Nel referendum dello scorso 22 marzo hanno vinto i SI. Come giudica questo voto e quali conseguenze avrà per la giustizia e in particolare sui cittadini? Battista
LA RISPOSTA DEL DON
In democrazia vince la maggioranza quindi dobbiamo prendere atto che i cittadini che si sono recati alle urne hanno bocciato la cosidetta “riforma Nordio”. Questo ovviamente non risolve le disfunzioni che tutti i giorni leggiamo o sentiamo sulla giustizia, poichè nel corso della storia giudiziaria italiana degli ultimi decenni numerosi casi di condanne ingiuste hanno segnato profondamente la coscienza collettiva, soprattutto per il dramma personale e sociale che ne sono derivati. Molti, troppi individui sono stati condannati per reati che, in seguito a una revisione processuale o a nuove evidenze, si è ritenuto non avessero commesso alcun reato, ottenendo quindi l’innocenza postuma. Per questo vorrei allargare il quesito poiché permane la necessità di rafforzare ulteriormente le garanzie processuali e gli strumenti di prevenzione dagli errori giudiziari. Perciò vorrei richiamare la vostra attenzione su un principio che spesso è disatteso: il principio di precauzione che assume una rilevanza significativa nel sistema giudiziario. .
Il principio di precauzione nel contesto penale può essere interpretato come un invito a evitare condanne definitive in assenza di prove assolutamente certe della responsabilità dell’imputato. Questo orientamento rispecchia la famosa locuzione latina “in dubio pro reo”, secondo la quale ogni dubbio deve favorire l’imputato fino alla prova contraria. Tuttavia, nella prassi giudiziaria, il bilanciamento tra la necessità di sanzionare i colpevoli e la protezione degli innocenti si rivela spesso complesso e delicato. Il rischio di errore giudiziario, purtroppo, permane, ed è proprio in questo senso che la logica del principio di precauzione può rappresentare un valido strumento preventivo.
Come affermato, i casi di condannati innocenti costituiscono una dolorosa realtà dimostrando come un sistema giudiziario, seppur fondato su principi di equità e basato su presunte garanzie proceduralistiche, possa comunque commettere errori irreparabili. Gli effetti negativi di tali errori non sono solo individuali, coinvolgendo vittime di ingiusta privazione della libertà e danni morali, ma si riverberano sulla credibilità complessiva del sistema giudiziario e sulla fiducia della società nelle istituzioni.
Un ulteriore aspetto rilevante concerne l’importanza della formazione e della responsabilizzazione degli operatori della giustizia: giudici, pubblici ministeri, avvocati e periti che devono essere consapevoli del peso delle loro decisioni e dell’impatto di eventuali errori. La cultura della precauzione implica, in questo senso, un’etica professionale improntata alla prudenza, alla critica costruttiva e a una continua aggiornamento scientifico e procedurale. Inoltre, la dimensione preventiva si traduce anche nell’adozione di leggi e protocolli che limitino l’arbitrarietà e che proteggano i diritti della difesa con rigore, evitando forzature interpretative dettate da pressioni mediatiche o politiche.
È altresì opportuno considerare che il principio di precauzione, se mal inteso o applicato in modo eccessivamente restrittivo, potrebbe paradossalmente ostacolare la funzionalità stessa del sistema giudiziario, inducendo una paralisi decisionale o facilitando l’impunità per alcuni reati. Pertanto, l’applicazione di tale principio deve essere equilibrata e mirata a contemperare con accuratezza le esigenze di giustizia con quelle di tutela dei singoli individui da condanne ingiuste. Si rende così necessaria una visione dinamica e contestualizzata, capace di integrare il principio di precauzione con gli altri valori costituzionali e giuridici in gioco.
In conclusione, il principio di precauzione si configura come uno strumento essenziale nella prevenzione degli errori giudiziari e nella protezione dei diritti degli imputati, in particolare di coloro che rischiano di subire condanne ingiuste. La sua corretta applicazione può contribuire a rafforzare la legittimità e l’efficacia del sistema giudiziario, promuovendo un equilibrio tra la repressione del crimine e la salvaguardia della dignità e della libertà personale. Affermare con forza tale principio significa, in ultima analisi, ribadire una visione della giustizia che pone al centro la persona e i diritti umani, prevenendo con prudenza e responsabilità i mali irreparabili derivanti da condanne ingiuste.
Don Gian Maria Comolli