Grave, anzi, “GRAVISSIMO” – Docenti aggrediti o accoltellati: un’emergenza educativa e sociale

By 21 Settembre 2026Attualità

Partiamo da due episodi recenti. Isabella Marsilio della scuola media “Verga” di Roma è stata accoltellata venerdì 17 settembre da uno studente di 13 anni che doveva recuperare alcuni debiti. Lo studente prima dell’assurdo gesto ha spruzzato in faccia alla docente dello spray al peperoncino. L’episodio ci lascia sconcertati, ma pure preoccupa che la docente è divenuta bersaglio di insulti sui social: “Peccato che se la sia cavata”, “lurida”, “nessuna solidarietà”…

A Lamezia Terme uno studente di 14 anni dell’Istituto comprensivo “Nicotera-Costabile” avrebbe pianificato un’aggressione con un coltello contro la sua docente di italiano Sembra che il ragazzo nutrisse un rancore nei confronti della  professoressa a causa della bocciatura dell’anno precedente. Il ragazzino avrebbe nascosto l’arma nei bagni della scuola. Il tentativo è  stato sventato dai carabinieri intercettando i messaggi inviati online su Telegram.

Ebbene, negli ultimi anni, le aggressioni ai docenti o al personale scolastico minacciati o colpiti da studenti o aggrediti da genitori hanno assunto una rapida frequenza. Ciò rischia di trasformare la scuola, luogo deputato alla formazione e alla crescita, in uno spazio segnato dalla paura e dall’insicurezza.

Il fenomeno non può essere liquidato come una semplice conseguenza dell’indisciplina giovanile. Un’aggressione fisica rappresenta la manifestazione estrema di una crisi complessa nella quale confluiscono fattori familiari, sociali, culturali e psicologici.
Una causa che scatena questa violenza è pure l’indebolimento dell’autorevolezza del docente. In passato, l’insegnante, godeva di un ampio riconoscimento sociale; oggi, invece, la sua figura è talvolta contestata o delegittimata anche dalle famiglie che anziché collaborare con la scuola, reagiscono in modo aggressivo a una valutazione negativa, a un provvedimento disciplinare o a un richiamo rivolto al figlio. In questo clima, il docente, può divenire il bersaglio di tensioni che hanno origine altrove.

Che fare? Innanzitutto non dobbiamo  minimizzare i fatto e neppure ricorre  a risposte esclusivamente punitive anche se la sicurezza deve essere garantita con fermezza: chi aggredisce un docente deve assumersi la responsabilità delle proprie azioni, secondo quanto previsto dalla legge. Tuttavia, la sanzione, da sola non è sufficiente, serve la prevenzione.

E “la prevenzione” inizia con la costruzione di una cultura del rispetto.

Gli studenti devono comprendere che il dissenso è legittimo, ma deve essere espresso attraverso il dialogo e nel rispetto delle persone. Un ruolo importante spetta anche alle famiglie. Quindi la collaborazione tra genitori e scuola è fondamentale. Contestare una decisione didattica o disciplinare è un diritto, ma tale confronto deve avvenire in modo civile e attraverso i canali appropriati, poiché la legittimazione dell’aggressività da parte degli adulti trasmette ai ragazzi un messaggio dannoso: che la forza o la minaccia siano strumenti accettabili per ottenere ciò che si desidera.

Infine, la tutela dei docenti è un diritto per loro e un dovere dello Stato, poiché  proteggere chi insegna significa proteggere l’intera comunità scolastica. Un insegnante minacciato perde sicurezza, motivazione e serenità e gli studenti apprendono in un ambiente dominato dal timore. La violenza contro un docente colpisce dunque il principio stesso dell’educazione, fondato sull’autorevolezza, sul dialogo e sulla fiducia reciproca.

Ebbene, gli attacchi contro i docenti, sono un campanello d’allarme che interpella l’intera società!