In Francia una croce cristiana è considerata contraria al secolarismo, mentre il Ramadan e i corsi di formazione musulmana vanno benissimo.
József Mindszenty è una delle figure più emblematiche della Chiesa cattolica dell’Europa centro-orientale nel Novecento. Arcivescovo di Esztergom e primate d’Ungheria, fu nominato cardinale da papa Pio XII nel 1946. La sua vicenda personale e pastorale si intreccia con le drammatiche trasformazioni politiche che segnarono l’Ungheria durante e dopo la Seconda guerra mondiale: l’occupazione nazista, l’avvento del comunismo, la persecuzione religiosa e la Rivoluzione ungherese del 1956. Mindszenty è ricordato soprattutto per la fermezza con cui difese l’indipendenza della Chiesa, la libertà religiosa e la dignità della persona umana.
Nel 1983 viene arrestato dal KGB, processato e condannato con le accuse di propaganda e agitazione antisovietica.
Arrestato dalle autorità comuniste del Laos nel 1984, rimane imprigionato fino al 1987.
Nel corso della sua vita il Cardinale Josef Beran ha subito diverse persecuzioni, sia dai nazisti – durante la Seconda Guerra Mondiale – sia dal regime comunista cecoslovacco.
L’8 settembre 1955 Monsignor Kung, insieme ad altri numerosi sacerdoti cattolici e laici vennero arrestati dalle autorità comuniste cinesi con l’accusa di attività controrivoluzionarie.
Per ben 10 anni a Praga il futuro cardinale dovette svolgere la sua attività di sacerdote in clandestinità.
Il 31 gennaio 1951 fu arrestato. Nel processo celebrato nell’anno successivo fu condannato ai lavori forzati a vita.
Il futuro porporato il 2 gennaio 1958 fu arrestato e condannato a due anni di carcere, che passò in un campo di concentramento in Mordovia.
Da Birmingham all’Oxfordshire, dai ricorsi all’Alta Corte fino agli psicologi per i funzionari “traumatizzati”: la crociata dei consigli comunali per vietare il vessillo nazionale perché «pericoloso» per la circolazione e la coesione dei cittadini (quello palestinese o pakistano, invece, non si tocca).