Rassegna stampa settimanale

“L’eco della stampa spesso taciuta” N. 47

Aggiornamento di  venerdì 7 dicembre 2018
(prossimo aggiornamento sabato 15 dicembre 2018)

L’autentica devozione alla Madonna

Sabato, 8 dicembre, abbiamo celebrato la solennità dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria, cioè il dogma che afferma che la Madonna per singolare grazia e privilegio di Dio e in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, fu preservata immune da ogni macchia di peccato originale fin dal suo concepimento.

La maggioranza dei cristiani ama la Madonna e, forse a modo loro, sono devoti a Lei.

Noi vogliamo chiederci: chi è autenticamente devoto alla Madonna? Chi venera effettivamente e concretamente Maria?

Venera autenticamente la Madonna chi ricopia nella sua quotidianità due sue caratteristiche fondamentali.

Prima. Accoglie attivamente nella propria esistenza il progetto che Dio ha stabilito per lui.

Ognuno di noi non è “frutto del caso” ma dice Dio: “Prima che io ti avessi formato nel grembo di tua madre, io ti ho conosciuto; prima che tu uscissi dal suo grembo, io ti ho consacrato…” (Ger. 1,5) e ciò vale anche per i milioni di futuri bambini assassinati con l’aborto.

Ritornando alla Madonna, possiamo affermare che “la vocazione” che Dio gli ha affidato fu  la guida della sua vita e un riferimento imprescindibile di fronte al quotidiano intessuto di fatica, di sofferenza, di incomprensioni…

La vita di Maria non è stata intessuta da “rose e fiori” ma densa di tribolazioni. Dalla nascita del figlio Gesù in un luogo povero e disagevole alla fuga in Egitto. Dalla profezia del vecchio Simeone nel Tempio di Gerusalemme: “E anche a te una spada trafiggerà l’anima” alle incomprensibili parole del dodicenne Gesù: “Perché mi cercavate? Non sapete che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”. Dalle dure parole del Figlio alle nozze di Cana: “Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora” alla altrettanto enigmatica frase: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre”. Ma il momento più atroce fu quello della passione e della morte del Figlio: sulla via del Calvario, ai piedi della croce e, poi, la deposizione fra le sue braccia del corpo esamine di Gesù.

Ebbene, Maria, ha accolto e accettato tutto questo ben consapevole che essere la Madre del Redentore significava anche essere la Madre del Crocefisso.

Seconda. La sollecitudine nel porsi a servizio del prossimo.

“Immediatamente si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda”  dove abitava Elisabetta, sua cugina che, in età avanzata, attendeva la nascita di un figlio e “rimase con lei circa tre mesi”. Maria agì senza incertezze anche se questo servizio esigeva dei sacrifici dovuti alla distanza tra Nazaret ed Eri Karin da percorrere in diversi giorni, probabilmente a piedi, in uno stato fisico precario dovuto alla gravidanza.

Ebbene, l’autentica devozione alla Madonna va testimoniata con servizi resi senza attendere alcun compenso né di carattere economico, né di prestigio, né di potere, ma solo nell’ottica del dono e della condivisione con gli altri di quello che si è e di quello che si ha. La gratuità è accompagnata sempre dall’abnegazione, dal sacrificio e dalla rinuncia.

Da quanto affermato comprendiamo che “l’autentica devozione a Maria” non può limitarsi a cantarne le sue lodi, ad accendere una candela o compiere un pellegrinaggio, ma si concretizza nel rispondere al progetto che Dio ha riservato per ciascuno di noi sia a livello personale che professionale e nel mettersi gratuitamente e liberamente al servizio del prossimo.

Don Gian Maria Comolli

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