APPROFONDIMENTO – COMPRENDIAMO LA MESSA NEI SUOI MOMENTI

By 19 Aprile 2026Spiritualità

Abbiamo ricordato precedentemente che forse uno dei motivi per cui si partecipa poco alla Messa, è la difficoltà di coglierne, oltre che la ric­chezza, il significato dei vari gesti e dei vari simboli. Analizziamo il rito con lo stupore dei discepoli di Emmaus che riconobbero Gesù mentre spezzava il pane.

La celebrazione eucaristica è divisa in due grandi parti: la liturgia della Parola e quella Eucaristica.

LA LITURGIA DELLA PAROLA

Questa prende avvio con i riti di introduzione: saluto all’altare e al popolo radunato, atto penitenziale, Kyrie eleison, Gloria, orazione con­clusiva dei riti di introduzione (o colletta).

Il sacerdote, dopo il saluto all’assemblea, invita i presenti a riconci­liarsi con Dio e con i fratelli non potendo essere in comunione con l’Assoluto se non lo si è con gli altri uomini. Si comprende, quindi, che partecipare alla Messa con animo irato è solo un gesto di esteriorità e contraddittorio perché nel corso della celebrazione dovremo compiere alcuni gesti di intensa fraternità: la recita del Padre Nostro, lo scambio del segno della pace, la partecipazione alla comunione eucaristica.

È indispensabile perciò pentirsi, come richiede l’atto penitenziale:

-per i “pensieri non costruttivi” che abbiamo avuto;

-per le “parole non necessarie”, intrise di pettegolezzo e, a volte, velenose che abbiamo pronunciato;

-per le “opere non evangeliche” che abbiamo compiuto;

-per le “omissioni”, cioè il bene che potevamo compiere e non l’abbiamo fatto.

E il tutto è affi­dato alla misericordia di Dio.

Con la colletta, in alcuni momenti di silenzio, formuliamo nel cuore le intenzioni di preghiera per noi più importanti che saranno offerte a Dio dal sacerdote mediante un’orazione comune.

Nella liturgia della Parola sono proclamate tre letture; la prima solita­mente è tratta da un brano dell’Antico Testamento e seguita da un salmo; la seconda è desunta dagli scritti apostolici del Nuovo Testamento; e infine il Vangelo mediante il quale Cristo stesso parla a ciascuno di noi.

Dopo il Vangelo, il sacerdote commenta le letture con l’omelia. La ricchezza di un’omelia non sta né nella lunghezza né nella brevità, non nel tono aspro né in quello mieloso, ma nella capacità di destare l’interesse per la Parola e suscitare l’impegno per la sua concretizzazione nella quotidianità. In altri termini, ogni cristiano, alla conclusione della liturgia della Parola dovrebbe avere delle chiare indicazioni, per vivere il tema trattato nella settimana che inizia.

Infine si rinnova la propria fede riconfermando gli impegni battesimali nella recita del Credo e si rivolgono a Dio, nella preghiera dei fedeli, delle invocazioni per le molteplici necessità della Chiesa e del mondo.

LA LITURGIA EUCARISTICA

Questa si articola in vari momenti: la presentazione del pane e del vino, la preghiera eucaristica, i riti di comunione.

Con il pane e il vino “frutto della terra e del lavoro dell’uomo” offriamo al Signore anche la nostra quotidianità, le nostre gioie e le nostre soffe­renze. È interessante sottolineare che prima della presentazione del vino, il sacerdote lo mescola con alcune gocce d’acqua dicendo «L’acqua unita al vino sia segno della nostra unione alla vita divina del Cristo». San Cipriano di Cartagine vede nel vino il segno della passione del Cristo e nell’acqua quello della nostra umanità pecca­trice che nella morte e risurrezione del Signore Gesù è stata redenta.

Nella preghiera eucaristica, «il sacerdote ministeriale, con la potestà sacra di cui è investito compie il sacrificio eucaristico in persona di Cristo e lo offre a Dio in nome di tutto il popolo» (LG 10). A Cristo presta solo la voce, perché è Lui che in ogni Messa ci dice: «Questo è il mio Corpo offerto in sacrificio per voi. Questo è il calice del mio Sangue… versato per voi… Fate questo in memoria di me».

Terminata la consacrazione, rimangono solo le apparenze del pane e del vino con la loro composizione chimica, perché Gesù è entrato in quelle sostanze trasformandole nella Sua Carne e nel Suo Sangue. È, come acclama il sacerdote subito dopo la Consacrazione, un “mistero della fede”. Ricordava San Paolo VI che con la consacrazione avviene la transustanziazione cioè «le specie del pane e del vino acquistano un nuovo significato e un nuovo fine, non essendo più l’usuale pane e l’usuale bevanda, ma il segno di una cosa sacra e di un alimento spirituale.  Acquistano nuovo significato e nuovo fine soprattutto perché contengono una nuova “realtà”, che giustamente denominiamo ontologica. Giacché sotto le predette specie non c’è più quel che c’era prima, ma un’altra cosa tutta diversa. Convertita la sostanza o natura del pane e del vino nel corpo e sangue di Cristo, nulla rimane più del pane e del vino, ma in quelle specie Cristo è presente nella sua “fisica realtà”, anche corporalmente, seb­bene non allo stesso modo con cui i corpi sono nel luogo» (MF 7).

Di conseguenza si comprende l’importanza di accostarsi degna­mente alla Comunione: ha lo stesso rilievo del nutrirsi per il corpo. Nella Comunione è il Signore che si dona, che vuole vivere in noi per sostenerci nel cammino della vita: Lui ci penetra, ci purifica, ci illu­mina e ci fortifica.

Tutto questo è un mistero, cioè una verità che non riusciamo a spie­gare con la nostra intelligenza, ma che crediamo per fede, perché rive­lata da Cristo!

Don Gian Maria Comolli