In questi giorni ho navigato un po’ su internet leggendo varie lettere pastorali (o riassunti) che alcuni vescovi italiani hanno scritto per le proprie diocesi. Tutte Lettere di profondi contenuti e anche ricche di suggerimenti pastorali, ma la mia attenzione si è soffermata su quella del vescovo di Albenga-Ventimiglia, monsignor Suetta, forse per la sua particolare originalità, che ha invitato la sua diocesi ad evangelizzare i musulmani che vivono su quel territorio diocesano.

Evidenziamo alcuni passaggi della Lettera
-Incipit
“Trascurare l’annuncio di Gesù Cristo sarebbe disprezzare la sua croce salvatrice e la sua mediazione universale. In fondo, sarebbe tradire la nostra missione di battezzati”. E subito una domanda: “Qualcuno potrebbe chiedersi: ‘C’è davvero bisogno di annunciare Gesù? Non possono salvarsi essendo fedeli alla loro religione?’ ”. Certamente, risponde il vescovo, le vie dello Spirito non hanno frontiere, e la Dottrina della Chiesa insegna anche che chi, con una completa ignoranza di Gesù, vive fedele a Dio seguendo la sua coscienza, potrebbe arrivare in qualche modo alla salvezza, ma però con grande difficoltà. In ogni caso, ribadisce il presule, ricordando la Dichiarazione “Dominus Jesus” del 6 agosto 2000, ci si può salvare solo attraverso di Gesù Cristo, perché da quando il Figlio di Dio è venuto ad abitare tra di noi e ha compiuto l’opera della redenzione, è diventato l’unica via al Padre. Ebbene, trascurare l’annuncio di Gesù Cristo è tradire la missione che ogni battezzato ha ricevuto. E, per essere più concreto porta questo esempio. “Quanti musulmani che vivono tra i cristiani si rivolgeranno a loro nel giorno del giudizio dicendo: ‘Perché non mi hai lanciato la corda? Perché non mi hai fatto conoscere la verità?’ ”. E come scordare l’esclamazione di san Paolo: “Guai a me se non annuncio il Vangelo” (1 Cor 9,16). Tutto ciò è ben riassunto con un immagine: “Se vediamo qualcuno che cerca di uscire da un fiume, ma è trascinato via dalla corrente e noi abbiamo una corda per aiutarlo, sarebbe una negligenza grave non lanciare la corda (…). Quanti musulmani che vivono tra cristiani si rivolgeranno a loro nel giorno del giudizio dicendo: ‘Perché non mi hai lanciato la corda? Perché non mi hai fatto conoscere la verità?’ ”.

–Le indicazioni del vescovo
Servirà partire con un itinerario formativo specifico per preparare i fedeli all’evangelizzazione dei musulmani presenti sul territorio poichè l’accoglienza e il rispetto per la persona del musulmano non eliminano il dovere di annunciargli Gesù Cristo. Per il vescovo: “amare il prossimo, specialmente lo straniero, significa anche volerlo rendere partecipe della gioia del Vangelo”.
-La conclusione
“Carissimi, sono, dunque, lieto di annunciare che, a partire dall’Anno Pastorale 2026/2027, la nostra Diocesi si impegnerà a rivolgersi in modo speciale, con la carità cristiana e con la testimonianza e la proclamazione del Vangelo di Verità, pure a quei musulmani che abitano nel nostro stesso territorio… Serve però conoscere la fede e la cultura dei musulmani, che incontriamo quotidianamente per esercitare in modo più consapevole il nostro dovere di battezzati”.
“Ciò deve essere accompagnato sempre dalla preghiera, convinti che lo Spirito Santo è l’unico capace di cambiare il cuore e di riempirlo della pace interiore che accompagna la sua presenza”.
don Gian Maria Comolli