Comunico che a seguito di un intervento chirurgico che ho subito in questa settimana potrò aggiornare il blog solamente SABATO 2 OTTOBRE. Mi scuso con i visitatori di questo sito.

Editoriale

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Ci mancava solo la cannabis

Nel Paese del “vietato vietare”, dove ogni desiderio lo si vorrebbe trasformare in un “diritto”. Nel Paese dove si impazzisce per i cosidetti “nuovi diritti”. Nel Paese dove si reclama l’eliminazione di ogni proibizionismo in nome di una libertà privata della verità e della responsabilità. Nel Paese dove nel silenzio e nell’indifferenza generale sta ingigantendosi l’uso delle droghe, soprattutto tra gli adolescenti, anche mediante  nuove forme di approvvigionamento, quella dai siti web. Nel Paese dove i ragazzi già a undici anni sniffano coca e ciò appare normale. Nel Paese dove fu autorizzata con la legge 246/2016 la vendita libera della cosiddetta “cannabis light”, quella che non superi lo 0,6% di THC  (sostanza psicoattiva presente in questa droga). Nel Paese dove dal dicembre 2016 sono stati aperti circa 1000 “canapa shop”, negozi che commerciano cannabis spesso venduta anche ai minori. Nel Paese dove nel 2020 si sono pianti 373 morti per overdose, l’11% in più rispetto all’anno precedente.

Ebbene, in questo Paese, il deputato Mario Perantoni M5S, ha depositato un progetto di legge giunto alcuni giorni fa all’esame della Commissione Giustizia della Camera che depenalizza, per autoconsumo e gli usi terapeutici, la coltivazione in casa di non oltre 4 piante “femmine” di cannabis. Dunque, se il DDL sarà approvato, certamente con difficoltà poiché i partiti di centro-destra sono ostili, ognuno nel giardino di casa potrà coltivare piante di cannabis. Pietosa, irreale e bugiarda la motivazione del deputato: “La coltivazione in casa di canapa è fondamentale per i malati che ne devono fare uso terapeutico e che spesso non la trovano disponibile oltre che per combattere lo spaccio ed il conseguente sottobosco criminale”.

Ovviamente, questa trovata di Perantoni, non ha lasciato indifferenti in primis l’associazione Luca Coscioni che in compagna di Meglio Legale, Forum Droghe, Antigone, Società della Ragione, che  sostenuti da M5S, +Europa, Possibile, Sinistra Italiana, Radicali italiani, hanno lanciato la raccolta firme per un  referendum popolare per l’abolizione del reato di coltivazione di cannabis anche oltre le quattro piante, l’annullamento delle pene detentive per tutte le condotte legate alla cannabis;  la cancellare della sanzione amministrativa del ritiro della patente o del certificato di idoneità alla guida di ciclomotori per le persone trovate in possesso di cannabis (DPR 309/1990, articolo 75). Da notare che la sospensione della patente di guida ha durata trenta giorni.

Questo “sdoganare dell’antiproibizionismo” che non è una priorità per l’Italia che sta soffrendo le drammatiche conseguenze del post-pandemia, lo è invece per  l’Associazione Coscioni & company: “quello della coltivazione, vendita e consumo di cannabis è una delle questioni sociali più importanti nel nostro Paese”

Di fronte a questa irragionevole e insensata proposta ci poniamo due domande. Quali danni provoca la cannabis? Le pianticelle di cannabis coltivate nell’orto sono di beneficio al malato?

I danni della Cannabis

Secondo gli anti-proibizionisti, questa droga assunta nella misura prevista dalla legge, non genera effetti collaterali; al massimo offre un minimo rilassamento che giova alla salute.

Di parere opposto è la comunità scientifica.

Tra i molti pareri, fermiamo l’attenzione su quello del Consiglio Superiore della Sanità del 10 aprile 2018, che rispose ad alcuni quesiti posti dall’ex ministro della salute Beatrice Lorenzin.

Il prodotto è nocivo. “Riteniamo che la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di ‘cannabis’ o ‘cannabis light’ o ‘cannabis leggera’, non può essere esclusa poiché la biodisponibilità di THC anche a basse concentrazioni non è trascurabile, sulla base dei dati di letteratura”. Il prodotto è doppiamente nocivo perché il consumo “avviene al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e controllo della quantità effettivamente assunta e quindi degli effetti psicotropi che questa possa produrre, sia a breve che a lungo termine”. Inoltre “non appare che sia stato valutato (riferendosi alla legge 246/2016) il rischio al consumo di tali prodotti in relazione a specifiche condizioni, quali ad esempio età, presenza di patologie concomitanti, stati di gravidanza/allattamento, interazioni con farmaci, effetti sullo stato di attenzione, così da evitare che l’ assunzione inconsapevolmente percepita come ‘sicura’ e ‘priva di effetti collaterali’ si traduca in un danno per se stessi o per altri (feto, neonato, guida in stato di alterazione)”. La Raccomandazione Finale del Consiglio. “Siano attivate, nell’interesse della salute individuale e pubblica, e in applicazione del principio di precauzione, misure atte a non consentire la vendita dei suddetti prodotti”.

Inoltre, i “canapa shop”, dovrebbero essere immediatamente chiusi. Lo ha stabilito un Parere (n. 30475) emesso il 30 maggio 2019 dalle Sezioni Unite della Cassazione, ma mai attuato, dichiarando reato la commercializzazione a qualsiasi titolo di foglie, inflorescenze, olio e resina derivanti dalla cannabis, compresa quella “linght”.

Ebbene, l’uso e l’abuso della cannabis, ha effetti altamente negativi sullo stile di vita della persona e sulla sua salute psico-fisica oltre che sui nuclei famigliari, e nel contesto societario, contribuisce a elevati indici di avvicendamento sul lavoro, a cali nella produttività e all’attenuazione della sicurezza.

Sdogare la cannabis strumentalizzando i malati

Si legge nel citato comunicato dell’associazione Coscioni: “Sono 6 milioni i consumatori di cannabis in Italia, tra questi anche moltissimi pazienti spesso lasciati soli dallo Stato nell’impossibilità di ricevere la terapia, nonostante la regolare prescrizione”.

Ebbene, quando non si hanno argomentazioni razionali si punta sul “sentire emotivo e pietistico”che facilmente commuove e impietosisce la pubblica opinione sfruttando malattie e malati.  

Non vi ricordate, ad esempio, che questo fu il “cavallo di battaglia” nel 2005 per demolire in parte con il referendum, miseramente affogato, la legge 40/2004, quella sulla Procreazione Medicalmente Assistita? Si chiedeva insistentemente l’autorizzazione per la “ricerca sugli embrioni” e, di conseguenza, sulle cellule staminali embrionali (abrogando l’art. 13 co. 1 e 2) perché ciò avrebbe portato immensi benefici nella cura di alcune patologie, mentre la scienza afferma il contrario. Le “cellule staminali embrionali” che necessitano per l’uso l’uccisione dell’embrione, non hanno fornito nessun risultato terapeutico attendibile, anzi, essendo totipotenti, sono rischiose, mentre riscontri molto positivi giungono dalle “cellule staminali adulte” che non danneggiano l’embrione. E vi siete già scordati l’indegno gesto di essersi buttati come squali su indifesi e vulnerabili “pesciolini malati” per convincere il 3% della popolazione a firmare la richiesta di un referendum per la legalizzazione dell’eutanasia.

La stessa strategia si sta ripetendo illudendo le persone che le quattro piantine coltivate nell’orto di casa risolveranno i problemi dei pazienti che necessitano di questo prodotto. Ma siete così ingenui da credere che è sufficiente recarsi nell’orto a raccogliere le foglie e servirle al malato come se fosse insalata? Non ritenete che il fiore che contiene tetraidrocannabinolo (THC) e cannabidiolo (CBD) per divenire un farmaco efficace necessiti, anche per la precisione delle dosi da somministrare, che vada trattato in stabilimenti chimici o in farmacie galeniche, oltre che la supervisione di un professionista?

Ben consapevoli che unicamente le leggi non eliminano il malessere esistenziale presente nella maggioranza di chi assume questo prodotto, e che la repressione è insufficiente, le autorità che operano per il bene comune, hanno il dovere di vietare ciò che danneggia la vita e la dignità delle persone più fragili, poiché uno Stato che approvi un comportamento dannoso non fa il bene dei propri cittadini e di questo se ne deve assumere la responsabilità.

Don Gian Maria Comolli

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