Ho quasi cinquant’anni, figlia unica, non sposata e quindi abito con i miei genitori entrambi vicino ai novant’anni. Mi accorgo però di una cosa che pur amandoli profondamente, convinta dei sacrifici che hanno compiuto essendo poveri per assicurarmi un interessante futuro professionale, fatico sempre di più ad essere paziente e tollerante nei loro confronti. Mi può offrire delle indicazioni? Roberta

LA RISPOSTA DEL DON
Il suo quesito, Roberta, mi sollecita a due riflessioni: cos’è la virtù della pazienza e come esercitarla nei confronti degli anziani.
La virtù della pazienza.
Cos’è la pazienza e come può essere concretizzata del quotidiano?
La pazienza non consiste nella semplice capacità di attendere, né rappresenta una forma di passività o di rassegnazione. Al contrario, la pazienza è una disposizione interiore che consente di affrontare il tempo, le difficoltà e le incertezze con equilibrio, perseveranza e lucidità. In una società caratterizzata dalla rapidità, dall’immediatezza e dal desiderio di ottenere risultati istantanei, riscoprire il valore della pazienza appare oggi più necessario che mai.
Dunque, essere pazienti, significa innanzitutto saper accettare che ogni cosa possiede il proprio ritmo. La crescita personale, l’apprendimento, la costruzione di rapporti autentici e il raggiungimento di obiettivi importanti richiedono tempo. Pretendere che tutto avvenga immediatamente conduce spesso a delusione, ansia e frustrazione. La pazienza, invece, permette di riconoscere il valore del percorso, senza limitare la propria soddisfazione al solo risultato finale. Chi sa attendere comprende che anche gli ostacoli e i rallentamenti possono contribuire alla maturazione dell’individuo.
Inoltre, la pazienza è strettamente collegata alla capacità di dominare le proprie emozioni. Di fronte a una difficoltà, a un’ingiustizia o a un comportamento irritante, la reazione più immediata può essere quella della collera. Tuttavia, agire sotto l’impulso dell’ira conduce frequentemente a decisioni avventate e a parole di cui ci si potrebbe pentire. La pazienza introduce uno spazio tra l’evento e la risposta: consente di riflettere, valutare la situazione e scegliere il comportamento più opportuno. Certamente la pazienza non elimina il disagio, ma impedisce che esso governi completamente le nostre azioni.
Da ultimo ricordo che la pazienza riveste un ruolo fondamentale anche nelle relazioni interpersonali. Ogni rapporto, sia esso familiare, amicale o professionale, richiede ascolto, comprensione e disponibilità al dialogo. Le persone possiedono caratteri, esperienze e sensibilità differenti; pertanto, non sempre comunicano o agiscono secondo le nostre aspettative. Essere pazienti significa concedere all’altro il tempo necessario per esprimersi, comprendere i suoi errori e affrontare i conflitti senza ricorrere immediatamente al giudizio o alla condanna. La pazienza non implica l’accettazione di ogni comportamento, ma favorisce un confronto più rispettoso e costruttivo.
Una precisazione: la pazienza è diversa dalla passività.
Una persona paziente non rinuncia ai propri obiettivi e non subisce necessariamente le circostanze. Essa agisce, ma sa che l’azione efficace deve essere accompagnata dalla costanza. La pazienza autentica è dunque dinamica: implica il lavoro quotidiano, la capacità di perseverare e la disponibilità a correggere il proprio percorso. Chi attende senza impegnarsi si limita falsamente a sperare. Chi, invece, opera con pazienza costruisce concretamente le condizioni del proprio successo.
Anche la natura offre numerosi esempi di questa verità. Un albero non cresce in un giorno, una stagione non può essere abbreviata e un seme necessita di cure prima di trasformarsi in una pianta. Tali immagini ricordano che i processi più significativi non sono immediati. La società contemporanea, sostenuta dalla tecnologia e dalla velocità delle comunicazioni, tende a far dimenticare questa legge fondamentale. Si desiderano risposte istantanee, risultati rapidi e soddisfazioni continue; tuttavia, ciò che possiede valore duraturo raramente nasce dalla fretta.
Naturalmente, coltivare la pazienza non è semplice. Essa richiede esercizio, autoconsapevolezza e, talvolta, la capacità di fermarsi. Può essere utile respirare profondamente prima di reagire, ascoltare con attenzione, stabilire obiettivi graduali e ricordare i progressi già compiuti. Anche piccoli gesti quotidiani, come attendere senza irritazione o affrontare un compito difficile senza abbandonarlo, contribuiscono a rafforzare questa disposizione.
Pazienza e anziani
La pazienza verso gli anziani rappresenta una delle forme più significative di rispetto nei loro confronti. Ciò si concretizza nel fermarsi ad ascoltare la persona anziana, comprendere i suoi tempi e accettare le sue difficoltà ma mostra anche comprensione e disponibilità a riconoscere nell’altro una persona portatrice di esperienza, dignità e sentimenti.
Con il trascorrere degli anni, molte capacità possono diminuire gradualmente. I movimenti diventano più lenti, la memoria può indebolirsi, l’udito e la vista possono ridursi e alcune attività quotidiane richiedono un tempo maggiore. Di fronte a tali situazioni, è fondamentale evitare atteggiamenti impazienti o giudicanti. Un anziano che ripete una domanda, impiega più tempo per rispondere o incontra difficoltà nell’utilizzare un dispositivo non deve essere considerato un ostacolo, bensì una persona che necessita di sostegno e rispetto.
Come concretizzare la virtù della pazienza nei confronti degli anziani?
1. Attraverso l’ascolto.
Ascoltare un anziano significa concedergli il tempo necessario per esprimersi, senza interromperlo continuamente e senza completare al suo posto le frasi. Spesso gli anziani desiderano raccontare episodi della propria vita, ricordare persone care o condividere opinioni maturate nel corso degli anni. Questi racconti possono sembrare ripetitivi, ma possiedono un’importanza profonda: permettono loro di sentirsi riconosciuti e valorizzati. Ignorare tali esigenze, al contrario, può alimentare solitudine, tristezza e senso di inutilità.
2.Evitare di trattare gli anziani come bambini o sostituirsi completamente a loro.
E’ molto importante tutelare la loro autonomia, aiutandoli soltanto quando è necessario e lasciando loro la possibilità di compiere le attività che sono ancora in grado di svolgere anche se lentamente. Un aiuto eccessivo può risultare umiliante e compromettere la fiducia nelle proprie capacità. La pazienza autentica, pertanto, si accompagna al rispetto della libertà personale e alla volontà di sostenere senza imporre.
3.Riscoprire la pazienza nei rapporti famigliari.
I rapporti tra generazioni possono essere influenzati da incomprensioni, differenze di abitudini e opinioni divergenti. I figli e i nipoti, spesso impegnati nel lavoro e nelle responsabilità quotidiane, possono percepire le richieste degli anziani come un peso. È proprio in questi momenti che diventa necessario ricordare il contributo offerto dalle generazioni precedenti.
4.La vecchiaia non è una condizione estranea, ma una fase della vita che, con ogni probabilità, riguarderà ciascuno di noi. Il modo in cui trattiamo oggi gli anziani rivela i valori della comunità e anticipa il trattamento che riceveremo domani.
Molti anziani, come ricordato da Roberta, hanno dedicato energie alla crescita dei figli, al lavoro e alla cura della famiglia. Accogliere oggi le loro necessità con pazienza costituisce un’espressione concreta di gratitudine e di reciprocità.
Roberta ricorda una situazione che non possiamo scordare: chi assiste un anziano o vive quotidianamente a contatto con loro può sperimentare stanchezza, stress e frustrazione. Per questo familiari e operatori devono poter contare su sostegno, momenti di riposo e servizi adeguati poiché riconoscere i propri limiti non rappresenta una mancanza d’affetto, ma una scelta responsabile, che consente di offrire una vicinanza e un’assistenza più equilibrata e più rispettosa.
Concludendo affermiamo che la pazienza verso gli anziani è un dovere morale e una ricchezza collettiva. Rallentare per accompagnare una persona anziana, ascoltarne le parole e sostenerla nelle difficoltà non significa perdere tempo: significa attribuire tempo alla dignità umana. Solo attraverso questo atteggiamento sarà possibile costruire rapporti autentici tra le generazioni e una società capace di prendersi cura dei suoi membri più fragili.
don Gian Maria Comolli