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11 gennaio 2019

Scienza&Vita e Centro Studi Livatino contro il farmaco gender

By | Gender

Fra non molto l’Aifa (Agenzia Italiana per il Farmaco) si pronuncerà in ordine alla possibile somministrazione, sotto stretto controllo medico, della molecola triptorelina ad adolescenti affetti da disforia di genere, allo scopo di procurare loro un blocco temporaneo, fino a un massimo di qualche anno, dello sviluppo puberale, con l’ipotesi che ciò “alleggerisca” in qualche modo il travagliato percorso di definizione della loro identità di genere. Sempre su questo tema, il 13 luglio 2018 il Cnb (Comitato Nazionale per la Bioetica) – lo si ricorderà – aveva approvato un parere etico su richiesta dell’Aifa stessa, con un solo voto contrario. La strada per il farmaco gender, come viene chiamato, sembra insomma tutta in discesa. Leggi

Thomas Merton: le sue idee sono vive 50 anni dopo la morte

By | Cultura

Il 10 dicembre 1968 moriva padre Thomas Merton, monaco trappista e scrittore, vissuto gran parte della sua vita negli Stati Uniti, dedicato ai temi dell’ecumenismo e del dialogo interreligisoso, della pace e dei diritti umani. Intervista a padre Simeon Leiva.

“Uomo di dialogo”, “promotore di pace tra popoli e religioni”, così Thomas Merton nelle parole di Papa Francesco, durante la sua visita negli Stati Uniti nel 2015, in ricordo di questo “straordinario” “pensatore”, “che ha sfidato le certezze” del suo tempo ed “ha aperto nuovi orizzonti per le anime e per la Chiesa”.

Da vita raminga a conversione

Nato in Francia nel 1915, figlio di due pittori, papà neozelandese e mamma statunitense, obbligato dagli eventi bellici a riparare con i genitori negli Stati Uniti, nella casa dei nonni materni. Rimasto orfano di madre a soli tre anni, si trasferisce prima alla Bermude, per poi rientrare in Francia dove compie gli studi liceali, che completa in Inghilterra. Morto anche il padre, quando aveva 15 anni, prosegue gli studi all’Università di Cambridge, da dove viene espulso per cattiva condotta, e li completa poi nella Columbia University di New York, dove consegue la licenza e poi il master in Arte. In quegli anni matura la sua conversione al cattolicesimo: nel 1938 è accolto nella parrocchia newyorkese del Corpus Christi; quindi, a seguito di un ritiro spirituale presso l’abbazia trappista di Nostra Signora di Gethsemani nel Kentucky, matura la sua decisione di entrarvi come postulante nel 1941; tre anni dopo emette la sua professione religiosa assumendo il nome di Louis; pronunciati i voti solenni diviene monaco nel 1947 e due anni dopo è ordinato sacerdote.

Libero ad immagine di Dio

Scriveva padre Merton nella sua autobiografia: “Sono venuto nel mondo. Libero per natura, immagine di Dio, ero tuttavia prigioniero della mia stessa violenza e del mio egoismo, a immagine del mondo in cui ero nato. Quel mondo era il ritratto dell’Inferno, pieno di uomini come me, che amano Dio, eppure lo odiano; nati per amarlo, ma che vivono nella paura di disperati e contraddittori desideri”. Appassionato della vita, il monaco trappista fu osservatore attento dei suoi tempi, dopo la seconda guerra mondiale, dove aveva perso in combattimento il fratello, maturò una profonda avversione per le guerre, aderendo al movimento pacifista degli anni ’60 e schierandosi anche apertamente a sostegno del movimento non violento per i diritti civili. Convinto assertore del dialogo ecumenico e interreligioso, interessato alle religioni orientali, intraprese nel 1968 un lungo viaggio in Oriente, incontrando pure il Dalai Lama. E, proprio in questo viaggio all’età di 53 anni perse la vita in un banale incidente. La sua vita intensa e le sue idee sono raccolte in oltre sessanta saggi in prosa e in poesia.

Personaggio eclettico

Un personaggio eclettico, di grande spessore umano e spirituale, come lo ricorda anche p. Simeon Leiva – assistente dell’abate generale dell’Ordine cistercense di stretta osservanza (Trappisti) – intervistato nella Casa generalizia di Roma. Padre Simeon, giunto da Cuba negli Stati Uniti, a soli 12 anni, racconta di avere conosciuto p. Thomas Merton quando era un ragazzo, maturando da questo incontro la sua decisione di farsi monaco.

Intervista a p. Simeon Leiva

– Era una persona dotata di un intelletto così ricco, che ognuno di noi lo ha approcciato da un angolo diverso. Io per l’impatto personale che ha avuto su di me; per altri piuttosto è il Thomas Merton anti-guerra, promotore della pace, del pacifismo, contro la bomba nucleare. Altri invece si soffermano sull’aspetto legato alle religioni orientali, buddismo e induismo, su cui padre Merton ha molto lavorato.

È importante che la figura di padre Merton sia rivalutata anche oggi, tanto è stato moderno il suo apostolato?

– È una cosa quasi incredibile! 50 anni dopo la sua morte, tutti i suoi libri sono ancora disponibili. Viene costantemente rivalutato perché aveva un genio profetico. Il suo pensiero era molto avanti rispetto al suo tempo non solo per quanto riguarda le categorie religiose, ma anche per quelle politiche ed ecumeniche. Ha avuto tutto questo influsso perché era veramente uno scrittore di prima categoria; lui sapeva davvero usare la parola umana perché gli altri lo ascoltassero. Un’altra persona con le stesse idee, ma senza la sua capacità di espressione, non avrebbe mai potuto fare ciò che ha fatto lui. Il suo stile era molto intenso, ma anche trasparente e personale. Parlava sempre da un punto di vista concreto, non faceva mai delle speculazioni astratte come fanno tanti filosofi. Era veramente un poeta anche quando scriveva nella prosa, una prosa poetica, ma semplice e profonda.

Padre Merton, scrittore, figlio di due pittori. Forse questo tratto artistico nel suo dna – possiamo dire – ha fatto sì che non avesse paura di esplorare campi, che forse potevano sembrare estranei ad un monaco? 

– Sì, un monaco, che si è anche convertito, perché lui non ha ricevuto la fede cattolica, ma nemmeno quella cristiana dalla famiglia. Non ce l’aveva! Ha ricevuto sì il dono dell’immaginazione, della creatività, scriveva e leggeva su tutte le arti. Questo era molto importante per lui, ma, nello stesso tempo ha molto sofferto per questo motivo, perché era veramente il tipico giovane moderno del periodo successivo alla Prima Guerra Mondiale: un giovane molto intelligente con una grande immaginazione, ma senza fondamenta. Era davvero un girovago: ha vissuto in Europa, è andato in Francia, poi in Inghilterra, la madre era americana, veniva e andava da una parte all’altra. Non aveva radici. Era una persona veramente sradicata e in questo senso era rappresentativo dell’uomo del ventesimo secolo. Penso che tutto questo abbia causato tutte le sue insicurezze; non proveniva da una famiglia cattolica dove ci sono tutte le risposte. No! Lui ha dovuto cercare tutto da solo e con molta sofferenza. Per questo motivo offre una testimonianza veramente di grande valore.

Roberta Gisotti

10 dicembre 2018

https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2018-12/thomas-merton-sue-idee-vive-50-anni-dopo-morte.html

Conflitti dimenticati: 378 nel mondo tra cui 20 guerre, in calo rispetto al 2014. Ma gli italiani non ricordano (o non sanno?)

By | Attualità 2018

Nel 2014 erano 409 i conflitti nel mondo, nel 2017 c’è stato un decremento del 7,6%. Di questi, 20 sono guerre ad elevata intensità che coinvolgono 15 Paesi. Le “crisi violente” sono però aumentate: erano 148 situazioni nel 2011 sono diventate 186 nel 2017 (+25,7%). Metà degli italiani è d’accordo sul limitare la produzione di armi e non venderle a Paesi in guerra. Il 61,3% degli studenti intervistati ritiene giusto accogliere, a certe condizioni, le persone che fuggono dalla propria terra a causa delle guerre. Se ne parla nel VI rapporto di Caritas Italiana sui conflitti dimenticati. Leggi

Rasati per solidarietà. Il gesto dei rugbisti del Benetton Treviso per l’amico malato

By | Testimoni

Un’intera squadra di rugby, la Benetton di Treviso, ha i crani rasati a zero. Non solo la squadra intesa come giocatori, ma anche come allenatore, dirigenti, magazzinieri. Sono tutti malati di tumore e sotto chemio? No, uno solo. Ma tutti gli altri han deciso di fargli compagnia. La decisione l’han presa subito, appena il compagno s’è ammalato ed è stata fatta la diagnosi: allora fu chiaro che la cura avrebbe attraversato un momento duro, l’amico avrebbe perso i capelli, e il cranio pelato avrebbe rivelato al mondo che era malato. Lui si sarebbe depresso e vergognato? Leggi

Udine, il Ministero dà ragione all’assessore: «Gli atti di nascita devono indicare mamma e papà»

By | Articoli Bioetica 2018

Dopo le sconcertanti motivazioni con le quali il Tribunale di Mlano, alcuni giorni fa, ha imposto al Comune di Milano di trascrivere l’atto di nascita di due gemelle ottenute, in California, tramite il ricorso all’utero in affitto e l’acquisto di ovuli, sembra adesso, finalmente intravedersi la possibilità concreta di porre un freno a simili “sentenze creative” che, come ha sottolineato Massimo Gandolfini, Portavoce del Comitato Difendiamo i Nostri Figli, in un suo recente comunicato, negano il ruolo della madre per via giurisprudenziale, ignorando anni di ricerca sulla biologia, la psicologia e l’antropologia umana. Leggi

Il grido di Padre James Channan da Lahore: nelle carceri pakistane altri 187 “Asia Bibi”

By | Libertà Religiosa

Dalla Sagrada Familia a Barcellona alla Madonna della Salute a Venezia, dalla Chiesa di Santa Maria a Sidney alla cattedrale di Manila, nelle Isole Filippine. Mercoledì 28 novembre scorso edifici di culto e monumenti di tutto il mondo si sono illuminati di rosso per ricordare il sangue dei molti cristiani perseguitati che hanno perso la vita a causa della loro fede. Leggi

IDEA – Centralità del malato senza ipocrisie. È possibile?

By | Salute

I truismi del senso comune in sanità, ovvero quelle verità ovvie di cui appare superflua ogni spiegazione, sono sempre i soliti: sostenibilità, innovazione, finanziamento, evidenza, appropriatezza, efficienza, tecnologia, governance, autonomia, e tutti, quando va bene, sono immancabilmente all’insegna del miglioramento marginale rifiutandosi a qualsiasi altro tipo di cambiamento. In questa cornice non può mancare la “centralità del malato” anche quest’anno evocata dai più al Forum di Firenze. Leggi