
ODIO
Gesù ci indica la radice di ogni violenza: “l’uomo che odia”. E san Giovanni afferma: “Chiunque odia suo fratello è omicida” (1 Gv. 3,15).
Nel cristianesimo l’odio è l’antitesi di Dio ciò che più ci allontana dal Padre: il peccato più terribile! Quindi, il discepolo di Cristo, è luce unicamente se vince l’odio! E’ pur vero che anche tra i cristiani può sorgere questo, essendo l’uomo una potenziale fucina di rancori, ma il seguace del Signore Gesù, lo deve combattere tramutandolo in perdono. A Hiroshima, sul monumento che ricorda le duecentomila vittime della prima bomba atomica, è stato scritto: “Riposate in pace, perché noi non ripeteremo l’errore”.
PERDONO
Gesù prosegue: “se dunque presenti la tua offerta sull’altare”, cioè se “stai partecipando alla Messa”, e “lì ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì il tuo dono all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono”.
Perché? Perché Dio è indisponibile all’incontro con te, autoescludendoti così dalla comunione con Lui e con Cristo.
Quante volte giudichiamo malevolmente il prossimo, sputiamo veleno, pronunciamo calunnie… e poi abbiamo l’ardire di accostarci al Signore Gesù che abbiamo calpestato nel fratello.
FAMIGLIA
Infine, il Cristo, fissa lo sguardo sulla famiglia poiché è in questa entità che va vissuta la novità delle fede. “Avete inteso – afferma il Maestro – che fu detto: non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore”.
Da questa frase appare l’importanza che Dio dona alla famiglia che è al centro di ogni problema e di ogni soluzione. Se le famiglie sono malate pure la società è malata!
E’ in famiglia che si impara ad amare e, purtroppo, anche ad odiare!
Non è sufficiente ribadire l’importanza della famiglia ma Cristo ci indica come deve essere. Condannando l’adulterio, sottolinea sia il valore della famiglia che della fedeltà. Unendo famiglia e fedeltà, il Signore vuole sottolineare che la famiglia è il volto umano di Dio e la sua espressione terrena.
Molti giovani, ad esempio, non amano Dio perché in famiglia non hanno fatto l’esperienza della paternità e della maternità come espressione della bontà, della generosità, dell’altruismo e, ovviamente, della dedizione al Padre. Tanti adolescenti e giovani sono religiosamente handicappati perché è mancata loro questa esperienza. Mentre, è consolante, notare delle famiglie nelle quali l’armonia, la comunione, il dialogo, il rispetto, la fede condivisa sono un sostegno reciproco e un vincolo di rispetto e di pace.