
Il Vangelo di questa domenica riporta alcune norme concrete per i cristiani sottolineando particolarmente la “correzione fraterna”.
L’evangelista indica tre passaggi da compiere nei confronti del fratello che sbaglia.
1.Il dialogo personale.
2.Il coinvolgimento di alcuni testimoni.
3Nelle situazioni più gravi l’allontanamento di chi sbaglia.
Spesso riteniamo che la carità è unicamente mite, benigna, paziente… scordando invece che è anche esigente e severa. Concretizziamo il tutto fermando l’attenzione sulla “correzione fraterna”, un atteggiamento difficile ma di squisita carità che sembra però scomparso.
-Scomparso dalle parrocchie.
Chi oggi ammonisce da fratello nella fede colui che sbaglia?
Si preferisce tacere, magari pettegolare o anche abbandonare la Chiesa.
-Scomparso nelle famiglie nei riguardi dei figli.
Spesso assistiamo ad atteggiamenti e comportamenti sconcertanti di alcuni ragazzi e adolescenti ma non si nota poco un richiamo severo da parte dei genitori.
-Scomparso negli uffici e nelle civiche amministrazioni.
Le figure apicali richiamano e ammoniscono ancora per assenze e ritardi ingiustificati e continui, per atti svolti con poca professionalità, per atteggiamenti scorretti nei confronti dei clienti?
-Scomparso, alcune volte, anche nell’atteggiamento dei sacerdoti. Si presentano non solo accoglienti ma anche accomodanti. L’accoglienza è una virtù mentre l’accomodare è un difetto.
Ebbene, la correzione fraterna, sembra essere sparita dalla nostra società.
La correzione fraterna è difficile e impegnativa poiché è arduo “farla bene” come pure è richiesto all’altro umiltà e un autentico desiderio di progredire nel bene.
Eppure è doverosa, perché Gesù ci ha ammonito: «Se il tuo fratello sbaglia, ammoniscilo».
Come recuperarla?
Tre passaggi indispensabili.
-L’intenzione purissina. Quando si richiama l’altro deve esserci nella nostra mente e nel nostro cuore unicamente l’intenzione di aiutare il fratello.
-La conoscenza reale dei fatti, cioè l’aver vagliato tutti gli elementi del problema, allontanandosi dal mercato del pettegolezzo.
-Un grande amore per l’altro. Forse oggi non ci si corregge più perché non ci si vuole più bene.
Dove va recuperata?
-Nella Chiesa. I sacerdoti, come confessori, devono evidenziare con saggezza, prudenza e fortezza quello che funziona e perciò va modificato. Il confessore è padre e medico perciò deve, all’occorrenza, saper prescrivere anche una medicina dolorosa.
Nelle famiglie. E’ un dovere nei confronti dei figli.
Oggi la famiglia vive un clima di maggiore libertà ed autonomia. E’ terminato il tempo dell’autoritarismo ma non ciò non può ridurre l’autorevolezza dei genitori. Come pure sposi devono riscoprire nella correzione fraterna uno strumento per migliorarsi insieme.
-Nella società. Le figure apicali di ogni settore hanno l’obbligo di correggere le disfunzioni, di migliorare il servizio, di stroncare la decadenza presente in molteplici campi.
La santa Madre Teresa di Calcutta un giorno esclamò: “Il più grande male del nostro tempo è “l’indifferenza” nei riguardi degli altri.