J. Morgenthau, L’ETERNO RITORNO DELLA POLITICA DI POTENZA (a cura di L. Zambernardi),

By 29 Settembre 2026Libri

J. Morgenthau, L’eterno ritorno della politica di potenza (a cura di L. Zambernardi), Morcelliana 2006, pp. 320, euro 26

Nel volume *L’eterno ritorno della politica di potenza*, curato da Luca Zambernardi, il pensiero di Hans J. Morgenthau viene riproposto come uno dei riferimenti fondamentali per comprendere la politica internazionale. La sua riflessione, sviluppatasi soprattutto nel secondo dopoguerra, si colloca all’origine del realismo politico contemporaneo e si oppone alle interpretazioni che affidano il superamento dei conflitti esclusivamente al diritto, alle istituzioni o alla cooperazione internazionale. Morgenthau non nega l’importanza di tali strumenti, ma ritiene che essi debbano essere valutati alla luce di una realtà più profonda: la persistenza della lotta per il potere tra gli Stati.

L’idea centrale del realismo morgenthauiano è che la politica internazionale sia governata da leggi oggettive, radicate nella natura umana. Gli individui e le collettività tendono a perseguire il potere, sia per affermarsi sia per proteggere la propria posizione. Nel sistema internazionale, privo di un’autorità superiore capace di imporre universalmente le proprie decisioni, questa inclinazione si traduce nella competizione tra Stati. Ogni governo deve quindi preoccuparsi della propria sicurezza e della propria capacità di influire sugli altri. La politica estera, secondo Morgenthau, non può essere interpretata soltanto attraverso principi morali astratti: essa deve essere analizzata considerando gli interessi concreti e i rapporti di forza.

Il concetto di interesse definito in termini di potere costituisce il nucleo della prospettiva dell’autore. Tale concetto permette di distinguere l’analisi politica dalle aspirazioni ideologiche o dalle giustificazioni retoriche utilizzate dagli Stati. Le potenze possono presentare le proprie azioni come difesa della civiltà, della giustizia o della pace; tuttavia, il compito dello studioso consiste nel comprendere quali interessi strategici e quali obiettivi di potere orientino realmente tali decisioni. Ciò non implica una riduzione meccanica di ogni comportamento alla forza militare. Il potere comprende infatti dimensioni economiche, diplomatiche, culturali e psicologiche, oltre alla capacità di influenzare le aspettative e le scelte degli altri attori.

Il titolo del volume richiama la natura ciclica della politica internazionale. L’“eterno ritorno” della politica di potenza indica che, nonostante i mutamenti storici e l’apparizione di nuove istituzioni, le dinamiche fondamentali della competizione tendono a ripresentarsi. La fine delle guerre mondiali, la nascita delle Nazioni Unite, l’affermazione del diritto internazionale e lo sviluppo dell’interdipendenza economica hanno alimentato la speranza di una trasformazione radicale dell’ordine mondiale. Morgenthau invita tuttavia a non confondere il progresso normativo con il superamento della politica di potenza. Le istituzioni possono limitare, incanalare o rendere più prevedibile il conflitto, ma difficilmente eliminano le rivalità derivanti dalla distribuzione diseguale delle risorse e dalla ricerca della sicurezza.

Questa posizione non deve essere interpretata come una celebrazione della forza o come un invito al cinismo diplomatico. Al contrario, il realismo di Morgenthau possiede una significativa dimensione prudenziale. Riconoscere il peso del potere significa evitare decisioni fondate su illusioni e valutare le conseguenze concrete delle proprie scelte. La prudenza rappresenta, per l’autore, la principale virtù della politica estera: essa richiede di ponderare obiettivi e mezzi, distinguendo ciò che è desiderabile da ciò che è effettivamente possibile. Uno Stato che persegua finalità moralmente condivisibili senza considerare i vincoli strategici rischia di produrre conseguenze opposte a quelle auspicate.

Morgenthau attribuisce inoltre grande importanza al rapporto tra politica e morale. Egli non sostiene che la politica sia estranea all’etica; afferma piuttosto che la moralità politica non può essere applicata ignorando la responsabilità verso i cittadini e le conseguenze delle azioni intraprese. I leader devono confrontarsi con tragici dilemmi nei quali valori differenti entrano in conflitto. La tutela della sicurezza nazionale, per esempio, può richiedere compromessi difficili sul piano dei principi. Il realismo non autorizza qualsiasi mezzo, ma impone di giudicare le scelte in relazione alla responsabilità politica e alla preservazione della comunità.

La prospettiva proposta nel volume conserva una particolare rilevanza anche nel presente. Le tensioni tra grandi potenze, la competizione tecnologica, le crisi regionali e la lotta per l’accesso alle risorse mostrano che la cooperazione non ha sostituito la rivalità. Allo stesso tempo, il contesto contemporaneo è più complesso di quello analizzato da Morgenthau: accanto agli Stati agiscono organizzazioni internazionali, imprese transnazionali, movimenti sociali e reti non statali. Questa trasformazione non rende necessariamente superato il realismo, ma richiede di ampliarne gli strumenti analitici. La domanda sul potere, sui suoi titolari e sulle modalità della sua distribuzione rimane infatti centrale.

Il contributo di Zambernardi consiste nel favorire una lettura critica e attuale del pensiero morgenthauiano, sottraendolo sia alla semplificazione sia all’uso dogmatico. *L’eterno ritorno della politica di potenza* non propone una teoria capace di spiegare ogni evento, ma offre una lente interpretativa indispensabile per riconoscere i limiti dei progetti fondati sull’idea di un’armonia spontanea tra gli Stati. La sua lezione principale è un invito al realismo, inteso non come rassegnazione, bensì come consapevolezza dei vincoli entro i quali la politica deve operare. Comprendere l’eterna persistenza della politica di potenza significa, in definitiva, cercare condizioni più responsabili per limitarne gli effetti distruttivi e orientare la competizione verso forme di equilibrio e di convivenza internazionale.