LE DOMANDE AL DON… Donazione di organi da vivente a vivente e donazione samaritana

By 1 Ottobre 2026Attualità

Ho visto che la scorsa settimana ha trattato il tema della donazione degli organi da cadavere a vivente e solo accennato a due altre situazioni: la donazione di organi da  vivente a vivente e quella definita “donazione samaritana”. Potrebbe approfondire queste due situazioni? Erika

LA RISPOSTA DEL DON

La donazione di organi e tessuti, come ho già affermato rappresenta una delle espressioni più significative della solidarietà umana e del progresso della medicina. Ora risponderò alle  due situazioni da lei sottolineate.

La donazione da vivente a vivente.

Essa consiste nel prelievo di un organo, di una parte di esso o di un tessuto da una persona vivente, il donatore, allo scopo di trapiantarlo in un’altra persona, il ricevente, generalmente affetta da una grave patologia. Si tratta di una procedura complessa, regolata da rigorosi principi etici, clinici e giuridici, poiché coinvolge un soggetto sano sottoposto a un intervento chirurgico non necessario per la propria salute.
Il trapianto da vivente è praticato soprattutto per il rene e per il fegato. Il rene è l’organo più frequentemente donato, poiché l’essere umano può condurre una vita normale anche con un solo rene funzionante. Nel caso del fegato, invece, è possibile prelevare una porzione dell’organo, grazie alla sua notevole capacità di rigenerazione. In circostanze selezionate, possono essere donati anche segmenti polmonari, midollo osseo, cellule staminali emopoietiche, sangue e alcuni tessuti. La possibilità concreta dipende dalle condizioni cliniche del donatore e del ricevente, dalla compatibilità biologica e dalla valutazione di un’équipe specializzata.
Uno dei principali vantaggi della donazione da vivente consiste nella riduzione dei tempi di attesa. Le liste per il trapianto da donatore deceduto, come già evidenziato, possono essere molto lunghe e, per alcuni pazienti, l’attesa comporta un significativo peggioramento dello stato di salute. Invece, il trapianto da vivente, può  essere programmato in anticipo, consentendo una preparazione più accurata dell’intervento e, in determinati casi, un esito clinico migliore. Per esempio, nel trapianto renale, il ricevente può essere sottoposto all’intervento prima di iniziare la dialisi oppure dopo un periodo più breve di trattamento.
Tuttavia, la donazione da vivente, presenta rischi che non possono essere minimizzati.

Il donatore deve affrontare un intervento chirurgico, con possibili complicanze immediate quali infezioni, emorragie, reazioni all’anestesia… Esistono inoltre rischi a lungo termine, variabili in base all’organo donato e alle condizioni individuali. Per tale ragione, la tutela del donatore costituisce il principio centrale dell’intero percorso. Prima dell’intervento, egli deve essere sottoposto a esami clinici approfonditi, valutazioni psicologiche e colloqui informativi finalizzati ad accertare che la decisione sia libera, consapevole e adeguatamente ponderata.
Il consenso rappresenta un requisito essenziale. Il donatore deve ricevere informazioni chiare sulla procedura, sui benefici attesi per il ricevente, sui rischi chirurgici e sulle eventuali conseguenze future. Il consenso, quindi, non può essere ottenuto attraverso pressioni familiari, economiche o sociali. È fondamentale che la persona possa cambiare idea in qualsiasi momento, senza subire penalizzazioni e senza dover giustificare la propria scelta.
Un ulteriore aspetto riguarda i criteri di ammissibilità. In genere, il donatore deve essere maggiorenne, fisicamente idoneo e capace di intendere e di volere. La donazione è spesso motivata da un legame affettivo, come quello tra familiari o coniugi. È vietata qualsiasi forma di compravendita degli organi. La donazione deve essere gratuita e volontaria, poiché la commercializzazione del corpo umano rischierebbe di sfruttare le persone economicamente più vulnerabili e di trasformare la necessità del ricevente in una forma di pressione sul donatore.
Anche la dimensione psicologica merita particolare attenzione. Il donatore può vivere sentimenti ambivalenti, paura, ansia o il timore che il trapianto non abbia successo. In caso di esito negativo o di complicanze, potrebbe sentirsi responsabile, nonostante l’impossibilità di controllare l’esito medico. Per questo motivo, il sostegno psicologico prima e dopo l’intervento è importante tanto quanto la sorveglianza clinica. Il donatore dovrebbe essere seguito nel tempo attraverso controlli periodici e non soltanto nella fase immediatamente successiva all’operazione.
La donazione di tessuti e cellule, come il midollo osseo e le cellule staminali emopoietiche, presenta caratteristiche in parte differenti. In molte situazioni, il prelievo avviene mediante procedure relativamente poco invasive, anche se non completamente prive di rischi o di effetti indesiderati. La compatibilità, in questi casi, è determinata da specifici marcatori genetici. La disponibilità di registri nazionali e internazionali amplia la possibilità di trovare un donatore compatibile, soprattutto per i pazienti affetti da leucemie e altre malattie del sangue.
Ebbene, la donazione di organi e tessuti da vivente a vivente, può offrire una concreta possibilità di cura e di miglioramento della qualità della vita. Essa, tuttavia, è accettabile soltanto quando la salute e la libertà del donatore sono pienamente tutelate.

 

La donazione samaritana
Con questa espressione si indica un atto gratuito e consapevole compiuto a favore di una persona sconosciuta, senza aspettarsi ricompense, riconoscimenti o vantaggi personali. Il termine richiama la parabola evangelica del buon Samaritano, nella quale un uomo soccorre un viandante ferito e abbandonato, dimostrando che la vera fraternità non dipende dall’appartenenza, dalla provenienza o dalla reciprocità, bensì dalla capacità di riconoscere nell’altro una persona degna di cura e di rispetto.
Nel linguaggio contemporaneo, la donazione samaritana è spesso associata alla donazione di organi, tessuti o cellule da parte di individui viventi che scelgono di aiutare persone con le quali non hanno alcun legame familiare o affettivo. In altri casi, può riferirsi alla donazione anonima di sangue, di midollo osseo o di altri materiali biologici.  Si tratta di una scelta particolarmente significativa, poiché nasce da una motivazione profondamente altruistica e non dalla necessità di sostenere una persona conosciuta. La rilevanza di tale gesto è evidente soprattutto nel campo dei trapianti.
Tuttavia, la donazione samaritana, non deve essere considerata soltanto come un atto di generosità individuale, poiché coinvolge anche qui importanti questioni etiche, giuridiche e sanitarie. Il principio fondamentale è sempre quello della libera scelta.
Un altro aspetto essenziale riguarda la tutela del donatore.
Particolare attenzione deve essere riservata anche alla prevenzione dello sfruttamento. Una donazione autenticamente samaritana deve essere gratuita e priva di qualsiasi forma di commercio.

La donazione samaritana produce effetti positivi anche sul piano culturale e sociale. In una società spesso caratterizzata da individualismo e diffidenza, essa testimonia la possibilità di costruire relazioni fondate sulla fiducia e sulla responsabilità reciproca. Il donatore dimostra che l’empatia non deve limitarsi alla cerchia familiare o agli amici, ma può estendersi a qualunque essere umano in situazione di bisogno. Questo atteggiamento contribuisce a rafforzare il senso di comunità e a promuovere una concezione più solidale della cittadinanza.
Nonostante il suo valore, la donazione samaritana, rimane sempre una scelta complessa.

Don Gian Maria Comolli