“Uomini e no”, a prescindere dalla religione

Prendiamo in prestito il titolo del celebre romanzo di Vittorini, per riflettere con Wesley Smith, il noto bioeticista che scrive su FirstThings, a proposito della dignità delle persone e della differenza abissale che c’è tra uomini e animali. Il discorso è interesante perché lascia fuori Dio, la religione e la fede, ma si basa esclusivamente sulla ragione. La traduzione non è letterale e non è stata rivista dall’Autore. Le nostre considerazioni tra parentesi quadre.

Viviamo in una società sempre più secolarizzata [e quando il mondo è sottosopra la saggezza popolare dice: «Non c’è più religione!»]. Una conseguenza (tra le molte) di questo cambiamento culturale è stata un crescente rifiuto della convinzione, un tempo indiscussa, che gli esseri umani siano al vertice della scala dei valori e al centro del creato.

Accademici, attivisti,  bioeticisti e soprattutto ambientalisti e animalisti cercano di buttarci giù dal piedistallo. Intellettuali come Peter Singer della Princeton University sostengono persino che essere umani è moralmente irrilevante; ciò che conta è possedere sufficienti capacità cognitive per qualificarsi come “persona” [per cui vale di più uno scimpanzé ammaestrato che una persona con disabilità mentali].

In questa prospettiva, alcuni esseri umani – come i bambini nel grembo, i neonati e le persone disabili – non si qualificano come persone , il che significa che possono essere eliminati, uccisi, possono essere usati come riserva di organi per i trapianti, o diventare oggetto di esperimenti. Allo stesso tempo, alcuni animali vanno considerati “persone” (quindi non possono stare in gabbia: la loro prigionia equivale alla schiavitù).

Molti considerano gli uomini come il cancro  del pianeta, una «piaga sulla terra», come dice sir David Attenborough, o, «vermi che insozzano l’ambiente» come dice una celebrità della televisione canadese, David Suzuki.

[E’ evidente come queste idee siano riconducibili alla “cultura della morte”: un così spudorato antiumanesimo promuove l’aborto, l’eutanasia, la manipolazione genetica degli embrioni, l’eugenetica, la fecondazione artificiale].

La difesa degli uomini (e delle donne!) contro questa ideologia assume spesso contorni religiosi. Ad esempio, i  cristiani dicono che il  valore unico degli esseri umani è dato dall’essere creati a immagine di Dio.

Ma chi non crede in Dio?

La convinzione dell’eccezionalismo degli esseri, non dipende dalla fede religiosa. Sia che  siamo stati creati da Dio, sia che siamo nati per caso, l’esame razionale delle differenze tra gli uomini e tutte le altre forme di vita conosciute è sufficiente a riconoscere oggettivamente che tra noi e gli animali – anche quelli più intelligenti – c’è un vero e proprio abisso.

Gli uomini sono in grado di controllare la natura (seppur con certi limiti) invece di essere succubi di essa.  Quale altra specie costruisce civiltà, registra la storia, crea arte, fa musica, pensa in astratto, comunica con linguaggio scritto, parlato e cifrato, immagina e fabbrica macchinari, migliora la vita attraverso la scienza e l’ingegneria, o esplora le verità più profonde del “chi sono, da dove vengo, dove vado, cosa c’è dopo la morte”?

Quale altra specie ha la vera libertà dall’istinto (se vuole)?

Solo gli uomini hanno la capacità di scegliere tra bene e male. Solo gli uomini contemplano e comprendono la bellezza.  L’elefante non è sbalordito alla vista del tramonto. Né lo scoiattolo apprezza la bellezza della ghiandaia blu e della farfalla. E invece anche i bambini piccoli e i disabili possono amare gli animali e meravigliarsi del mondo.

Il gatto che gioca con un uccellino caduto prima di mangiarlo non è sadico. Ma gli uomini che torturano  gli  animali sono puniti e considerati giustamente casi patologici.

Alcuni controbattono che no, se gli uomini sono tanto superiori agli animali, hanno allora il diritto [non solo di mangiarli], ma anche di trattarli come vogliono, persino con crudeltà. E invece no: è proprio l’opposto. Proprio perché siamo in grado di comprendere la differenza tra il bene e il male, il giusto e l’ingiusto.

La domanda fondamentale a cui bisogna rispondere [prima di porsi ad argomentare in un qualsiasi dibattito di bioetica, di etica, di diritto] è: «Ogni vita umana ha un valore morale (una dignità), uguale e incalcolabile semplicemente perché si tratta di un essere umano?»

Se si risponde di sì [come del resto fa la Costituzione italiana], abbiamo la possibilità di vivere in una società veramente umana, libera, prospera e solidale.

Se si risponde di no, siamo solo uno tra gli animali della foresta: [e vale allora la legge del più forte].

Se animali ci definiamo, come animali agiremo.

Wesley Smith

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