5 SETTEBRE  2026 –  Aggiornamento numero  262 

Prossimo aggiornamento sabato 12 settembre 

EDITORIALE

Massmedia e web ciechi, sordi e muti di fronte agli ATTI VANDALICI quotidiani nelle chiese in Italia

Gli atti vandalici commessi nelle chiese o nei confronti della simbologia sacra rappresentano un fenomeno di particolare gravità, non unicamente per i danni materiali che provocano, ma anche per il significato culturale, storico e spirituale dei luoghi colpiti. In Italia, dove gli edifici religiosi costituiscono una parte essenziale del patrimonio artistico e identitario nazionale, ogni episodio di danneggiamento assume una rilevanza che supera il semplice gesto contro una proprietà privata o pubblica. Una chiesa vandalizzata è, infatti, un bene della collettività che viene colpito nella sua dimensione concreta e simbolica.
Le chiese italiane custodiscono opere d’arte, archivi, affreschi, sculture, arredi liturgici e testimonianze architettoniche spesso risalenti a molti secoli fa. Anche un atto apparentemente limitato, come la rottura di una statua, l’imbrattamento di una parete o il danneggiamento di un altare, può produrre conseguenze irreversibili. Il restauro di tali beni richiede competenze altamente specializzate, tempi lunghi e risorse economiche considerevoli. In alcuni casi, il ripristino completo è impossibile: materiali antichi e superfici decorate possono perdere per sempre una parte della loro autenticità e del loro valore storico.
La gravità del vandalismo, tuttavia, non si esaurisce nell’aspetto economico. Le chiese sono luoghi di culto, preghiera e raccoglimento per milioni di persone. La profanazione di uno spazio sacro può generare dolore, indignazione e un profondo senso di violazione nella comunità che lo frequenta. Quando vengono danneggiati simboli religiosi, immagini sacre o oggetti utilizzati durante le celebrazioni, l’azione assume una dimensione offensiva particolarmente intensa, poiché colpisce convinzioni personali e tradizioni condivise. Anche chi non professa la fede cristiana può riconoscere il valore culturale e sociale di questi luoghi e considerare il vandalismo un attacco al patrimonio comune.

E’ questa una lunga storia che ebbe come data simbolica il 21 maggio 1972 quando la Pietà di Michelangelo, all’interno della basilica di San Pietro a Roma, fu vittima delle martellate dell’ungherese Laszlo Toth. Da allora questi atti vandalici sono in costante aumento fino a giungere nell’ultimo decennio, tra opere importanti e minori a due/tre alla settimana. Ovviamente, non per consolarci, alcuni Stati europei stanno peggio di noi. L’Osservatorio sull’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa (Oidac Europa) ha registrato 2.211 crimini d’odio anticristiani nel 2025 inclusi 94 incendi dolosi. Si tratta di quasi il doppio rispetto al 2024.

Le cause degli atti vandalici possono essere diverse. In alcuni casi si tratta di gesti impulsivi compiuti da giovani che agiscono per noia o per desiderio di trasgressione o legati all’abuso di alcol o sostanze. Inoltre la diffusione dei social network ha incentivato comportamenti distruttivi compiuti allo scopo di ottenere attenzione e condivisioni dettati dal desiderio di attirare l’attenzione. In altri episodi possono emergere motivazioni ideologiche, anticlericali o discriminatorie, dirette contro la religione e i suoi simboli.  In alcuni casi, gli autori agiscono per noia, desiderio di trasgressione o ricerca di visibilità. La diffusione dei social network può inoltre incentivare comportamenti distruttivi compiuti allo scopo di ottenere attenzione e condivisioni

Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda la vulnerabilità di molte chiese italiane. Numerosi edifici si trovano in piccoli centri, in aree rurali o in quartieri caratterizzati da una presenza ridotta di fedeli. Talvolta dispongono di sistemi di sorveglianza insufficienti, porte facilmente accessibili o personale non adeguato a garantire un controllo costante. La chiusura temporanea degli edifici per motivi di sicurezza può, a sua volta, privare la comunità di uno spazio fondamentale e aumentare il senso di abbandono del territorio. Ma anche le strutture situate nelle grandi città, pur essendo maggiormente controllate, non sono completamente al sicuro: l’elevato afflusso di visitatori rende talvolta difficile individuare comportamenti sospetti.

La tutela di questi luoghi richiede una collaborazione coordinata tra istituzioni religiose, amministrazioni pubbliche, forze dell’ordine e cittadini oltre il miglioramento dell’illuminazione esterna, installare sistemi di videosorveglianza rispettosi della normativa sulla privacy, rafforzare gli ingressi e predisporre procedure rapide per la segnalazione dei danni.
La prevenzione, però, non può basarsi esclusivamente sul controllo e sulla punizione. È necessario promuovere un’educazione al rispetto dei beni culturali e dei luoghi di culto. Le scuole, le parrocchie e le associazioni locali possono organizzare visite guidate, incontri e attività finalizzate a illustrare la storia delle chiese e il valore delle opere in esse contenute. Conoscere un patrimonio significa sviluppare un senso di responsabilità nei suoi confronti. Un giovane che percepisce una chiesa non come uno spazio estraneo, ma come una testimonianza della storia della propria comunità, sarà probabilmente meno incline a danneggiarla.
Anche la risposta giudiziaria deve essere adeguata alla natura dei fatti. Le conseguenze penali e civili dovrebbero tenere conto non soltanto del costo della riparazione, ma anche dell’eventuale perdita culturale, della compromissione della funzione religiosa e dell’impatto sulla collettività. Nei casi meno gravi, percorsi di responsabilizzazione, lavori socialmente utili e attività di ripristino sotto supervisione possono affiancare le sanzioni, favorendo una comprensione concreta del danno provocato.

In conclusione possiamo affermare  che la protezione delle chiese non riguarda soltanto la difesa di una confessione religiosa, ma la salvaguardia di una componente fondamentale del patrimonio storico e culturale italiano. . Proteggerle significa dunque salvaguardare una parte significativa dell’identità italiana e garantire alle generazioni future la possibilità di conoscere e apprezzare una memoria che appartiene a tutti.

Don Gian Maria Comolli

LA PAROLA DI DIO DELLA DOMENICA

XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (6 settembre 2026)  

La correzione fraterna  (Mt. 18,15-20)

Il Vangelo di questa domenica riporta alcune norme concrete per i cristiani sottolineando particolarmente la “correzione fraterna”.

L’evangelista indica tre passaggi da compiere nei confronti del fratello che sbaglia.

1.Il dialogo personale.

2.Il coinvolgimento di alcuni testimoni.

3Nelle situazioni più gravi l’allontanamento di chi sbaglia.

Spesso riteniamo che la carità è unicamente mite, benigna, paziente… scordando invece che è anche esigente e severa. Concretizziamo il tutto fermando l’attenzione sulla “correzione fraterna”, un atteggiamento difficile ma di squisita carità che sembra però  scomparso.

-Scomparso dalle parrocchie.

Chi oggi ammonisce da fratello nella fede colui che sbaglia? Si prefe­risce tacere, magari pettegolare o anche abbandonare la Chiesa.

-Scomparso nelle famiglie nei riguardi dei figli.

Spesso assistiamo ad atteggiamenti e comportamenti sconcertanti di alcuni ragazzi e adolescenti ma non si nota poco un richiamo severo da parte dei genitori.

-Scomparso negli uffici e nelle civiche amministrazioni.

Le figure apicali richiamano e ammoniscono ancora per assenze e ritardi ingiustificati e continui, per atti svolti con poca profes­sionalità, per atteggiamenti scorretti nei confronti dei clienti?

-Scomparso, alcune volte, anche nell’atteggiamento dei sacerdoti. Si presentano non solo accoglienti ma anche accomodanti. L’acco­glienza è una virtù mentre l’accomodare è un difetto.

Ebbene, la correzione fraterna, sembra essere sparita dalla nostra società!

La correzione fraterna è difficile e impegnativa poiché è arduo “farla bene” come pure è richiesto all’altro umiltà e un autentico desiderio di progredire nel bene.

Eppure è doverosa, perché Gesù ci ha ammonito: «Se il tuo fratello sbaglia, ammoniscilo».

Come recuperarla?

Tre passaggi indispensabili.

-L’intenzione purissina. Quando si richiama l’altro deve esserci nella nostra mente e nel nostro cuore unicamente l’intenzione di aiutare il fratello.

-La conoscenza reale dei fatti, cioè l’aver vagliato tutti gli elementi del problema, allontanandosi dal mercato del pettegolezzo.

-Un grande amore per l’altro. Forse oggi non ci si corregge più perché non ci si vuole più bene.

Dove va recuperata?

-Nella Chiesa. I sacerdoti, come confessori, devono evidenziare con saggezza, prudenza e fortezza quello che funziona e perciò va modifi­cato. Il confessore è padre e medico perciò deve, all’occorrenza, saper pre­scrivere anche una medicina dolorosa.

-Nelle famiglie. E’ un dovere nei confronti dei figli.

Oggi la famiglia vive un clima di maggiore libertà ed auto­nomia. E’ terminato il tempo dell’autorita­rismo ma non ciò non può ridurre l’autorevolezza dei genitori. Come pure sposi devono riscoprire nella correzione fraterna uno strumento per migliorarsi insieme.

-Nella società. Le figure apicali di ogni settore hanno l’obbligo di correggere le disfunzioni, di migliorare il servizio, di stroncare la decadenza presente in molteplici campi.

La santa Madre Teresa di Calcutta un giorno esclamò: “Il più grande male del nostro tempo è “l’indifferenza” nei riguardi degli altri.

 

LE DOMANDE AL DON (76)

La pazienza è una virtù

Ho quasi cinquant’anni, figlia unica, non sposata e quindi abito con i miei genitori entrambi vicino ai novant’anni. Mi accorgo però di una cosa che pur amandoli profondamente, convinta dei sacrifici che hanno compiuto essendo poveri per assicurarmi un interessante futuro professionale, fatico sempre di più ad essere paziente e tollerante nei loro confronti. Mi può offrire delle indicazioni? Roberta

LA RISPOSTA DEL DON

Il suo quesito, Roberta, mi sollecita a due riflessioni: cos’è la virtù della pazienza e come esercitarla nei confronti degli anziani.

La virtù della pazienza.

Cos’è la pazienza e come può essere concretizzata del quotidiano?

La pazienza non consiste nella semplice capacità di attendere, né rappresenta una forma di passività o di rassegnazione. Al contrario, la pazienza è una disposizione interiore che consente di affrontare il tempo, le difficoltà e le incertezze con equilibrio, perseveranza e lucidità. In una società caratterizzata dalla rapidità, dall’immediatezza e dal desiderio di ottenere risultati istantanei, riscoprire il valore della pazienza appare oggi più necessario che mai.
Dunque, essere pazienti, significa innanzitutto saper accettare che ogni cosa possiede il proprio ritmo. La crescita personale, l’apprendimento, la costruzione di rapporti autentici e il raggiungimento di obiettivi importanti richiedono tempo. Pretendere che tutto avvenga immediatamente conduce spesso a delusione, ansia e frustrazione. La pazienza, invece, permette di riconoscere il valore del percorso, senza limitare la propria soddisfazione al solo risultato finale. Chi sa attendere comprende che anche gli ostacoli e i rallentamenti possono contribuire alla maturazione dell’individuo.

PROSEGUI LA LETTURA DELLA RISPOSTA

LE VARIE RISPOSTE DEL DON

Il “contatore” degli aborti

Controlla in tempo reale il numero degli aborti nel mondo dal 1 gennaio 2026

Oggi siamo a 29.961.000 

VERIFICA IL CONTATORE

IL LIBRO DELLA SETTIMANA

W.Golding, Il signore delle mosche, Mondadori, pp. 277, euro 20.99

E’ un’ opera fondamentale della letteratura del XX secolo poichè esplora in profondità la natura umana e le dinamiche sociali attraverso una narrazione apparentemente semplice ma carica di significati simbolici e filosofici. Il romanzo, pubblicato nel 1954, si inserisce nel genere della narrativa distopica e allegorica, offrendo una riflessione intensa sulla civiltà, la barbarie e l’innata propensione dell’uomo alla violenza.

LA NOSTRA BIBLIOTECA

https://www.gianmariacomolli.it/category/libri/

 IL FILM DELLA SETTIMANA

Era mio figlio (The Last Full Measure) (2019)

Il film è un dramma di guerra che affronta il conflitto in Vietnam da una prospettiva insolita e profondamente umana. Più che concentrarsi sulle operazioni militari o sulle dinamiche strategiche, il film si interroga sul valore della memoria, sul peso delle responsabilità istituzionali e sulla necessità di riconoscere il sacrificio di chi ha compiuto il proprio dovere senza ricevere, per anni, il giusto riconoscimento. Il film coinvolge lo spettatore e gli  ricorda gli che nessun sacrificio dovrebbe essere cancellato dal tempo.

 I NOSTRI FILM

https://www.gianmariacomolli.it/category/film/

ALLARME: TRUFFE ANZIANI IN CONTINUO E COSTANTE AUMENTO

Ogni giorno leggiamo o sentiamo il racconto di persone vittime di frodi.
I delinquenti che progettano frodi soprattutto nei confronti delle persone anziane che spesso vivono sole, hanno una minore familiarità con le tecnologie digitali o tendono a fidarsi maggiormente degli interlocutori che si presentano in modo autorevole, sono veri e propri professionisti del crimine che studiano ogni situazione nei minimi particolari .
COME SI PRESENTANO? In vari modi.
Ad esempio, telefonando e sostenendo che un famigliare trovandosi in difficoltà poiché coinvolto in un incidente o ha problemi con la legge necessita urgentemente di denaro.
Ma sono frequenti anche le truffe del falso tecnico, durante le quali una persona si presenta a casa dichiarando di dover controllare il contatore, l’impianto elettrico o le tubature. Invece, altri male intenzionati fingono di appartenere alle forze dell’ordine, a una banca o a un ente pubblico. Infine non possiamo scordare le truffe sul piano digitale ricorrendo a messaggi ed e-mail che imitano comunicazioni ufficiali e invitano a cliccare su un collegamento o a fornire credenziali, codici e dati bancari.
CHE FARE?
-Mai comunicare per telefono o per e-mail codici di accesso, numeri delle carte o password.
-Non aprire la porta dell’abitazione ma avvisare immediatamente le forze dell’ordine e se il cellulare è bloccato urlare per attirare l’attenzione.
-E, se per caso avessimo aperto la porta, non effettuare pagamenti immediati sotto pressione. L’urgenza è uno degli strumenti principali utilizzati da questi truffatori.
L’ESEMPIO DELLA SIGNORA MARIA
La signora Maria di 93 anni ricevette una telefonata da uno sconosciuto che gli annunciava che il figlio era stato arrestato avendolo trovato in possesso di droga e per la libertà provvisoria serviva consegnare 4.000 euro in contanti. La signora subito sospettò della truffa e avvisò le forze dell’ordine che gli consigliarono di concordare con i delinquenti che si sarebbe immediatamente recata in banca a prelevare la somma. In banca gli diedero una busta contenente unicamente della carta e tornò nell’androne del suo palazzo dove era attesa. Nel momento in cui consegnò la busta le forze dell’ordine in borghese arrestarono questi indegni individui. Brava signora Maria!
Se vogliamo rendere più ardui questi crimini dobbiamo continuamente mettere in guardia le persone ma anche non colpevolizzare le vittima di una truffa e ringraziare le forze dell’ordine per la loro opera.

DIVENTA “VOLONTARIO” 

PERCHE’?

Il volontariato è un pilastro della società civile e riveste un’importanza cruciale nel panorama societario. Le associazioni di volontariato consentono infatti di integrare le prestazioni tradizionali con un approccio umano e relazionale. La presenza di volontari disinteressati crea un clima di fiducia e apertura, indispensabile per affrontare situazioni di grande vulnerabilità.

Inoltre, le associazioni di volontariato sono spesso in grado di rispondere in modo rapido ed efficace a bisogni specifici, che possono prima sfuggire alle strutture sanitarie pubbliche. Grazie alla loro flessibilità e alla varietà di competenze dei loro membri, queste organizzazioni possono sviluppare programmi innovativi e rispondere a esigenze emergenti. 

UN BREVE CORSO PER COMPRENDERE CHI E’ IL VOLONTARIO

 

IL “PROTETTORE” DEL BLOG

Il Protettore di questo blog è il BEATO GIUDICE ROSARIO LIVATINO assassinato dalla mafia il 21 settembre 1990 che è stato non solo un “uomo pensante” ma anche un magistrato modello e una persona di grande e autentica fede: «Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili». Quindi. come affermò san Giovanni Paolo II un “martire della giustizia e indirettamente della fede”. Pur partecipando alla Messa ogni giorno, forse nessuno ha notato la sua azione religiosa ma l’effetto di quell’azione, cioè la testimonianza. Dunque una fede non da mostrare nelle forme ma da rendere leggibile nella testimonianza. E, ogni suo documento, al termine, era siglato con STD (SUB TUTELA DEI). Il mio auspicio è che anche i molti visitatori di questo blog, seguendo il suo esempio, si pongano “sub tutela Dei” e testimoni, anche con le argomentazioni da uomini pensanti, di principi e di valori fondamentali alla nostra società e alle future generazioni. GRAZIE.
Per conoscere il beato Livatino:

-La vita

-«L’uomo che ho ucciso, Livatino, – ha affermato: oggi mi aiuta a coltivare la speranza»

-Un commento sul Giudice Livatino

Gli algoritmi dei social media stanno rendendo sempre più difficile trovare notizie umanistiche, religiose, cattoliche e bioetiche. Seguimi anche sulle piattaforme. Scegli tu quale:

In LINKEDIN con 12.575 collegamenti, 15.024 follower e 244.627 impressioni post 28 agosto/5 settembre

 VISITA

Oppure visita FACEBOOK. 24.483 follower

VISITA

Visite blog DELL’UOMO PENSATE

Ultima settimana: 63.129

TOTALE  FOLLOWER blog + piattaforme 72.520

QUATTRO “NO” al SUICIDIO ASSISTITO

Il Consiglio Reginale Veneto il 2 settembre ha approvato una legge sul fine vita. La normativa voluta dal Presidente Zaia e proposta dall’Associazione Luca Coscioni che l’ha sostenuta con l’iniziativa popolare «Liberi subito», ha avuto 32 voti favorevoli, 14 contrari (tutti i consiglieri di Fratelli d’Italia) e 5 astenuti.

4 “NO” a questa normativa che possiamo anche definire anche “ammazza-pazienti”

1.IL “SUICIDIO ASSISTITO” E’ LA PARTENZA DI UN ITINERARIO CHE AVRA’ COME TRAGUARDO “L’EUTANASIA” PER TUTTI.

E’ questa un’affermazione si basa “sui fatti” e non sulle opinioni o sui punti di vista o sulle modalità di giudicare.

Quali fatti?

Ciò che è avvenuto negli ultimi decenni in Belgio, Olanda e Canada dove partendo dal suicidio assistito si è giunti all’eutanasia per tutti. Ecco allora decine di fatti, e ribadisco “fatti”: https://www.gianmariacomolli.it/category/no-eutanasia/.

2.IL PROFONDO DISAGIO DEI MEDICI POICHE’ E’ SNATURA LA LORO PROFESSIONE

Lo ribadiscono chiaramente 270 medici italiani in una lettera al Quotidiano “La Verità” del 20 giugno 2026 (https://www.laverita.info/famiglia-e-pro-vita/suicidio-assistito-appello-270-medici). Cito alcune frasi: “L’attività medica è ontologicamente in opposizione al suicidio: si studia anni per cercare di curare al meglio il paziente, non per eliminarlo. Pertanto, il suicidio medicalmente assistito è deontologicamente non accettabile”. Di più: “Desideriamo, pertanto, richiamare le radici della professione medica, il cui obiettivo è il perseguire il bene dei pazienti in scienza e coscienza, con lo scopo di guarire quando possibile o di curare ed accompagnare il malato inguaribile rispettando la sua dignità”.

3.RAPPORTO MEDICO-PAZIENTE

E’ l’ incontro tra una “fiducia”, quella del paziente e una “coscienza”, quella del medico. Il suicidio assistito eliminerebbe entrambe queste caratteristiche accrescendo i “sospetti” del paziente ed obbligando il medico ad una maggiore medicina difensiva.

4.CURE PALLIATIVE

Come ridurre le sofferenze di un malato grave o terminale dandogli la possibilità di vivere accettabilmente anche il termine della vita? E’ una domanda seria e fondamentale ma la risposta l’abbiamo che forse vi tormenta. Ma la risposta l’abbiamo: incrementando le Cure Palliative. E qui un chiarimento per coloro che non le conoscono.

Ebbene, le cure palliative, perseguono un obiettivo altrettanto nobile: migliorare la qualità della vita dei pazienti attraverso il controllo del dolore e dei sintomi, offrendo al contempo un prezioso supporto psicologico e accompagnando sia il paziente sia la sua famiglia in questo difficile percorso. Il problema è che la rete di cure palliative, pur presente in tutte le regioni, hanno profonde differenze in termini di risorse, strutture e personale qualificato. Dunque l’Italia ha ancora molta strada da percorrere per assicurare un accesso equo e universale a questi servizi essenziali.

In una intervista del Corriere Veneto al dott. Vincenzo Di Francesco, primario di Geriatria in Azienda ospedaliera a Verona e coordinatore del gruppo multidisciplinare «Help», realtà nata per organizzare le cure palliative intraospedaliere e dolore è stata posta questa domanda: “Le hanno mai chiesto il suicidio assistito?”. La risposta del dott. Vincenzo Di Francesco: “No, nessuno mi ha mai detto: voglio morire. E anche in generale, è una frase che non sento quasi mai. Dicono invece: mi aiuti dottore, sono stanco, non ce la faccio più”.

Di fronte all’ efficacia delle cure palliative ricordo che nel 1939 il nazismo iniziò ad organizzare operazioni di eutanasia volte a uccidere i bambini disabili. Vogliamo anche oggi nel 2026 seguire questo tragico e orrendo copione?

Per approfondire.  

NOVITA’ EDITORIALE

in libreria dall’inizio di ottobre

RASSEGNA STAMPA SETTIMANALE ONLINE “CONTROCORRENTE” e ARCHIVIO 

Questa Rassegna Stampa è un po’ particolare poiché verranno evidenziati mediante alcuni articoli temi che solitamente non trovano spazio nei massmedia e sul web andando contro-corrente o appartenendo a quella categoria definita “politicamente scorretta”. Inoltre per ogni argomento sarà presente anche un “archivio”  poiché affogati continue notizie rischiamo di scordare oggi quello che è avvenuto ieri e, così dimenticando la memoria, gli errori si ripetono. Buona lettura!

ITALIA E OPINIONI

MONDO

ISLAMISMO

ARCHIVIO

CHIESA e CRISTIANESIMO 

PAPA LEONE XIV

NOTIZIE E COMMENTI

ARCHIVIO

BIOETICA 

INIZIO VITA

TERMINE VITA

ARCHIVIO INIZIO VITA

ARCHIVIO FINE VITA

“POLITICAMENTE SCORRETTO”

SOSTENI CHI FA IL “BENE”ANCHE A NOME TUO

 

 

Il Blog dell’ “Uomo pensante” vuole combattere stereotipi e pregiudizi, non sta dalla parte di nessuno ma si basa unicamente sulla verità dei fatti e si propone di essere il più inclusivo possibile. Come potete notare, nonostante i numeri soddisfacenti di entrate giornaliere, non vi è nessuna pubblicità per non essere manipolato dagli inserzionisti. Per questo, se presto un servizio che ritenete buono, chiedo la vostra generosità nei confronti di chi fa il bene anche a “nome vostro”.
Evidenzio la testimonianza di sacerdoti mio caro amico che gestisce molteplici persone fragili immigrate.

 

Don Giusto Della Valle

Don Giusto Della Valle è un sacerdote, mio caro amico, della diocesi di Como e attualmente è il parroco di San Martino a Rebbio, un quartiere di Como. Oltre che essere parroco ospita circa 50 persone immigrate a cui fornisce vitto e alloggio. Per questo suo grande impegno è conosciuto e apprezzato in tutta la città. 

Una testimonianza

“Nell’estate 2017, in piena emergenza migranti, ho incontrato Don Giusto Della Valle, una persona eccezionale impegnata a togliere le sofferenze. Il dramma delle migrazioni mi ha da sempre angosciato e da tempo desideravo poter fare qualche cosa per loro. Con lui ho cercato un immobile da ristrutturare così da poter ospitare minori stranieri non accompagnati e l’abbiamo individuato a Rebbio (Como), in via Giussani 35. L’immobile apparteneva al “Collegio delle Missioni Africane” noto anche come “Missionari Comboniani” ed il ricavato della vendita serviva loro per sostenere l’ospedale da loro gestito di Mapuordit nel Sud Sudan, danneggiato alla guerra: una bellissima combinazione. Nel corso della progettazione del nuovo immobile la politica italiana sulla migrazione è cambiata e di conseguenza abbiamo riorientato il progetto verso i bisogni della comunità. La Casa oltre che ad essere aperta al quartiere e alla città dovrà essere un luogo d’educazione e integrazione ed potrà offrire un riparo ai minori non accompagnati, alle mamme in difficoltà con figli e ai piccoli di qualsiasi nazionalità, con attenzione particolare alle situazioni di maggiore fragilità. Un piano dell’immobile suddiviso in quattro appartamentini ed è a disposizione di nuclei familiari che vivono momenti di fragilità umana ed economica. Il cantiere di casa “Caracol” è terminato a fine 2019 e l’attività sociale gestita dalla parrocchia di Rebbio e da Symploké (nata dalla Caritas diocesana di Como) è iniziata nel corso della primavera 2020” (Carlo Crocco, Presidente della Fondazione MDM).

Un video

Como, il meraviglioso cuore di don Giusto fa innamorare i musicisti della Scala: concerto strepitoso per la solidarietà

DONA A DON GIUSTO:  IT48K0843010904000000093297

 

 MAIL DEL BLOG DELL’UOMO PENSANTE 

gmc@gianmariacomolli.it

Pillola di Saggezza Mensile