16 maggio 2026   – Numero 246 

Prossimo aggiornamento sabato 23 maggio

Il fondamentale ruolo della MEMORIA STORICA per non ripetere gli errori del passato

La memoria storica rappresenta un patrimonio fondamentale per l’umanità, poiché consente di conservare il ricordo degli eventi passati e delle esperienze vissute dalle generazioni precedenti. Essa svolge un ruolo cruciale nel guidare le scelte presenti e future, offrendo insegnamenti preziosi che permettono di evitare la ripetizione degli stessi errori. La consapevolezza storica non si limita a un mero esercizio accademico o culturale, ma costituisce un elemento imprescindibile per la costruzione di società più giuste, democratiche e pacifiche.

Innanzitutto, la memoria storica, favorisce la comprensione delle dinamiche sociali, politiche ed economiche che hanno caratterizzato il passato. Attraverso lo studio degli avvenimenti storici, è possibile analizzare le cause e le conseguenze di eventi tragici come guerre, genocidi, dittature e crisi economiche, riconoscendo i meccanismi che ne hanno determinato lo scatenarsi. Tale conoscenza permette ai cittadini e ai governi di adottare strategie mirate a prevenire il ripetersi di simili tragedie, rafforzando le istituzioni democratiche e promuovendo valori quali il rispetto dei diritti umani, la libertà e la tolleranza.

In secondo luogo, la memoria storica contribuisce a consolidare l’identità collettiva di una comunità o di una nazione. Essa funge da collante sociale, attraverso il quale si trasmettono ai giovani principi etici e culturali fondamentali. Mantenere viva la memoria dei momenti oscuri del passato è indispensabile per coltivare una coscienza critica e un senso di responsabilità civica, elementi necessari affinché le società possano evolvere in modo equilibrato e consapevole. Il ricordo delle atrocità e delle ingiustizie non deve generare rancore o vendetta, bensì stimolare un impegno condiviso per la pace e la convivenza.

Inoltre, la memoria storica svolge un’importante funzione pedagogica. Le scuole e le istituzioni educative hanno il compito di trasmettere alle nuove generazioni una conoscenza accurata e approfondita degli eventi storici, utilizzando fonti e testimonianze dirette. Questo processo educativo non solo arricchisce il bagaglio culturale degli studenti, ma li prepara a diventare cittadini attivi e responsabili, capaci di riconoscere le derive autoritarie, i pericoli dell’odio e della discriminazione. Solo attraverso un’educazione che valorizzi la memoria storica è possibile costruire una società immunizzata contro il ripetersi delle tragedie del passato.

Infine, la memoria storica assume un significato universale poiché riguarda l’intera comunità umana. Le esperienze dolorose di un popolo possono costituire un monito per tutti, in quanto insegnano quanto sia fragile la convivenza tra i popoli e quanto sia importante tutelare la pace attraverso il dialogo e la cooperazione internazionale. Le istituzioni sovranazionali, come ad esempio l’ONU e i movimenti per i diritti umani, si dovrebbero basare proprio sulla consapevolezza della necessità di ricordare per non commettere nuovamente gli stessi errori a livello globale.

Ebbene, la memoria storica, è uno strumento imprescindibile per garantire che il passato non venga dimenticato o rimosso, affinché gli errori commessi non si ripetano. Essa rappresenta un fondamento essenziale per la costruzione di società più consapevoli, giuste e pacifiche, capace di trasformare il ricordo in azione concreta. Per questo motivo, è indispensabile promuovere la diffusione e la conservazione della memoria storica attraverso l’educazione, la cultura e l’impegno civico, affinché le lezioni del passato diventino la base su cui edificare un futuro migliore per l’umanità intera.

Don Gian Maria Comolli

Memoria storica e GUERRE DEL XX e XXI secolo

La memoria storica delle guerre del XX e XXI secolo rappresenta un elemento fondamentale per la comprensione delle dinamiche socio-politiche contemporanee e per l’elaborazione di un futuro di pace e di cooperazione internazionale. Questi conflitti hanno segnato profondamente le società coinvolte, lasciando cicatrici difficili da rimarginare e influenzando il modo in cui le nazioni percepiscono se stesse e gli altri popoli.

Il XX secolo è stato caratterizzato da due guerre mondiali che hanno rivoluzionato il concetto stesso di conflitto armato.

La Prima Guerra Mondiale (1914-1918) fu un trauma collettivo di proporzioni senza precedenti, causato da tensioni nazionalistiche, alleanze complesse e rivalità imperialistiche. La sua memoria si riflette nella letteratura, nell’arte e nelle commemorazioni pubbliche, che sottolineano sia l’orrore della trincea sia le speranze di pace che ne seguirono. Tale guerra ha insegnato l’importanza di evitare escalation militari incontrollate e ha spinto alla creazione di organismi internazionali come la Società delle Nazioni, pur con scarsissimi successi.
La Seconda Guerra Mondiale (1939-1945), ancora più devastante, ha portato alla luce le conseguenze estreme dell’odio razziale e ideologico, culminando nell’Olocausto e in altre atrocità di massa. La memoria di questo conflitto è fondamentale per sostenere i valori della democrazia, della tolleranza e dei diritti umani, ed è spesso celebrata attraverso musei, memoriali e programmi educativi tesi a non dimenticare mai gli errori del passato. Inoltre, la guerra ha dato origine all’ordine mondiale bipolare della Guerra Fredda, influenzando politiche e strategie militari nel corso del XX secolo.
Nel XXI secolo, i conflitti assumono caratteristiche nuove e complesse, in gran parte dovute alla globalizzazione, alle tecnologie avanzate e ai mutati assetti geopolitici. Le guerre asimmetriche, il terrorismo internazionale e le guerre civili rappresentano le nuove sfide. La memoria storica di eventi come la Guerra in Iraq, la crisi siriana o i conflitti in Afghanistan si costruisce non solo attraverso fonti tradizionali ma anche grazie ai media digitali e alle testimonianze dirette che contribuiscono a creare una narrazione più immediata e variegata delle vicende belliche.

È importante sottolineare come la memoria storica delle guerre non sia un mero esercizio di commemorazione, ma uno strumento cruciale di riflessione critica. Essa aiuta a comprendere le cause profonde dei conflitti e ad affrontare i traumi individuali e collettivi, favorendo processi di riconciliazione e di giustizia riparativa. La trasmissione intergenerazionale di questa memoria, tramite scuole, istituzioni culturali e familiari, consente di costruire cittadini consapevoli e impegnati nella promozione della pace.
Infine, la memoria storica delle guerre del XX e XXI secolo indica chiaramente che la pace non è un dato acquisito una volta per tutte, ma un risultato che richiede attenzione continua, dialogo e sforzi concertati a livello globale. Riconoscere e onorare le vittime, accogliere le testimonianze dei sopravvissuti e analizzare criticamente le responsabilità politiche e morali sono passi indispensabili per evitare la reiterazione degli errori passati e per promuovere un mondo più giusto e sostenibile.

Dunque la memoria storica delle guerre del XX e XXI secolo costituisce un patrimonio collettivo dal valore inestimabile, che deve essere custodito con rigore e sensibilità. Solo attraverso una piena consapevolezza del passato sarà possibile costruire un futuro dove il dialogo e la cooperazione prevalgano sulla violenza e sulla distruzione.

La Pace nei Documenti degli Ultimi Papi

Fin dalle sue origini la Chiesa cattolica ha promosso la pace come valore fondamentale per il bene comune e per la dignità della persona umana. Attraverso i suoi insegnamenti sociali invita a risolvere i conflitti mediante il dialogo, la riconciliazione e il rispetto reciproco, opponendosi fermamente alla violenza e alla guerra.
Per questo, la questione della pace, è stata centrale per i Papi degli ultimi decenni che hanno dedicato ampio spazio alla tematica nei loro documenti ufficiali, nelle encicliche, nelle lettere apostoliche e nei discorsi pubblici.

Analizzando il pensiero dei Papi del XX e XXI secolo da Pio XI a Pio XII, da Giovanni XXIII a Paolo VI, da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI, senza scordare Francesco e il primo anno di pontificato di Leone XIV. Da tutti questi scritti e discorsi emerge una visione della pace che non si limita alla semplice assenza di conflitti armati ma che abbraccia un concetto più ampio e profondo, radicato nella giustizia, nella solidarietà e nel rispetto della dignità umana.

PIO XI (1922 – 1939)

Papa Pio XI dedicò particolare attenzione al tema della pace, consapevole delle crescenti tensioni internazionali che precedettero la Seconda Guerra Mondiale. Egli promosse instancabilmente il dialogo e la cooperazione tra le nazioni, sottolineando il ruolo della giustizia e del rispetto dei diritti umani come fondamenti imprescindibili per una convivenza pacifica. In molte encicliche, come “Quadragesimo Anno” e “Mit brennender Sorge”, Pio XI denunciò le ideologie totalitarie e gli atteggiamenti di violenza che minacciavano la stabilità globale. Inoltre, incoraggiò la Chiesa a svolgere un ruolo di mediatrice morale nelle dispute politiche, auspicando soluzioni fondate sulla carità cristiana e sul perdono.

PIO XII (1939 – 1958)

Il suo pontificato coincise con la Seconda Guerra Mondiale e gli inizi della Guerra Fredda, momenti caratterizzati da conflitti globali e tensioni internazionali. Papa Pio XII si adoperò quindi instancabilmente per incoraggiare la riconciliazione e il dialogo tra le nazioni, esortando alla cessazione delle ostilità e alla tutela della dignità umana e sottolineò l’importanza della giustizia sociale, della solidarietà e del rispetto reciproco come fondamenta per una pace duratura. Nonostante alcune critiche riguardanti la sua presunta prudenza politica, il suo impegno per la pace rimane un elemento centrale della sua eredità spirituale e morale.

GIOVANNI XXIII (1958 – 1963)

Il suo pontificato si caratterizzò per un approccio innovativo e profondamente umano nei confronti delle tensioni internazionali dell’epoca, in particolare durante la Guerra Fredda. Si distinse, quindi, per la sua ferma condanna della violenza e per l’appello costante al dialogo tra i popoli e le nazioni. Un momento cardine del suo impegno per la pace fu la convocazione del Concilio Vaticano II che mirava a rinnovare la Chiesa Cattolica e a promuovere una maggiore apertura e comprensione tra culture diverse. Inoltre, la sua enciclica “Pacem in Terris” (1963), rappresenta un documento che invitava i leader mondiali a superare le divisioni ideologiche e a lavorare insieme per il bene comune, sottolineando che la vera pace non può derivare dalla forza delle armi ma solo dalla solidarietà e dall’amore.

PAOLO VI (1963 – 1978)

Nel suo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 1967 sottolineò l’importanza del dialogo e della riconciliazione tra i popoli come strumenti fondamentali per evitare conflitti armati. Nel contesto della Guerra Fredda incoraggiò la cooperazione internazionale e il disarmo, ribadendo il valore della dignità umana e dei diritti fondamentali. Inoltre, nell’Enciclica “Populorum Progressio” (1967), evidenziò come lo sviluppo sociale ed economico era strettamente collegato alla pace duratura, invitando le Nazioni a collaborare per il progresso comune.

GIOVANNI PAOLO II (1978 – 2005)

Giovanni Paolo II fu uno dei maggiori promotori della pace in tempi segnati da tensioni internazionali, guerre e divisioni ideologiche. Nei suoi documenti, in particolare nelle Encicliche: “Sollicitudo rei socialis” (1987) e “Evangelium Vitae” (1995), sottolineò come la pace autentica sia il frutto della giustizia sociale e dell’amore verso il prossimo. Per Giovanni Paolo II, inoltre, la pace era intimamente legata alla verità e alla libertà: nessuna società può dirsi pacifica se manca la tutela dei diritti umani fondamentali. Fortemente impegnato nel dialogo interreligioso e nella riconciliazione fra i popoli, Giovanni Paolo II invocò spesso la fine della guerra nucleare e promosse iniziative volte a costruire ponti tra culture diverse, evidenziando il ruolo della Chiesa come mediatrice e testimone di speranza.

BENEDETTO XVI (2005 – 2013)

Benedetto XVI, proseguendo sulla via del suo predecessore, ha ulteriormente approfondito la dimensione spirituale e morale della pace. Ad esempio nell’enciclica “Caritas in Veritate” (2009), mise l’accento sull’importanza del bene comune e della responsabilità personale nell’edificazione di una società pacifica. La pace, secondo Benedetto XVI, non poteva essere ridotta a un semplice patto politico o assenza di conflitto, ma richiedeva un impegno quotidiano alla verità e alla conversione del cuore umano. Inoltre, Benedetto XVI, sottolineò i pericoli del materialismo e del relativismo culturale, che minano le fondamenta di una convivenza armoniosa e spingono verso nuove forme di conflitto. Nel contesto globale, Benedetto XVI ha promosso il dialogo tra fede e ragione come via privilegiata per superare incomprensioni e divisioni.

PAPA FRANCESCO (2013-2025)

Papa Francesco, il cui pontificato fu caratterizzato da forte impegno sociale e da una pastorale centrata sui poveri e sugli emarginati, ha rilanciato con vigore il messaggio di pace in un mondo ancora segnato da guerre, ingiustizie e povertà diffuse. Nei suoi documenti come l’enciclica “Fratelli Tutti” (2020), egli richiamò la fraternità universale e la solidarietà come pilastri indispensabili per costruire una pace duratura. Francesco invitò a combattere ogni forma di egoismo, esclusione e violenza, richiamando l’attenzione alla tutela dell’ambiente come parte integrante di un progetto di pace globale. Inoltre, il Papa argentino, enfatizzò la necessità di superare le barriere culturali e religiose attraverso il dialogo e la cooperazione, ponendo particolare attenzione alle popolazioni vittime di conflitti e alle migranti. La sua Azione Pastorale mostrò una Chiesa impegnata non solo nella predicazione della pace, ma anche nella denuncia delle ingiustizie strutturali che alimentano le crisi mondiali.

LEONE XIV (2025 – …)

La “pace sia con tutti voi”, queste prime parole espresse da Leone XIV l ‘8 maggio 2025 subito dopo la sua elezione sono la chiave più eloquente del suo pontificato. Il Papa, inoltre, ha rilanciato più volte una pace “disarmata e disarmante” specialmente dopo gli attacchi del presidente USA Donald Trup che ha tentato di ostacolare ogni mediazione diplomatica del Vaticano. Ebbene, papa Prevost, in questi mesi ha voluto riportare al centro il dialogo come sua metodologia sulla scena globale.

Ebbene, la Chiesa Cattolica, sotto la guida di questi Pontefici, si propose come forza morale capace di ispirare e sostenere processi di riconciliazione e di speranza, affermando che la vera pace non è solo un obiettivo politico, ma un dono spirituale che richiede la collaborazione di tutti gli uomini di buona volontà.

 

DOMENICA DELL’ASCENSIONE DEL SIGNORE GESU’ IN CIELO (17 maggio 2026)

Cristo regna nella gloria

In questa domenica celebriamo l’Ascensione del Signore Gesù al cielo, cioè Cristo entra in una nuova dimensione che supera le  categorie di spazio e di tempo e va a dimorare presso Dio anche con il suo corpo risorto, vivo e per sempre indistruttibile. E lì, prepara un posto per ogni uomo, affinchè possa godere una comunione eterna e felice con Lui e con il Padre.

Tre riflessioni.

1.L’Ascensione indica la “grandezza di Gesù Cristo”.

Cristo è “grande” poiché è risorto ed è vivo. Il cristianesimo poggia su questo evento! Chi smarrisce questa certezza si priva del fondamento centrale della sua fede. Ma questa affermazione è così stupefacente e ardua che se ogni giorno non la si ravviva alla fine si smarrisce e, allora per molti, Cristo è assimilabile ad altri fondatori di religioni o a illustri pensatori.

No! Gesù è un caso assolutamente singolare e imparagonabile, quindi Lui e solo Lui, (permettetemi il termine) è il nostro Re. Ciò significa che nessuna autorità terrena può sovrastare la sua. Nessun potere mondano può vincolarci con leggi in contrasto con la sue verità. Nessun governo può imporci degli ordini che si oppongano alla sua volontà. Il cristiano è un uomo libero per questo non accetta di essere suddito di nessuno, tranne che di Lui.

2.L’Ascensione mostra “la grandezza dell’uomo”.

Celebrare il mistero dell’Ascensione significa anche ribadire la grandezza dell’uomo secondo la visione personalista per la quale l’uomo, dal momento del concepimento alla morte naturale è, sempre e in qualunque situazione, il centro della creazione, del mondo e della società. Quindi il rispetto per l’uomo, per ogni uomo e soprattutto per il debole è un principio indiscutibile e non negoziabile. Di conseguenza il rifiuto dell’aborto, dell’eutanasia e il rispetto della “qualità della vita” per i membri più fragili della società non lasciano margine di discussione.

Unicamente difendendo la vita, valorizziamo e indichiamo la grandezza dell’uomo che mostra l’Ascensione.

3.L’Ascensione evidenza il significato della nostra vita.

È facile comprendere che se la vita fosse limitata unicamente al tempo dell’esistenza terrena sarebbe ben misera; per molti non avrebbe nessuna realizzazione vera e completa. Pensiamo a chi soffre per tutta o per parte della vita o a quanti muoiono giovani.

L’Ascensione dà significato alla vita ricordando che l’esistenza avviata sulla terra proseguirà per sempre presso Dio. Alessandro Manzoni esprime questa verità presentando il cardinale Federico Borromeo nei Promessi Sposi affermando: “Persuaso fin da fanciullo, che la vita non è già una festa per pochi e un peso per molti, ma è un servizio del quale si deve rendere conto, pensò fin da fanciullo come potesse rendere la sua utile e santa”.

Ebbene, la vita, è un servizio della quale dovremo rendere conto a Dio!

I COMMENTI DELLE SCORSE DOMENICHE

 

LE DOMANDE AL DON (62)

Operiamo per l’inclusione del portatore di handicap nella società

La frase che Massimo Giannini ha sparato il 5 maggio nel talk de La7 contro il governo Meloni mi ha ferito profondamente per l’inaccettabile battuta contro i disabili e gli anziani proprio nel giorno in cui si sono  celebrati i funerali di Alex Zanardi, ex pilota di Formula 1, esempio di vitalità e attaccamento alla vita nonostante avesse perso entrambe le gambe in un incidente stradale. Ha affermato l’ex direttore de La Stampa: “La longevità è sicuramente un pregio, ma è condizione non sufficiente per fare un buon governo. È come un essere umano, siamo tutti contenti se un essere umano vive fino a cento, centodieci anni, ma bisogna vedere in che condizioni ci arriva. Se passa gli ultimi venti anni della sua esistenza immobile, su una sedia a rotelle a non fare nulla, è inutile che sia vissuto così tanto”. Ebbene, anche io, a seguito di un incidente stradale vivo da vent’anni su una sedia a rotelle, proseguendo a dirigere la mia piccola ditta e circondato da una famiglia adorabile.  Con personaggi come Giannini è impossibile attuare ogni sforzo di inclusione del portatore di handicap nella società. Italo.

LA RISPOSTA DEL DON

La frase di Giannini ha fatto giustamente arrabbiare tutti: dai disabili alle associazioni. Ad esempio Domenico Menorello, presidente del Network Ditelo sui Tetti ha affermato: “È inaccettabile che in trasmissioni di grande ascolto, si possa derubricare l’esistenza di una persona a un criterio di utilità o di efficienza motoria. Ancor più grave è il silenzio di chi conduce (Lilli Gruber), che non ha ritenuto necessario prendere le distanze da un’esternazione che trasuda abilismo e cinismo”. La lettera di Italo mi sprona però ad approfondire l’argomento, poiché il concetto di inclusione societaria va oltre la semplice integrazione quindi implica un cambiamento culturale profondo che coinvolge tutti gli ambiti della nostra nazione: della vita sociale al lavoro, dalla partecipazione politica all’accesso ai servizi. Solo attraverso un impegno condiviso è possibile superare le barriere fisiche, sociali e psicologiche che ancora oggi limitano la piena realizzazione delle potenzialità delle persone con disabilità.

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LE RISPOSTE PRECEDENTI DEL DON

Il “contatore” degli aborti

Controlla in tempo reale il numero degli aborti nel mondo dal 1 gennaio 2026

Oggi siamo a 16.762.000 

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L’OPINIONE DEL GENERALE FRANCESCO COSIMATO

Prosegue la nostra collaborazione settimanale con l’amico il Generale Francesco Cosimato.

Days of War 5 Maggio PSNTV

La crisi in Medio Oriente tiene il mondo col fiato sospeso e l’escalation è dietro l’angolo. Poi c’è sempre l’Ucraina. Rubrica a cura del Gen. B (ris.) Giuseppe Esposito, analista geopolitico e militare, giornalista. Ospite il Gen. (ris.) Francesco Cosimato, analista geopolitico e militare, Presidente del “Centro Studi Sinergie” con sede in Milano.   Guarda il video

Francesco Cosimato. Nato a Roma il 12 novembre 1959, ha frequentato il 162° Corso Allievi Ufficiali presso l’Accademia Militare di Modena. È paracadutista militare, direttore di lancio e ispettore per attività di controllo degli armamenti. Ha ricoperto numerosi incarichi di comando e staff, tra cui missioni in Somalia (1993), Bosnia (1998 e 2006) e Kosovo (2000). Ha comandato unità come il I Gruppo del 33° Reggimento artiglieria terrestre Acqui e il 21° Reggimento Artiglieria Trieste. E ha operato presso lo Stato Maggiore dell’Esercito e presso la NATO.

Il libro della settimana 

 

P.Ruffini, Io sono perfetto, Romanzo, Editrice La Nave di Teseo, pp. 320, Euro 19.00

E se il prossimo Presidente del Consiglio fosse Down? Paolo Ruffini affronta questa domanda con ironia e tenerezza, firmando un romanzo che fa sorridere e commuovere, e che ricorda una verità semplice: nessuno è normale, nessuno è diverso, siamo tutti unici e perfetti (Vincitore del Premio Selezione Bancarella 2026).

Paolo Conforti è un politico ambizioso e disonesto. È a un passo dal diventare Presidente del Consiglio, il traguardo per cui ha sacrificato tutto. Ma Paolo ha anche un fratello con sindrome di Down, Simone, molto legato a Paolo. Simone vive una vita semplice e felice, la sua forza è vedere la bellezza, ovunque, e andare sempre al sodo delle cose. Quando la carriera di Paolo crolla per un caso di corruzione il politico trova una soluzione disperata e geniale: candidare Simone al posto suo, convinto di poterlo manovrare. Ma Simone non è manipolabile e la sua campagna – fatta di abbracci, sincerità e gentilezza – sorprende il paese, e soprattutto Paolo.

LA NOSTRA BIBLIOTECA

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Il film della settimana

UCCELLACI E UCCELLINI (1966) regia di Pier Paolo Pasolini

 

Come in tutte le favole, non c’è una storia ben definita in questo film: il pretesto narrativo è dato dalle considerazioni filosofiche (in chiave marxista) di un vecchio corvo che si rivolge a due uomini, padre (Totò) e figlio (Davoli). Il corvo sembra convincere il suo limitato pubblico con la saggezza delle sue parole, ma appena si presenta il problema della fame, gli “irragionevoli” umani gli tirano il collo e se lo mangiano. 

I NOSTRI FILM

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DIVENTA “VOLONTARIO” DEI SOFFERENTI

UN BREVE CORSO PER COMPRENDERE CHI E’ IL VOLONTARIO

Presentazione settimanale di un’associazione di volontariato

 

CasAmica ODV

 

CasAmica ODV è un’organizzazione no-profit che da oltre trent’anni si dedica ad offrire ospitalità gratuita a pazienti oncologici, ematologici e a coloro che necessitano di cure a lunga distanza dalla propria abitazione, insieme ai loro familiari. Fondata nel 1989 a Milano, CasAmica è diventata un punto di riferimento essenziale nell’ambito dell’assistenza sociale e sanitaria, rispondendo a un bisogno spesso trascurato di sostegno umano e materiale durante i percorsi di cura.

La missione principale di CasAmica ODV è garantire a chi si trova ad affrontare una malattia grave, e alle persone che li assistono, un ambiente accogliente e familiare vicino ai centri ospedalieri specializzati. L’associazione gestisce numerose sedi in diverse città italiane.  Questo contributo si rivela fondamentale perché allevia il peso economico e logistico delle lunghe degenze fuori casa, permettendo di mantenere un legame solido con il proprio nucleo familiare.

Oltre all’ospitalità, CasAmica promuove attività di solidarietà che spaziano dall’organizzazione di eventi di sensibilizzazione alla raccolta fondi, passando per iniziative di volontariato e supporto psicologico. Il ruolo dei volontari è di primaria importanza; essi sono presenti quotidianamente nelle strutture, offrendo ascolto, assistenza pratica e conforto, contribuendo a creare un clima di calore umano indispensabile in momenti così delicati.

La trasparenza e la responsabilità nella gestione delle risorse rappresentano valori imprescindibili per CasAmica ODV. L’organizzazione opera esclusivamente grazie al contributo generoso di privati, aziende e istituzioni, impegnandosi a rendere noti i risultati raggiunti e l’utilizzo dei fondi raccolti attraverso rapporti periodici e comunicazioni chiare.

Per APPROFONDIRE 

 

ALCUNE ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO

 

UN CASO CHE NON PUO’ LASCIARCI INDIFFERENTI

IL “PROTETTORE” DEL BLOG

Il Protettore di questo blog è il BEATO GIUDICE ROSARIO LIVATINO assassinato dalla mafia il 21 settembre 1990 che è stato non solo un “uomo pensante” ma anche un magistrato modello e una persona di grande e autentica fede: «Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili». Quindi. come affermò san Giovanni Paolo II un “martire della giustizia e indirettamente della fede”. Pur partecipando alla Messa ogni giorno, forse nessuno ha notato la sua azione religiosa ma l’effetto di quell’azione, cioè la testimonianza. Dunque una fede non da mostrare nelle forme ma da rendere leggibile nella testimonianza. E, ogni suo documento, al termine, era siglato con STD (SUB TUTELA DEI). Il mio auspicio è che anche i molti visitatori di questo blog, seguendo il suo esempio, si pongano “sub tutela Dei” e testimoni, anche con le argomentazioni da uomini pensanti, di principi e di valori fondamentali alla nostra società e alle future generazioni. GRAZIE.
Per conoscere il beato Livatino:

-La vita

-«L’uomo che ho ucciso, Livatino, – ha affermato: oggi mi aiuta a coltivare la speranza»

-Un commento sul Giudice Livatino

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IL RIPROREVOLE ESEMPIO DI WENDI DUFFI

NOME: Wendy Duffy

ETA’: 56 anni

NAZIONALITA’: Gran Bretagna

CONDIZIONI FISICHE: godeva di buona salute non era attaccata a una macchina, non aveva un cancro o una malattia terminale… Era affetta da depressione non essendo riuscita in 4 anni ad elaborare e superare il lutto per la morte dell’unico figlio, il 23enne Marcus.

GIORNO DELLA MORTE: 23 aprile 2026

LUOGO DELLA MORTE: Basilea, associazione Pegasos che procura il suicidio volontario assistito.

COSTO DELLA MORTE: 10 mila sterline

PERCHE’ NON POSSIAMO CONDIVIDERE L’ESPISODIO?

Nessuno ha il diritto di giudicare la scelta di Wendi ma come è stata gestita per volontà della stessa, come pure le ripercussioni ha suscitato. La signora poteva recarsi in Svizzera privatamente ma invece ha scelto di dare una ripercussione mediatica al suo atto mediante un’ intervista al Daily Mails ripresa da vari organi mediatici internazionali per coinvolgere emotivamente i lettori e gli ascoltatori. E’ la stessa strategia adottata dall’Associazione Luca Coscioni quando Marco Cappato accompagnò in Svizzera Dj Fabo a morire; era il 28 febbraio 2017. Il poveretto morì alle 11.20 e già alle 11.40 le agenzie stampa battevano comunicati stampa che annunciavano la sua morte. Pura coincidenza oppure strategia comunicativa ottima?

Dunque,  Wendy, voleva comunica al mondo  che chiunque abbia seri disagi può in Svizzera fare richiesta di suicidio assistito o di eutanasia, mentre dovremmo concentrarci su cure migliori per attenuarne le sofferenze e gestire i vari traumi. Inoltre è un insulto alle migliaia di famiglie che giorno dopo giorno con grandi sacrifici, curano e assistono in silenzio ma con immenso amore un parente affetto da grave handicap o che sta vivendo l’ultimo tratto dell’esistenza. 

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Il Blog dell’ “Uomo pensante” vuole combattere stereotipi e pregiudizi, non sta dalla parte di nessuno ma si basa unicamente sulla verità dei fatti e si propone di essere il più inclusivo possibile. Come potete notare, nonostante i numeri soddisfacenti di entrate giornaliere, non vi è nessuna pubblicità per non essere manipolato dagli inserzionisti. Per questo, se presto un servizio che ritenete buono, chiedo la vostra generosità nei confronti di chi fa il bene anche a “nome vostro”.
Evidenzio due situazioni: i sacerdoti e un prete mio caro amico che gestisce una comunità di persone fragili.

I sacerdoti

I sacerdoti sono un dono perché donano la loro vita agli altri. Dona anche tu. Il tuo bel gesto nei confronti dei sacerdoti è riconosciuto anche dal sistema fiscale. Una donazione, infatti, è deducibile dal reddito annuale se effettuata a favore dell’ICSC (Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero) attraverso: carta di creditoconto corrente postalebonifico bancario.
Per le donazioni tramite conto corrente postale o bonifico bancario usare la causale “erogazione liberale art. 46 L.222/85”. Le donazioni per i sacerdoti sono deducibili dal reddito annuale fino a un massimo di euro 1.032,91.
Un sacerdote vive con molto meno di quello che si crede. E fa molto di più.
Dal 1984 è stata soppressa la retribuzione statale ai sacerdoti e il loro sostentamento è affidato esclusivamente alla tua generosità. In Italia esistono più di 35.000 sacerdoti che donano la propria vita agli altri. Con ogni tua offerta puoi garantire a queste persone una dignitosa sussistenza e contribuire alle loro missioni quotidiane, sempre rivolte ai più sofferenti. Basta un piccolo contributo per dare sostegno a tanti.
Mentre le offerte che fai direttamente in chiesa aiutano esclusivamente il sacerdote della parrocchia, le donazioni presenti in questo sito sono ripartite equamente tra tutti i sacerdoti per assicurare loro una vita decorosa.

GUARDA IL VIDEO

Don Giusto Della Valle

Don Giusto Della Valle è un sacerdote, mio caro amico, della diocesi di Como e attualmente è il parroco di San Martino a Rebbio, un quartiere di Como. Oltre che essere parroco ospita circa 50 persone immigrate a cui fornisce vitto e alloggio. Per questo suo grande impegno è conosciuto e apprezzato in tutta la città. 

Una testimonianza

“Nell’estate 2017, in piena emergenza migranti, ho incontrato Don Giusto Della Valle, una persona eccezionale impegnata a togliere le sofferenze. Il dramma delle migrazioni mi ha da sempre angosciato e da tempo desideravo poter fare qualche cosa per loro. Con lui ho cercato un immobile da ristrutturare così da poter ospitare minori stranieri non accompagnati e l’abbiamo individuato a Rebbio (Como), in via Giussani 35. L’immobile apparteneva al “Collegio delle Missioni Africane” noto anche come “Missionari Comboniani” ed il ricavato della vendita serviva loro per sostenere l’ospedale da loro gestito di Mapuordit nel Sud Sudan, danneggiato alla guerra: una bellissima combinazione. Nel corso della progettazione del nuovo immobile la politica italiana sulla migrazione è cambiata e di conseguenza abbiamo riorientato il progetto verso i bisogni della comunità. La Casa oltre che ad essere aperta al quartiere e alla città dovrà essere un luogo d’educazione e integrazione ed potrà offrire un riparo ai minori non accompagnati, alle mamme in difficoltà con figli e ai piccoli di qualsiasi nazionalità, con attenzione particolare alle situazioni di maggiore fragilità. Un piano dell’immobile suddiviso in quattro appartamentini ed è a disposizione di nuclei familiari che vivono momenti di fragilità umana ed economica. Il cantiere di casa “Caracol” è terminato a fine 2019 e l’attività sociale gestita dalla parrocchia di Rebbio e da Symploké (nata dalla Caritas diocesana di Como) è iniziata nel corso della primavera 2020” (Carlo Crocco, Presidente della Fondazione MDM).

Un video

Como, il meraviglioso cuore di don Giusto fa innamorare i musicisti della Scala: concerto strepitoso per la solidarietà

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APPARIZIONI DELLA MADONNA – Lourdes (1)

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Dopo aver evidenziato la scorsa settimana, all’inizio del mese di Maggio, non solo cosa intendiamo per “autentica devozione a Maria” ma anche il rilievo dei pellegrinaggi ai santuari mariani, tappe fondamentali per rafforzare il rapporto personale con Dio attraverso l’intercessione della Vergine quale figura di compassione, misericordia e guida spirituale, nel proseguo di questo mese indicheremo le caratteristiche delle apparizioni in alcuni luoghi.

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