XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (20 settembre 2026)  – Lasciamo Dio “libero” di scegliere (Mt. 18,21-35)

By 17 Settembre 2026Spiritualità

Il Vangelo di questa domenica presenta “Dio” utilizzando l’im­magine di un padrone che chiama operai nella sua vigna. E, li interpella, a tutte le ore del giorno, anche nell’ultima prima del tramonto del sole. Che cosa troviamo di più sorprendente e forse anche provocante?

La conclusione, perché questo originalissi­mo datore di lavoro offre a tutti lo stesso salario, suscitando anche indignazione.

Ovviamente, in un rapporto di lavoro puramente contrattuale, la protesta dei lavoratori sarebbe più che legittima e ragionevole, ma qui Gesù ci indica come deve svilupparsi il rapporto tra l’uomo e Dio. Di fronte all’Onnipotente non esistono diritti d’anzianità, ma di intensità. Di fronte al nostro Creatore non contano gli anni di battesimo ma l’apertura umile del cuore e determinata alla potenza salvatrice del Cristo e al suo amore.

Tutto questo è ben riassunto da San Paolo quando afferma: Se anche par­lassi le lingue degli uomini e degli angeli ma non avessi la carità sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna… E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esse­re bruciato ma non avessi la carità a nulla mi giova” (cfr. 1 Cor. cp.13).

Ma c’è di più. Un individuo può giungere a Dio anche all’ultima ora della vita, ma se ha posseduto un cuore più buono e nobile di molti che sono vissuti all’ “ombra del cam­panile” con rassegnata mediocrità e senza nessun slancio d’autenti­co amore, Dio lo accoglie.

È una verità che mette in crisi chi frequenta la Chiesa fin dalla nascita e suona anche come un chiaro e salutare ammonimento ed invito a verificare continuamente la qualità del nostro essere cristiano. Per comprenderci meglio ci sono di aiuto le paro­le di C. Bernanos che nell’ opera “I grandi cimiteri sotto la luna”, fa affermare ad un ateo un terribile richiamo: “Voi non vi interessate degli scettici, di coloro che non credono, ma gli scettici si inte­ressano moltissimo di voi. Quando uscite dal confessionale, voi siete in stato di grazia. Eppure esso non appare. Ci domandiamo che cosa ne facciate della grazia di Dio. Non dovrebbe raggiarvi dal viso? Dove nascondete la vostra gioia?“.

La parabola termina con questa affermazione: “Molti degli ultimi saranno i primi”. Cosa significa? Che Dio si muove con uno stile tutto suo e con un calendario che non conosce la fretta o la violenza sulle coscienze: Dio è libero e rispetta la libertà di tutti! L’unica metodologia che utilizza è l’insistenza dell’amore ed  aspetta fino all’ultimo momento con la pazienza della bontà.

Impariamo dunque a non imporre a Dio il nostro “calendario” poichè attendere è carità, anzi è la maturità della carità!