che è assolutamente da escludere, come via lecita per la regolazione delle nascite, l’interruzione diretta del processo generativo già iniziato…”.
Un’ altra pillola abortiva è l’ElleOne, sorella del Norlevo ,
Negli Stati Uniti, la “Food and Drug Administration” (FDA), autorizzò nel 2008 la commercializzazione di un nuovo “contraccettivo di emergenza” a lunga durata di azione, composto da ulipristal acetato (Ella).
Nel bugiardino, descrivendo gli effetti del farmaco, si afferma che la pillola “è un contraccettivo destinato a prevenire la gravidanza dopo un rapporto sessuale non protetto o in caso di mancato funzionamento di un metodo anticoncezionale”(14). Di parere opposto è il ginecologo e bioeticista R. Puccetti. “Questo farmaco non è un contraccettivo d’emergenza, è un abortivo. E’ in grado di modificare l’endometrio rendendo impossibile l’annidamento dell’ovulo fecondato. Se a livello scientifico è ancora dibattuto l’effetto antinidatorio della ‘pillola del giorno dopo’, la potenzialità abortiva di EllaOne è certa”.
ElleOne è composta da “Ulipristal Acetato”, una molecola della famiglia dei “Selective Progesterone Receptor Modulator”(SPRM), i modulatori selettivi del recettore progestinico, cioè la stessa classe a cui appartiene anche il “Mifepristone”, la prima pillola del processo RU 486. L’ “Ulipristal Acetato” e il “Mifepristone” presentano notevoli analogie sia strutturali, essendo la loro formazione chimica pressoché sovrapponibile, sia funzionale, condividendo uno spiccato effetto antiprogestinico (15). Dunque, EllaOne, assunta nel periodo fertile, inibisce o ritarda l’ovulazione in una percentuale di casi inferiore al 60%; ciò significa che in oltre il 40% dei casi la donna ovula e potrebbe concepire.
In Europa il farmaco fu approvato nel maggio 2009 dall’ “Agenzia Europea per i Farmaci” (EMEA ora EMA) che lo commercializzò con il nome di EllaOne (HRA Pharma), invitando i medici alla prudenza nella prescrizione. Nel gennaio 2015, su richiesta della Ditta produttrice, l’EMA sdoganò il prodotto insieme al Norlevo a “farmaco da banco” acquistabile da maggiorenni senza prescrizione medica. Anche l’AIFA, si adeguò agli altri Paesi nel marzo 2015 per ElleOne e nel marzo 2016 per il Norlevo pur potendo opporsi al diktat europeo, ignorando totalmente l’avvertimento di “non cedere sull’obbligo della ricetta” emesso dal Consiglio Superiore di Sanità a seguito delle richieste di approfondimento tecnico sollecitato dal Ministro della Salute.
Non possiamo inoltre scordare l’enorme giro di affari, facilmente calcolabile, che ruota attorno alla ElleOne e al Norlevo. Ogni confezione di ElleOne costa 26,90 euro, ciò significa che l’introito per RHA Pharma (che copre il 95% del mercato nazionale), nel 2017 fu di 5.099.944 euro. Mentre quello per il Norlevo di 5.777.910 euro.
LA TESTIMONIANZA DI BEATRICE
“Leggendo alcuni forum in internet, frequentati soprattutto da ragazze, sono rimasta stupita nel costatare come sia pieno di giovani che assumono la ‘pillola del giorno dopo’ come se fosse una caramella. Ho letto di una che l’ha presa già per la seconda volta in tre mesi. Io resto senza parole… Grandi per fare sesso, ma con il cervello piccolo piccolo… Innanzitutto perché non usano le precauzioni, secondo perché assumono farmaci senza pensare a quello che comporta per il loro corpo, e terzo perché se sono incinte allora esce la storia ‘Ma sono troppo giovane…’, e non si assumono le loro responsabilità. Mentre lo facevi non eri troppo giovane? Io non giudico nessuno, ma secondo me c’è qualcosa che non va nei ragazzi di oggi (non che abbia chissà che età). Io prima di avere rapporti mi sono sempre tutelata per non trovarmi in certe situazioni! Prima la testa e poi il resto…! Se non si vuole rischiare, se quella sera non puoi, non muore nessuno. Anch’io ho fatto il mio percorso, mi sono laureata, ma se fosse arrivato un bambino mi sarei assunta le mie responsabilità. Abortire ti distrugge psicologicamente, e se hai un po’ di buon senso capisci che ci vogliono anni per riprendersi”(16).
Il pericolo maggiore è che adolescenti e giovani che Beatrice definiva: “grandi per fare sesso, ma con il cervello piccolo piccolo…”, utilizzino questi prodotti come sostitutivi della pillola anticoncezionale o del preservativo con tutte le conseguenze che ne derivano.
Un percorso per interrompere questo nocivo crinale sta nell’intervento delle famiglie che devono educare i figli a vivere positivamente le relazioni con l’altro sesso mostrando il valore e la bellezza dell’affettività. E’ inoltre impellente l’impegno degli operatori sanitari a formare le acquirenti “delle pillole”, presentando la realtà scientifica e il pericoloso meccanismo d’azione di questi medicinali. Ma quello che dovrebbe essere un “dovere professionale”, nel nostro Paese è ritenuto “un reato”, come è accaduto a Margherita Ulisse, in servizio presso il pronto soccorso dell’ospedale di Voghera che nell’ottobre 2014 chiarì a due adolescenti i danni fisici della “pillola del giorno dopo”. Fu sospesa dall’Ente per l’illecito commesso.
Alcuni affermano: “Più pillole, meno aborti”. Osservazione che non condividiamo poiché “non si può compiere il male per ottenere il bene”.
Noi riteniamo doveroso, come già affermato, anche se quello affermato fin qui fossero ipotesi o supposizioni, l’obbligo di procedere con la massima “cautela” e “precauzione”, seguendo la via più sicura e meno dannosa; l’unica scelta di fronte ad ogni dubbio soprattutto quando è il “gioco” la vita.
Questa affermazione di C. Casini riassume quello che abbiamo illustrato.
“Nel dubbio sulla vita bisogna scegliere la vita umana, cioè bisogna comportarsi come se la vita ci fosse fino a che non è rimosso l’ultimo dubbio. Quando avviene una catastrofe, un terremoto, un naufragio, una valanga, la ricerca dei naufraghi, dei sepolti dalle macerie e dei dispersi deve continuare finché resiste il dubbio che qualcuno possa essere ancora in vita. Perciò il principio di precauzione risponde a coloro che dicono: ‘sull’inizio della vita umana alcuni la pensano in un modo e altri in altri. Lasciamo liberi tutti di comportarsi secondo coscienza e non imponiamo per legge un certo comportamento a tutti’. In realtà è proprio questo ragionamento che impone a tutti ciò che alcuni pensano. Infatti quando si stanno svolgendo operazioni di ricerca dei dispersi e qualcuno pensa che siano tutti morti (cioè che non vi siano individui viventi) non per questo la collettività deve decidere di sospendere le ricerche. Ciò corrisponde alla accettazione collettiva (di tutti) di una opinione che è soltanto di alcuni. Ciascuno può decidere in coscienza per se stesso, ma non per gli altri. Il dubbio sull’esistenza di un altro non riguarda se stessi. La collettività, dunque, anche se fosse vero, il che non è, che vi è un dubbio sull’inizio della vita umana, dovrebbe affermare in linea pratica l’esistenza dell’uomo” (17).
QUANDO INIZIA LA VITA UMANA?
E’ la domanda fondamentale per definire Norlevo e ElleOne farmaci abortivi.
Noi siamo certi che la vita umana ha origine nell’istante in cui l’ovulo femminile (oocita) s’incontra nell’ ampolla della tuba di Falloppio con lo spermatozoo maschile. In quel momento inizia il concepimento, poiché la fusione dei citoplasmi, generando lo zigote, segna un punto “di non ritorno” poiché i due patrimoni genetici intraprendono la costituzione di un nuovo individuo: l’embrione umano che si impianterà, se troverà le condizioni favorevoli, nell’utero materno. Afferma il professor F. Gilbert nel testo Developmental Biology (il manuale di biologia maggiormente diffuso nelle università americane giunto alla XVI° edizione): “Con la fertilizzazione inizia un nuovo organismo vivente. C’è un unico continuo processo dalla fertilizzazione allo sviluppo embrionale e fetale, alla crescita post natale, alla senescenza, fino alla morte” (18).
Negli ultimi anni, i progressi dell’embriologia, hanno confermato anche scientificamente, questa teoria. Pure la stessa procreazione medicalmente assistita ha mostrato aspetti prima ignorati.
K. Kalthof afferma: “Gli animali, inclusi gli uomini, iniziano la propria vita come oociti fertilizzati, che si sviluppano in adulti attraverso lo stadio embrionale e giovanile” (19).
A.Vescovi, scienziato di fama internazionale, è ancora più esplicito: “Qualunque fisico esperto di termodinamica può dire che all’atto della fecondazione c’è una transizione repentina e mostruosa in termini di quantità e qualità d’informazioni. Una transizione d’informazioni senza paragoni che rappresenta l’inizio della vita: si passa da uno stato di totale disordine alla costituzione della prima entità biologica. Un’entità biologica che contiene tutta l’informazione che rappresenta il primo stadio della vita umana, concatenato al successivo, e al successivo, e al successivo, in un continuum assolutamente non scindibile, se non in modo arbitrario” (20).
Questa tesi si scontra con il “Rapporto della Commissione Warnock” (21), istituita nel 1984 dal Governo Inglese, a cui fanno riferimento scienziati che prediligono la visione empiristica e gli aspetti psicologici, sociali, politici… a scapito di quelli antropologici e filosofici. La Commissione Warnock ha affermato che la vita umana esordisce dal 14° giorno dalla fecondazione. Nella blastocisti impiantata nella parete dell’utero, compare la stria primitiva, e in quella data, le cellule che costituiscono l’embrione si sono già differenziate da quelle che formeranno i tessuti placentari e protettivi. Prima di quel momento è presente unicamente una cellula appartenete alla specie umana in contatto accidentale con le altre. Ad esempio, secondo A. McLaren, lo sviluppo embrionale fino al 14° giorno sarebbe “un periodo di preparazione, durante il quale sono elaborati tutti i sistemi protettivi e nutritivi richiesti per sostenere il futuro embrione”. Di conseguenza unicamente “quando i sistemi di supporto sono stabiliti può incominciare a svilupparsi l’embrione come identità individuale” (22). Pertanto, per questa corrente di pensiero, unicamente il 14° giorno segna il termine dello stadio della preorganogenesi e del preimpianto, poichè solo allora si nota un abbozzo del sistema nervoso, organo fondamentale della vita sensoriale e relazionale e le cellule si trasformano, come affermato, da totipotenti in differenziate. Solo, a quel punto, è razionale parlare di “individualità”, caratteristica specifica dell’identità personale.
Riassumendo. Per i seguaci del “Rapporto Warnock” prima del 14° giorno esisterebbe unicamente il pre-embrione così descritto dall’embriologo C. Grobstein: “Il pre-embrione umano ha un insieme di caratteristiche che lo distinguono biologicamente dall’uovo che lo precede e dall’embrione che lo segue. Esso è un individuo geneticamente, ma non morfologicamente” (22). In altre parole, non è vita umana ma semplice “materiale biologico”.
Da notare che il vocabolo pre-embrione anche oggi sfruttato dall’opinione pubblica a fini prevalentemente ideolologici, fu ideato solo nel 1979 da Grobstein ma è sprovvisto di fondamenti biologici e filosofici. Per questo, immediatamente, la comunità scientifica internazionale, lo giudicò arbitrario. E’ assente dai manuali di embriologia umana e rifiutato dal Consiglio d’Europa e dal Parlamento Europeo nelle loro “raccomandazioni” relative agli interventi sugli embrioni (23). La motivazione è semplice: ciò che precede l’embrione sono i gameti e ciò che lo segue è il feto e il bambino!
Rammentiamo quindi il dovere di procedere sempre con la massima “cautela” e “precauzione” che è la scelta da farsi di fronte ad ogni dubbio, seguendo le vie più sicurae meno dannose.
Non prevenendo l’ovulazione ma agendo sull’annidamento, l’assunzione del Norlevo potrebbe provocare un aborto chimico nei confronti di un embrione fecondato. Per questo è improprio presentare la “Pillola del giorno dopo” come un “contraccettivo orale di emergenza”!
Inoltre, il Norlevo, potrebbe procurare conseguenze alla donna: dalla nausea all’emicrania, da lancinanti dolori alla pancia, fino ad un disordine nel ciclo mestruale.
5. Ruolo dell’amore e dell’unità coniugale (nn. 18-21)
LICEITA’ DEL RICORSO AI PERIODI INFECONDI. I “METODI NATURALI DELLA PROCREAZIONE”
Come abbiamo ribadito precedentemente l’Enciclica di San Paolo VI pone al centro il rapporto inscindibile tra “amore” e “fecondità” mediante il concetto di paternità e di maternità responsabili. Una metodologia proposta dal Papa per salvaguardare questi valori accanto alla padronanza di se (cfr. n. 21) e alla riscoperta della castità coniugale (cfr. n. 22) è il rispetto della “natura umana” presente nell’atto coniugale. Però, afferma Paolo VI: “Non da ogni incontro coniugale deve seguire una nuova vita. Dio ha sapientemente disposto leggi e ritmi naturali di fecondità che già di per sé distanziano il susseguirsi delle nascite” (n. 11).
Concretamente cosa fare affinchè ogni atto matrimoniale rimanga aperto alla trasmissione della vita pur senza procreare?. La risposta il Pontefice la trova in quelli che denominiamo: i metodi naturali della procreazione. Afferma l’Enciclica: “La Chiesa è la prima a elogiare e a raccomandare l’intervento dell’intelligenza in un’opera che così da vicino associa la creatura ragionevole al suo creatore, ma afferma che ciò si deve fare nel rispetto dell’ordine da Dio stabilito. Se dunque per distanziare le nascite esistono seri motivi, derivanti dalle condizioni fisiche o psicologiche dei coniugi, o da circostanze esteriori, la Chiesa insegna essere allora lecito tener conto dei ritmi naturali immanenti alle funzioni generative per l’uso del matrimonio nei soli periodi infecondi e così regolare la natalità senza offendere minimamente i principi morali ricordati. La Chiesa è coerente con se stessa, sia quando ritiene lecito il ricorso ai periodi infecondi, sia quando condanna come sempre illecito l’uso dei mezzi direttamente contrari alla fecondazione, anche se ispirato da ragioni che possano apparire oneste e gravi. Infatti, i due casi differiscono completamente tra di loro: nel primo caso i coniugi usufruiscono legittimamente di una disposizione naturale; nell’altro caso essi impediscono lo svolgimento dei processi naturali. È vero che, nell’uno e nell’altro caso, i coniugi concordano con mutuo e certo consenso di evitare la prole per ragioni plausibili, cercando la sicurezza che essa non verrà; ma è altresì vero che soltanto nel primo caso essi sanno rinunciare all’uso del matrimonio nei periodi fecondi quando, per giusti motivi, la procreazione non è desiderabile, usandone, poi, nei periodi agenesiaci a manifestazione di affetto e a salvaguardia della mutua fedeltà. Così facendo essi danno prova di amore veramente e integralmente onesto” (n. 16).
Conosciamoli obiettivamente per valorizzarli al meglio
I “Metodi Naturali della Procreazione” o della fertilità, anche se poco conosciuti, sono valutati con pregiudizi e ritenuti da molti, anche medici, “inaffidabili”, ma soprattutto, limitativi della “libertà” in una società fortemente erotizzata, dove la sessualità, frequentemente, non è più il “linguaggio dell’amore” ma semplicemente una fonte di gratificazione fine a se stessa.
Così li definisce l’Organizzazione Mondiale della Sanita (OMS). I “Metodi Naturali della Procreazione si basano sulla conoscenza dei processi biologici per cui una gravidanza può essere ricercata o evitata grazie all’osservazione dei segni e dei sintomi della fase fertile del ciclo mestruale. Quando si vuole evitare la gravidanza ci si deve astenere dai rapporti sessuali durante la fase fertile del ciclo, quando la si ricerca si possono utilizzare con precisione i giorni fecondi”(23).
Dunque, questi metodi:
-Consentono alla donna di scoprire e di conoscere il proprio corpo e le sue leggi tramite l’osservazione e, quindi, di consumare l’atto sessuale con consapevolezza.
-Permettono alla coppia una corretta pianificazione famigliare assumendosi “in prima persona” la responsabilità di ogni scelta pur richiedendo un’astinenza periodica.
-Costituiscono lo strumento privilegiato per acquisire la consapevolezza del valore della fertilità e maturare, di conseguenza, scelte basate sul dialogo, sulla disponibilità al confronto, sulla condivisione, sul rispetto reciproco e sull’amore per la vita dovendo interrogarsi di volta in volta sulle motivazioni che inducono ad aprirsi alla generazione della vita o a rinviare questa eventualità.
Anche “la rinuncia al rapporto coniugale, motivata dall’esigenza di rinviare il concepimento, può essere vissuta come occasione importante per sviluppare una molteplicità di altre espressioni di amore, gesti di tenerezza, attenzioni reciproche, che hanno la potenzialità di arricchire di creatività e di novità la relazione di coppia, e di far crescere l’amore nella dimensione del dono di sé e dell’accoglienza totale reciproca” (24).
Diversamente da “tutti i contraccettivi”, non provocano effetti collaterali o negativi sulla salute della donna, consentendo di salvaguardare intatto il ciclo ovulatorio. Alcune donne testimoniano di piacevoli sorprese avendo previsto la propria fertilità e osservato gli eventi del proprio corpo, evitando il supporto di medici o di strumenti tecnologici. Di conseguenza, il desiderio di conoscenza dei “Metodi Naturali della Procreazione” che potremmo definire anche “ecologici”, dovrebbero oltrepassare gli orientamenti etici-religiosi o ideologici abbracciando quelli psico-pedagogici e sanitari.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima nel 98% l’efficacia (25). I dati furono pubblicati in autorevoli studi statistici (26), ma ebbero scarsa risonanza mediatica essendo esente questa metodologia da interessi di business e di mercato.
Anche la Chiesa Cattolica che non fu l’inventrice ma solo uno strumento per farli conoscere oltre che nell’Humanae Vitae, li apprezza nelle finalità e nell’efficacia (27).
Tra i vari Metodi, puntiamo l’attenzione sul “Metodo dell’ Ovulazione Billing” e il “Metodo Sintotermico”, che si basano su segni e sintomi di fertilità strettamente correlati all’andamento ormonale di ciascun ciclo mestruale della donna.
Il Metodo dell’Ovulazione Billing indica in base alle caratteristiche del muco prodotto dal collo dell’utero per effetto della stimolazione degli ormoni ovarici e che si modifica prima, durante e dopo l’ovulazione, il tempo fertile o infertile in ogni ciclo mestruale. Inoltre, questo Metodo, contribuisce all’identificazione precoce di eventuali anomalie del ciclo della donna dovute a patologie disendocrine o cervico-vaginali che possono comportare l’infertilità e, di conseguenza, la messa in atto di interventi terapeutici adeguati.
Il Metodo Sintotermico segnala, ponendo attenzione alla combinazione di vari elementi derivanti dall’ovulazione (temperatura, tempo, muco…), il periodo fertile del ciclo mestruale. E il metodo che presenta maggiori elementi per identificare le due fasi.
Essendo fondamentale la conoscenza di sé, l’uso dei “Metodi Naturali della Procreazione” si apprende unicamente rivolgendosi a “Centri di Consulenza”(28).
Riassumendo
Come si differenziano i Metodi Naturali della Fertilità dalla contraccezione?
“Fra i Metodi Naturali e la contraccezione esiste una differenza di natura etica. Nella contraccezione l’uomo si fa padrone della propria natura, nei metodi naturali l’uomo si limita a far uso con intelligenza della propria natura, accogliendo il nesso fra unione e procreazione così come esso è stato posto dal Creatore, senza distruggerlo artificialmente e senza stringerlo ancora di più di quanto esso di fatto non lo sia. La norma, cui l’uomo in tal modo ubbidisce, non è di natura biologica ma di natura personalistica” (29)
6. Profezie sulle conseguenze morali e sociali (nn. 22-25)
– Previsione di possibili effetti negativi derivanti dall’abbandono dei principi morali tradizionali, quali la diminuzione del rispetto per la vita e la proliferazione di comportamenti irresponsabili.
– Denuncia dei rischi di una mentalità permissivista che potrebbe portare a gravi crisi familiari e sociali.
– Incoraggiamento a perseverare nei valori etici nonostante le difficoltà.
7. Conclusioni e invito alla fiducia nella grazia divina (nn. 26-29)
– Richiamo alla fiducia nell’aiuto divino per vivere coerentemente la morale coniugale.
– Invito alla santità e alla fedeltà ai princìpi della Chiesa.
– Benedizione apostolica a tutti i coniugi e a coloro che si impegnano nella difesa della vita umana.
In conclusione, l’enciclica Humanae Vitae si pone come un documento di grande rilievo per la dottrina cattolica, poiché riafferma con chiarezza e rigore i valori fondamentali relativi alla vita e al matrimonio, contrastando tendenze culturali che tendono a relativizzare o ignorare tali principi. Tale testo continua a essere oggetto di studio e riflessione, nonché punto di riferimento per la pastorale familiare all’interno della Chiesa.
NOTE
(1)-Cfr. Editorial, Women cannot control fertility through contraception alone, says British Pregnancy Advisory Service, in The Farmaceyutical Journal,11 Jul. 2017.
(2)-Factors associated with teenage pregnancy in the European Union countries: a systematic review in European Journal of Public Health, Volume 17, Issue 6, 1 December 2007, Pages 630–636,
(3)-http://www.luigifrigerio.it/index.php/pubblicazioni/2009/259-prevenzione-dell-aborto-in-occidente/
(4)-Trends in the use of contraceptive methods and voluntary interruption of pregnancy in the Spanish population during 1997–2007, https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0010782410003276?via%3Dihub
(5)-Per approfondimenti: http://www.libertaepersona.org/wordpress/2011/01/aborto-e-contraccezione-2236/; http://www.uccronline.it/tag/piu-aborti-con-contraccettivi/
(6)-Per approfondire: R. Pucetti, I veleni della contraccezione, ESD, Bologna 2013.
(7)-Fertilità e infertilità, quello che non si è detto, in Focus 22 settembre 2016, https://www.focus.it/scienza/salute/fertilita-e-infertilita-quello-che-non-si-e-detto
(8)- Cfr. Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, Terra e Cibo, 2015, pg. 50.
(9)-Papa Francesco, Laudato sii, n. 61.
(10)-Documento reso disponibile dall’AIFA il 26 maggio 2017
(11-J. Del Rey Emilio, F. Caballero Silvia, D. Navarro Jorge, R. Martin Esteban, Post-fertilization effect of postcoital Levonorgestrel, in European Journal of Clinical Pharmacy, Volume 17, Novembre-Dicembre 2015, pg. 6.
(13) Cfr.: R. Mikolauczyk, J. Stanford, Levonorgestrel emergency contraception: a joint analysis of effectiveness and mechanism of action. In Fertil Steril, Settembre 1988(3), pp.565-71. C. Kanlenbom, J.Stanford, W Larimone, Postfertilization effect of hormonal emergency contraception, in Ann Pharmacother, Marzo 2002, 36(3), pp. 465-70.
(14)-M. L. Di Pietro, R. Minacori, La “contraccezione d’emergenza”, Medicina e Morale, n. 1, 2001, pg. 15.
(15) Documento reso disponibile dall’AIFA il 1 dicembre 2017.
(16) Avvenire, 1 marzo 2012, pg. 1.
(17) Cfr. B. Mozzanega, Mifepristone e Ulipristal Acetato: gemelli diversi? in Newsletter di Scienza & Vita, marzo 2012, n. 55, pp. 15-16.
(18) Dal Forum: Al femminile
(19) C. Casini, Uno di noi. La prima iniziativa dei cittadini europei, Cantagalli, Siena 2014, pg. 37.
(20) F. Scotson, Emergency Contraception. Use of the Term is Erroneus, BMJ 1995, n. 311, pg. 762.
(21) F. Gilbert, Developmental Biology, Sunderland 2000, pg. 185.
(22) K. Kalthof, Analysis of Biological Development, McGraw-Hill 2000, pg. 8.
(23) Intervista di A. Vescovi ad Avvenire, 22 febbraio 2005, pg. 11.
(24) World Health Organisation, Guide to provision of services, Geneve 1988, pg. 88.
(25) Elena Giacchi, Comporre l’amore e la trasmissione della vita, https://famiglia.chiesacattolica.it/comporre-lamore-e-la-trasmissione-della-vita/
(26) Cfr.: Adv. Contracept. 10, 1994, pg. 195; Contraception 53, 1996, pp. 69-74; Advances in contraception, 15, 1999, pp. 69-83.
(27) Cfr.: Studies in Family Planning, 1987; Family Planning Perspectives, 1990; Obstetrics and Gynecology, 1990; Am.J.Obstet.Gynecol, 1991; Statistics in Medicine, 1991.
(5) Alcuni interventi del Magistero. Discorso di papa Pio XII al “Congresso dell’Unione Cattolica Italiane Ostetriche (29 ottobre 1951); Concilio Vaticano Secondo, Costituzione Pastorale Gaudium et spes, nn. 16 e 50; Paolo VI, Enciclica Humanae Vitae, nn. 10-14 e 16; Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica Familiaris Consortio, nn. 14 e 28-35; Giovanni Paolo II, Enciclica Evangelium vitae, nn. 87-88; Papa Francesco, Esortazione Apostolica Amoris Laetitia, n. 222; Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2370, Pontificio Consiglio per la Famiglia, Vademecum per i confessori su alcuni temi di morale attinenti alla vita coniugale, Parte seconda, paragrafo 6.
(28) Cfr. www.confederazionemetodinaturali.it
(29) R. Buttiglione, Introduzione al 4° ciclo di catechesi, in Uomo e donna lo creò, Città Nuova 1987, III)

