È stato approvato in Consiglio dei ministri, secondo quanto si apprende, il decreto sulla scuola. Il testo tocca snodi sensibili della gestione scolastica: dalle soglie per l’inserimento degli alunni stranieri alla regolamentazione dell’accesso con il volto coperto negli istituti, passando per il supporto alle famiglie in difficoltà e l’aumento dei fondi per il diritto allo studio. L’intervento governativo punta, inoltre, ad aggiornare gli indirizzi d’istruzione secondaria e a destinare nuove risorse al contrasto del bullismo digitale.

Comprendiamo il problema
Gli studenti con “background migratorio” attualmente in Italia sarebbero circa 950 mila su una popolazione scolastica di 8 milioni. Meloni ha annunciato un tetto massimo del 30% degli stranieri per classe.
Per onorare la verità non possiamo scordare che Meloni non ha detto nulla di nuovo poiché il limite massimo del 30% di studenti stranieri per classe era stato voluto da una circolare dell’allora ministro Gelmini, derogata poi alle regioni. Ma pure quella della Gelmini non fu una novità poichè l’attuale Capo dello Stato, Sergio Mattarella, da Ministro della Pubblica Istruzione Istruzione nel VI Governo Andreotti emanò una circolare (n. 205 del 26 luglio 1990) che, facendo seguito ad una di qualche mese prima (n. 301 del 1989) si occupava di integrazione in aula. E già l’oggetto (“La scuola dell’obbligo e gli alunni stranieri. L’educazione interculturale”) indicava la strada da seguire. L’obiettivo di tali direttive era evitare la concentrazione di alunni stranieri, che non conoscevano la lingua italiana, in un unico ambiente scolastico, contrastando così anche la formazione di “ghetti”. E, Mattarella, stabilì il numero massimo di 5 stranieri per classe.
Ovviamente i tempi e i numeri sono cambiati ma non gli obiettivi, in primis “la qualità dell’apprendimento”. Gli studenti stranieri, da poco giunti nel nostro Paese, posseggono una conoscenza limitata della lingua italiana e quindi necessitano di interventi personalizzati, di corsi di alfabetizzazione e di tempi più lunghi per comprendere le lezioni. Quando il loro numero è eccessivo, l’insegnante rischia di non poter seguire adeguatamente né questi alunni né quelli già pienamente integrati nel sistema scolastico. Di conseguenza, un limite ragionevole, potrebbe favorire l’ equilibrio, consentendo una didattica migliore.
Ebbene, e ritorno sul problema numerico, una bilanciata presenza in aula di alunni italiani e di alunni extra-comunitari garantirebbe l’efficacia dell’insegnamento e anche l’inclusione scolastica, poiché l’obiettivo non è quello di escludere o di discriminare, bensì di evitare situazioni che rendono difficoltoso il percorso educativo dell’intera classe. Di più: l’adeguata distribuzione dei “non italiani” evita la formazione di gruppi separati, ostacolando gli scambi con i compagni italiani e rallentando il processo di integrazione. Da non scordare, inoltre, che l’integrazione non può dipendere esclusivamente dalla buona volontà degli insegnanti, ma deve essere sostenuta da un’organizzazione adeguata con mediatori culturali, docenti di sostegno linguistico, materiali didattici adeguati e formazione degli insegnanti. Da ultimo sarebbe scorretto considerare allo stesso modo studenti stranieri perfettamente italofoni e alunni appena arrivati, privi di competenze linguistiche.
Quindi la finalità prima di Mattarella, poi della Gelmini e oggi della Meloni sono più che condivisibili ma il tutto va inserito in una strategia più ampia di equità e inclusione. Solo così si garantirà a tutti il diritto a un’istruzione di qualità, evitando sia l’isolamento degli alunni stranieri sia il sovraccarico delle singole classi.
Il parere di Giorgia Meloni
“Il provvedimento introduce per legge il numero massimo di studenti stranieri per classe, e introduce l’obbligo per i genitori di studenti stranieri con problemi gravi di inserimento scolastico di imparare l’italiano, e introduce il divieto di burqa e niqab a scuola. A scuola – ha detto – si va a viso scoperto e in Italia nessuno, in nome di una vera o presunta tradizione, può decidere che una giovane donna debba nascondersi. Non esiste che in una classe italiana a sentirsi in un angolo siano bambini italiani perché sono diventati la minoranza. Non si può fare” (20 settembre, Roma, alla giornata di chiusura di Fenix)
Il parere di Suor Anna Monia Alfieri (cavaliere al Merito della Repubblica ed esperta di politiche scolastiche)
“Già in altre occasioni ho manifestato il mio parere favorevole in merito alla proposta del ministro Valditara e del Governo di introdurre un limite massimo rispetto alla presenza di studenti stranieri all’interno delle classi. Si tratta di una misura che dovrebbe ricevere il sostegno e l’appoggio trasversale perché è una misura dettata dal buon senso e dal desiderio di consentire a tutti gli studenti un percorso scolastico e formativo significativo e proficuo. Ogni studente deve poter godere di un contesto di apprendimento reale e concreto: lo studente italiano deve progredire nello studio e nell’approfondimento della propria lingua, lo studente straniero deve essere posto nelle condizioni di acquisire le competenze linguistiche che gli consentano di essere inserito all’interno della società in cui vive” (Adnkronos 21.9.2026)
Il parere di Lucio Bergamaschi (giornalista)
“Due provvedimenti sulla scuola che fanno discutere. La proibizione di burka e nijab e la quota massima di alunni stranieri per classe. La prima è una cosa sacrosanta che non fa che applicare l’art 85 del TUPS (proibizione di mascheramento o travisamento del volto nei luoghi pubblici). La seconda nasce da un problema reale che tanti insegnanti mi manifestano. Se in una classe c’è una quota eccessiva di alunni che non comprende l’italiano è impossibile svolgere il programma e ciò va a danno di tutti, in primis i più svantaggiati. In altri stati europei i figli di immigrati di prima generazione (che in famiglia parlano solo la lingua madre) sono obbligati a frequentare un anno propedeutico per imparare la lingua del paese ospitante. Da noi questa norma non esiste e i piccoli figli di stranieri vengono scaraventati in una realtà per loro incomprensibile risultando di fatto emarginati. Facendo doposcuola a Portofranco me ne sono reso conto personalmente. È un problema di cui bisogna farsi carico senza ideologia perché riguarda centinaia di migliaia di ragazzi” (da facebook 22.9.2026).