Essere cristiani oggi non è un’abitudine ereditaria, ma una scelta quotidiana, spesso controcorrente. Richiede pazienza, coerenza e la disponibilità a servire senza attendere riconoscimenti. Nel rumore digitale, il Vangelo invita al silenzio dell’ascolto; nell’individualismo, propone la responsabilità verso l’altro; nella paura, annuncia una speranza concreta. Non si tratta di apparire irreprensibili, bensì di lasciarsi trasformare, riconoscendo fragilità e limiti. La fede diventa così un lavoro: impegnativo, talvolta scomodo, ma capace di restituire senso alla vita comune. Qualcuno deve pur cominciare; e il cristiano, con umiltà, accetta questa responsabilità.
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