XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Che tipo di terreno è il nostro cuore? (Mt. 13,1-23)

By 8 Luglio 2026Spiritualità

In questa domenica, Gesù, si paragona ad un contadino che va nel suo campo desideroso di seminare, cioè ottenere un campo arato e disponibile ad accogliere il suo seme, invece cosa trova? Quattro tipologie diverse di terreno.

1. Un terreno divenuto piatto, calpestato, insensibile ormai ad ogni cenno di vitalità.

In questo campo è presente una insensibilità che fa paura e che forse costatiamo anche nel nostro cuore. Quante volte rimaniamo increduli per la durezza del cuore; addirittura ci sentiamo derisi quando accenniamo alla gioia di essere nella Verità, alla serenità che sgorga dal vivere i grandi valori che sono la dignità dell’uomo e il suo essere simile a Dio! “Credi ancora a queste cose?” è la risposta di molti. “Quante storie racconta la Chiesa o i preti”, affermano altri! E così, il maligno, ruba il seme!

2 A volte il seme ha più fortuna: non trova “una strada totalmente calpestata”, trova un terreno “sassoso“; ossia un cuore che possiede ancora piccoli spazi di bontà ma i sassi impediscono al seme di affondare le radici. E’ quella che potremmo chiamare “una gioia superficiale”, infatti, appena giunge una sofferenza, il piccolo stelo si affloscia e della gioia, e dell’entusiasmo che si era conosciuto nell’accogliere la verità di Dio, rimane nulla. E’ questo il cuore di coloro che vivono unicamente un cristianesimo formale, superficiale e di facciata.

3.Il terzo terreno appare più aperto alla luce di Dio ma è ombreggiato da ragnatele e da spine.

E’ vero che il seme passa tra le spine, ossia l’uomo “ascolta”, ma le ragnatele non perdonano poiché quando lo stelo cerca la libertà per la crescita, impietosamente è fermato nello sviluppo dalle spine e dai rovi. Le spine, Gesù le chiama “le preoccupazioni del mondo e l’inganno delle ricchezze”.

4.E, infine, troviamo il quarto terreno, quello che ascolta la Parola. E, quando il terreno è buono, si concretizza il sogno del profeta Isaia: “Così dice il Signore: come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà senza effetto, senza avere operato ciò che desidero e senza avere compiuto ciò per cui l’ho mandata” (Is 55, 10-11).

La domanda che il  Vangelo di questa settimana ci pone è semplice.

Gesù continua a seminare, ma io che terreno sono?

Un terreno deserto, un terreno groviglio di spine, un terreno sassoso, o un terreno buono?