26 SETTEBRE  2026 –  Aggiornamento numero  265 

Prossimo aggiornamento sabato 3 ottobre 

EDITORIALE

“VOLARE ALTO” nel quotidiano

Alcune settimane fa all’inizio del nuovo anno sociale ho affermato che dobbiamo vivere i prossimi mesi rivalorizzando la GIOIA. Oggi osservando le donne e gli uomini della nostra società spesso pessimisti, superficiali, qualunquisti e alcune volte anche cinici, indicherò una metodologia per concretizzare la gioia che ho definito: il volare alto. Di seguito ci chiederemo il significato di questa affermazione e le modalità per “volare” oltre gli elementi che rischiano di incollarci alla superficialità.

DI COSA STIAMO PARLANDO?

“Volare alto” appartiene al linguaggio figurato e richiama immediatamente l’immagine di chi si solleva al di sopra del livello ordinario delle cose. Non indica però soltanto il desiderio di raggiungere un obiettivo ambizioso, ma suggerisce anche la capacità di guardare la realtà da una prospettiva più ampia, libera da condizionamenti, paure e interessi immediati.
In senso letterale, volare significa staccarsi da terra e muoversi nello spazio senza il sostegno diretto del suolo. “Volare alto”, quindi, significa porsi traguardi elevati, coltivare ideali nobili, sviluppare pienamente le proprie capacità. Chi “vola alto” non si accontenta unicamente di ciò che ha già acquisito, ma prosegue a migliorarsi ogni giorno contribuendo così al bene comune. L’espressione contiene, dunque, una componente di ambizione, ma non nel senso negativo dell’arrivismo: si tratta piuttosto di un’ambizione orientata da valori e da responsabilità.
Il “volare alto” assume pure un risvolto etico, cioè il rifiuto della meschinità, dell’intolleranza e della vendetta scegliendo invece il dialogo, la dignità e la generosità. In questo senso, l’espressione invita a non rispondere al male con il male e a non porsi di fronte alla complessità delle persone e delle situazioni con giudizi affrettati.

Il “volare alto”, inoltre, va interpretato con equilibrio. La società contemporanea incoraggia il successo e la visibilità, di conseguenza il puntare in alto può trasformarsi anche in una pressione costante cioè l’ essere sempre produttivi, competitivi e impeccabili. Chi “vola alto”, invece, è in grado di distinguere tra desiderio reale ed autentico e culto della prestazione.

INGREDIENTI per “volare alto”

1.Visione

Ogni traguardo significativo nasce da un’immagine mentale del futuro che si desidera costruire. Possedere una visione significa interrogarsi sulle proprie aspirazioni, individuare ciò che si ritiene importante e definire una direzione coerente. Una visione efficace, tuttavia, non può essere astratta o irrealista: deve tradursi in obiettivi concreti, verificabili e compatibili con i propri valori.

2.Consapevolezza di sé

Conoscere i propri punti di forza consente di valorizzarli, mentre riconoscere i propri limiti permette di lavorare su di essi con maggiore lucidità. Inoltre “volare alto” non significa raggiungere un modello imposto dall’esterno ma individuare la propria definizione di successo e impegnarsi per realizzarla.

3.Disciplina

L’entusiasmo iniziale dà impulso all’azione ma è insufficiente per la continuità. La disciplina, dunque, consiste nel tenere fede agli impegni anche quando la motivazione diminuisce, gli ostacoli aumentano e i risultati tardano ad arrivare. Essa si manifesta nella gestione del tempo, nella definizione delle priorità e nella costanza quotidiana. Importanti risultati sono la conseguenza di  progressi piccoli ripetuti nel tempo.

4.Formazione continua

Il mondo cambia rapidamente e nessuna competenza può considerarsi acquisita una volta per tutte. Studiare, aggiornarsi e confrontarsi con prospettive diverse consentono di ampliare le proprie possibilità e di affrontare problemi complessi con una adeguata preparazione. La formazione non riguarda però unicamente le conoscenze tecniche ma anche quelle  relazionali, comunicative e decisionali.

5.Coraggio

Ogni traguardo ambizioso comporta una certa dose di rischio poiché espone alla possibilità di fallire, di essere criticati o di dover abbandonare abitudini rassicuranti. Il coraggio non consiste nell’assenza di paura, bensì nella capacità di agire nonostante ogni timore. Esso fa  cogliere opportunità, proporre idee innovative e assumersi responsabilità.

6.Resilienza

E’ la capacità di reagire alle difficoltà e di trasformare gli insuccessi in occasioni di apprendimento. Un errore può mettere in discussione una strategia, ma non deve porre in discussione il valore della persona o la validità dell’obiettivo. La resilienza consente di analizzare ciò che non ha funzionato, correggere la rotta e ripartire con maggiori esperienze.

7.Collaborazione

Per “volare alto” è indispensabile saper collaborare dato che il confronto con persone competenti, l’ascolto di opinioni differenti e la costruzione di relazioni fondate sulla fiducia favoriscono la crescita.

Ebbene,  “il volare alto”  è il risultato dell’intersecarsi di vari elementi!

 Ciò  che BLOCCA  il “volare alto”

1.Paura del fallimento

Chi teme di sbagliare tende spesso a non agire, preferendo la sicurezza di una situazione conosciuta alla possibilità di affrontare una sfida scordando che il fallimento non è una conferma della propria incapacità ma un’esperienza per comprendere i propri errori e migliorare. Per “volare alto” è indispensabile tollerare che ogni percorso comporta rischi, imprevisti e difficoltà.

2.Scarsa autostima

Una scarsa o fragile autostima alimenta un dialogo interiore negativo, caratterizzato da pensieri come “non ce la farò” oppure “non sono all’altezza”. Tali convinzioni, se ripetute nel tempo,  condizionano il comportamento divenendo profezie che si auto-avverano. Dobbiamo quindi distinguere tra la valutazione obiettiva delle proprie competenze e un giudizio globale sulla propria personalità spesso ingiusto.

3.Perfezionismo

Il desiderio di eccellere è positivo ma quando si trasforma nella convinzione di non commettere mai errori, produce ansia, procrastinazione e insoddisfazione. Ad esempio, il perfezionista, potrebbe rinviare a tempo indefinito l’avvio di un progetto, convinto di dover possedere, prima, tutte le conoscenze e le condizioni ideali. Per questo è opportuno puntare sul “sufficientemente buono” che consente di agire e di migliorarsi con l’esperienza.

4.Giudizio altrui

Famiglia, amici, colleghi e società possono esercitare pressioni sulle scelte individuali. Il timore di essere criticati, derisi o ritenuti presuntuosi frena e anche molto.

5.Convinzioni limitanti

Si tratta di idee radicate, spesso apprese nell’infanzia, secondo cui il successo è riservato a pochi. Queste convinzioni agiscono silenziosamente ma orientano le decisioni e selezionano  le opportunità.

6.Carenze e confusioni di fronte agli obiettivi

Desiderare genericamente “una vita migliore” è insufficiente per orientare le energie quotidiane. Senza direzioni ben tracciate si disperdere il tempo con attività secondarie, lasciandosi guidare unicamente dalle urgenze.

7.Procrastinare  

Rimandare metodicamente sono conseguenze della paura, della stanchezza o della difficoltà ad organizzarsi. Tutto ciò rafforza la percezione di essere degli incapaci. Per contrastare questo meccanismo è utile suddividere i compiti complessi in azioni semplici iniziando con passi concreto, anche piccoli.

8.Ambiente

Contesti caratterizzati da pessimismo, competizione distruttiva o assenza di sostegno possono indebolire la motivazione. Al contrario, relazioni fondate sul rispetto e sul confronto costruttivo favoriscono lo sviluppo personale.

CONCLUSIONE

“Volare alto” non significa negare la realtà né vivere di illusioni. Un sogno privo di consapevolezza può trasformarsi in evasione; un progetto ambizioso, invece, richiede studio, disciplina, pazienza e capacità di affrontare gli insuccessi. Ciò si concretizza prevalentemente con piccoli passi, decisioni quotidiane e responsabilità concrete. Non tutti devono raggiungere gli stessi traguardi: ciascuno può definire la propria idea di realizzazione in relazione alle proprie inclinazioni, condizioni e valori. In tale prospettiva, “volare alto” significa soprattutto non permettere che siano la paura o il giudizio altrui a determinare il proprio percorso.
“Volare alto” è dunque è un’espressione molto attuale unendo aspirazioni, libertà e responsabilità. Essa invita a guardare oltre l’ostacolo senza perdere il contatto con la realtà, a coltivare ideali senza trasformarli in pretese irrealistiche, a perseguire il successo senza sacrificare l’onestà e l’integrità.

Perché dovrei “volare alto”? In primis per essere rispettoso di te stesso!

Don Gian Maria Comolli

LA PAROLA DI DIO DELLA DOMENICA

XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (27 settembre 2026)  

L’atteggiamento dei due figli  (Mt. 21,28-32)

San Giovanni Crisostomo, grande Padre della Chiesa d’Oriente, così scriveva: “Che cos’è il peccato davanti alla misericordia di Dio? È una tela di ragno che un soffio di vento basta a far volare via“. Questo consolante messaggio sprizza anche da ogni pagina delle Sacre Scritture; ad esempio, il profeta Isaia ammoniva: “Anche se i vostri peccati fossero come scar­latto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diven­teranno come lana” (Is 1,18).

Ma, il perdono di Dio, non è un passaporto senza tasse e tantome­no un talismano con effetti magici: il perdono di Dio per poter essere efficace necessita di un cuore aperto che lo accolga e lo faccia fruttificare. Inoltre nel Regno di Dio non esistono posti di privilegio: occorre, invece, essere umili e leali per offrire a Dio un cuore veramente ospitale che sappia accogliere il dono del Suo perdono.

Ma, purtroppo, questa “ospitalità interiore” spesso manca, e nel Vangelo di questa Domenica  Gesù prende posizione nei con­fronti dell’atteggiamento della falsità narrando una parabola con protagonisti due figli.

Il primo figlio di fronte al padre è rispettoso, appare una persona tranquilla e obbediente; ma, in realtà, egli vive contro il padre poiché percepisce la sua bontà con ipocrisia. Di chi parla Gesù? A chi è diretto il Suo messaggio? Con l’imma­gine del “figlio falso”, Cristo si rivolge agli uomini religiosi di tutti i tempi insegando che Dio non può essere ingannato. San Paolo, nella Lettera ai Galati, afferma: “Non fatevi illusione: non ci si può prendere gioco di Dio. Ciascuno raccoglierà quello che avrà semina­to” (Gal 6,7). Con l’esempio di questo figlio Gesù condanna il fariseismo di tutti ogni epoca rammentando che il sangue dei farisei può scorrere anche nelle vene dei cristiani d’oggi.

 Il secondo figlio invece è ribelle ma la sua ribellione svanisce velocemente poichè il suo cuore è sensibile, si pente del “no” pronunciato al padre e decide di accogliere la sua volontà. In questo figlio ribelle ma buono possiamo vedere i convertiti di tutti i tempi: Saulo di Tarso, Agostino di Ippona, Francesco d’Assisi, Giovanni di Dio, Camillo de’ Lellis, Girolamo Emiliani, Charles de Foucauld… e molti altri. Costoro hanno fatto gioire il cuore di Dio avendo accolto il suo perdono e avendo trasformato la loro vita. Costoro sono gli autentici figli di Dio, poiché dopo l’incontro con la luce hanno rifiutato la falsità, non si sono difesi con una falsa facciata di una bontà ipocrita ma hanno chiesto umilmente perdono per rinnovarsi totalmente.

Poiché siamo tutti peccatori dovremmo essere riconoscenti al Cristo poiché le sue “ramanzine” sono sempre molto salutari.

LE DOMANDE AL DON (79)

Diminuiscono coloro che scelgono di donare gli organi dopo la morte, aumentano le cremazioni

Sempre più italiani scelgono di non donare organi e tessuti. Sono in crescita  i “no” che vengono registrati al momento del rinnovo della Cie, la carta d’identità elettronica mentre aumentano coloro che scelgono la cremazione. Non le sembra una contraddizione? Umberto.

LA RISPOSTA DEL DON

Sono perfettamente d’accordo con Umberto che evidenzia secondo me una delle molte contraddizioni del popolo italiano.

Verifichiamo i numeri

–Autorizzazione alla donazione di organi e di tessuti.

Sono sempre più, come ricordato da Umberto, gli italiani che optano di non donare organi e tessuti infatti sono in crescita i “no” sulla Carta d’identità elettronica. Tuttavia, anche se chi nega il consenso è accresciuto, i “sì” prevalgono, infatti su circa 950mila documenti rilasciati nel 2025 in 380mila (39,7%) hanno scelto di opporsi al prelievo degli organi dopo la morte, mentre 570mila (60,3%) hanno dato il proprio consenso. Rispetto all’anno 2024 le opposizioni alla donazione sono salite del 3,4%.

–Cremazione.

Negli ultimi trent’anni la cremazione è passata da pratica residuale a componente strutturale del sistema funerario italiano. Ad esempio nel 2025, a fronte di una mortalità sostanzialmente stabile, le cremazioni di cadaveri sono aumentate e oggi interessano il 39% dei decessi.

Rapporto, o meglio l’intersecarsi tra donazione degli organi e cremazione

…

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LE VARIE RISPOSTE DEL DON

Il “contatore” degli aborti

Controlla in tempo reale il numero degli aborti nel mondo dal 1 gennaio 2026

Oggi siamo a 33.494.000 

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IL LIBRO DELLA SETTIMANA

J. Morgenthau, L’eterno ritorno della politica di potenza (a cura di L. Zambernardi), Morcelliana 2006, pp. 320, euro 26

Nel volume Morgenthau ripropone i fondamenti del realismo politico e interpreta la storia internazionale come un confronto permanente tra interessi, ambizioni e rapporti di forza. Contro le visioni che affidano alla razionalità, al diritto o alle istituzioni la possibilità di eliminare il conflitto, l’autore sostiene che la politica estera nasce dalla natura conflittuale dell’azione umana e dalla ricerca del potere.
Certamente Morgenthau non celebra la forza, ma invita a distinguere  l’analisi degli equilibri internazionali dai giudizi morali. La prudenza diviene così il principio essenziale dell’arte politica: gli Stati devono perseguire i propri interessi valutando conseguenze, limiti e responsabilità. L’opera conserva una notevole attualità, offrendo strumenti critici per comprendere crisi geopolitiche, competizione strategica e fragilità dell’ordine internazionale contemporaneo.

LA NOSTRA BIBLIOTECA

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 IL FILM DELLA SETTIMANA

Il film del 2025 narra la scelta di due genitori di sostituire il figlio defunto con un androide. I due si ritrovano a essere nuovamente genitori di un bambino di sette anni, ma nulla potrà mai tornare come prima. Kakeru (il nome del nuovo “figlio” non mangia e non dorme e si ricarica su un cubo… Questa  scelta è trasformata dal regista giapponese Hirokazu Kore-edasi in riflessioni su vari argomenti:  dall’elaborazione del lutto all’’infanzia abbandonata, dal  rapporto tra coniugi in relazione ai figli alle aspettative nei confronti di questi ultimi, ai confini etici dell’intelligenza artificiale. Tutto questo è presente in una “favola” che ricorda quanto la tecnologia sia un’illusione.

 I NOSTRI FILM

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Grave, anzi, “GRAVISSIMO”

Docenti aggrediti o accoltellati: un’emergenza educativa e sociale

Partiamo da due episodi recenti. Isabella Marsilio della scuola media “Verga” di Roma è stata accoltellata venerdì 17 settembre da uno studente di 13 anni che doveva recuperare alcuni debiti. Lo studente prima dell’assurdo gesto ha spruzzato in faccia alla docente dello spray al peperoncino. L’episodio ci lascia sconcertati, ma pure preoccupa che la docente è divenuta bersaglio di insulti sui social: “Peccato che se la sia cavata”, “lurida”, “nessuna solidarietà”…

A Lamezia Terme uno studente di 14 anni dell’Istituto comprensivo “Nicotera-Costabile” avrebbe pianificato un’aggressione con un coltello contro la sua docente di italiano Sembra che il ragazzo nutrisse un rancore nei confronti della  professoressa a causa della bocciatura dell’anno precedente. Il ragazzino avrebbe nascosto l’arma nei bagni della scuola. Il tentativo è  stato sventato dai carabinieri intercettando i messaggi inviati online su Telegram.

Ebbene, negli ultimi anni, le aggressioni ai docenti o al personale scolastico minacciati o colpiti da studenti o aggrediti da genitori hanno assunto una rapida frequenza. Ciò rischia di trasformare la scuola, luogo deputato alla formazione e alla crescita, in uno spazio segnato dalla paura e dall’insicurezza.

Il fenomeno non può essere liquidato come una semplice conseguenza dell’indisciplina giovanile. Un’aggressione fisica rappresenta la manifestazione estrema di una crisi complessa nella quale confluiscono fattori familiari, sociali, culturali e psicologici.
Una causa che scatena questa violenza è pure l’indebolimento dell’autorevolezza del docente. In passato, l’insegnante, godeva di un ampio riconoscimento sociale; oggi, invece, la sua figura è talvolta contestata o delegittimata anche dalle famiglie che anziché collaborare con la scuola, reagiscono in modo aggressivo a una valutazione negativa, a un provvedimento disciplinare o a un richiamo rivolto al figlio. In questo clima, il docente, può divenire il bersaglio di tensioni che hanno origine altrove.

Che fare? Innanzitutto non dobbiamo  minimizzare i fatto e neppure ricorre  a risposte esclusivamente punitive anche se la sicurezza deve essere garantita con fermezza: chi aggredisce un docente deve assumersi la responsabilità delle proprie azioni, secondo quanto previsto dalla legge. Tuttavia, la sanzione, da sola non è sufficiente, serve la prevenzione.

E “la prevenzione” inizia con la costruzione di una cultura del rispetto.

Gli studenti devono comprendere che il dissenso è legittimo, ma deve essere espresso attraverso il dialogo e nel rispetto delle persone. Un ruolo importante spetta anche alle famiglie. Quindi la collaborazione tra genitori e scuola è fondamentale. Contestare una decisione didattica o disciplinare è un diritto, ma tale confronto deve avvenire in modo civile e attraverso i canali appropriati, poiché la legittimazione dell’aggressività da parte degli adulti trasmette ai ragazzi un messaggio dannoso: che la forza o la minaccia siano strumenti accettabili per ottenere ciò che si desidera.

Infine, la tutela dei docenti è un diritto per loro e un dovere dello Stato, poiché  proteggere chi insegna significa proteggere l’intera comunità scolastica. Un insegnante minacciato perde sicurezza, motivazione e serenità e gli studenti apprendono in un ambiente dominato dal timore. La violenza contro un docente colpisce dunque il principio stesso dell’educazione, fondato sull’autorevolezza, sul dialogo e sulla fiducia reciproca.

Ebbene, gli attacchi contro i docenti, sono un campanello d’allarme che interpella l’intera società!

 

Polemica sul tetto agli studenti stranieri in classe

È stato approvato in Consiglio dei ministri, secondo quanto si apprende, il decreto sulla scuola. Il testo tocca snodi sensibili della gestione scolastica: dalle soglie per l’inserimento degli alunni stranieri alla regolamentazione dell’accesso con il volto coperto negli istituti, passando per il supporto alle famiglie in difficoltà e l’aumento dei fondi per il diritto allo studio. L’intervento governativo punta, inoltre, ad aggiornare gli indirizzi d’istruzione secondaria e a destinare nuove risorse al contrasto del bullismo digitale.

Comprendiamo il problema

Gli studenti con “background migratorio” attualmente in Italia sarebbero circa 950 mila su una popolazione scolastica di 8 milioni. Meloni ha annunciato un tetto massimo del 30% degli stranieri per classe.

Per onorare la verità non possiamo scordare che Meloni non ha detto nulla di nuovo poiché il limite massimo del 30% di studenti stranieri per classe era stato voluto da una circolare dell’allora ministro Gelmini, derogata poi alle regioni. Ma pure  quella della Gelmini non fu una novità poichè l’attuale Capo dello Stato, Sergio Mattarella,  da Ministro della Pubblica Istruzione Istruzione nel VI Governo Andreotti emanò una circolare (n. 205 del 26 luglio 1990) che, facendo seguito ad una di qualche mese prima (n. 301 del 1989) si occupava di integrazione in aula. E già l’oggetto (“La scuola dell’obbligo e gli alunni stranieri. L’educazione interculturale”) indicava la strada da seguire. L’obiettivo di tali direttive era evitare la concentrazione di alunni stranieri, che non conoscevano la lingua italiana, in un unico ambiente scolastico, contrastando così anche la formazione di “ghetti”. E, Mattarella, stabilì il numero massimo di 5 stranieri per classe.

Ovviamente i tempi e i numeri sono cambiati ma non gli obiettivi, in primis “la qualità dell’apprendimento”. Gli studenti stranieri, da poco giunti nel nostro Paese, posseggono una conoscenza limitata della lingua italiana e quindi necessitano di interventi personalizzati, di  corsi di alfabetizzazione e di tempi più lunghi per comprendere le lezioni. Quando il loro numero è eccessivo, l’insegnante rischia di non poter seguire adeguatamente né questi alunni né quelli già pienamente integrati nel sistema scolastico. Di conseguenza, un limite ragionevole, potrebbe favorire l’ equilibrio, consentendo una didattica migliore.

Ebbene, e ritorno sul problema numerico, una bilanciata presenza in aula di alunni italiani e di alunni extra-comunitari garantirebbe l’efficacia dell’insegnamento e anche l’inclusione scolastica, poiché l’obiettivo non è quello di escludere o di discriminare, bensì di evitare situazioni che rendono difficoltoso il percorso educativo dell’intera classe. Di più: l’adeguata distribuzione dei “non italiani” evita la formazione di gruppi separati, ostacolando gli scambi con i compagni italiani e rallentando il processo di integrazione. Da non scordare, inoltre, che l’integrazione non può dipendere esclusivamente dalla buona volontà degli insegnanti, ma deve essere sostenuta da un’organizzazione adeguata con mediatori culturali, docenti di sostegno linguistico, materiali didattici adeguati e formazione degli insegnanti. Da ultimo  sarebbe scorretto considerare allo stesso modo studenti stranieri perfettamente italofoni e alunni appena arrivati, privi di competenze linguistiche.
Quindi la finalità prima di Mattarella, poi della Gelmini e oggi della Meloni sono più che condivisibili ma il tutto va inserito in una strategia più ampia di equità e inclusione. Solo così si garantirà a tutti il diritto a un’istruzione di qualità, evitando sia l’isolamento degli alunni stranieri sia il sovraccarico delle singole classi.

Il parere di Giorgia Meloni

“Il provvedimento introduce per legge il numero massimo di studenti stranieri per classe, e introduce l’obbligo per i genitori di studenti stranieri con problemi gravi di inserimento scolastico di imparare l’italiano, e introduce il divieto di burqa e niqab a scuola. A scuola – ha detto – si va a viso scoperto e in Italia nessuno, in nome di una vera o presunta tradizione, può decidere che una giovane donna debba nascondersi. Non esiste che in una classe italiana a sentirsi in un angolo siano bambini italiani perché sono diventati la minoranza. Non si può fare” (20 settembre, Roma, alla giornata di chiusura di Fenix)

Il parere di Suor Anna Monia Alfieri (cavaliere al Merito della Repubblica ed esperta di politiche scolastiche)

“Già in altre occasioni ho manifestato il mio parere favorevole in merito alla proposta del ministro Valditara e del Governo di introdurre un limite massimo rispetto alla presenza di studenti stranieri all’interno delle classi. Si tratta di una misura che dovrebbe ricevere il sostegno e l’appoggio trasversale perché è una misura dettata dal buon senso e dal desiderio di consentire a tutti gli studenti un percorso scolastico e formativo significativo e proficuo. Ogni studente deve poter godere di un contesto di apprendimento reale e concreto: lo studente italiano deve progredire nello studio e nell’approfondimento della propria lingua, lo studente straniero deve essere posto nelle condizioni di acquisire le competenze linguistiche che gli consentano di essere inserito all’interno della società in cui vive” (Adnkronos 21.9.2026)

Il parere di Lucio Bergamaschi (giornalista)

“Due provvedimenti sulla scuola che fanno discutere. La proibizione di burka e nijab e la quota massima di alunni stranieri per classe. La prima è una cosa sacrosanta che non fa che applicare l’art 85 del TUPS (proibizione di mascheramento o travisamento del volto nei luoghi pubblici). La seconda nasce da un problema reale che tanti insegnanti mi manifestano. Se in una classe c’è una quota eccessiva di alunni che non comprende l’italiano è impossibile svolgere il programma e ciò va a danno di tutti, in primis i più svantaggiati. In altri stati europei i figli di immigrati di prima generazione (che in famiglia parlano solo la lingua madre) sono obbligati a frequentare un anno propedeutico per imparare la lingua del paese ospitante. Da noi questa norma non esiste e i piccoli figli di stranieri vengono scaraventati in una realtà per loro incomprensibile risultando di fatto emarginati. Facendo doposcuola a Portofranco me ne sono reso conto personalmente. È un problema di cui bisogna farsi carico senza ideologia perché riguarda centinaia di migliaia di ragazzi” (da facebook 22.9.2026).

La potenza della VERITA’ che richiede solo pazienza

DIVENTA “VOLONTARIO” 

PERCHE’?

Il volontariato è un pilastro della società civile e riveste un’importanza cruciale nel panorama societario. Le associazioni di volontariato consentono infatti di integrare le prestazioni tradizionali con un approccio umano e relazionale. La presenza di volontari disinteressati crea un clima di fiducia e apertura, indispensabile per affrontare situazioni di grande vulnerabilità.

Inoltre, le associazioni di volontariato sono spesso in grado di rispondere in modo rapido ed efficace a bisogni specifici, che possono prima sfuggire alle strutture sanitarie pubbliche. Grazie alla loro flessibilità e alla varietà di competenze dei loro membri, queste organizzazioni possono sviluppare programmi innovativi e rispondere a esigenze emergenti. 

UN BREVE CORSO PER COMPRENDERE CHI E’ IL VOLONTARIO

 

IL “PROTETTORE” DEL BLOG

Il Protettore di questo blog è il BEATO GIUDICE ROSARIO LIVATINO assassinato dalla mafia il 21 settembre 1990 che è stato non solo un “uomo pensante” ma anche un magistrato modello e una persona di grande e autentica fede: «Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili». Quindi. come affermò san Giovanni Paolo II un “martire della giustizia e indirettamente della fede”. Pur partecipando alla Messa ogni giorno, forse nessuno ha notato la sua azione religiosa ma l’effetto di quell’azione, cioè la testimonianza. Dunque una fede non da mostrare nelle forme ma da rendere leggibile nella testimonianza. E, ogni suo documento, al termine, era siglato con STD (SUB TUTELA DEI). Il mio auspicio è che anche i molti visitatori di questo blog, seguendo il suo esempio, si pongano “sub tutela Dei” e testimoni, anche con le argomentazioni da uomini pensanti, di principi e di valori fondamentali alla nostra società e alle future generazioni. GRAZIE.
Per conoscere il beato Livatino:

-La vita

-«L’uomo che ho ucciso, Livatino, – ha affermato: oggi mi aiuta a coltivare la speranza»

-Un commento sul Giudice Livatino

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NOVITA’ EDITORIALE

Dall’inizio di ottobre in libreria

RASSEGNA STAMPA SETTIMANALE ONLINE “CONTROCORRENTE” e ARCHIVIO 

Questa Rassegna Stampa è un po’ particolare poiché verranno evidenziati mediante alcuni articoli temi che solitamente non trovano spazio nei massmedia e sul web andando contro-corrente o appartenendo a quella categoria definita “politicamente scorretta”. Inoltre per ogni argomento sarà presente anche un “archivio”  poiché affogati da continue notizie rischiamo di scordare oggi quello che è avvenuto ieri e, così dimenticando la memoria, gli errori si ripetono. Buona lettura!

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IL VIRTUOSO ESEMPIO DELLA GRAN BRETAGNA

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ALCUNI SPUNTI PER LA RIFLESSIONE 

 

SOSTENI CHI FA IL “BENE”ANCHE A NOME TUO

 

 

Il Blog dell’ “Uomo pensante” vuole combattere stereotipi e pregiudizi, non sta dalla parte di nessuno ma si basa unicamente sulla verità dei fatti e si propone di essere il più inclusivo possibile. Come potete notare, nonostante i numeri soddisfacenti di entrate giornaliere, non vi è nessuna pubblicità per non essere manipolato dagli inserzionisti. Per questo, se presto un servizio che ritenete buono, chiedo la vostra generosità nei confronti di chi fa il bene anche a “nome vostro”.
Evidenzio la testimonianza di sacerdoti mio caro amico che gestisce molteplici persone fragili immigrate.

 

Don Giusto Della Valle

Don Giusto Della Valle è un sacerdote, mio caro amico, della diocesi di Como e attualmente è il parroco di San Martino a Rebbio, un quartiere di Como. Oltre che essere parroco ospita circa 50 persone immigrate a cui fornisce vitto e alloggio. Per questo suo grande impegno è conosciuto e apprezzato in tutta la città. 

Una testimonianza

“Nell’estate 2017, in piena emergenza migranti, ho incontrato Don Giusto Della Valle, una persona eccezionale impegnata a togliere le sofferenze. Il dramma delle migrazioni mi ha da sempre angosciato e da tempo desideravo poter fare qualche cosa per loro. Con lui ho cercato un immobile da ristrutturare così da poter ospitare minori stranieri non accompagnati e l’abbiamo individuato a Rebbio (Como), in via Giussani 35. L’immobile apparteneva al “Collegio delle Missioni Africane” noto anche come “Missionari Comboniani” ed il ricavato della vendita serviva loro per sostenere l’ospedale da loro gestito di Mapuordit nel Sud Sudan, danneggiato alla guerra: una bellissima combinazione. Nel corso della progettazione del nuovo immobile la politica italiana sulla migrazione è cambiata e di conseguenza abbiamo riorientato il progetto verso i bisogni della comunità. La Casa oltre che ad essere aperta al quartiere e alla città dovrà essere un luogo d’educazione e integrazione ed potrà offrire un riparo ai minori non accompagnati, alle mamme in difficoltà con figli e ai piccoli di qualsiasi nazionalità, con attenzione particolare alle situazioni di maggiore fragilità. Un piano dell’immobile suddiviso in quattro appartamentini ed è a disposizione di nuclei familiari che vivono momenti di fragilità umana ed economica. Il cantiere di casa “Caracol” è terminato a fine 2019 e l’attività sociale gestita dalla parrocchia di Rebbio e da Symploké (nata dalla Caritas diocesana di Como) è iniziata nel corso della primavera 2020” (Carlo Crocco, Presidente della Fondazione MDM).

Un video

Como, il meraviglioso cuore di don Giusto fa innamorare i musicisti della Scala: concerto strepitoso per la solidarietà

DONA A DON GIUSTO:  IT48K0843010904000000093297

 

 MAIL DEL BLOG DELL’UOMO PENSANTE 

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Pillola di Saggezza Mensile