XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Siamo tutti invitati alla festa di nozze

By 6 Ottobre 2026Spiritualità

Dio, in questa domenica, ci invita ad una festa di nozze: “Il regno dei cieli è simile ad un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio” (cfr. Mt. 22,1-14).

Queste parole di Gesù ci svelano con solare chiarezza che Dio desidera regalare a tutti una grande festa. Se questa è l’intenzione dichiarata di Dio, noi dobbiamo essere profondamente e tenacemente ottimisti: il credente, nella misura in cui è credente, ha nel cuore una riserva inesauribile di gioia che resi­ste in mezzo a tutte le prove e a tutte le sofferenze del breve viaggio della vita verso il “banchetto di nozze” che è il Paradiso. I Santi hanno accolto questa meravigliosa notizia e la loro vita è diventata un inno alla gioia. Pensiamo alla Madonna che ha espresso questa gioia con il Magnificat. Pensiamo a Bernadette Soubirous, continuamente incompresa e continuamente ammalata. Ella esclamò: “Nel mio letto di dolore io sono più felice di una regina sul suo trono”. Perché? Aveva Dio nel cuore e, dove c’è Dio, c’è puntualmente la gioia!

 –“Ma gli invitati non vollero venire”.

Sembra incredibile ma è possibile rifiutare l’invito di Dio, è possibile chiudersi nell’orgoglio diventando prigionieri della solitudine e dell’infelicità. E’ il mistero della libertà umana che può diventare peccato: può diventare rifiuto di Dio! Ma Dio, con accenti accorati e insistenti, ci avvisa sul rischio del nostro no: perdere Dio vuol dire perdere la festa, l’unica vera festa per cui vale vivere; rifiutare Dio vuol dire rifiutare il banchetto della gioia. Eppure, spesso, ci affanniamo nella ricerca di cose inutili e passeg­gere, mentre trascuriamo l’unica cosa necessaria: aprire umilmente il cuore a Dio, affinché Egli possa invaderlo con un fiume di gioia.

-Di fronte al rifiuto di molti, il padrone dice ai servi: “Andate di crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete chiamateli alle nozze”.

Chi? I piccoli, i semplici, i diseredati, i poveri, gli umili… che comprendono meglio e accolgono con più fervore la salvezza di Dio. Invece chi crede di possedere tutto corre il rischio di non apprezzare nessun dono, neppure il “dono di Dio”!

-La conclusione della parabola è chiara: l’umiltà arriva a vedere la verità e quin­di apre il cuore a Dio.

Ma rimane un ultimissimo interrogativo quello della “veste nunziale”. Cos’è? Risponde San Gregorio Magno: “La carità è la veste nuziale, perché il nostro Redentore era vestito di essa quan­do venne alle nozze per congiungere a sé la Chiesa”. Non scordiamoci dunque che la “veste nunziale” che verrà chiesta per entrare in Paradiso è quella della carità.