Siamo tutti invitati alla festa di nozze.
Tre riflessioni che scaturiscono dalle letture di questa domenica (Is. 5,1-7 – Mt. 21,33-43)
Gesù prende posizione nei confronti dell’atteggiamento della falsità narrando una parabola con protagonisti due figli.
Il Vangelo di questa domenica presenta “Dio” utilizzando l’immagine di un padrone che chiama operai nella sua vigna. E, li interpella, a tutte le ore del giorno, anche nell’ultima prima del tramonto del sole. Che cosa troviamo di più sorprendente e forse anche provocante?
In questa domenica è evidenziato il dovere del cristiano al perdono.. Un perdono “illimitato”: “fino a settanta volte sette”. Ha affermato il cardinale C.M. Martini: “Se calcoliamo i minuti che compongono una giornata, ci accorgiamo che settanta volte sette significa perdonare ogni tre minuti”. E concluse: “Il perdono reciproco è dunque la sostanza della vita quotidiana”.
Il Vangelo di questa domenica riporta alcune norme concrete per i cristiani sottolineando particolarmente la “correzione fraterna”.
Nel Vangelo di questa domenica invece Gesù afferma apertamente ai suoi discepoli che doveva molto soffrire, essere ucciso e resuscitare. Quale significato ha questa frase per noi?
In questa riflessione, mi lascio guidare dell’antico filosofo greco Diogene che con una lanterna in mano vagava in pieno giorno nelle strade di Atene e a chi gli chiedesse come mai agisse così rispondeva: “Cerco l’uomo!”.
Cinque riflessioni sul brano di Vangelo di questa domenica.
La donna cananea mostra l’atteggiamento da assumere con Dio, cioè il porre totalmente la nostra fiducia nel Padre al punto “da sfidarLo” nella preghiera.