Rassegna stampa settimanale

“L’eco della stampa spesso taciuta” N. 36

Aggiornamento di  sabato 22 settembre 2018
(prossimo aggiornamento sabato 29 settembre 2018)

Che cosa succede nella Chiesa?

Ho trascorso lo scorso fine settimana in una parrocchia che si preparava alla festa patronale e ho trascorso parecchie ore in confessionale. Quello che maggiormente mi ha colpito è stata l’esternazione di molti del dolore e dei dubbi di fronte agli scandali presenti nella Chiesa ormai da troppo tempo, in particolare l’orrendo atto della pedofilia. Mi sono state poste anche domande precise: “Com’è possibile che nella Chiesa avvenga questo?”; “Come fa a non vacillare la fede di noi credenti?”; “Come sta reagendo la Chiesa?”; “Perché per tanto tempo ha tollerato e coperto la pedofilia?”; “Se si continua così più nessuno la frequenterà come i giovani già stanno facendo” o “pochi manderanno i loro figli all’oratorio”…

Rispondere a questi interrogativi è molto complesso. Io tenterò unicamente di “balbettare” qualche pensiero osservando la Chiesa odierna e tentando di leggere obiettivamente il fenomeno della pedofilia.

“Com’è possibile che nella Chiesa avvenga questo?”

La Chiesa, composta da “tutti i battezzati”, dovrebbe essere caratterizzata dalla “santità” che da sempre si scontra con il limite, il peccato e il male presente nel cuore dell’uomo. Già sant’Ambrogio (340-397) evidenziava nei termini “casta”, cioè risplendente dell’iniziativa e della santità divina e “meritrix”, cioè turbata dall’infedeltà dei suoi membri le “due caratteristiche fondanti” questa Istituzione. E’ il concetto basilare che ci consente di individuare le “grandezze” odierne della Chiesa individuabili nelle centinaia di autentici e autorevoli sacerdoti presenti nelle nostre parrocchie, dei missionari, delle suore e delle migliaia di donne e di uomini che operano in molteplici settori (assistenziali, caritativi, educativi…) ma “non fanno notizia (cfr. http://www.gianmariacomolli.it/2018/09/08/la-chiesa-cattolica-e-un-costo-o-una-risorsa-per-la-societa/). Accanto a questa santità, come affermava il cardinale J. Ratzinger commentando la Via Crucis del Venerdì Santo 2015: “Quanta sporcizia c’è nella Chiesa e proprio anche tra coloro che nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui!”. Ma, il Signore Gesù, l’aveva previsto, quando parlando del “buon seme” e della “zizzania” affermò: “Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: ‘Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio’ ” (Mt. 13,30).

“Come fa a non vacillare la fede di noi credenti?”; “Se si continua così più nessuno frequenterà la Chiesa!”

Queste affermazioni che toccano il nucleo centrale del cristianesimo, interrogano la “maturità della fede individuale” e pongono interrogativi più profondi: “Chi è per me Gesù Cristo? Perché frequento la Chiesa? Quanta importanza ricoprono le persone nel mio credere?”. La corretta risposta la proferì l’apostolo Pietro all’interrogativo del Cristo: “Voi chi dite che io sia?”. “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt. 16,16-17). Con questa affermazione, Pietro, ci riporta al cuore del problema, poiché “l’autentica fede” pone  come fondamento la persona del Signore Gesù che nulla può scalfire. Affermava sant’Ambrogio: “Il compimento della mia fede è Gesù Cristo uomo e Dio, morto e risorto”. Gli fece eco papa Benedetto XVI: “La fede nasce dall’incontro personale con Cristo risorto e diventa slancio di coraggio” (19 aprile 2006). Unicamente se Cristo è “l’ evento” della mia vita non mi lascio impressionare dalle negatività della Chiesa anche se mi procurano sofferenza. Quindi, “il caso pedofilia”, è direttamente concatenato con la maturità del singolo uomo che si professa cristiano.

“Come sta reagendo la Chiesa?”; “Perché nel passato ha tollerato e coperto la pedofilia?”; “Posso con tranquillità mandare i miei figli all’oratorio?”

Sono le risposte più complesse poiché rischiano di essere recepite come una “difesa d’ufficio”. Eppure, il Signore Gesù, ha affermato: “solo la verità vi farà liberi” (Gv. 8,32).

Premesso che anche “solo un abuso sarebbe già troppo” dobbiamo leggere con obiettività alcuni dati.

Lo scandalo pedofilia scoppiò violentemente nella Chiesa nel 2002 partendo dagli Stati Uniti, e mese dopo mese, si sono aggiunti altri Paesi con casi avvenuti anche decine di anni prima. Da qui scorgono “quattro” osservazioni.

Primo. E’ vero che alcuni vescovi o superiori religiosi negli ultimi decenni del XX secolo hanno vergognosamente coperto o insabbiato atti pedofili di sacerdoti e di religiosi.

Secondo. Benedetto XVI e papa Francesco resosi conto del fenomeno sono intervenuti assai drasticamente con il motto: “Tolleranza zero”, assicurando alla giustizia e riducendo allo stato laicale decine di sacerdoti e di religiosi.

Terzo. I numeri. E. Fittipaldi, autore del testo “Lussuria” (ed. Feltrinelli) sostiene. “Tra il 2013 e il 2015 fonti interne alla Congregazione per la Dottrina per la Fede spiegano che sono arrivate dalle diocesi sparse per il mondo ben 1200 denunce di casi ‘verosimili’ di predatori e molestatori di minorenni”*, ma su un totale di 466.215 sacerdoti e religiosi presenti nel mondo (Annuario Pontificio 2017) (Percentuale: 0,26%). Per quanto riguarda l’Italia dove operano attualmente 32.000 preti, apprendiamo da “Rete l’Abuso” che dal 2000, 136  sono stati condannati per molestie a minori (Percentuale: 0,47). Qualche altra decina è in “attesa di giudizio”.

Quarto.  E chi parla delle “centinaia di preti assolti” poichè ingiustamente accusati, anche quando le denunce parevano verosimili? Qualcuno è pure morto per lo stress subito. Affermò papa Francesco riguardo il caso di sette sacerdoti accusati in Spagna: “L’Arcivescovo ha fatto tutto quello che doveva fare, la cosa è arrivata anche al tribunale civile. Ci sono stati i due processi. I media del posto hanno incominciato a parlare. Tre giorni dopo, tutto era scritto nella parrocchia: ‘preti pedofili’ e cose del genere, e così si è creata la coscienza che questi preti fossero criminali. Sette sono stati interrogati e non si è trovato nulla; su tre è andata avanti l’indagine, sono rimasti in carcere. Durante altri tre anni hanno sofferto l’odio, gli schiaffi di tutto il popolo: criminalizzati, non potevano uscire fuori e hanno sofferto umiliazioni fatte dalla giuria per comprovare le accuse di un ragazzo.  Dopo tre anni e più, la giuria dichiara innocenti tutti i preti ma soprattutto questi tre: gli altri già erano fuori causa, e colpevole il denunciante. Perché avevano visto che quel giovane era fantasioso, ma era una persona molto intelligente e lavorava anche in un collegio cattolico e aveva questo prestigio, che dava l’impressione di dire la verità. E’ stato condannato lui, ma questi uomini sono stati condannati dai media del posto prima della giustizia (27 agosto 2018).

Una conclusione

Non ho assolutamente voluto sminuire il problema poiché questo crimine commesso da un sacerdote è “doppiamente deplorevole e ripugnante”. Ma, i numeri, ci mostrano una percentuale modesta rispetto allo stesso reato compiuto da padri, parenti, insegnanti, allenatori… Il Telefono Azzurro riceve una media di quattro casi ogni giorno di segnalazioni di violenze su minori.

La Chiesa deve rafforzare le misure affinché il fenomeno scompaia. A tutti i cristiani, però, e chiesto di pregare il Signore Gesù affinché: “mandi santi sacerdoti e ferventi religiosi” a servizio della società e di tutti gli uomini.

Don Gian Maria Comolli

(*E. Fittipaldi, Così il Vaticano protegge i preti pedofili, Settimanale L’Espresso, 16 gennaio 2017) 

APPROFONDIMENTO

Approfondimento 1. Ci sono abusi e abusi

Approfondimento 2 . Omertà sulla pedofilia. La cultura la sta già accettando

Approfondimento 3. Turismo sessuale minorile, il primato dei clienti italiani

Approfondimrnto 4 .Bambole per pedofili. Un mercato florido che nessuno denuncia

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NOVITÀ EDITORIALE

1978-2018: quarant’anni di aborti in Italia. E siamo a 6.000.000

A quarant’anni dall’approvazione delle Legge 194 che ha legalizzato nel nostro Paese l’obbrobrioso atto dell’aborto causando la morte di quasi 6.000.000 di innocenti questo testo intende: riflettere sui numeri stratosferici di questo genocidio a cui in troppi si sono abituati; mostrare le tragiche conseguenze che vivono la maggioranza delle donne che hanno interrotto una gravidanza; risvegliare un rinnovato impegno personale e societario a favore della vita nascente.

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ACCANTO ALLE DONNE CHE HANNO ABORTITO

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L’aborto è sempre un grave crimine. Ma noi, dobbiamo scagliarci contro “il peccato”, ma non contro “il peccatore”, cioè la donna che ha abortito che è meritevole in ogni momento della nostra fraterna e comprensiva vicinanza, poiché questo atto provoca nella donna inestimabili sofferenze e incommensurabili devastazioni psicologiche.

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