Ormai la maggioranza degli italiani hanno concluso il periodo di vacanze e di ferie. Martedì 1 settembre ci addentreremo in un nuovo anno sociale. Come viverlo perché sia fruttoso e arricchente?

NO al pessimismo diffuso
Il pessimismo, purtroppo, costituisce uno dei tratti più significativi dell’uomo contemporaneo! Un pessimismo riguardante non unicamente la personale inclinazione alla tristezza, ma si riflette anche nella società. Certamente il progresso scientifico e tecnologico hanno migliorato considerevolmente le condizioni materiali dell’esistenza; tuttavia, non sono riusciti a garantire all’individuo una maggiore serenità interiore né un’autentica fiducia nel futuro.
Ad alimentare questo stato d’animo contribuiscono problemi di carattere collettivo. Le guerre, le crisi economiche, le disuguaglianze, l’instabilità politica e i cambiamenti climatici che mostrano il futuro incerto. Le informazioni, diffuse in tempo reale, espongono quotidianamente le persone a immagini di violenza, di calamità e di ingiustizia. Questa continua percezione di emergenza genera sensi di impotenza, poiché l’individuo è consapevole della gravità dei problemi, ma non possiede strumenti efficaci per affrontarli.
Il pessimismo contemporaneo ha le radici pure nella crisi delle certezze tradizionali. Ideologie, valori e istituzioni che in passato offrivano orientamento e sicurezza appaiono oggi fragili o insufficienti. Di conseguenza, l’uomo, è chiamato a costruire autonomamente la propria identità e il proprio percorso, ma tale libertà, se non accompagnata da punti di riferimento, può trasformarsi in smarrimento. La moltiplicazione delle possibilità non conduce sempre alla felicità; talvolta rende più difficile scegliere e assumersi delle responsabilità.
Attenzione: il pessimismo non puo’ sfociare nella rassegnazione! Riconoscere le difficoltà del presente è il primo passo verso una consapevolezza più autentica dell’attuale reale ma dobbiamo intersecala con la gioia. Tutto cio’ ci supporterà in questo nuovo anno sociale.
SI alla gioia
Cos’ è la gioia?
La gioia è uno degli stati d’animo più intensi e luminosi dell’esperienza umana. Essa si manifesta come una sensazione di pienezza, soddisfazione e apertura verso la vita. Sebbene venga comunemente associata al piacere o alla felicità, la gioia possiede caratteristiche più profonde e durature: non dipende necessariamente dall’assenza di difficoltà, ma dalla capacità di riconoscere un significato, un valore o una bellezza anche nella realtà quotidiana.
Dal punto di vista psicologico, la gioia nasce dall’incontro tra un desiderio e la sua realizzazione. Il raggiungimento di un obiettivo, la ricezione di una buona notizia o il compimento di un’attesa possono generare risposte emotive immediate, caratterizzate da entusiasmo ed energia.
Tuttavia, la gioia, quella indispensabile per noi, non può limitarsi alle grandi conquiste. E’ la conseguenza di esperienze semplici: una conversazione, un gesto di gentilezza, il contatto con la natura, l’ascolto della musica o la consapevolezza di essere amati. In questo senso, la gioia, non coincide unicamente con ciò che accade ma anche con le modalità con cui l’individuo interpreta i vari fatti.
E’ indispensabile inoltre distinguere tra gioia e felicità.
La felicità è spesso interpretata come una condizione generale di benessere e stabilità, mentre la gioia è più puntuale, intensa e riconoscibile. Una persona può attraversare un periodo complesso e, nello stesso tempo, provare momenti autentici di gioia. Quest’ultima, infatti, non richiede una vita priva di problemi, anzi può convivere con il dolore, con l’incertezza e con la consapevolezza della propria fragilità. Quindi, non è fuga, ma una modalità diversa per affrontarla.
La gioia, inoltre, possiede anche una dimensione relazionale. Raramente rimane confinata nella sfera individuale; al contrario, tende a essere condivisa. Un’esperienza gioiosa acquista maggiore intensità quando è comunicata ad altri. Il sorriso, la risata, l’abbraccio e la partecipazione collettiva sono espressioni concrete di questa apertura. Ebbene, la gioia favorisce la vicinanza, attenua le distanze e rafforza i legami sociali. In una comunità essa genera solidarietà, fiducia e collaborazione.
Infine, la gioia, è il risultato dell’armonia tra individuo, mondo e ragione. Anche oggi in molte tradizioni spirituali, la gioia è considerata una disposizione interiore che nasce dalla fiducia, dalla consapevolezza e dal superamento dell’attaccamento esclusivo ai beni materiali. Queste prospettive, pur differenti, concordano su un punto: la gioia autentica non può essere ridotta al semplice consumo di esperienze piacevoli coinvolgendo totalmente la persona e la sua modalità di abitare il mondo.
La gioia, dunque, non è un privilegio riservato a chi conduce un’esistenza perfetta. È una possibilità umana che può essere coltivata attraverso l’attenzione, la cura delle relazioni, la creatività e la capacità di vivere il presente. Ciò non significa ignorare il futuro o scordare le responsabilità, ma non rimandare continuamente la propria apertura alla vita.
Una gioia RADDOPPIATA: Gioia e cristianesimo
La gioia è anche uno degli aspetti più profondi e caratteristici della vita cristiana poichè affonda le sue radici nella fede, nella speranza e nella comunione con Dio e con Cristo.
E’ cio’ che ci mostrano le Sacre Scritture.
Nell’Antico Testamento, il popolo d’Israele è invitato a rallegrarsi per le meraviglie compiute dal Signore, per la liberazione dalla schiavitù e per la fedeltà dell’Alleanza. Nei Salmi, la gioia si manifesta nella lode, nel rendimento di grazie e nella fiducia: l’uomo riconosce di non essere solo e trova in Dio la propria sicurezza. Questa gioia, dunque, ha le radici nella consapevolezza che Dio accompagna il suo popolo anche nei momenti più oscuri.
Nel Nuovo Testamento, la gioia raggiunge la sua pienezza nella persona di Gesù Cristo. La sua venuta nel mondo è annunciata come una “grande gioia” per tutti gli uomini, poiché in lui Dio si fa vicino e offre la salvezza. Gesù stesso, durante la sua vita terrena, manifesta una profonda serenità e invita i suoi discepoli a condividere la sua gioia: non una felicità superficiale, ma quella che scaturisce dall’amore reciproco, dall’obbedienza al Padre e dalla comunione con lui. Nel Vangelo secondo Giovanni, Cristo afferma di aver comunicato ai discepoli la propria gioia affinché essa possa essere piena in loro.
La gioia cristiana è pertanto un dono ricevuto, ma anche una realtà da accogliere e coltivare.
Un elemento essenziale di questa gioia è la certezza di essere amati e perdonati. Il cristiano non fonda la vita esclusivamente sulle prestazioni, sui riconoscimenti o sull’approvazione degli altri ma è consapevole di essere amato da Dio gratuitamente e incondizionatamente. Anche quando sperimenta il peccato, la fragilità o il fallimento, può ritornare al Signore con fiducia essendo la misericordia divina più grande delle sue colpe. Ad esempio, il sacramento della Riconciliazione, in particolare, testimonia concretamente questa possibilità di rinascita: il perdono ricevuto restituisce pace al cuore e riaccende la gioia.
Infine, la gioia cristiana, è inseparabile dalla speranza.
Il credente guarda alla vita presente con realismo, riconoscendone le prove e le contraddizioni, ma non si lascia dominare dalla disperazione. La risurrezione di Cristo proclama che il male e la morte non hanno l’ultima parola. Questa certezza illumina anche le situazioni più dolorose e consente di affrontare le difficoltà con coraggio. Ad esempio, san Paolo, nonostante le persecuzioni, le privazioni e le sofferenze, esorta continuamente le comunità cristiane a rallegrarsi nel Signore. La sua testimonianza dimostra che la gioia può convivere con il dolore, quando è fondata sulla fede.
Ciò non significa che il cristiano debba fingere di essere sempre felice o nascondere le proprie sofferenze poichè la fede non elimina automaticamente la tristezza, la paura o la fatica. Anche Gesù ha conosciuto il pianto, l’angoscia e la solitudine. La gioia cristiana dona la capacità di attraversare queste esperienze senza essere schiacciati poiché non nega il dolore, ma lo affida a Dio e lo trasforma, gradualmente, in occasione di maturazione, di solidarietà e di fiducia.
In tutto ciò ricopre grande importanza la preghiera e la partecipazione liturgica.
Ad esempio, nell’Eucaristia, la comunità cristiana sperimenta l’unità e rende grazie per il dono della salvezza. Inoltre, la liturgia, con i suoi canti, i suoi simboli e la sua dimensione comunitaria, ricorda che la vita è orientata verso una pienezza definitiva.
Concludendo, la gioia per il cristiano è il frutto di una relazione vivale con Dio fondata sulla salvezza offerta da Cristo e della speranza nella vita eterna. Essa, come già affermato, non coincide con il semplice piacere né dipende dalla fortuna; è una forza interiore che sostiene l’uomo nelle prove lo rende testimone dell’amore.
Un cristiano gioioso non è colui che ignora le difficoltà, ma colui che, anche attraverso di esse, continua a riconoscere la presenza di Dio. La sua gioia diventa così una testimonianza silenziosa e potente mostrando al mondo che il cuore umano trova la propria pienezza quando si apre a Dio e di conseguenza alla fede.
Buon anno sociale accompagnato e intersecato con la gioia.
Don Gian Maria Comolli