Nel Vangelo di domenica scorsa Gesù aveva chiesto ai suoi apostoli che cosa pensassero di Lui e la risposta di Pietro fu generosa ed immediata: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. E il Signore Gesù lo loda affidandogli la Chiesa: “E tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa”.
Nel Vangelo di questa domenica invece Gesù afferma apertamente ai suoi discepoli che doveva molto soffrire, essere ucciso e resuscitare.
Quale fu la reazione di Pietro? Lo trasse in disparte e cominciò a protestare poiché non tollerava che il Cristo potesse anche solo accennare alla passione e alla morte. E la risposta del Signore fu durissima, poichè Pietro intendevano cancellare le motivazioni della presenza del Messia nel mondo. Infatti Cristo non venne unicamente per illuminarci, ma per salvarci e ciò richiedeva un immenso atto di amore: dare la vita, soffrire molto, essere ucciso e resuscitare. E allora Gesù disse a Pietro: “Lungi da me, satana!”, e ai suoi discepoli: “Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”.

Quale significato assume questa frase per noi?
Prendere la croce non significa assolutamente ricercare nuovi dolori o altre sofferenze; ne abbiamo già tanti! Vuol dire vivere l’esistenza con impegno e con serenità, secondo la mentalità di Dio in una società complessa. Vuol dire, in altre parole, diventare protagonisti della propria vita.
Come?
-Vivendo con impegno e con serietà!
-Non rincorrerendo il successo mondano rischiando di divenire dei conformisti. Si pensi, ad esempio, ai molti schiavi di determinati stili di vita o della moda a cui si adattano acriticamente. Ad esempio, quando sali sul metro al mattino, durante l’anno scolastico, cosa vedi? Una generazione di ragazzi, di adolescenti e di giovani conformisti che si ritengono liberi. Indossano tutti le stesse scarpe, rigorosamente da ginnastica; gli stessi pantaloni, rigorosamente jeans; vestono l’abito all’ultima moda che si restringe o si allarga ciclicamente; si acconciano i capelli all’unisono; usano il medesimo linguaggio sboccato.
Essere protagonisti della propria vita significa allra riconoscerci unici ed originali come lo siamo di fronte a Dio non scordando la vocazione che dobbiamo realizzare nel mondo.
Essere protagonisti della propria vita significa ricordarsi che nell’esistenza non conta il ruolo che svolgiamo, il titolo accademico che possediamo, le cose che facciamo, ma come le svolgiamo.
E’ vero che i potenti della terra influiscono sul corso della storia maggiormente rispetto a noi, ma ciascuno è grande a secondo delle modalità con cui svolge la sua attività giornaliera. E, il come, è sempre mosso dalle “intenzioni” e dalle “motivazioni”.
La nostre devn essere unicamente l’amore per Dio e per gli altri. Di conseguenza anche un’ azione piccola e quotidiana è eccellente se fatta bene, con coerenza e professinalità.
Questo significa portare la croce!