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Se la Cassazione riconosce il diritto a cambiare persona

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«Cosa c’è in un nome? Ciò che chiamiamo rosa anche con un altro nome conserva sempre il suo profumo». Celebri parole di Giulietta in Romeo e Giulietta di Shakespeare. È vero quanto afferma l’adolescente veronese? A volte sì. Uno stesso oggetto può essere
indicato con parole differenti, ma tali lemmi, posto che il loro significato convenzionale sia il medesimo, farebbero riferimento sempre allo stesso ente: “tavolo”, “table”, “mesa”. Cambia il termine a seconda della zona geografica, ma l’essenza di ciò che indica è sempre la medesima. Ma questo non sempre capita: un essere umano maschile deve essere indicato da un termine maschile. Ad un neonato maschio possiamo dare il nome di “Mario”, “Stefano”, “Claudio”, ma non di “Maria”, “Stefania”, “Claudia” dal momento che questi ultimi nomi tradirebbero l’identità di quel bambino, non corrisponderebbero alla realtà, che in questo caso è una realtà sessuata maschile.

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Se Netflix attacca Gesù e la Chiesa è libertà di espressione

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Gesù e i cristiani pesantemente offesi. Ancora. Ma stavolta non per mano di qualche laicista o di violenti come quelli che sabato, a Tolosa, hanno interrotto un presepe vivente di bambini delle elementari grido «stop ai fascisti», no: stavolta la cristianofobia viene dal piccolo schermo, precisamente da Netflix, che ha reso disponibile un lungometraggio del collettivo «satirico» brasiliano Porta Dos Fundos. Nella programmazione natalizia della piattaforma di streaming on demand più famosa al mondo è stata difatti inserita A Primeira Tentação de Cristo, «La prima tentazione di Cristo», in cui c’è Gesù gay intento a presentare alla famiglia e ai discepoli il fidanzato,
Orlando, conosciuto nei 40 giorni nel deserto il quale, poi, si rivela figura satanica.

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Canada, la Corte proibisce ad un padre di salvare sua figlia dalle procedure per la riassegnazione del sesso

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C’è un giudice in Canada? Ce lo chiediamo alla luce della decisione presa lo scorso anno, da un tribunale canadese della Columbia Britannica che ha stabilito che una ragazza di 14 anni che afferma di sentirsi “transgender” può passare attraverso procedure mediche invasive e pesanti per diventare un ragazzo e tutto questo nonostante le forti proteste del padre.

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I corsi in salsa gender dell’Università di Bologna, ecco di che si tratta

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A chi millanta che il gender non esiste, sottoponiamo la descrizione del singolare corso proposto dall’Università degli Studi di Bologna, all’interno della Facoltà di Lingue, Letterature e Culture moderne, tenuto dalla professoressa Rita Monticelli. Sul sito internet dell’Ateneo c’è scritto, infatti, papale papale che, con il corso “gli studenti e le studentesse acquisiscono conoscenze approfondite delle teorie e metodologie degli studi di genere in diversi contesti culturali. Il corso intende favorire l’analisi delle rappresentazioni e costruzioni di genere e del rapporto identità/alterita’ in diverse forme testuali (teorie critiche, narrativa, testi visuali) in una prospettiva interculturale”.

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