Sempre più italiani scelgono di non donare organi e tessuti. Sono in crescita i “no” che vengono registrati al momento del rinnovo della Cie, la carta d’identità elettronica mentre aumentano coloro che scelgono la cremazione. Non le sembra una contraddizione? Umberto.
LA RISPOSTA DEL DON
Sono perfettamente d’accordo con Umberto che evidenzia secondo me una delle molte contraddizioni del popolo italiano.
Verifichiamo i numeri
–Autorizzazione alla donazione di organi e di tessuti.
Sono sempre più, come ricordato da Umberto, gli italiani che optano di non donare organi e tessuti infatti sono in crescita i “no” sulla Carta d’identità elettronica. Tuttavia, anche se chi nega il consenso è accresciuto, i “sì” prevalgono, infatti su circa 950mila documenti rilasciati nel 2025 in 380mila (39,7%) hanno scelto di opporsi al prelievo degli organi dopo la morte, mentre 570mila (60,3%) hanno dato il proprio consenso. Rispetto all’anno 2024 le opposizioni alla donazione sono salite del 3,4%.
–Cremazione.
Negli ultimi trent’anni la cremazione è passata da pratica residuale a componente strutturale del sistema funerario italiano. Ad esempio nel 2025, a fronte di una mortalità sostanzialmente stabile, le cremazioni di cadaveri sono aumentate e oggi interessano il 39% dei decessi.
Rapporto, o meglio l’intersecarsi tra donazione degli organi e cremazione
La donazione di organi e la cremazione appartengono a due ambiti apparentemente distinti: la prima riguarda la medicina dei trapianti e la possibilità di salvare o migliorare la vita di altre persone; la seconda concerne le modalità di trattamento del corpo dopo la morte e le scelte funerarie. Tuttavia, tra questi due temi esiste un rapporto concreto, soprattutto sul piano giuridico, organizzativo ed etico. Comprenderlo è importante per evitare equivoci e per consentire a ogni individuo di esprimere consapevolmente le proprie volontà.
La donazione degli organi a scopo di trapianto avviene dopo la morte seguendo chiare condizioni stabilite dalla legge. Concluso il prelievo, il corpo è ricomposto con rispetto e affidato alla famiglia per le esequie. Perciò la donazione degli organi non impedisce la cremazione, infatti il corpo può essere cremato secondo la volontà espressa dal defunto.
Sul piano etico, il rapporto tra donazione e cremazione richiama il principio di autonomia personale. Ogni individuo ha il diritto di decidere, nei limiti stabiliti dall’ordinamento, sia sulla destinazione dei propri organi sia sulla modalità di trattamento delle proprie spoglie.
La scelta della cremazione può avere variate motivazioni e queste non vengono annullate dalla donazione degli organi. Al contrario, le due scelte possono integrarsi in un’unica concezione fondata sulla solidarietà e sul rispetto delle convinzioni individuali, infatti la donazione rappresenta un gesto rivolto alla vita degli altri, mentre la cremazione riguarda il modo in cui la comunità e la famiglia accompagnano il defunto dopo la morte.
Da ultimo osserviamo gli aspetti procedurali. Le regole riguardanti il corpo del defunto possono variare in relazione alla forma di consenso, alla situazione clinica, alla presenza di indagini giudiziarie e alla disciplina locale in materia funeraria.
Perché donare gli organi?
La donazione degli organi rappresenta uno dei gesti più generosi e significativi che la persona possa compiere e consiste nel mettere a disposizione, dopo la propria morte o, in alcuni casi, durante la vita, uno o più organi o tessuti affinché possano essere trapiantati in pazienti affetti da gravi patologie.
Riflessioni sulla donazione.
La prima e più importante ragione per donare è la possibilità di salvare altre persone.
Molti pazienti soffrono di insufficienze irreversibili del cuore, del fegato, dei reni o dei polmoni… In questi casi, le cure farmacologiche possono rallentare la malattia, ma spesso non sono sufficienti a garantire la sopravvivenza e una buona qualità della vita. Il trapianto può rappresentare l’unica soluzione efficace. Un singolo donatore può contribuire a salvare più vite, poiché diversi organi e tessuti possono essere destinati a pazienti differenti.
La seconda riflessione va oltre la pura sopravvivenza.
Un trapianto riuscito permette spesso al paziente di recuperare la propria indipendenza, tornare al lavoro, proseguire gli studi e coltivare relazioni e progetti personali. Persone costrette per anni a sottoporsi a trattamenti complessi, come la dialisi, possono tornare a una quotidianità più libera. Bambini e giovani affetti da gravi malattie possono avere l’opportunità di crescere, formarsi e costruire il proprio futuro.
La terza è rivolta alla dimensione sociale della donazione.
La salute non è una questione esclusivamente individuale poichè le condizioni di ogni persona influenzano la famiglia e l’intera comunità. Una malattia grave può comportare sofferenza emotiva, difficoltà economiche e un forte impegno assistenziale per i familiari. Il trapianto, quando possibile, riduce questo peso e consente ai parenti di ritrovare maggiore serenità. La donazione diventa così un esempio concreto di responsabilità collettiva e di attenzione verso gli altri, valori fondamentali per la società.
Nonostante i progressi compiuti dalla scienza, il numero degli organi disponibili non è ancora sufficiente a soddisfare tutte le richieste. Molti pazienti rimangono per lungo tempo nelle liste d’attesa e alcuni, purtroppo, muoiono prima di ricevere un organo compatibile. Questa situazione rende evidente l’importanza di una scelta consapevole da parte dei cittadini. Informarsi e dichiarare la propria volontà può contribuire a ridurre i tempi di attesa e ad aumentare le possibilità di cura per numerose persone.
La quarta è rivolta alla correttezza e alla trasparenza.
La donazione degli organi si basa su rigorosi principi etici e medici. La morte del donatore viene accertata secondo procedure precise da équipe indipendenti, nel rispetto della legge e della dignità della persona. Inoltre, la decisione di destinare gli organi ai pazienti segue criteri clinici e organizzativi come la compatibilità, l’urgenza e il tempo di attesa, e non dipende dalla ricchezza, dalla notorietà o dall’influenza del destinatario. Queste garanzie sono fondamentali per tutelare sia i donatori sia coloro che ricevono il trapianto.
Come manifestare la propria volontà di donare organi e tessuti?
In Italia, esistono molteplici modi per esprimere il proprio consenso o il proprio rifiuto alla donazione, tutte basate sul rispetto della libertà individuale e sulla tutela della privacy.
Noi evidenziamo la più semplice, cioè la registrazione della propria decisione presso il Sistema Informativo Trapianti, comunemente indicato con l’acronimo SIT.
La dichiarazione può essere resa presso gli uffici anagrafe dei Comuni al momento del rilascio o del rinnovo della carta d’identità elettronica. In tale occasione, il cittadino maggiorenne, deve dichiarare la propria volontà (o non volontà) di donare organi e tessuti dopo la morte. La decisione è inserita nel SIT e può essere modificata in qualsiasi momento.
Concludendo
Con la donazione, mediante una scelta informata e libera, ogni cittadino può contribuire a una società più responsabile e attenta al valore di ogni vita.
don Gian Maria Comolli