L’ 11 febbraio 1984 san Giovanni Paolo II pubblicò la Lettera Apostolica “Salvifici doloris”, commentando la lacerante esperienza della sofferenza umana. Fu il primo documento di un pontefice che affrontò sistematicamente l’argomento. Dal Documento emergono due impegni. I sofferenti devono essere i “privilegiati” dalla comunità cristiana e la loro cura un impegno costante. Alla sofferenza umana va riservato un adeguato spazio nella catechesi e nell’ educazione alla fede.
L’enciclica “Evangelium Vitae”, promulgata da Papa Giovanni Paolo II il 25 marzo 1995, si presenta come un documento fondamentale per comprendere la visione della Chiesa cattolica sulla vita umana e sulla sua dignità. In un contesto storico caratterizzato da sfide significative in materia di bioetica, diritti umani e rispettabilità della vita, Giovanni Paolo II cercò di offrire una riflessione profonda e articolata sul valore sacro della vita e sull’importanza della sua protezione nelle sue diverse fasi. Quest’opera non solo affronta le questioni etiche legate alla vita, ma invita anche a una rinnovata considerazione del significato dell’esistenza umana.
Nel Messaggio della Presidenza della CEI per il 2026, si sottolinea l’importanza di un insegnamento che non si limiti a trasmettere nozioni teologiche, ma che abbia come obiettivo principale la formazione integrale della persona. Questo approccio educativo deve prendere in considerazione le sfide contemporanee, proponendo ai giovani strumenti critici per affrontare una realtà complessa e in costante mutamento.
Nella settimana dell’Unità dei cristiani vogliamo allargare il nostro orizzonte al dialogo interreligioso così riassunto da Paolo VI nella dichiarazione Nostra Aetate.
Alla maggioranza delle persone è oscuro cos’è il “gender” o “’ideologia di genere”, e di conseguenza le modifiche agli orientamenti antropologici e sessuali che questa pseudo dottrina intende apportare, estinguendo la plurimillenaria “concezione personalista di uomo” reputata demodé e la “famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna”, giudicata obsoleta.
In questo numero del Blog dell’Uomo Pensante all’inizio del nuovo anno l’ho voluto dedicare prevalentemente alla “pace”, quindi non poteva mancare un approfondimento sul un documento di san Giovanni XXIII attuale anche oggi: l’Enciclica “Pacem in Terris”.
“Il paradiso non è un luogo da favola, e nemmeno un giardino incantato. Il paradiso è l’abbraccio con Dio, amore infinito, e ci entriamo grazie a Gesù, che è morto in croce per noi” (Papa Francesco, 25 ottobre 2017)
Il “Purgatorio” che non è un Novissimo ma uno stato di purificazione che la maggioranza dei defunti vivono prima di essere ammessi in Paradiso per contemplare eternamente Dio.
Il primo Novissimo proposto dalla Dottrina della Chiesa Cattolica riguarda “l’inferno” sul quale oggi fermiamo la nostra attenzione rispondendo ad un interrogativo: l’inferno esiste?
Come insegna il Magistero della Chiesa, anche se oggi pochi nostri contemporanei lo considerano o ritengono questa un’idea retrograde: l’inferno esiste ed è eterno. Rifiutarne l’esistenza significa giudicare il Signore Gesù un menzognero avendone parlato più volte nel suo ministero in Palestina. Dunque, l’inferno è una realtà, la logica conseguenza della libera scelta della persona che muore macchiata dal peccato mortale senza pentimento ed avendo rifiutato l’amore misericordioso di Dio.
In questo periodo dell’Anno Liturgico, cioè l’Avvento, interrompiamo il commento della Dottrina Sociale della Chiesa per postarci sullo “spirituale” riferendoci a quelli che sono definiti i “Novissimi” spesso scordati anche da noi sacerdoti. Con il termine “Novissimi” intendiamo le cose ultime che accadranno ad ogni uomo al termine della sua vita e cioè la morte, il giudizio (particolare e universale), il purgatorio, l’inferno e il paradiso. Oggi fermeremo l’attenzione sul giudizio particolare e universale.