MAGGIO: il mese dedicato alla MADONNA

By 2 Maggio 2026Spiritualità

Il mese di maggio riveste un particolare significato nel contesto della devozione cattolica, essendo tradizionalmente dedicato alla Madonna. Questa consuetudine affonda le sue radici in antiche pratiche religiose che celebrano Maria, madre di Gesù, come figura di misericordia, di amore e di protezione. Durante questo periodo, le comunità cristiane si impegnano in momenti di preghiera, riflessione e celebrazione, rinnovando il proprio impegno spirituale attraverso varie iniziative liturgiche.
Questo mese rappresenta un’occasione importante per riscoprire il valore della devozione mariana nella vita cristiana, promuovendo un dialogo interiore profondo e mantenendo viva la memoria delle figure religiose che hanno segnato la storia della Chiesa. In tal modo, il mese di maggio diventa un momento di grande spiritualità e riflessione per tutti i credenti.

Di conseguenza ci chiediamo: cosa significa venerare Maria e come deve esprimersi l’autentica devozione? E’ sufficiente la recita del rosario, l’accendere delle candele, recarsi in pellegrinaggio ai santuari mariani…? Sono atti “ammirevoli ma insufficienti”, poiché onorare Maria, significa innanzitutto “ricopiare” nella nostra vita le sue caratteristiche fondamentali.

Due sono quelle evidenziate dal Vangelo:

-la totale accettazione del progetto di Dio su di Lei: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc.1.38);

-la sollecitudine nel porsi a servizio del prossimo: “Si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda”  dove abitava Elisabetta, sua cugina che, in età avanzata, era gravida e :  “rimase con lei circa tre mesi” (cfr.: Lc. 1,38-45).

Maria ci insegna ad accoglie la vocazione riservataci da Dio

Accogliere la vocazione divina, pur senza comprenderla totalmente, fu la svolta fondamentale dell’esistenza di Maria e un valido rife­rimento di fronte al quotidiano intessuto di fatica, di sofferenza, d’incom­prensioni e alla monotonia che spesso forma la ruggine dell’abitudine. Serve notare che tutta la vita della Madonna fu “accompagnata” dalla incomprensione e dalla sofferenza. La nascita di Gesù avvenne in un luogo povero e disagevole (cfr.: Lc. 2,1-7). L’immediata fuga e l’esilio in Egitto poichè Erode intendeva uccidere il bambino, le provocò i disagi dello stato d’immigrata (cfr. Mt. 2,13-18). Ritornata in Palestina, il vecchio Simeone nel Tempio di Gerusalemme, definendo Gesù segno di contraddizione, le profetizzò che  “una spada le avrebbe trapassato il suo cuore” (cfr.: Lc. 2,34-35). Visse l’angoscia per lo smarrimento del Figlio dodicenne nel tempio di Gerusalemme e per la sua risposta incomprensibile: “Perché mi cercavate? Non sapete che io debbo occu­parmi delle cose del Padre mio?” (cfr.: Lc. 2,41-51). Anche il ministero pubblico del Signore Gesù causò a Maria molteplici incomprensioni. Alle Nozze di Cana, di fronte alla sua sollecitudine per i due sposi in difficoltà, Gesù dichiarò: “Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora” (cfr.: Gv. 2,1-10). Nel corso di una predicazione, quando lo avvisarono della presenza della madre, il Figlio rispose: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? Ecco mia madre ed ecco i miei fra­telli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre” (cfr. Mt. 12,46-50). Ma il momento più atroce fu quello della passione e della morte del Cristo. Forse, a Gerusalemme, era presente tra la folla che, alla domanda di Pilato se liberare Gesù o Barabba, richiesero la scarcerazione del delinquente. Eppure, erano le stesse persone, che la domenica precedente l’a­vevano acclamato, udito la sua predicazione e assistito ai suoi miracoli; forse alcuni, erano stati anche beneficiati personalmente. Maria, infine, accompagnò il Messia sulla via del Calvario, stette ai piedi della croce e poi appoggiò sul suo grembo il Figlio morto vivendo il dolore più grande di una madre, appunto la morte di un figlio.

Accogliendo di essere Madre del Redentore significò anche essere la Madre del Crocifisso! Di conseguenza possiamo adattare a Lei le parole che il profeta preannunciò sul Messia: “Voi tutti che passate per la via, considerate e osservate se c’è un dolore simile al mio dolore” (Lam. 1,12).

Tutto questo fu vissuto da Maria  con una fede incrollabile!

Maria ci insegna l’autentica gratuità

La seconda caratteristica di Maria riguarda la “prontezza” nel porsi al servizio del prossimo.

Immediatamente dopo aver espresso il suo “si” a Dio si pose gratuitamente e libera­mente al servizio del prossimo: la cugina Elisabetta. Maria agì senza incertezze, anche se, questo servizio, esigeva dei sacrifici dovuti alla distanza tra Nazaret ed Eri Karin da percorrere in diversi giorni, probabilmente a piedi, in uno stato fisico precario dovuto alla gravidanza. E giunta nella casa della cugina immediatamente si mise al lavoro.

E’ questo l’atteggiamento di chi riconosce che nella vita tutto è dono e perciò offre al fratello aiuti materiali, tempo, capacità professionali e doti perso­nali. Anche noi, devoti della Madonna, “dobbiamo testimoniare la gratuità”  con servizi resi senza attendere nessun compenso economico, né di prestigio, né di potere, ma unicamente nell’ottica del dono e della condivisione con gli altri di quello che si è e di quello che si ha. E ciò, di fronte alle leggi del mercato e della concorrenza che gui­dano vari processi della nostra società, in un contesto culturale che confonde il valore con il prezzo, la bontà con l’efficienza, la produtti­vità con il profitto; in una quotidianità nella quale anche le relazioni più per­sonali spesso sono fondate su rapporti di reciprocità, almeno a parità di valore, o nascondono un simbolico desiderio di sopraffazione.

“L’autentica gratuità” richiede non solo la rinuncia alla ricompensa per il servizio offerto, ma deve essere accompagnata anche dal sacrificio e dallo sforzo, come quello della povera vedova evangelica che gettò nel tesoro del Tempio di Gerusalemme pochi spiccioli e Gesù affermò: “In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere” (Mc.12,43-44). Ma questa forma di totale gratuità sgorga dalla piena libertà interiore e da motivazioni di condivisione nei confronti del bisogno dell’altro. Unicamente così ogni azione di aiuto acquisterà un’impronta personale, diretta e spontanea!

Ecco i pilastri dell’autentica devozione alla Madonna.

Don Gian Maria Comolli