EDITORIALE – Una “ferita” inferta alla Costituzione in nome della demagogia per ingannare il popolo

By 11 Ottobre 2019Attualità

Martedì scorso è stata un’ altra giornata triste per la nostra Nazione avendo la Camera dei Deputati legiferato in modo orripilante una riforma costituzionale di vasta ampiezza sulla riduzione dei deputati e dei senatori. Risultato: 553 SI e 14 NO.

Perché giorno triste? Perché si è svillaneggiata la Costituzione, cioè il “vangelo” della nostra nazione, non tanto per il contenuto della nuova legge costituzionale ma per i motivi che hanno portato alla sua approvazione. Di per sé la riduzione di senatori e deputati è un progetto accettabilissimo ma non la causa che sarebbe dovuta essere il “bene comune”. Invece cosa ha costretto i nostri deputati a votare? Il demagogismo di un “partito”, il Movimento Cinque Stelle e l’acritica adesione, per timore, degli altri.

E’ un parere solo mio? Direi di no; erano contrari eminenti personaggi di raffinata intelligenza da Marcello Pera a Sabino Cassese, da Giulio Salerno a Chiara Saraceno…

Tenterò di specificare questo pensiero con cinque brevi riflessioni.

1.Il ricatto in nome di un’ inaccettabile demagogia

La normativa fu proposta dal M5S che ne ha fatto una bandiera della sua presenza in politica e ha ricattato tutti gli altri partiti, privi di “spina dorsale”, che hanno approvato o per qualche manciata di voti o per mantenere le poltrone nel governo, abdicato così alla loro dignità. Mi riferisco in particolare al PD che nelle tre letture precedenti, ben tre, aveva sempre votato “no” definendo questa legge “peronista” e autoritaria. Allora mi chiedo come è potuto avvenire il miracolo di questo ignobile trasformismo? “Il poter governare fino al 2013” come affermato dal deputato PD Stefano Ceccanti, il 7 ottobre in un intervento alla Camera.

2.Il risparmio che non c’è

Di Maio & company che poco conoscono l’aritmetica hanno affermato ripetutamente che questo taglio avrebbe garantito allo Stato “ingenti risparmi”. E la gente, come solito, ci ha creduto. Ma per riportare la verità è intervenuto l’economista Carlo Cottarelli affermando che il risparmio per lo Stato dal 2023 sarà 81,6 milioni di euro ogni anno che corrisponde allo 0,007% della spesa pubblica, vale a dire un euro all’anno per cittadino. E il goffo cartello del M5S con la scritta “1 miliardo per i cittadini” si riferisce ai previsti risparmi in dieci anni dall’entrata in vigore della riforma. Quindi, non solo ignoranti ma spudorati mentitori demagogici, poiché come affermò un antico ministro delle finanze, Bernardino Grimaldi: “Per me, tutte le opinioni sono rispettabili ma, ministro o deputato, ritengo che l’aritmetica non sia un’opinione”. Inoltre, quello che volutamente hanno dimenticato di dirci i grillini, è che il “vero costo” sono le centinaia di burocrati che rimarranno.

3.Una legge inutile e pure dannosa

La riduzione del numero dei Parlamentari non renderà lo Stato più efficiente e più efficace nel risolvere i problemi dei cittadini, poiché per produrre un Parlamento più veloce e più funzionale andavano esaminati e ridefiniti il ruolo di ciascuna Camera nel quadro di una riforma complessiva della Costituzione, e la riduzione dei parlamentari sarebbe dovuta essere unicamente “una conseguenza” come già si parlò in passato.

4.I rischi

La riduzione del numero dei Parlamentari provocherà vari squilibri nella funzionalità del parlamento, ma soprattutto diminuirà la rappresentatività delle minoranze politiche e sociali e di molti territori, i maggiormente bisognosi di interventi statali. Inoltre, l’ampliamento delle dimensioni dei collegi, aumenterà inevitabilmente la distanza tra eletti e elettori con il rischio che potranno intraprendere campagne elettorali solamente chi ha soldi o chi è sostenuto da singoli o lobby molto ricche. M5S e PD si sono affrettati ad affermare che ci saranno altre riforme perché ciò non avvenga. Ma, vista “l’area che tira” tra questi strani “alleati”, se tra 91 giorni cadesse il governo cosa succederebbe? Per evitare sorprese, il “pacchetto” di riforme andava varato in un’unica soluzione.

5.Confronti che non reggono

I promotori di questa nefandezza si sono giustificati anche guardando all’estero dove il rapporto eletto-elettore è maggiore del nostro che si attesterà: Camera 1 eletto ogni 151mila cittadini; Senato 1 eletto ogni 302mila cittadini.

Si è parlato di Stati Uniti ma il confronto non regge. Negli USA il Congresso è composto di 535 membri, ma in quel Paese vige un sistema federale e ogni Stato della Federazione possiede suo sistema di governo e un suo codice di leggi. Mentre, per quanto riguarda l’Unione Europea, 15 su 28 Stati non ha una struttura bicamerale e molti dispongono di ampie autonomie regionali.

Concludendo

“La democrazia è la peggior forma di governo, a eccezione di tutte le altre”, affermava W. Churchill. Questo significa che è irragionevole presentare la democrazia unicamente da un punto di vista economico, svilendo l’idea stessa della “democrazia rappresentativa” con il suo patrimonio originatosi nella Grecia antica. La democrazia è un grande dono che possediamo; è vero che costa, ma l’alternativa sono i regimi autoritari che nessuno, credo, vorrebbe. Per questo, chi ama l’Italia, non può che provare vergogna per questo voto avendo ferito la dignità di un intero Paese. Quindi, onore per i 14 che hanno votato contro poiché ci danno ancora la fiducia di poter ritornare alle regole della “buona democrazia”.

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