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XV DOMENICA TEMPO ORDINARIO (A) – Coltiva con cura il tuo cuore

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Is. 55,10-11            Rom. 8,18-23            Mt. 13,1-23

Con questa domenica iniziamo la lettura di un altro “grande discorso” del Signore Gesù; quello delle parabole. Ne presenta cinque con temi comuni: le caratteristiche del Regno di Dio, le sue difficoltà di crescita, il successo cui è destinato, il suo valore paragonato a un tesoro o a una perla e infine la nostra libertà di scelta.

La parabola del seminatore è l’introduzione a tutte le altre.

Qui, il Cristo, assume come componenti di paragone alcuni elementi del panorama agricolo della Galilea, il luogo dove sta insegnando. Per questo ci parla di un seme, di un terreno e di un contadino che semina abbondantemente, e che identifica con se stesso, desiderando il cuore di ogni uomo “un campo arato” disposto ad accogliere il suo messaggio salvifico. Ma, attenzione, Egli non s’impone soltanto propone e ci attira a sé non conquistandoci ma donandosi.

La parabola è divisa in due parti. La prima descrive le varie tipologie di terreni, cioè come si può presentare il cuore dell’uomo. La seconda spiega il significato e la condizione dei vari terreni.

Come reagiscono i terreni alla semina?

 Una parte del seme cadde sulla strada.

E’ il cuore inflessibile e impenetrabile dell’uomo insensibile ai valori, incapace di comprendere la verità e spesso ostaggio delle cose o della ricerca del prestigio sociale che lo allontanano dalla libertà. E’ il cuore disordinato nel campo degli affetti e disonesto e sleale anche con se stesso. Ciò gli proibisce di gustare la ricchezza e la bellezza della vita, lo rende indifferente verso tutto e tutti, provoca smarrimento, disorientamento e avvilimento. Anche in questo cuore il Signore Gesù getta il suo seme ma è rubato dal maligno che può solo rendere l’uomo malinconico e disperato.

Una parte cadde sul luogo sassoso.

E’ il cuore della persona fragile, incostante, debole e superficiale; “senza radici” come afferma la parabola. In questo cuore notiamo un entusiasmo iniziale che però non persevera, quindi sfuma di fronte alle difficoltà, alle incomprensioni e anche ai sacrifici che il messaggio evangelico richiede. E ritorna al deserto di sempre! Com’è attuale questa descrizione. Ciò avviene quando il nostro essere cristiano è unicamente esteriore, formale e di facciata.

Una parte del seme cadde sulle spine.

E’ il cuore dell’uomo che pur riconoscendo la validità del messaggio evangelico fatica a ritenersi peccatore e a riconoscere i propri vizi. Di conseguenza, il suo orgoglio, la sua presunzione e la sua superbia lo allontanano da Dio. Quando lo stelo tenta di crescere, impietosamente è bloccato dalle spine e dai rovi.

Una parte del seme cadde sulla terra buona.

E’ il cuore che fruttifica mediante la docilità alla grazia, la costanza nei propositi e la capacità di sacrificio anche di fronte alle difficoltà della testimonianza.

Questa parabola parla oggi a ciascuno di noi come duemila anni fa  agli ascoltatori di Gesù e ci pone delle domande.

Com’è il nostro cuore? Con quali disposizioni accogliamo ogni domenica la Parola? A quale terreno assomiglia il nostro cuore: a una strada, a una pietraia, a un roveto o a un terreno accogliente?

Tutto è nelle tue mani!

Vuoi essere felice? Coltiva con cura il tuo cuore affinché produca  buoni frutti per te e per gli altri.

www.gianmariacomolli.it

L’OSSERVATORE ROMANO – Maddalena la grande

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Una ricerca che mira dritto al centro. Il piccolo volume di Adriana Valerio, Maria Maddalena. Equivoci, storie, rappresentazioni (Bologna, Il Mulino, 2020, pagine 136, euro 12), accompagna il lettore attraverso due millenni senza nascondere il proprio obiettivo: quello di non fare della «mera filologia archeologica, ma di avviare una rivoluzione ermeneutica (…) toccando il cuore stesso del cristianesimo». La posta in gioco è alta ma, a giudizio dell’autrice, proporzionata a colei che nel seguito di Gesù dovette essere riconosciuta come «la torre», dall’ebraico magdal/migdal da cui l’appellativo che da sempre segue al suo nome.

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