In questa domenica è evidenziato il dovere del cristiano al perdono.

Le caratteristiche.
Essere “illimitato”: “fino a settanta volte sette”. Ha affermato il cardinale C.M. Martini: “Se calcoliamo i minuti che compongono una giornata, ci accorgiamo che settanta volte sette significa perdonare ogni tre minuti”. E concluse: “Il perdono reciproco è dunque la sostanza della vita quotidiana”.
Chi perdonare e quando perdonare?
Il fratello, cioè chi vive accanto a noi. Amare e perdonare i lontani è relativamente semplice mentre è complesso e impegnativo riconciliarsi con coloro che vivono la nostra quotidianità. E, a loro, dobbiamo offrire il perdono quotidiano. Il perdono, per il discepolo del Signore Gesù è fondamentale avendolo esercitato e praticato il Maestro ed essendo presente nel Padre Nostro, la preghiera che recitiamo più volte nella giornata: “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Quel “come“ è impegnativo, vincolante e terribile, ma contemporaneamente poco meditato, scordandoci che il perdono di Dio nei nostri confronti e quello che dobbiamo concedere al prossimo sono due momenti inscindibili.
La parabola del re e dei due servi.
Il primo era debitore di una cifra notevole il secondo di un banale importo. Il re o padrone condona al primo tutto il debito, mentre il servo si comporta in modo antitetico con il suo eguale, anzi: “Lo fece gettare in carcere fino a che non avesse pagato il debito”. A questo punto l’inesorabile reazione del padrone: “Servo malvagio… non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno… E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto”.
Alcuni chiarimenti.
-Non è contro il perdono il “ricordo storico” di un conflitto doloroso che rimarrà sempre nella mente e a volte riaffiorerà mediante la memoria. E’ contro il perdono, invece, “il ricordo” che pensa e ripensa, che rimugina e inquieta.
-Non è contro il perdono la difesa ragionata dei propri pareri, anzi spesso è opportuno ribadirli per evitare dissidi e attriti che sorgono dagli equivoci e dai malintesi.
-Non è contro il perdono intraprendere le vie legali per salvaguardare la giustizia, essendo “giustizia” e “amore” due virtù distinte ma che si intersecano.
Concludendo.
Come bandire dalla nostra esistenza I’odio, il rancore e risentimenti che dimorano nel nostro cuore?
Questo è l’insegnamento di sant’Agostino.
“Ripetiamo dunque ogni giorno, dal fondo del cuore e conformiamo la nostra condotta alle nostre parole. ‘Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori’ è un patto, una convenzione, un contatto che noi stipuliamo con Dio”. E, il Padre della Chiesa così conclude: “Il Signore, tuo Dio, ti dice: ‘Perdona, ed io perdonerò; se tu non perdoni, non sono io, ma tu che agisci contro il tuo interesse’ ”(Sermone 56).