26 giugno 2022

Prossimo aggiornamento: domenica 3 luglio 2022

Editoriale

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Rapporti pre-matrimoniali: Why not?

La scorsa settimana il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita ha pubblicato il documento “Itinerari Catecumenali per la vita matrimoniale” che è introdotto da una presentazione di Papa Francesco nella quale sono presenti due brevi richiami a non consumare rapporti sessuali prima delle nozze. E’ stato scritto e detto di tutto e di più, trascurando la ricchezza del documento che è un inno alla bellezza e all’abbondanza di grazia che sono racchiuse nel sacramento del matrimonio e nella vita familiare. Anch’io ho ricevuto mail di disapprovazione o di riflessione che commento di seguito.

 Vorrei che spiegasse la posizione della Chiesa sui rapporti prematrimoniali. Non ho compreso se quelle della Chiesa sono indicazioni («sarebbe meglio non avere rapporti prematrimoniali») o imposizioni. Secondo me, inoltre, vanno distinti i cosiddetti rapporti occasionali cioè con chi capita, da quelli con chi si conosce da tempo e si sta compiendo un percorso verso il matrimonio. Nella morale cattolica troviamo questa distinzione? Maurizio.

Dopo un anno di astinenza dai rapporti sessuali per osservare l’insegnamento della Chiesa, ora che abbiamo constatato l’allungarsi a dismisura del tempo per sposarci all’inizio troppo ottimisticamente valutato, abbiamo entrambi, senza alcuna influenza l’uno sull’altro, cambiato idea. Avvertiamo, però, la discrepanza con la richiesta della Chiesa che sarebbe giusto seguire, e contemporaneamente non sappiamo rinunciare a questi momenti intimi. Come uscire da questa situazione? Alfio e Maria.

 La Chiesa proibisce i rapporti prematrimoniali; questa posizione origina da lecite, e secondo me, giuste motivazioni che a livello teorico sono ammirevoli. Però, considerando che oggi, per molteplici motivi, il matrimonio si allontana sempre di più nel tempo, non sarebbe opportuna un’apertura? Io posseggo  una concezione sacra del corpo e della coppia, ma non posso per ora sposarmi; che devo fare? Perché non chiudere un occhio sui rapporti sessuali con un partner fisso, con il quale si vorrebbe condividere tutta la vita, ma che per forze maggiori ancora non è il tuo coniuge? Giuliana.

I tre quesiti racchiudono una convinzione comune: la Chiesa proibisce i rapporti prematrimoniali ed impone norme morali restrittive nel campo sessuale, mentre si auspica un atteggiamento più benevolo e più comprensivo. E’ opportuno chiarire che la Chiesa non proibisce o impone nulla; in questo settore come in altri spesso contestati, propone ed attualizza unicamente gli insegnamenti del Signore Gesù. Il Papa e i vescovi non sono i «proprietari» della Chiesa essendo questa di Cristo; sono unicamente degli amministratori che obbediscono alle direttive del «Titolare». Significativo fu il parere di san Giovanni XXIII interrogato sulla sua capacità «di dormire la notte» ripensando ai problemi della Chiesa. Egli rispose che la sera restituiva la Chiesa al Signore Gesù essendo Lui il fondatore e il titolare, ed egli riposava profondamente e tranquillamente.

Maurizio giustamente evidenzia la diversità tra i rapporti sessuali occasionali e quelli tra fidanzati. Ma per la morale cattolica, anche i rapporti prematrimoniali tra fidanzati, non sono unicamente sconsigliati, ma esclusi. Esporrò le motivazioni rispondendo alle perplessità di molti: «cosa c’è di male?»; «perché negare oggi ciò che con il matrimonio diverrà   importante domani?»; «io e il mio ragazzo ci sposeremo, aspettiamo unicamente che trovi un lavoro».

Nella società attuale, fortemente erotizzata, si ritiene naturale che i giovani si comportino a livello sessuale già da sposi. La componente sessuale è rilevante per l’uomo e per la donna, ma dobbiamo correttamente controllarla affinché rimanga una forza positiva e non riduca la persona in schiavitù. Il desiderio sessuale è per l’uomo e non l’uomo per il desiderio sessuale!  Alcuni giovani, inoltre, adottano la convivenza, sia come periodo di prova precedente al sì definitivo, sia come scelta prolungata nel tempo. Ma l’esperienza dimostra che varie coppie reduci da questo tirocinio, si lasciano appena regolarizzata la loro situazione con il matrimonio religioso o civile. In più, il diffondersi dei rapporti prematrimoniali, mostra la convinzione che la relazione di coppia costituisca essenzialmente un fatto «privato», separato dalla dimensione sociale e istituzionale.

Nel cristianesimo, la sessualità è il linguaggio dell’amore, e non semplicemente una fonte di gratificazione fine a se stessa. Di conseguenza, l’unione fisica, al di fuori del contesto dell’amore, svuota l’atto sessuale del suo significato più profondo e più autentico, banalizzandolo sulla genitalità. Unicamente nel matrimonio, progetto globale e definitivo di vita, la sessualità manifesta le due dimensioni fondanti l’amore coniugale: la comunione e la fecondità. In altre parole, prima del matrimonio, le due persone non si appartengono totalmente, non si sono ancora donate eternamente e pienamente, mentre l’atto sessuale è offrire e ricevere mutuamente ciò che possediamo di più intimo nel nostro corpo e nel nostro essere. Per il suo profondo significato, l’atto sessuale assume una dignità completa a seguito del matrimonio; momento «di non ritorno» che trasforma radicalmente la vita. Un evento che il cristiano celebra nel sacramento, unendo Dio i due sposi: «Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: “Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola?”. Così che non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ho congiunto, l’uomo non lo separi» (Mt. 19, 3-6).

Da ultimo, sottolineo che i rapporti sessuali sono potenzialmente procreativi, coinvolgendo, a volte, una terza persona che possiede il diritto di nascere da un’unione stabile. «La banalizzazione della sessualità è tra i principali fattori che stanno all’origine del disprezzo della vita nascente: solo un amore vero sa custodire la vita» (Giovanni Paolo II, Evangelium vitae, 97).

In quest’ottica, la castità pre-matrimoniale, non è il tempo della mortificante attesa o della frustrazione prolungata; assume un alto valore antropologico, irrobustisce il legame dei fidanzati e ne verifica l’autenticità; oltrepassando le emozioni del linguaggio del corpo ribadisce profondamente l’essenza del matrimonio. Simone Weil, consigliava: «i beni più preziosi non devono essere cercati, ma attesi».

Don Gian Maria Comolli

 

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