LE DOMANDE AL DON… Contraccettivi: perché la Chiesa li proibisce

Sono un cattolico praticante e ritengo che la contraccezione è un «male minore» rispetto all’aborto. Perché la Chiesa, allora, si oppone anche all’uso dei contraccettivi? Felice.

Non riesco ad accettare alcuni principi ritenuti importanti dagli insegnamenti della Chiesa per vivere da buon cristiano. Uno di questi è il divieto all’utilizzo della contraccezione. Mi può spiegare le ragioni di questa scelta? Donatella.

Non sono praticante, ma non riesco a capire perché la Chiesa debba dire la sua proprio su tutto, anche in campo sessuale.
Soprattutto non comprendo perché evitare l’uso dei contraccettivi. Riccarda.

LA RISPOSTA DEL DON

Nella nostra società, l’uso dei contraccettivi è molto diffuso, e la proibizione presente nei documenti del Magistero della Chiesa suscita spesso polemiche del non cristiano ma anche del cattolico praticante. Emblematici, già al termine del XX secolo, furono i dati riportati nel testo: «Nuzialità e fecondità in trasformazione: percorsi e fattori del cambiamento» (P. De Sandre, A. Pinnelli, A. Santini, -a cura di-, Il Mulino), che analizzò i risultati di un’indagine Istat condotta su 6.000 intervistati tra i 20 e i 50 anni, ed evidenziava che la maggioranza di coloro che si definiscono cattolici trasgredivano la dottrina della Chiesa in materia sessuale. Questa tendenza fu confermata anni dopo, dalla testimonianza di un parroco romano.

«Non lo confessano nemmeno più. Non lo sentono come peccato. Il tradimento, sì. La masturbazione, i giochi sessuali tra maschi, anche. La pillola del giorno dopo, talvolta. Ma il preservativo proprio no. Una ragazza ha chiesto al parroco: “Cosa toglie all’amore un pezzo di plastica?”. “Non è stato facile risponderle” (…). La sua chiesa è in un quartiere popolare alla periferia di Roma – gente di borgata e piccola borghesia -, ma è frequentata anche dai benestanti delle ville non lontane della Cassia. “Però è caduta la differenza di un tempo, quando tra i borghesi, almeno tra le donne, c’era maggiore rigidità, e i ceti popolari avevano costumi più disinibiti. Oggi i giovani sono tutti, o quasi, disinibiti”. Il parroco non tradirebbe mai un segreto personale ricevuto in confessione. Ma accetta di raccontare come si allarghi ogni giorno di più la distanza tra precetti e vita. “I rapporti prematrimoniali si confessano di rado. Come i rapporti con le prostitute. Di preservativo, poi, in confessionale non si parla mai. La pillola, ancora peggio. Una sola volta, una diciassettenne che aveva preso la pillola del giorno dopo ha sentito il bisogno di raccontarlo, davanti agli altri ragazzi: l’ha vissuta come un fatto abortivo, come una cosa che non si fa. I metodi naturali, indicati dalla chiesa, non sanno cosa siano. Ne parliamo, verso la metà del corso prematrimoniale: il metodo Ogino-Knaus, il calcolo della temperatura basale… Occhi sgranati. Domande cui è difficile rispondere. Mi accorgo di essere lontanissimo dalla loro sensibilità. L’impressione è che più la Chiesa radicalizza la sua posizione, più i giovani la percepiscono come distante. Non è sempre stato così. (…).
Nella diocesi del profondo Nord, i parroci erano molto moralisti, inculcavano una mentalità rigida. Ogni domenica pomeriggio, ai Vespri, insegnavano a fare l’esame di coscienza, comandamento per comandamento, e si soffermavano in particolare sul sesto: ‘Chiedetevi se avete rispettato il vostro corpo e quello del coniuge, se avete avuto rapporti non puri…’. Così i fedeli si confessavano recitando formule antiche: ‘Ho commesso atti non puri’, ‘ho avuto rapporti non corretti’, e anche: ‘Ho fornicato’. Un uomo mi raccontò di averci messo dieci anni a scoprire com’era fatta la moglie: pensavano che fare l’amore a luce accesa fosse peccato.
Ma vedevi anche le nuove generazioni cambiare, convivere prima del matrimonio, sorridere del parroco che cominciava l’omelia denunciando i due giovani sorpresi in intimità davanti alla chiesa. Adesso capita di ricevere confidenze, ma più facilmente fuori del confessionale. A volte sono il primo a sapere che una donna è incinta, o ha difficoltà a restarlo. Ma per il resto non c’è verso: ‘Se ci amiamo, cosa c’è di male?’. ‘A me la pillola l’ha data il ginecologo per la mia salute, perché non dovrei?’. Fanno coincidere sesso e amore, li confondono: ‘Sì, ci siamo lasciati, ma in quel momento lì ci amavamo’. Mi dicono che la Chiesa dovrebbe occuparsi del Vangelo, non del sesso; e non mi capiscono, quando rispondo che anche così predichiamo il Vangelo (…). Ho portato un gruppo di giovani a Lisbona per le Giornate della Gioventù, li ho visti molto sensibili ai messaggi forti di papa Francesco. Si comincia a trovare qualche ragazza che crede nella castità, che vive la verginità fino al matrimonio. Credo sia giusto indicare ai giovani, anche ai più disinibiti, un obiettivo, un cambiamento, un cammino. Sono un confessore, non un investigatore: invito all’esame di coscienza; non faccio troppe domande, cerco di far sì che ci arrivino da soli”» (Corriere della Sera, 3 ottobre 2023, 14).

Le difficoltà della società contemporanea nel comprendere e condividere la posizione della Chiesa erano ben conosciute da san Paolo VI, l’autore dell’ Humanae vitae. Anche san Giovanni Paolo II era perfettamente cosciente dell’incomprensione. Posizione manifestata anche da papa Benedetto XVI: «Possiamo chiederci: come mai oggi il mondo, ed anche molti fedeli, trovano tanta difficoltà a comprendere il messaggio della Chiesa, che illustra e difende la bellezza dell’amore coniugale nella sua manifestazione naturale?» (Benedetto XVI, Messaggio al Congresso internazionale “Humane vitae: attualità e profezia di un’enciclica”, 3 ottobre 2008).

Dalla testimonianza del parroco romano, si ha l’impressione che quella «contro la contraccezione» sia una battaglia persa; il contesto societario è al corrente del pensiero della Chiesa, ma ignora le motivazioni che lo sostengono, come pure che quello proposto è un messaggio forte, che navigando controcorrente, ridona l’autentico umano all’amore.

I fondamenti del Magistero della Chiesa nel campo sessuale.

– «Qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita» (Humane vitae, 11). Principio cardine, desunto dalla natura dell’amore umano e degli atti coniugali, che esprimono, oltre l’amore tra i coniugi, la loro donazione vicendevole.
– «Per sua intima natura, l’atto coniugale, mentre unisce con profondissimo vincolo gli sposi, li rende atti alla generazione di nuove vite, secondo leggi scritte nell’essere stesso dell’uomo e della donna» (Humane vitae, 12).
Dunque, l’imprescindibilità della finalità unitiva da quella procreativa. La donazione totale e vicendevole non deve escludere nulla, neppure la possibilità procreativa; diversamente, la donazione è incompleta.
– «Salvaguardando ambedue questi aspetti essenziali, unitivo e procreativo, l’atto coniugale conserva integralmente il senso di mutuo e vero amore e il suo ordinamento all’altissima vocazione dell’uomo alla paternità e alla maternità» (Humane vitae, 12). Disgiungendo intenzionalmente l’atto unitivo da quello procreativo, si impoverisce la sessualità umana. Di conseguenza, «è da respingere ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali si proponga come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione» (Humane vitae, 14). Tutto ciò oltrepassa la funzione biologica e l’istintività, esigendo contemporaneamente il dialogo dei sensi e del cuore, la capacità di autocontrollo e il rispetto reciproco.

La proposta della Chiesa.

Riconquistare e rivalutare una virtù «fuori moda», e che a volte infastidisce il solo nominarla: la castità. Essa «esprime la raggiunta integrazione della sessualità nella persona e conseguentemente l’unità interiore dell’uomo nel suo essere corporeo e spirituale. La sessualità (…) diventa personale e veramente umana allorché è integrata nella relazione da persona a persona, nel dono reciproco, totale e illimitato nel tempo, dell’uomo e della donna» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2337).
Essendo l’uomo creato ad immagine e somiglianza di Dio, anche la sessualità che coinvolge la globalità della persona (livello fisico, psicologico, affettivo e spirituale), manifesta la sua sacralità nella relazione tra l’uomo e la donna. Salvaguardare la castità richiede eroismo, essendo l’uomo attratto dal peccato e dalla concupiscenza della carne (cfr 1 Gv. 2,16).
Quindi, possiamo raggiungere questo elevato obiettivo, unicamente con un’intensa preghiera di supplica al Signore Gesù e riconquistando il valore del sacrificio e della rinuncia.
Il parroco romano concludeva la sua riflessione affermando: «si comincia a trovare qualche ragazza che crede nella castità, che vive la verginità fino al matrimonio».

Il pregio della castità, e di conseguenza dell’astinenza sessuale, trova ampio eco anche oltre la Chiesa Cattolica.
Un articolo del Washington Post del 2 febbraio 2020, commentando i risultati di una ricerca condotta su 662 studenti afro-americani della Pennsylvania, pubblicati dalla rivista scientifica Archives of Pediatric & Adolescent Medicina, sottolineò che l’astinenza è la forma migliore per prevenire le gravidanze delle adolescenti e delle giovani, e per bloccare il dilagare delle malattie sessualmente trasmesse. Da notare che negli Stati Uniti il 34% delle giovani vivono almeno una gravidanza prima dei vent’anni.
Altro studio che evidenziò il pregio dell’astinenza nei confronti delle fallimentari politiche del preservativo, fu quello dell’Institute of Research and Evaluation di Salt Lake City (Utah) del novembre 2007. Durò quindici anni e fu condotto su 400mila adolescenti di 30 Stati, ed ebbe per sottotitolato: «il preservativo non può nulla contro i danni emotivi provocati dall’attività sessuale precoce e fuori del matrimonio». E così, nel Paese più liberale del mondo, si celebra ogni anno, il 12 febbraio, la «Giornata Nazionale della Purezza», a cui aderiscono centinaia di scuole e di collegi. Il messaggio che si comunica, affermò uno degli organizzatori del Liberty Counsel, è controcorrente: «La cultura dominante dice ai ragazzi di fare ciò che vogliono, basta che usino il preservativo. Il risultato di questo approccio si può vedere nell’impennata dei tassi di malattie veneree, di aborti delle adolescenti e di nascite fuori del matrimonio (820mila l’anno); per non parlare degli alti tassi di depressione e di malattie mentali nei giovani». Mentre questa iniziativa, accompagnata dal programma di «Educazione alla castità» proposto nel 2017 dalla Conferenza Episcopale Statunitense alle scuole cattoliche, sta producendo ottimi risultati, è fallimentare il progetto del governo inglese, che impostò l’educazione sessuale sull’uso del profilattico, investendo tra il 2015 e 2018 sei milioni di sterline. Risultato: raddoppio di gravidanze tra le adolescenti e 20mila aborti ogni anno sulle 40mila gravidanze di ragazze minorenni.

Don Gian Maria Comolli