
LA SITUAZIONE GENERALE
Le conseguenze dell’ ideologia gender si stanno ripercuotendo sulle nuove generazioni; un caso emblematico è la “disforia di genere”. Dobbiamo chiarire che non stiamo occupandoci di patologie degli organi genitali non totalmente sviluppati, o ambigui, o con pesanti imperfezioni nello sviluppo anatomico (1 su 5.000), quindi che comportano condizioni patologiche connesse a geni o cromosomi come si verifica, ad esempio, nella “Sindrome di Turner”, ma stiamo trattiamo di una rilevante e persistente identificazione nell’età puerile o adolescenziale con il sesso opposto, dove “le persone si ritengono vittime di una sorta di ‘incidente biologico’ che le ha imprigionate in un corpo incompatibile con l’identità di genere che vivono soggettivamente. I soggetti con la forma più estrema di disforia di genere possono essere descritti come transessuali”[1].
Due sono le opinioni su questa condizione. Il “Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali” (DSM-V)[2] nella versione del 2013 include la disforia di genere nei disturbi psichici. Dello stesso parere è il “Collegio Americano dei Pediatri” che in un documento intitolato: “L’ideologia gender danneggia i bambini”, al paragrafo terzo afferma: “La convinzione di una persona di essere qualcosa che in realtà non è costituisce, nella migliore delle ipotesi, il segno di un pensiero confuso. Quando un ragazzo altrimenti sano crede di essere una ragazza esiste un problema oggettivo che sta nella testa, non nel corpo, e dovrebbe essere trattato come tale”[3]. All’opposto, la dottoressa J. Olson del Children’s Hospital di Los Angeles, esclude che questo stato sia causato da disturbi psichici congeniti, evidenziando che il problema deriva dalla società attuale e dalle risposte che fornisce ai ragazzi e agli adolescenti “confusi”. Alle stesse conclusioni giunse una ricerca “boicottata” di L. Littman della Brown University di Rhode Island[4]. Noi propendiamo, nella maggioranza dei casi, per la seconda ipotesi, anche perché il 76-80% di adolescenti che accusano un’ ipotetica disforia di genere “guariscono da sé”, riconquistando spontaneamente l’accettazione del proprio sesso biologico se non gli sono somministrati farmaci “blocca-pubertà”. Ciò significa che su dieci adolescenti cui è diagnosticata un’ ipotetica disforia di genere, valutazione complessa e a volte controversa, sette o otto risolveranno il “disturbo” conclusa l’età dello sviluppo. Due o tre, invece, proseguiranno a “sentirsi ingabbiati” in un sesso biologico che ritengono opposto alla loro presunta identità psicologica.
E’ questo un “disturbo” in rapido e costante incremento nei bambini, ragazzi e adolescenti prevalentemente nei Paesi Occidentali e Nord Americani. Esempio eloquente è il Regno Unito, dove nel 2010 si contavano 97 casi (56 maschi – 41 femmine) incrementati nel 2017 a 2.510 (704 maschi -1.806 femmine); 45 sotto i 6 anni. Ogni settimana, inoltre, circa cinquanta bambini/ragazzi dai 4 agli 11 anni sono accompagnati dai genitori in centri specialistici. Nel 2018, i ragazzi/adolescenti sottoposti a cure per arrestare la pubertà sono stati 800; alcuni avevano solo dieci anni. Ad altri sono stati somministrati ormoni per intraprendere il percorso di cambio di sesso. A detta del quotidiano inglese The Daily Telegraph la responsabilità è della propaganda degli adulti: “alcuni educatori sono convinti che la promozione delle tematiche transgender nelle scuole ha seminato confusione nella mente dei ragazzi incoraggiandoli a dubitare sulla loro identità; tutto ciò è divenuto un’industria”.
In vari Paesi di fronte a ragazzi/e o adolescenti con presunta disforia di genere si adottano tre provvedimenti. Bloccare lo sviluppo puberale con farmaci; esaminare le loro condizioni psicologiche ricercando i fondamenti delle loro percezioni, infine, in determinate situazioni, si procede alle modifiche chirurgiche dell’apparato genitale maschile o femminile. Questo percorso si chiama “transazione” o “riassegnazione sessuale”. Ma attenzione: questi sono interventi che mutano l’esteriorità del soggetto mentre “l’interiorità” rimarrà per sempre maschile o femminile, poiché il maschio, come già affermato, custodisce in tutte le cellule del suo corpo i cromosomi XY e la femmina XX. Per questa ragione è inattuabile la variazione dell’identità biologica, costituendo quella originaria, la pietra fondante e strutturale delle caratteristiche somatiche e funzionali di ogni donna e di ogni uomo.
LA SITUAZIONE ITALIANA
In Italia, un ragazzo/adolescente su 9.000, è affetto da ipotetica disforia di genere, e terminata l’adolescenza, l’incognita permane a circa il 18% con accentuate disuguaglianze tra maschi e femmine. Un numero in incremento anche nel nostro Paese come ricorda il professore M. Bini, ginecologo e andrologo, direttore dell’ambulatorio per la “Transizione di genere” del Grande Ospedale Metropolitano “Niguarda” di Milano. “Ieri – afferma – si trattavano poche decine di casi l’anno; oggi le richieste sono decuplicate in tutti i centri dal Nord al Sud”[5]. Dai dati presentati al Congresso: “La popolazione transgender e gender non conforming” organizzato dall’Università Federico II di Napoli nel 2018, si apprende che nella città partenopea dal 2005, quando si registrò in un anno un unico caso, siamo giunti a 35 nel 2017.
Nel 2013, l’ “Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi” di Firenze, chiese l’autorizzazione all’Agenzia Italiana per il Farmaco (AIFA) per l’uso “off-label” della “triptorelina” che inibisce la secrezione ipofisaria delle gonadotropine, in particolare dell’ormone luteinizzante (LH) e dell’ormone follicolo-stimolante (FSH), ritardando lo sviluppo puberale. Nell’aprile 2018, l’AIFA, per superare lo scoglio dell’ “off-label” e autorizzare l’uso della triptorelina per questa “patologia”, inserendola tra i medicinali a carico del Sistema Sanitario Nazionale, interrogò il Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB). Il 23 luglio 2018 fu comunicato il parere del CNB dal titolo: “In merito alla richiesta di AIFA sulla eticità dell’uso del farmaco triptorelina per il trattamento di adolescenti con disforia di genere (DG)”[6]. L’impiego del farmaco fu approvato dalla maggioranza dei membri; si astennero i rappresentanti dell’Istituto Superiore di Sanità e del Consiglio Superiore di Sanità, votò negativamente A. Morresi, professore associato di Chimica Fisica presso l’Università̀ degli Studi di Perugia.
Osservazioni sul Parere del Comitato Nazionale PER LA Bioetica
Si legge nell’Abstract. “Il documento dopo avere delineato in sintesi i benefici e i rischi dell’uso, senza entrare nel merito della ricostruzione storico-sociologica e della discussione filosofica del gender, avanza alcune raccomandazioni, ispirate alla cautela e alla valutazione caso per caso, richiamando la necessità che la diagnosi e la proposta di trattamento provengano da un’équipe multidisciplinare e specialistica, che il trattamento sia limitato a casi ove gli altri interventi psichiatrici e psicoterapeutici siano risultati inefficaci, che il trattamento preveda un consenso espresso in modo libero e volontario e con la consapevolezza delle informazioni ricevute nelle specifiche condizioni fisiche e psichiche dell’adolescente. Il Comitato inoltre rileva l’importanza di un’adeguata formazione del pediatra, della rete socio-sanitaria di base e delle istituzioni scolastiche coinvolte su questi temi e raccomanda la predisposizione di studi di sicurezza, efficacia e follow-up fisico-psichico sui casi trattati e la previsione di una politica di accesso equo e omogeneo alla triptorelina. Infine il Comitato raccomanda ad AIFA di disciplinare le particolari condizioni di somministrazione del farmaco nella diagnosi della DG in adolescenza”[7].
Il parere è disseminato da numerosi inviti alla prudenza: “il farmaco potrà essere utilizzato unicamente da un team multidisciplinare…; non potrà essere accordato in modo generalista ma unicamente dopo l’approfondito esame del singolo caso…; l’avvio di un follow up per ogni paziente trattato…”. Ma, nonostante le precauzioni, rimane un trattamento rischioso. Pertanto, perchè il CNB, ha fornito un parere positivo?
Esaminiamone alcune motivazioni.
Il CNB, bloccando la pubertà dell’adolescente con una terapia ormonale, reputa di “prendere tempo” per maggiori approfondimenti prima di giungere alla decisione definitiva del cambio del sesso. Dunque, per i componenti del CNB, il blocco dello sviluppo sessuale è vantaggioso per una “maturazione di consapevolezza”. Ma, in molti, s’ interrogano su questa idea. Studi internazionali dimostrano che nella maggioranza dei casi il blocco ormonale non ha modificato l’opinione del singolo. Di più: spesso l’interruzione della pubertà non solo aggrava i sintomi distonici ma potrebbe causare accentuate difficoltà d’integrazione sociale. Inoltre, non possiamo scordare che il 40% di chi soffre di distonia presenta anche sintomi psichici: dall’autismo all’ansia, dalla depressione all’ autolesionismo. Ha scritto A. Morresi chiarendo le motivazioni del suo voto negativo: “Fino a quattro anni di ‘sospensione’ fisica, ma lo sviluppo cognitivo non si può fermare, e quindi c’è una persona fisicamente bambina ma che cognitivamente continua a crescere, anche se le emozioni e i sentimenti sono alterati: se si sopprime la spinta degli ormoni nativi, cosa avviene nelle relazioni con gli altri, in una pubertà così volutamente manipolata? (…). Con un corpo bambino e una ‘mente’ più adulta, per anni, confusi di per sé e fuori dall’evoluzione fisiologica ormonale: come possono questi ragazzi non sentirsi sempre più diversi dai compagni di banco?”[8].
Come affermato, la triptorelina produce turbamento e smarrimento, soprattutto nel lungo periodo, ma possediamo scarsi dati di confronto. E’ interessante, però, una ricerca svoltasi in Svezia con un follow up della durata di trent’anni (1973-2003) da dove apprendiamo una mortalità dei soggetti che hanno completato l’iter per la “riassegnazione sessuale” che giunge al 50% superiore alla popolazione comune. Ciò è dovuto all’uso di sostante stupefacenti, o per aver contratto l’infezione HIV, o per gravi malattie cardio-vascolari o per suicidi. Inoltre, da un articolo pubblicato nel luglio 2018 dalla rivista “The Atlantic” riguardante i “detransitioner”, siamo informati che gli adolescenti con disforia di genere cui fu bloccato lo sviluppo sessuale, e che scelsero di interrompere il trattamento, affrontarono considerevoli problemi psicologici.
Il CNB richiede, inoltre, un consenso informato al minorenne prima del trattamento. Si domandano “Scienza&Vita” e il “Centro Studi Livatino”. “Un minore in età prepuberale che si trovi in ‘condizione frequentemente accompagnata da patologie psichiatriche, disturbi dell’emotività e del comportamento’ può esprimere un consenso? In che modo i professionisti del settore possono garantire che il consenso di un preadolescente affetto da ipotetica disforia di genere sia ‘libero e volontario’?”[9].E, Morresi, aggiunge: “Ma veramente pensiamo che un dodicenne, o un sedicenne, specie in queste condizioni, sia consapevole di cosa significhi cambiare genere e non poter avere bambini in futuro? O che, forse, potrebbe congelare i suoi gameti, per essere poi madre biologica e padre sociale al tempo stesso, o viceversa?”[10].
LE CONCLUSIONI DEGLI ESPERTI
Ha dichiarato il professore Bini: “Lavoro in questo settore da trent’anni e ho trattato migliaia di casi. Ebbene, in una sola occasione ho ritenuto in coscienza di fare ricorso a questo farmaco. L’utilizzo della triptorelina è così delicato che, con i direttori degli altri tre centri lombardi d’interesse nazionale abbiamo deciso di farvi ricorso solo dopo un consulto comune. Nessuno può prendersi da solo la responsabilità di bloccare lo sviluppo sessuale di un adolescente se non per motivi davvero gravi e importanti”[11].
Il Centro Studi Livatino è lapidario. “I pareri del CNB si sono sempre distinti per rigore scientifico e sono stati un riferimento autorevole per le tematiche bioetiche. In questo caso invece il CNB ha avallato un farmaco per un’indicazione che, come lo stesso comitato riconosce, non ha evidenze scientifiche a sostegno (l’astensione dei due rappresentanti dell’Istituto Superiore di Sanità e del Consiglio Superiore di Sanità è significativa al riguardo), e mostra una serie di gravi controindicazioni, che comunque emergono dal documento. Esse, avrebbero dovuto far concludere per un ‘no’ a un percorso controverso e potenzialmente pericoloso per la salute fisica e psichica dei minori coinvolti. La cautela all’uso del prodotto esposta nelle ‘raccomandazioni’ somiglia troppo alla tecnica adoperata in talune leggi – per tutte, la 194/1978 – che, prospettando deroghe in ‘casi particolari’, in realtà introduce un cambio di regime con immediata applicazione a chiunque, in violazione del principio di precauzione”[12].
Un interrogativo conclusivo. Perché il CNB non ha assunto “le cautele” richieste dalle Linea Guida di Buona Pratica Clinica per i protocolli in età pediatrica?
Da quanto affermato, la scelta della “riassegnazione sessuale” comporta un difficoltoso e oscuro percorso straripante di sofferenze che coinvolgono anche la famiglia e gli ambiti amicali. Ma, tutto ciò, offrirà al soggetto la felicità e la realizzazione della sua esistenza?
NOTE
[1]http://www.msdmanuals.com/it-it/professionale/disturbi-psichiatrici/sessualit%C3%A0,-disforia-di-genere-e-parafilie/disforia-di-genere-e-transessualismo/
[2] Diagnostic and Statistic Manual of the American Psychiatric Association (DSM-V).
[3] Gender Ideology Harms Children, Originally published March 2016 – Updated September 2017 (http://www.acpeds.org/the-college-speaks/position-statements/gender-ideology-harms-children).
[4] Brown criticized for removing article on transgender study (https://www.nbcnews.com/feature/nbc-out/brown-university-criticized-over-removal-transgender-study-n906741).
[5] L. Moiola, Un giorno con i transgender al Centro di Niguarda, tra dolore e illusioni, in Avvenire.it 14 dicembre 2017.
[6]http://bioetica.governo.it/media/3450/p132_2018_triptorelina-per-adolescenti-con-disforia-di-genere.pdf
[7]http://bioetica.governo.it/media/3449/p132_2018_triptorelina-per-adolescenti-con-disforia-di-genere abs_it.pdf
[8] A. Morresi, Così avremo corpi bambini e menti adulte. Troppi rischi in Avvenire.it 26 luglio 2018.
[9] Comunicato Stampa congiunto di Scienza&Vita e Centro Studi Livatino del 6 agosto 2018.
[10] Così avremo corpi bambini e menti adulte. Troppi rischi. op. cit.
[11] L. Moiola, Gratuito il “farmaco gender” che blocca la pubertà, in Avvenire.it 5 aprile 2018.
[12] Comunicato Stampa congiunto di Scienza&Vita e Centro Studi Livatino, op. cit.