Il Vangelo di questa domenica presenta “Dio” utilizzando l’immagine di un padrone che chiama operai nella sua vigna. E, li interpella, a tutte le ore del giorno, anche nell’ultima prima del tramonto del sole. Che cosa troviamo di più sorprendente e forse anche provocante?
Il film diretto da Luigi Comencini è un’intensa riflessione sul dolore infantile e sull’incomunicabilità familiare. Comencini rappresenta con grande delicatezza il mondo interiore del bambino, mostrando quanto siano fragili i legami quando manca il dialogo. La distanza emotiva tra padre e figlio produce equivoci sempre più dolorosi, fino al drammatico epilogo. Il film non si limita a denunciare l’incomprensione degli adulti, ma evidenzia anche la necessità di ascoltare l’infanzia con rispetto e partecipazione. Il film conserva ancora oggi una forte capacità di coinvolgimento e invita a riflettere sull’importanza dell’amore espresso apertamente.
*Lettera a una professoressa* è un’opera pubblicata nel 1967 dagli allievi della scuola di Barbiana, sotto la guida di don Lorenzo Milani. Il testo nasce dall’esperienza concreta di ragazzi provenienti soprattutto da famiglie contadine e operaie, spesso esclusi dalla scuola tradizionale. Attraverso una denuncia lucida e appassionata, gli autori mettono in discussione un sistema scolastico che, invece di garantire pari opportunità, finisce per favorire chi possiede già maggiori strumenti culturali ed economici. L’opera non rappresenta soltanto una critica alla scuola del tempo, ma costituisce una riflessione ancora attuale sul significato dell’educazione, della giustizia sociale e della responsabilità degli insegnanti.
Don Milani elaborò il suo metodo educativo che influenzò profondamente le concezioni sull’insegnamento e l’apprendimento poiché pose al centro la partecipazione attiva degli studenti e la valorizzazione delle singolarità di ogni alunno oltre l’uguaglianza educativa, la critica alle forme autoritarie dell’insegnamento e l’impegno per una didattica che favorisse l’autonomia, la coscienza civile e la responsabilità degli allievi.
Negli ultimi anni il termine “maranza” è entrato nel linguaggio comune per indicare spesso, in modo generico e dispregiativo, alcuni giovani associati a determinati modi di vestire, parlare e comportarsi. Il fenomeno è particolarmente visibile nelle periferie urbane, nelle stazioni e sui social network, dove gruppi di adolescenti diventano facilmente protagonisti di video, discussioni e giudizi inaccettabili.
Di fronte a episodi di aggressività, vandalismo o microcriminalità che hanno come autori questa tipologia di adolescenti e di giovani la domanda spontanea è: “Cosa fare?
Abbiamo affermato la scorsa settimana che in questo anno sociale 2026/27 nella rubrica “Pillola di saggezza” approfondiremo alcuni aspetti fondamentali del cristianesimo, a partire dalla figura di Gesù Cristo sul quale proporremo alcune riflessioni.
Spesso riaffiora la richiesta di separare spesa assistenziale e previdenziale, ma senza comprendere fino in fondo la reale differenza.
In questa domenica è evidenziato il dovere del cristiano al perdono.. Un perdono “illimitato”: “fino a settanta volte sette”. Ha affermato il cardinale C.M. Martini: “Se calcoliamo i minuti che compongono una giornata, ci accorgiamo che settanta volte sette significa perdonare ogni tre minuti”. E concluse: “Il perdono reciproco è dunque la sostanza della vita quotidiana”.
Il film è un dramma di guerra che affronta il conflitto in Vietnam da una prospettiva insolita e profondamente umana. Più che concentrarsi sulle operazioni militari o sulle dinamiche strategiche, il film si interroga sul valore della memoria, sul peso delle responsabilità istituzionali e sulla necessità di riconoscere il sacrificio di chi ha compiuto il proprio dovere senza ricevere, per anni, il giusto riconoscimento. Il film coinvolge lo spettatore e gli ricorda gli che nessun sacrificio dovrebbe essere cancellato dal tempo.
Il problema dei bassi salari e della quota di reddito del lavoro dipendente non è spiegato dalla scarsa produttività del lavoratore italiano, ma da meccanismi di estrazione dei profitti a livello del sistema economico. Non abbiamo un’economia in crisi, se la si guarda dallato dei profitti. La crisi è tutta sul lato dei salari.