3 OTTOBRE  2026 –  Aggiornamento numero  266 

Prossimo aggiornamento sabato 10 ottobre 

EDITORIALE

Anno Giubilare Francescano 1226-2026

SAN FRANCESCO D’ASSISI: un santo sempre attuale


Il 4 ottobre celebriamo il ricordo di San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia e figura molto significativa della storia religiosa, culturale e sociale dell’Occidente. Quest’anno celebriamo l’ottavo centenario della sua morte quindi tenteremo di conoscerlo meglio e approfondire il suo vissuto. 

La vita

Francesco nacque ad Assisi nel 1181/1182, in una famiglia agiata. Suo padre, Pietro di Bernardone, era un ricco mercante di stoffe, mentre sua madre, Pica, apparteneva probabilmente alla nobiltà provenzale. Il giovane Francesco crebbe in un ambiente benestante e ricevette un’educazione adeguata alla sua condizione sociale. In gioventù aspirava a diventare cavaliere e partecipò alla guerra tra Assisi e Perugia. Durante il conflitto fu catturato e trascorse circa un anno in prigionia. Questa esperienza contribuì a modificare profondamente il suo modo di guardare alla vita.

Dopo la liberazione, Francesco attraversò un periodo di inquietudine esistenziale e spirituale. Pur continuando a desiderare la gloria e il successo, avvertiva sempre più intensamente la necessità di dare alla propria vita un significato diverso. Secondo la tradizione, durante una preghiera nella chiesa di San Damiano, egli udì il Crocifisso rivolgergli l’invito a “riparare la sua casa”. Inizialmente interpretò queste parole in senso materiale, restaurando alcune chiese diroccate; in seguito comprese che esse indicavano il rinnovamento spirituale della Chiesa attraverso una vita evangelica più profonda.
La scelta decisiva avvenne quando Francesco rinunciò pubblicamente ai beni paterni. In una scena divenuta celebre, davanti al vescovo di Assisi, restituì persino gli abiti ricevuti dal padre, dichiarando di voler riconoscere soltanto Dio come suo Padre. Da quel momento iniziò a vivere in povertà, dedicandosi alla preghiera, al lavoro umile e all’assistenza dei lebbrosi, persone emarginate e temute dalla società del tempo. L’incontro con essi costituì per Francesco un passaggio fondamentale: ciò che prima gli appariva ripugnante divenne occasione di compassione e di incontro con Cristo.
La sua radicalità evangelica attirò numerosi compagni.

Nel 1209 Francesco si recò a Roma con i primi seguaci per ottenere l’approvazione della loro forma di vita da parte di papa Innocenzo III. Nacque così l’Ordine dei Frati Minori, caratterizzato dalla predicazione, dalla povertà e dalla fraternità. Francesco non desiderava fondare un movimento potente né costruire una struttura basata sul prestigio; intendeva, piuttosto, vivere il Vangelo nella sua essenzialità e proporlo attraverso l’esempio. La sua predicazione non si limitava alle parole poichè era resa credibile dalla vicinanza ai poveri, dalla rinuncia ai privilegi e dal rispetto verso ogni persona.
Accanto all’Ordine maschile sorse il ramo femminile delle Clarisse, fondato da santa Chiara d’Assisi, profondamente ispirata da Francesco. In seguito, nacque anche il Terz’Ordine, destinato a laici desiderosi di vivere secondo i valori del Vangelo senza abbandonare la propria condizione familiare e professionale.

Uno degli aspetti più caratteristici della spiritualità di Francesco è il rapporto con la natura. Nel celebre “Cantico delle creature”, composto negli ultimi anni della sua vita, egli celebra il sole, la luna, l’acqua, il fuoco e la terra, chiamandoli fratello o sorella.

Francesco manifestò inoltre una particolare apertura nei confronti delle altre culture e religioni. Nel 1219, durante la Quinta crociata, si recò in Oriente e incontrò il sultano al-Malik al-Kamil. Non vi andò con atteggiamento aggressivo, ma con il desiderio di dialogare e testimoniare la propria fede in modo pacifico. Questo episodio viene oggi considerato un importante esempio di incontro interreligioso.

Negli ultimi anni, segnati dalla malattia e dalla sofferenza, Francesco continuò a vivere con serenità e fiducia. Secondo la tradizione, nel 1224 ricevette le stimmate sul monte della Verna, segno della sua profonda conformazione a Cristo. Morì ad Assisi il 3 ottobre 1226 e fu canonizzato da papa Gregorio IX appena due anni dopo.

L’attualità di san Francesco

San Francesco d’Assisi continua a essere una delle figure più conosciute e amate della storia cristiana. A distanza di otto secoli dalla sua morte, il suo messaggio conserva una straordinaria attualità, perché affronta questioni ancora decisive per l’umanità contemporanea: il rapporto con la povertà, la tutela dell’ambiente, la ricerca della pace, il valore della fraternità e la necessità di uno stile di vita più sobrio. La sua proposta non appartiene soltanto al passato o alla dimensione religiosa, ma offre spunti di riflessione a chiunque desideri costruire una società più giusta e rispettosa della dignità umana.
Inoltre, Francesco, attraverso un profondo percorso di conversione, comprese che la felicità non consiste nell’accumulare beni o prestigio, bensì nel donarsi agli altri e nel vivere secondo il Vangelo. La sua scelta della povertà non fu semplice rifiuto delle cose materiali, ma libera adesione a uno stile di vita fondato sull’essenzialità, sulla condivisione e sulla solidarietà.
In una società contemporanea caratterizzata dal consumismo, questo aspetto del messaggio francescano appare particolarmente significativo. La pubblicità e i modelli economici spingono spesso a identificare la realizzazione personale con il possesso di oggetti, denaro ed esperienze. Tale logica produce, però, disuguaglianze, sprechi e insoddisfazione. Francesco invita a domandarsi di che cosa abbiamo realmente bisogno e quale sia il costo umano e ambientale delle nostre scelte. La sobrietà, in questa prospettiva, non significa rinuncia sterile, ma libertà dal superfluo e maggiore attenzione alle necessità degli altri.

L’attualità di san Francesco emerge inoltre con forza anche nel suo rapporto con la natura di cui tratteremo più ampiamente inseguito. Per il momento fermiamoci al “Cantico delle creature” che esprime una visione nella quale l’essere umano non è padrone assoluto del mondo, ma ne è responsabile custode. Questo atteggiamento anticipa molte sensibilità ecologiche odierne e risponde alle emergenze del cambiamento climatico, dell’inquinamento e della perdita della biodiversità.

Un altro elemento centrale è l’attenzione verso gli ultimi. Francesco scelse di avvicinarsi ai lebbrosi, persone emarginate e considerate pericolose, superando paura, disgusto e pregiudizio. Questo gesto rappresenta una vera rivoluzione umana: l’altro non deve essere giudicato in base alla sua condizione, alla sua salute, alla sua origine o alla sua utilità sociale. In un’epoca segnata da migrazioni, disuguaglianze economiche e nuove forme di esclusione, tale insegnamento conserva un valore fondamentale. La dignità di ogni persona non dipende dal successo, dalla ricchezza o dalla posizione occupata nella società ma da ben altro.

Francesco fu inoltre un uomo di pace e di dialogo. Durante le crociate si recò dal sultano al-Malik al-Kamil, cercando un incontro fondato sul rispetto e sull’ascolto, in un periodo dominato dal conflitto tra cristiani e musulmani. Il suo esempio mostra che la pace non nasce dalla pretesa di imporre le proprie convinzioni, ma dalla capacità di riconoscere l’umanità dell’avversario. In un mondo attraversato da guerre, tensioni religiose e contrapposizioni politiche, il dialogo rappresenta ancora una strada indispensabile, sebbene complessa. In seguito approfondiremo anche questo concetto.

Anche il modo in cui Francesco esercitava la leadership risulta moderno. Egli non impose il proprio progetto attraverso il potere o la ricchezza, ma mediante la testimonianza personale. Viveva ciò che annunciava e chiedeva ai suoi compagni di seguirlo non per obbedienza formale, bensì per convinzione. Questa forma di autorevolezza, fondata sulla coerenza, è preziosa in un’epoca nella quale la fiducia nelle varie figure apicali, nei manager, in coloro che operano nel politico e nel sociale ma anche nella Chiesa vescovi è spesso fragile.

L’attualità di san Francesco, infine, consiste nella sua capacità di unire contemplazione e azione. Egli amava la solitudine e la preghiera, ma non rimase estraneo alle sofferenze del mondo. La sua spiritualità conduceva concretamente all’incontro con i poveri, alla cura del creato e alla costruzione della fraternità. Per questo il suo messaggio non è un ideale astratto, bensì un invito a trasformare le convinzioni in comportamenti quotidiani.

Due approfondimenti

1.Francesco e la natura

l rapporto di Francesco con la natura emerge particolarmente nel “Cantico delle creature*” composto probabilmente nel 1224. In questo testo, uno dei primi esempi della letteratura italiana, il santo loda Dio attraverso il sole, la luna, le stelle, il vento, l’acqua, il fuoco e la terra. Gli elementi naturali vengono chiamati “fratello” e “sorella”: fratello Sole, sorella Luna, fratello Vento, sorella Acqua e sorella Terra. Questa scelta linguistica rivela una concezione del mondo fondata sulla relazione e sulla fraternità.
Per Francesco, la natura non è un semplice insieme di risorse da sfruttare, essa possiede un valore proprio, perché ogni creatura riflette, secondo la sua particolare identità la bontà del Creatore. L’essere umano non si trova al di sopra del creato come padrone assoluto, ma ne è parte integrante. Questa prospettiva invita a superare ogni atteggiamento di dominio irresponsabile e a riconoscere la dipendenza reciproca tra tutti gli esseri viventi.
In precedenza abbiamo evidenziato che un aspetto centrale della spiritualità francescana è la sobrietà e ciò ha conseguenze anche sul nostro rapporto con la natura, ad esempio imparando a vivere con poco, evitando gli sprechi e limitando i desideri superflui poiché il  consumo eccessivo contribuisce all’esaurimento delle risorse naturali, all’inquinamento e ai cambiamenti climatici.
Ma, la sobrietà francescana, non deve essere interpretata come una rinuncia triste o imposta, ma come una forma di libertà, infatti chi non misura la propria felicità sulla quantità di oggetti posseduti può riscoprire il valore delle relazioni, della solidarietà e della contemplazione. Un’esistenza più semplice permette inoltre di comprendere che il benessere individuale non può essere separato dal benessere della comunità e dell’intero pianeta.
Il messaggio di San Francesco riguarda anche il rispetto per gli animali. Numerose tradizioni narrano il suo rapporto affettuoso con gli uccelli, il lupo di Gubbio e altre creature. Al di là degli episodi leggendari, queste storie esprimono l’idea che ogni essere vivente meriti attenzione e cura. L’animale non era considerato da san Francesco soltanto in funzione dell’utilità che può avere per l’uomo, ma come creatura dotata di una propria dignità. Tale impostazione appare ad esempio particolarmente importante in un’epoca caratterizzata dalla perdita di biodiversità e dalla distruzione degli habitat naturali.
L’attualità del pensiero francescano è stata riconosciuta anche da papa Francesco, che ha scelto il nome del santo e ha dedicato all’ambiente l’enciclica “Laudato si’ ”, pubblicata nel 2015. Il titolo richiamava proprio l’inizio del “Cantico delle creature”. Nell’enciclica, la crisi ecologica viene presentata non soltanto come un problema tecnico, ma come una questione morale e sociale. L’inquinamento, il cambiamento climatico e la riduzione della biodiversità colpiscono in modo particolare le popolazioni più povere, che spesso hanno minori responsabilità, ma subiscono le conseguenze più gravi.
Infine questa prospettiva, definita “ecologia integrale”, sottolinea il legame tra tutela dell’ambiente, giustizia sociale e dignità umana. Non è possibile proteggere la natura ignorando la povertà, le disuguaglianze e lo sfruttamento delle persone. Allo stesso modo, non è possibile combattere l’ingiustizia senza affrontare i problemi ambientali, poiché l’accesso all’acqua, all’aria pulita, al cibo e a un territorio sano costituisce un diritto fondamentale.
Da ultimo non possiamo tralasciare che per il modello di San Francesco la salvaguardia dell’ambiente, come già trattato brevemente in precedenza, richiede una trasformazione degli stili di vita e della mentalità. Sono necessarie politiche pubbliche efficaci, innovazioni tecnologiche sostenibili e comportamenti responsabili da parte dei cittadini. Tuttavia, nessuna soluzione sarà sufficiente se non sarà accompagnata da un cambiamento culturale: occorre passare dall’indifferenza alla responsabilità, dall’individualismo alla solidarietà e dal consumo illimitato alla cura del bene comune.

2.Francesco e l’Islam

Il rapporto tra san Francesco e l’Islam costituisce uno degli episodi più significativi della storia medievale del dialogo tra religioni. Francesco incontrò il mondo musulmano in un’epoca segnata dalle Crociate, dalla contrapposizione politica e militare tra cristianità latina e società islamiche. In tale contesto, il suo atteggiamento si distingue per la ricerca dell’incontro, per il rifiuto della violenza come strumento di evangelizzazione e per una concezione della fede fondata sulla testimonianza personale.
L’episodio centrale della relazione fra Francesco e l’Islam è il suo viaggio in Oriente nel 1219, durante la Quinta crociata. Il frate si recò in Egitto e giunse davanti a Damietta, città allora contesa tra le forze cristiane e musulmane. Mentre l’esercito crociato preparava lo scontro, Francesco decise di attraversare le linee nemiche, Il suo obiettivo non era partecipare alla guerra, ma incontrare il sultano al-Malik al-Kamil, sovrano ayyubide d’Egitto e nipote del celebre Saladino. Le fonti francescane, in particolare la “Legenda maior” di san Bonaventura e alcune testimonianze più antiche, narrano che Francesco fu accolto dal sultano con rispetto. Il sultano al-Malik al-Kamil, dal canto suo, è ricordato dalle fonti come un governante colto e capace di dialogo. Anche se non si convertì al cristianesimo, accolse Francesco e lo lasciò ripartire. L’incontro non produsse un immediato cambiamento politico, ma ebbe senz’altro un valore umano e spirituale duraturo.

Ovviamente, non è possibile ricostruire con assoluta precisione il contenuto dei colloqui, tuttavia emerge con chiarezza l’immagine di un incontro caratterizzato dalla disponibilità all’ascolto e dalla stima reciproca. Francesco avrebbe parlato della propria fede cristiana, mentre il sultano avrebbe riconosciuto la sincerità e la forza della sua testimonianza.
È importante precisare, infine, che Francesco non concepiva il dialogo interreligioso secondo i criteri contemporanei. Il suo intento rimaneva infatti profondamente missionario: desiderava annunciare il Vangelo e invitare alla conversione..
Ebbene, il rapporto con l’Islam,  non si riduce a un semplice episodio biografico, ma si collega alla concezione francescana della fraternità universale, infatti Francesco si recò dal sultano non come rappresentante di un esercito, ma come pellegrino e predicatore disarmato.

Conclusione

La vita di san Francesco rappresenta un modello di radicale coerenza tra fede e comportamento, nonché un invito a riscoprire i valori della semplicità e della fraternità.

Don Gian Maria Comolli

APPROFONDIMENTI

LA PAROLA DI DIO DELLA DOMENICA

XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (4 ottobre 2026)  

L’ uomo delude Dio ma Dio non tradisce l’uomo

Tre riflessioni che scaturiscono dalle letture di questa domenica (Is. 5,1-7 / Mt. 21,33-43).

Prima:  L’uomo delude Dio.

La prima lettura è uno sfogo appassionato del profeta Isaia, il quale parlando a nome di Dio, esprime delusione e amarezza per il comportamento di Israele, e ci ricorda in ultima analisi che “Israele” siamo anche noi! Allora lasciamoci interrogare da questo pianto di Dio, lasciamoci interpellare dalla divina sofferenza, lasciamoci scuotere da questo grido di Dio deluso per il nostro rifiuto del suo amore. E, oggi, fissandoci negli occhi chiede ragione per tanta ingratitu­dine. Noi siamo la “vigna di Dio” e per l’Israelita era un bene preziosissimo, per questo la circondava con una siepe o con un muro, vegliava sul raccolto fino a restare a dormire in una apposita torre, appunto per difendere la vigna dai ladri e dagli animali. 

Dunque, l’uomo delude Dio, e questa ter­ribile notizia che affiora spessissimo nella Scrittura. Personalmente, ogni volta che leggo queste parole avverto brividi di sofferenza e di vergogna. “Io posso deludere Dio! Io posso ferire il suo cuore paterno”. Che tremenda responsabilità!

 Seconda: L’Amore di Dio è instancabile.

Nel Vangelo Gesù riprende l’immagine calda e delicata usata da Isaia per mostrarci  l’affetto, la tenerezza e la misericordia di Dio verso l’umanità, senza risparmio di affetto o avarizia di doni, senza intervalli nell’ amore. Questo significa che Dio ha investito un immenso patrimo­nio su ciascuno di noi. Ma, nel momento del raccolto, Israele ha rifiutato il frutto dell’amore. Possiamo affermare che è accaduto l’inverosimile, l’assurdo, l’im­pensabile!

Il lamento di Dio riguarda anche ciascuno di noi; quindi interroghiamoci: “Dio è contento di me? “Può essere contento del mio rapporto con la famiglia, con la professione e il contesto societario? Di più: “io, noi cristiani di oggi siamo un annuncio, una notizia a favore di Dio, oppure siamo una caricatura di Lui e una mortificazione del Vangelo?”.

Le conseguenze. Deludendo Dio, la vigna è deva­stata. Fuori metafora l’uomo avvelena la pro­pria esistenza di tristezza, di solitudine, di  inquietudine e di avvilente insignificanza.

 Terza: Dio ama fino all’estremo.

Dio manda sulla terra il Suo Figlio, ma pure in questo caso gli operai della vigna lo hanno ucciso divenendo così il Cristo vittima della cattiveria umana.

Giovanni Papini, nella conclusione della celebre Storia di Cristo, dà sfogo allo sgomento e si rivolge a Dio con queste parole: “Se tu fossi un Dio che tiene il rancore, un Dio vendicativo, un Dio solamente giusto, allora non daresti ascolto alla nostra preghiera perché tutto quello che gli uomini potevano farti di male lo hanno fatto. E questo anche al tuo Figlio. Milioni di Giuda lo hanno baciato dopo averlo venduto, e non per trenta denari solo, e neppure una volta sola. Legíoni di Farisei e sciami di Caifa lo hanno sentenziato malfattore, degno di esse­re inchiodato; e milioni di volte col pensiero, con la parola e con la volontà lo hanno crocifisso“.

Umanamente parlando non ci sarebbero più vie d’uscita, ma Dio non si rassegna trasformando la Croce in un’offerta d’amore. Julien Green, nell’opera “Ciascuno la sua notte”, scrive : “Dio ci segue passo passo. Tu magari non te ne accorgi. Ci sono delle volte in cui arrivi a dirGli che se ne vada, come se fosse un mendicante che si allontana un momento ma poi ritorna di nuovo. Certi giorni non riesco esco a mandarlo via: ‘Andate via, Signore! Lasciate che io mi diverta, anche se poi dovrò bru­ciare. Voi mi date noia, Signore! Lasciatemi! Ma Egli non va via. È abi­tuato agli insulti”.

Perché Dio agisce così? Perché Dio è Amore! (1 Gv 4,8.16).

LE DOMANDE AL DON (79)

Donazione di organi da vivente a vivente e donazione samaritana

Ho visto che la scorsa settimana ha trattato il tema della donazione degli organi da cadavere a vivente e solo accennato a due altre situazioni: la donazione di organi da  vivente a vivente e quella definita “donazione samaritana”. Potrebbe approfondire queste due situazioni? Erika

LA RISPOSTA DEL DON

Donazione organi da vivente a vivente

La donazione di organi da vivente a vivente è un atto di straordinaria solidarietà, regolato da rigorosi criteri medici ed etici. Solitamente riguarda un rene o parte del fegato e richiede consenso libero, informato e consapevole. La tutela del donatore è prioritaria: valutazioni approfondite, assenza di coercizione e assistenza continua garantiscono sicurezza, dignità e rispetto.

Donazione samaritana di organi o tessuti

La donazione samaritana di organi o tessuti consiste nell’offerta volontaria e altruistica, rivolta a una persona sconosciuta, senza alcun legame affettivo o economico. È un gesto di straordinaria solidarietà, regolato da rigorosi criteri medici, psicologici ed etici. Garantire trasparenza, anonimato e tutela del donatore è essenziale per preservarne libertà e dignità.

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LE VARIE RISPOSTE DEL DON

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IL LIBRO DELLA SETTIMANA

E.Kajetan, GLI SCRITTI DI SAN FRANCESCO D’ASSISI. Nuova edizione critica e versione italiana, ed. Messaggero di Sant’Antonio, pp. 648, euro 30,99

Edizione critica di tutti gli scritti di san Francesco, con ricco apparato storico-filologico, del celebre studioso di francescanesimo Kajetan Esser. Ogni scritto è accompagnato da una puntuale discussione dei problemi di autenticità, cronologia, rilevanza spirituale. Viene definito l’insieme degli opuscula scritti o dettati da san Francesco, pervenuti fino a oggi oppure perduti. Una raccolta di inestimabile valore per la conoscenza di san Francesco, della sua figura spirituale, per lo studio della diffusione di questi testi e quindi per cercare di comprendere l’evoluzione della forma mentis francescana ad essa connessa.

LA NOSTRA BIBLIOTECA

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 IL FILM DELLA SETTIMANA

FRATELLO SOLE E SORELLA LUNA (1972)

“Fratello sole, sorella luna”, un film di Franco Zeffirelli, fu realizzato all’epoca dei movimenti giovanili hippies che combattevano ricchezza e consumismo. Il Francesco che Zeffirelli porta sullo schermo è inizialmente quello che torna, ammalato e dopo un anno di prigionia, dalla guerra tra Assisi e Perugia e si chiude con l’incontro tra il santo e i suoi confratelli con papa Innocenzo III. Così lo ha commentato lo stesso regista: “È il Francesco nel pieno della propria rivolta materiale e spirituale, divenuto capace di attrarre a sé e al proprio stile di vita giovani come lui. La sua è una ribellione dettata dalla lettura alla lettera (‘sine glossa’) del messaggio evangelico che non può non suscitare la reazione di chi ha manipolato quel messaggio ai propri fini”.

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Viaggio Apostolico di Papa Leone XIV in Francia

L’illusione di VOLTAIRE e LEONE XIV in Francia: la folla, i catecumeni e i forti richiami

“L’illusione” del filosofo francese Voltaire, il simbolo più noto dell’Illuminismo europeo, l’ autore di violente satire anticlericali e di interventi contro il cattolicesimo ben riassunti nell’immagine del post (cfr. “Le domande di Zapata” -1766) non si è avverata. Anzi il viaggio di Papa Leone XIV in Francia ha dimostrato esattamente il contrario.

Quattro osservazioni.

1.Folle record hanno accolto il Papa in ogni sua tappa e celebrazione con affluenze molto superiori alle aspettative.

2.Boom di battesimi nella laica Francia che hanno sorpreso lo stesso Papa: “Sono stupito dal numero di persone che si riaffacciano sulle soglie della fede e da quanti adulti chiedono i sacramenti“, ha affermato nel suo discorso all’Istituto Cattolico di Parigi. Secondo il periodico La Croix, nella Veglia Pasquale della scorsa Pasqua,10.384 adulti e oltre 7.400 adolescenti hanno ricevuto il battesimo.

3.Ai vescovi francesi incontrati a Lourdes il Papa ha sottolineato il posto che la Chiesa deve assumere nella discussione pubblica francese (ma ciò vale anche per l’Italia). Leone XIV ha chiaramente affermato che la voce della Chiesa “ha pienamente diritto ad essere presente nel dibattito pubblico in Francia” poiché possiede “per sua natura, un’autorevolezza profetica”, e se anche “non sempre è intesa, è comunque attesa”. Concludendo, il pontefice ha ricordando che anche quando la Chiesa non viene seguita, “particolarmente su questioni essenziali, che toccano i fondamenti della civiltà”, resta necessaria. “Non ne dubitate!”. Già il giorno prima a Parigi aveva ricordato: “Una giusta laicità non consiste quindi nell’escludere la religione dalla sfera pubblica o dall’istruzione, ma nell’impegnarsi affinché lo Stato e le istituzioni religiose dialoghino tra loro e uniscano le loro forze al servizio del bene comune, affinché il mondo abbia la vita” (incontro con le autorità, con la società civile e con il Corpo Diplomatico).

4.Sottoneando il Papa “le questioni essenziali, che toccano i fondamenti della civiltà”, il nostro pensiero va nuovamente al discorso di Parigi dove Leone XIV aveva notato “con preoccupazione le attuali derive delle società che rischiano di distorcere la scienza e la tecnologia trasformandole in imprese lucrative che favoriscono le manipolazioni genetiche, la maternità surrogata, l’acquisto di organi o l’offerta di una morte programmata”. In questi ultimi termini il riferimento al suicidio assistito e all’eutanasia è forte e preciso.  E a Lourdes: “Nessuna legge può dare la morte”.

Un tema non solo francese ma anche italiano. Più volte il Pontefice lo ha ricordando affinchè la Chiesa, cioè laici e pastori, rifiutino fermamente questi due delitti. Quello che lascia perplessi è il buonismo o il tentativo di mediazione di alcuni, rinnegando così il chiaro comando del Signore Gesù: “Sia invece il vostro parlare: ‘sì, sì’, ‘no, no’; il di più viene dal Maligno” (Mt. 5,37).

Udienza Generale del 30 settembre 2026 – Il Papa ripercorre il viaggio in Francia. “Ecco la vera ricostruzione, il restauro della Chiesa che solo Dio può fare”

ALCUNI DISCORSI DI PAPA LEONE XIV

ALCUNE OPINIONI/FATTI

 

NON C’E’ AMORE PIU’ GRANDE

Lettera Pastorale del vescovo di Albenga-Ventimiglia monsignor Antonio Suetta alla Diocesi circa la carità e l’annuncio dell’amore di Dio ai musulmani

In questi giorni ho navigato un po’ su internet leggendo varie lettere pastorali (o riassunti) che alcuni vescovi italiani hanno scritto per le proprie diocesi. Tutte Lettere di profondi contenuti e anche ricche di suggerimenti pastorali, ma la mia attenzione si è soffermata su quella del vescovo di Albenga-Ventimiglia, monsignor Suetta, forse per la sua particolare originalità, che ha invitato la sua diocesi ad evangelizzare i musulmani che vivono su quel territorio diocesano. Mi sembra anche in profonda sintonia con san Francesco, che come ho affermato nell’editoriale, ha incontrato e dialogato con il mondo mussulmano, non perdendo però mai di vista l’importanza dell’ascolto e della stima reciproca e soprattutto la rilevanza dell’ annunciare il Vangelo e l’invito alla conversione.

Evidenziamo alcuni passaggi della Lettera

-Incipit

“Trascurare l’annuncio di Gesù Cristo sarebbe disprezzare la sua croce salvatrice e la sua mediazione universale. In fondo, sarebbe tradire la nostra missione di battezzati”. E subito una domanda:  “Qualcuno potrebbe chiedersi: ‘C’è davvero bisogno di annunciare Gesù? Non possono salvarsi essendo fedeli alla loro religione?’ ”. Certamente, risponde il vescovo, le vie dello Spirito non hanno frontiere, e la Dottrina della Chiesa insegna anche che chi, con una completa ignoranza di Gesù, vive fedele a Dio seguendo la sua coscienza, potrebbe arrivare in qualche modo alla salvezza, ma però con grande difficoltà. In ogni caso, ribadisce il presule, ricordando la Dichiarazione “Dominus Jesus” del 6 agosto 2000, ci si può salvare solo attraverso di Gesù Cristo, perché da quando il Figlio di Dio è venuto ad abitare tra di noi e ha compiuto l’opera della redenzione, è diventato l’unica via al Padre. Ebbene, trascurare l’annuncio di Gesù Cristo è tradire la missione che ogni battezzato ha ricevuto. E, per essere più concreto porta questo esempio. “Quanti musulmani che vivono tra i cristiani si rivolgeranno a loro nel giorno del giudizio dicendo: ‘Perché non mi hai lanciato la corda? Perché non mi hai fatto conoscere la verità?’ ”. E come scordare l’esclamazione di san Paolo: “Guai a me se non annuncio il Vangelo” (1 Cor 9,16). Tutto ciò è ben riassunto con un immagine: “Se vediamo qualcuno che cerca di uscire da un fiume, ma è trascinato via dalla corrente e noi abbiamo una corda per aiutarlo, sarebbe una negligenza grave non lanciare la corda (…). Quanti musulmani che vivono tra cristiani si rivolgeranno a loro nel giorno del giudizio dicendo: ‘Perché non mi hai lanciato la corda? Perché non mi hai fatto conoscere la verità?’ ”.

 –Le indicazioni del vescovo

Servirà partire con un itinerario formativo specifico per preparare i fedeli all’evangelizzazione dei musulmani presenti sul territorio poichè l’accoglienza e il rispetto per la persona del musulmano non eliminano il dovere di annunciargli Gesù Cristo. Per il vescovo: “amare il prossimo, specialmente lo straniero, significa anche volerlo rendere partecipe della gioia del Vangelo”.

-La conclusione

“Carissimi, sono, dunque, lieto di annunciare che, a partire dall’Anno Pastorale 2026/2027, la nostra Diocesi si impegnerà a rivolgersi in modo speciale, con la carità cristiana e con la testimonianza e la proclamazione del Vangelo di Verità, pure a quei musulmani che abitano nel nostro stesso territorio… Serve però conoscere la fede e la cultura dei musulmani, che incontriamo quotidianamente per esercitare in modo più consapevole il nostro dovere di battezzati”.

“Ciò deve essere accompagnato sempre dalla preghiera, convinti che lo Spirito Santo è l’unico capace di cambiare il cuore e di riempirlo della pace interiore che accompagna la sua presenza”.

DIVENTA “VOLONTARIO” 

PERCHE’?

Il volontariato è un pilastro della società civile e riveste un’importanza cruciale nel panorama societario. Le associazioni di volontariato consentono infatti di integrare le prestazioni tradizionali con un approccio umano e relazionale. La presenza di volontari disinteressati crea un clima di fiducia e apertura, indispensabile per affrontare situazioni di grande vulnerabilità.

Inoltre, le associazioni di volontariato sono spesso in grado di rispondere in modo rapido ed efficace a bisogni specifici, che possono prima sfuggire alle strutture sanitarie pubbliche. Grazie alla loro flessibilità e alla varietà di competenze dei loro membri, queste organizzazioni possono sviluppare programmi innovativi e rispondere a esigenze emergenti. 

UN BREVE CORSO PER COMPRENDERE CHI E’ IL VOLONTARIO

 

IL “PROTETTORE” DEL BLOG

Il Protettore di questo blog è il BEATO GIUDICE ROSARIO LIVATINO assassinato dalla mafia il 21 settembre 1990 che è stato non solo un “uomo pensante” ma anche un magistrato modello e una persona di grande e autentica fede: «Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili». Quindi. come affermò san Giovanni Paolo II un “martire della giustizia e indirettamente della fede”. Pur partecipando alla Messa ogni giorno, forse nessuno ha notato la sua azione religiosa ma l’effetto di quell’azione, cioè la testimonianza. Dunque una fede non da mostrare nelle forme ma da rendere leggibile nella testimonianza. E, ogni suo documento, al termine, era siglato con STD (SUB TUTELA DEI). Il mio auspicio è che anche i molti visitatori di questo blog, seguendo il suo esempio, si pongano “sub tutela Dei” e testimoni, anche con le argomentazioni da uomini pensanti, di principi e di valori fondamentali alla nostra società e alle future generazioni. GRAZIE.
Per conoscere il beato Livatino:

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-«L’uomo che ho ucciso, Livatino, – ha affermato: oggi mi aiuta a coltivare la speranza»

-Un commento sul Giudice Livatino

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RASSEGNA STAMPA SETTIMANALE ONLINE “CONTROCORRENTE” e ARCHIVIO 

Questa Rassegna Stampa è un po’ particolare poiché verranno evidenziati mediante alcuni articoli temi che solitamente non trovano spazio nei massmedia e sul web andando contro-corrente o appartenendo a quella categoria definita “politicamente scorretta”. Inoltre per ogni argomento sarà presente anche un “archivio”  poiché affogati da continue notizie rischiamo di scordare oggi quello che è avvenuto ieri e, così dimenticando la memoria, gli errori si ripetono. Buona lettura!

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Frase provocante

Chi era il Beato Fulton John Sheen?

Il Beato Fulton John Sheen (1895-1979) fu un arcivescovo, teologo e comunicatore statunitense, celebre per la straordinaria capacità di trasmettere il Vangelo attraverso radio e televisione. Con intelligenza, eloquenza e profonda spiritualità, spiegava le verità cristiane affrontando anche le sfide culturali del suo tempo. Il suo programma televisivo “Life Is Worth Living”, raggiunse milioni di spettatori, credenti e non credenti. Fu beatificato nel 2019.

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Evidenzio la testimonianza di sacerdoti mio caro amico che gestisce molteplici persone fragili immigrate.

 

Don Giusto Della Valle

Don Giusto Della Valle è un sacerdote, mio caro amico, della diocesi di Como e attualmente è il parroco di San Martino a Rebbio, un quartiere di Como. Oltre che essere parroco ospita circa 50 persone immigrate a cui fornisce vitto e alloggio. Per questo suo grande impegno è conosciuto e apprezzato in tutta la città. 

Una testimonianza

“Nell’estate 2017, in piena emergenza migranti, ho incontrato Don Giusto Della Valle, una persona eccezionale impegnata a togliere le sofferenze. Il dramma delle migrazioni mi ha da sempre angosciato e da tempo desideravo poter fare qualche cosa per loro. Con lui ho cercato un immobile da ristrutturare così da poter ospitare minori stranieri non accompagnati e l’abbiamo individuato a Rebbio (Como), in via Giussani 35. L’immobile apparteneva al “Collegio delle Missioni Africane” noto anche come “Missionari Comboniani” ed il ricavato della vendita serviva loro per sostenere l’ospedale da loro gestito di Mapuordit nel Sud Sudan, danneggiato alla guerra: una bellissima combinazione. Nel corso della progettazione del nuovo immobile la politica italiana sulla migrazione è cambiata e di conseguenza abbiamo riorientato il progetto verso i bisogni della comunità. La Casa oltre che ad essere aperta al quartiere e alla città dovrà essere un luogo d’educazione e integrazione ed potrà offrire un riparo ai minori non accompagnati, alle mamme in difficoltà con figli e ai piccoli di qualsiasi nazionalità, con attenzione particolare alle situazioni di maggiore fragilità. Un piano dell’immobile suddiviso in quattro appartamentini ed è a disposizione di nuclei familiari che vivono momenti di fragilità umana ed economica. Il cantiere di casa “Caracol” è terminato a fine 2019 e l’attività sociale gestita dalla parrocchia di Rebbio e da Symploké (nata dalla Caritas diocesana di Como) è iniziata nel corso della primavera 2020” (Carlo Crocco, Presidente della Fondazione MDM).

Un video

Como, il meraviglioso cuore di don Giusto fa innamorare i musicisti della Scala: concerto strepitoso per la solidarietà

DONA A DON GIUSTO:  IT48K0843010904000000093297

 

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