ABORTO – In Islanda abortiscono i down? Nicole Orlando con le Iene, reportage: il folle “sogno” eugenetico

L’Islanda vuole diventare il primo Stato libero nel mondo quasi del tutto “down free”: già oggi, nel 2018, il meraviglioso piccolo stato più prossimo al Polo Nord sfiora il 100% di sanità completa dalla sindrome di down. Hanno trovato un miracoloso antidoto?

Sono cresciute le tecniche scientifiche per guarire la malattia della Trisomia 21? No, molto più semplice e a “buon mercato”: si abortisce quando si viene a sapere che il figlio o la figlia sarà down. Ne ha parleto in un lungo reportage de Le Iene direttamente nella capitale islandese: «Secondo uno studio del Landspitali University Hospital di Reykjavik, vi fanno ricorso circa l’80-85 per cento delle donne incinte. La tendenza preponderante è quella, una volta ricevuta risposta positiva dal test, di porre fine alla gravidanza», riportava circa un anno fa il Corriere della Sera. Fate un po voi il conto, su circa 400mila abitanti il numero di bimbi nati con la Trisomia 21 non supera i due all’anno. 2 all’anno, lo ripetiamo. Hulda Hjartardottir, alla guida dell’Unità Diagnosi prenatale del Landspitali University Hospital (dove nasce circa il 70 per cento degli islandesi, ndr) spiega che se nel paese nascono ancora bambini down è perché, per errore, «non vengono segnalati negli screening».
In un lungo reportage dello Spiegel sulle nuove frontiere dell’eugenetica, si leggeva qualche mese fa: «E’ uno strano contrasto: le persone con la sindrome di Down hanno una forte presenza sui cartelloni pubblicitari e nelle campagne per una maggiore inclusione, mentre ce ne sono sempre meno di loro. In Germania quasi non vengono più al mondo bambini con la trisomia». Un problema dunque non solo islandese ma purtroppo anche europeo: come sottolineava il dottor Roberto Volpi in un passata intervista a Tempi.it, dopo aver studiato a lungo il caso islandese in un libro “La sparizione dei bambini down”, «La scomparsa dei down è segno di una lotta dei servizi sanitari dei paesi più avanzati contro le malformazioni cromosomiche, ma la sindrome di down non è neppure la peggiore. Semplicemente, è più frequente delle altre e per questo è maggiormente al centro dell’attenzione».

IL REPORTAGE DELLE IENE
Addirittura il dottor Volpi, come del resto anche il reportage dello Spiegel e altri studi americani, sottolineano il rischio di un folle ed enorme “sogno eugenetico” volto a cancellare il limite, eliminare la malattia, dimentica il diverso. È chiaramente politicamente scorretto dirlo, ma il rischio di eliminare sempre di più la verità dei fatti è un elemento abbastanza forte per poter andare controcorrente e segnalare i rischi del genere, come quelli in Islanda. Questa sera Le Iene avranno un’inviata di eccezione, la campionessa paralimpica e ballerina di Ballando con le stelle, Nicole Orlando: «vincitrice nel 2015 di quattro medaglie d’oro e una d’argento ai Mondiali sudafricani di atletica per persone con sindrome di Down (100 e 200 metri, staffetta 4×100, salto in lungo e triathlon). La giovane sarà, inoltre, ospite in studio per raccontare la sua esperienza da Iena», spiegano nelle anticipazioni di questa sera Le Iene. L’inviato Gaston Zama, assieme a Nicole e a mamma Roberta, volano in Islanda per fare domande sullo spinoso tema a esperti, medici, genetisti, la presidentessa dell’associazione nazionale ostetriche d’Islanda, il vicedirettore generale della Sanità del Paese, ma anche alcune madri di bambini nati con la sindrome di Down.
Non di molto tempo fa il giudizio netto e durissimo di Lucetta Scaraffia, membro del comitato nazionale di bioetica, dalle colonne del Corriere della Sera sul “caso-down”: «Non c’è niente da esultare, dal punto di vista morale è un omicidio. E’ un delitto ammazzare questi bambini che hanno tutto il diritto di vivere. Provi a chiedere a loro se sono felici e senta le loro risposte». E sempre la Scaraffia, sentenziava: «Certe mamme e papà ai giardinetti guardano male i genitori di chi ha la sindrome di Down, colpevolizzandoli, come se quella visione potesse turbare i loro figli. E’ una cosa molto cattiva e brutta, senza considerare che in Islanda per eliminare la malattia si eliminano i malati: siamo alla base dell’eugenetica. Sarebbe bello che un gruppo di ragazzi di tutta Europa con la sindrome di Down andasse in Islanda per far capire quanto male fanno con gli aborti mirati».

Niccolò Magnani
Il Sussidiario.net, 27 febbraio 2018