I “SANTI DELLA PORTA ACCANTO” VITTIME DEL COVID 19

By 1 Settembre 2020Coronavirus

In questi mesi siamo venuti a conoscenza di “eroi” che per curare o stare accanto ai malati vittime di questa pandemia, hanno coscientemente messo il gioco la loro vita fino alla morte. Sono i MEDICI che pur sprovvisti di adeguate protezioni hanno assistito i malati, oppure pur essendo pensionati di fronte all’emergenza hanno indossato nuovamente il camice. Sono i SACERDOTI che per non abbandonare i loro parrocchiani non hanno temuto il contagio. Sono le RELIGIOSE e i RELIGIOSI che fedeli ai carismi dei loro fondatori hanno umanamente accompagnato alla morte molti. Sono gli INFERMIERI che pur sapendo il rischio hanno sacralizzato la loro professione. Sono i VOLONTARI che non hanno voluto privare i sofferenti della loro presenza.

Vogliamo conoscere meglio queste donne e questi uomini “maestri di vita”, osservare con commozione i loro volti, mostrargli la nostra immensa gratitudine e vivere un piccolo tratto della loro personalità, perché solo così non saranno morti invano. Unicamente così potremo affermare credibilmente: “Nulla sarà come prima”.

1.Dottor ROBERTO STELLA

67enne presidente dell’Ordine dei Medici di Varese, è ricordato così da Saverio Chiaravalle, primario del pronto soccorso di San Donato e suo grande amico. Un collega apprezzato, un attento medico di base che ha visitato i pazienti fino all’ultimo.

 «È morto da eroe, quale era nella vita di tutti i giorni soprattutto coi suoi assistiti. Ci eravamo incontrati di recente verso la fine di febbraio e mi ero raccomandato di rallentare, di badare di più e se stesso, e lui mi aveva risposto come sempre.

Ci chiamavamo “fratello”. E anche in quella occasione mi aveva detto: “FRATELLO, NOI SIAMO QUI PER LAVORARE E PER COMBATTERE”. E lui l’ha fatto fino all’ultimo»

(Articolo di Andrea Camurani –https://www.corriere.it/cronache/20_marzo_11/coronavirus-varese-morto-presidente-medici-roberto-stella-un-eroe-)

2 – Don Enrico Bernuzzi

Don Enrico era nato a Stradella il 10 giugno 1973 ed era stato ordinato presbitero nel 2006. Era referente in diocesi per la pastorale vocazionale e il seminario, si occupava di giovani e oratori ed era parroco a Voghera.

Il sindaco di Voghera, Carlo Barbieri lo ricorda con affetto: «Avevamo un ottimo rapporto di collaborazione». Il presidente del consiglio comunale Nicola Affronti ha parole dolci nel ricordarlo: «Don Enrico era una persona molto amata dai giovani e dai ragazzi dell’oratorio perchè sapeva coinvolgerli e aggregarli. Era una persona speciale. HA SAPUTO ACCORCIARE LE DISTANZE TRA LA CHIESA E I GIOVANI».

(https://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2020/04/14/news/don-enrico-non-ce-l-ha-fatta-stroncato-dal-virus-a-46-anni-1.38718536?ref=search)

3 – Suor Emilia Scaperrotta

Suor Emilia, 78 anni, era la Madre Superiora dell’Istituto di San Francesco Saverio di Ariano Irpino. Ad Ariano era nota come la “maestra buona” delle suore del Conservatorio’, in quanto la loro scuola è situata in via del Conservatorio. Numerose generazioni sono state formate da suor Emilia ed è sempre stata per loro un vero modello da seguire.

Suor Emilia, cresciuta orfana di genitori, era una donna solare, sempre pronta a donarsi e a seguire il Signore, pur con la propria vita. Una donna innamorata del servizio di Dio. Fu questo amore – assieme a quello per San Francesco Saverio – a far di suor Emilia una promotrice di iniziative missionarie, fondando una missione umanitaria in Madagascar. Il servizio per i deboli, per giovani, per i poveri… era tutto per lei e, nonostante le difficoltà, era una donna piena di forza e di coraggio.

4.Infermiera ANNA POGGI

E’ morta la vigilia di Pasqua.

Sarebbe dovuta andare in pensione tra qualche mese. Aveva 63 anni, lavorava nel reparto di medicina d’urgenza dell’Ospedale Villa Scassi di Sampierdarena e da settimane era impegnata, a fianco dei malati, nella battaglia contro il coronavirus.

5.Dott. Giuseppe Lanati

Classe 1946, ex responsabile di pneumologia al Sant’Anna di Como.

Sulla pagina Facebook dell’Associazione ex Alunni del Collegio Gallio si legge: «L’ Associazione ex Alunni del Collegio Gallio ricorda con grande affetto e stima il dott. Giuseppe Lanati, unendosi al dolore dei familiari e degli amici. Oggi è mancato il nostro amico Beppe Lanati, vittima di Covid-19. Conosciuto medico e primario dell’Ospedale S.Anna di Como.

Ha ricevuto nel 2001 la benemerenza Cerchio Aperto dell’associazione, con la seguente motivazione “Impegna le ampie e specialistiche conoscenze scientifiche, assiduamente composte con l’umanità del tratto, per restituire sereno respiro a tanti sofferenti”».

(https://www.corriere.it/cronache/cards/coronavirus-45-medici-morti-covid-19-storie-volti-sacrifici/giuseppe-lanati-75-anni.shtml)

 6.Don Alessandro Brignone

Don Alessandro avrebbe compiuto 46 anni a maggio. Originario di Salerno era cresciuto in una famiglia fortemente religiosa. I suoi genitori sono catechisti presso la Chiesa Madonna di Fatima nel quartiere Pastena.

Da giovane ha intrapreso gli studi universitari di Ingegneria e amava giocare a tennis. Durante il suo percorso ha capito di avere la vocazione per il sacerdozio e ha avviato gli studi in seminario. Era parroco di Caggiano (SA), sin dal primo momento, ha cercato di avvicinare tutte le famiglie alla vita religiosa creando momenti di preghiera, di catechesi e ludici per tutta la popolazione.

Sono tantissime le testimonianze di affetto giunte nei confronti di don Alessandro da parte dei fedeli di Caggiano e degli amici di Salerno.

(https://www.ondanews.it/coronavirus-la-comunita-di-caggiano-piange-il-suo-parroco-don-alessandro-brignone/)

7. Suor Alessandra Tribbiani

Suor Alessandra era da 12 anni Superiora della Comunità religiosa di Como, Direttore generale e Presidente del Consiglio Amministrativo dell’Ospedale Valduce di Como. E’ morta il 22 aprile per Coronavirus dopo aver seguito fino all’ultimo il suo ospedale.

«C’è un tempo di nascere e un tempo per morire»: è l’ultima confidenza affidata da suor Alessandra alle sue consorelle. Suor Alessandra ha vissuto intensamente i suoi 50 anni di vita religiosa: «era una vera innamorata di Gesù», ricordano ancora le consorelle. «Suor Alessandra – commenta la Madre Generale suor Emanuela – sarà sempre viva nei nostri pensieri, nei nostri cuori e la sua anima ci sarà sempre accanto per aiutarci a stare più vicini a Dio e ai fratelli ammalati, come voleva la nostra fondatrice, la beata Franchi».

8. Dott. Giuseppe Borghi

«Non si è mai fatto problemi a restare ben oltre l’orario di ambulatorio, se qualche paziente lo chiamava per chiedergli di aspettarlo. Ci è sempre stato per tutti, senza gesti eclatanti ma vivendo giorno dopo giorno il suo lavoro con impegno e abnegazione». Così era il dott. Giuseppe Borghi che si è spento il 13 marzo a soli 64 anni.

«Non l’ha mai sfiorato il pensiero di lasciare i pazienti – sottolinea la figlia Elena anche lei medico –. Si era affezionato a loro e loro a lui». Non era solo empatia. La gente ne apprezzava la competenza. «In tanti, anche dopo una visita dallo specialista, tornavano a chiedere il suo parere». Era però uomo riservato, che non si crogiolava negli elogi. Dello spessore del suo papà in quanto professionista Elena si è accorta solo durante una breve sostituzione in studio. «Ho capito di quanta pazienza fosse capace, dall’ascoltare la signora anziana che per la centesima volta viene a raccontarti gli stessi acciacchi a chi invece ha un problema serio da affrontare. Glielo avevo anche detto: “papà, io non ne sarei in grado”. Lui sorrideva: non lo riteneva una dote straordinaria, ma un elemento indispensabile del suo essere medico di famiglia. Le relazioni per lui erano qualcosa di sacro».

(https://www.avvenire.it/attualita/pagine/la-figlia-del-medico-mio-pap-morto-facendo-ci-che-amava)

9 Enrica Favali

Il 29 aprile è morta per Covid 19 l’infermiera di 51 anni Enrica Favali, residente ad Albinea (RE) ma da tanti anni impegnata nel distaccamento reggiano del Sid, il servizio infermieristico domiciliare dell’Ausl.

Una persona generosa, appassionata al suo lavoro e al servizio degli altri. Fra i tanti ricordi commossi vi sono quelli dei colleghi del servizio infermieristico, che sul portale Redacon scrivono: «Con te se n’è andato un grande pezzo del Sid, hai dato tanto di te a questo servizio e a tutte le famiglie che hai assistito senza risparmiarti. Ad ognuno di loro hai sicuramente lasciato qualcosa di te: affetto, cortesia, conforto, sostegno, professionalità nell’agire e qualcuno su cui potere sempre contare. Ricorderemo per sempre il sorriso con cui iniziavi le giornate e le sfuriate di fronte alle ingiustizie».

(https://gazzettadireggio.gelocal.it/reggio/cronaca/2020/04/30/news/muore-a-51-anni-enrica-favali-infermiera-domiciliare-ausl-1.38783795)

10 Dott Carlo Zavaritt

Il Dottore che amava i bambini

È accaduto proprio a lui che ha vissuto una vita strappando i bambini dai contagi. E’ morto  il 13 marzo all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo dove era ricoverato per una brutta polmonite interstiziale.

Con la sua simpatia e il suo sorriso contagioso, ha curato tantissimi bambini: pediatra e neuropsichiatra infantile, il dottor Carlo non ha mai smesso di pensare a loro. Negli ultimi anni, dopo lo tsunami nel Sudest asiatico, ha contribuito alla nascita di due orfanatrofi nello Sri Lanka, iniziativa alla quale era particolarmente legato e che aveva preso con molta passione con la moglie, Fanny Honegger.

 11.Don Marcello Balduci

Don Marcello Balducci di Pesaro è morto a 62 anni il 9 aprile 2020 a seguito del Covid 19.  Nonostante avesse problemi di salute, è rimasto “in servizio” fino alla fine tra i fedeli a dare conforto ai parrocchiani della Chiesa di San Giacomo presso il Conservatorio. Cagionevole di salute ma di grande sensibilità interiore e spirituale, gli rimanevano  “gravosi” gli impegni di rilievo. Amante dello studio e dell’aggiornamento, fu un dono per chi lo ebbe come Padre Spirituale.

12 Don Renato Lanzetti

Don Renato Lanzetti,  67 anni, vicario generale della Diocesi di Como, è morto l’8 aprile all’ospedale di Vigevano dove era ricoverano in terapia intensiva per le complicazioni relative al Covid-19. Così lo ha ricordato Mons. Oscar Cantoni, vescovo di Como: “Don Renato era un vero uomo di Dio Era innamorato del Signore Gesù. Un appassionato servitore della Chiesa, sollecito verso tutti, soprattutto i sacerdoti. La sua è stata una vita nel segno dell’obbedienza. Un prete di grande esempio per tutti”. “Come vicario generale don Renato visitava spesso i sacerdoti, soprattutto gli anziani e gli ammalati, quanti erano in lutto per la perdita di persone care. Era sollecito e vicino a quanti fossero bisognosi di cure, a livello fisico, psichico e spirituale. Insegnava a tutti noi a prenderci cura dei nostri sacerdoti perché nessuno si sentisse solo e abbandonato, ma accolto come un fratello da rincuorare e da ringraziare per tutto il bene offerto per amore lungo gli anni di ministero”.

13 Dott. Raffaele Giura

Si è spento il 18 marzo all’ospedale  Sant’Anna dove era ricoverato da qualche giorno il dottor  Raffaele Giura, medico e primario fino al 2007 del reparto di Pneumologia del vecchio ospedale di via Napoleona, caduto lui pure sul fronte di questa brutta guerra. Nato a Lecco nel 1940, laureato a Milano, uomo di rara e preziosa umanità, Giura  è l’ennesima vittima del maledetto virus contro il quale aveva scelto di scendere in campo accanto ai suoi colleghi, fino all’ultimo lavorando, fino all’ultimo visitando, dedicandosi, curando, con quello spirito di servizio che ha sempre rappresentato la cifra del suo essere davvero “dentro” alla nostra comunità comasca.

14 Don Gioacchino Basile

60 anni, originario di Reggio Calabria, legato al Cammino Neocatecumenale, esperienza che lo portò nel 1988 a partire missionario per gli Stati Uniti dove diventò sacerdote nel New Jersey per poi fare il parroco a Porto Rico ed entrare nella diocesi di New York. E’ qui che è morto, al Winthrop University Hospital, sabato 4 aprile, vigilia delle Palme.

Cosciente del suo ministero. Deciso a lottare per la vita, pur consapevole della forza della morte, scrisse pochi giorni prima della morte: «Qui a New York ci sono cadaveri ovunque, sui marciapiedi. Io li benedico prima che vengano gettati nelle fossi comuni». Don Gioacchino sapeva che impartire ai morti di coronavirus il sacramento dell’estrema unzione poteva significare, anche per lui, l’inizio della fine. Ma questo spettro non lo ha impaurito, anzi è stato uno sprone per continuare nella sua sublime opera di religioso. Quando ha cominciato a tossire e ad avere la febbre alta, ha capito che le cose si stavano mettendo male. Nel giro di pochi giorni le sue condizioni si sono aggravate. Se n’è andato in solitudine. Senza il conforto di un bacio amico. Com’è lo spietato destino di ogni vittima di questo maledetto virus.

15 Dott. Gino Fasoli

In pensione da ormai quattro anni, era tornato in corsia per aiutare i colleghi nell’emergenza coronavirus: così ha sacrificato la sua vita per i malati. È la storia del dottor Gino Fasoli, deceduto a 73 anni presso l’Istituto clinico San Rocco a Ome, vicino Brescia, il 14 marzo.

Residente a Passirano e per molti anni medico di famiglia a Cazzago San Martino, dopo aver lavorato al pronto soccorso di Bornato, era noto in tutta la Franciacorta per le sue qualità professionali e umane. Andato in pensione si era impegnato nel volontariato con il trasporto ammalati a Lourdes e con il sostegno a Emergency in Africa. Gli hanno scritto i colleghi impegnati a contrastare il Covid-19: “Gino, puoi darci una mano? Gli ambulatori sono sguarniti perché tanti di noi sono andati in ospedale a dare un mano ai colleghi in prima linea o perché si sono ammalati. Ma i pazienti hanno bisogno di qualcuno che li ascolti. Puoi farlo tu?…”. Quando gli hanno chiesto di rimettere il camice bianco non ha esitato un istante.

16. Mons. Eugenio Scarpelli

Colpito anch’egli dal virusi era ricoverato in ospedale a La Paz: dopo un momento in cui sembrava superata la fase più critica, il 14 luglio ha avuto un repentino peggioramento, fatale

Monsignor Eugenio Scarpellini, 66 anni, originario di Verdellino (Bg), ordinato sacerdote nel 1978 era stato anche vicario parrocchiale di Nembro, tra il 1982 e il 1987; l’anno successivo era partito per la Bolivia, come fidei donum, ricoprendo diversi incarichi. Nel 2013 la nomina a vescovo di El Alto da parte di papa Francesco. Alla fine del 2019, aveva mediato nella crisi esplosa dopo le dimissioni dell’ex presidente Evo Morales. Proprio nei mesi scorsi, ai media del Paese sudamericano aveva parlato ampiamente dell’avanzare della pandemia nella sua Bergamo: «Sono in contatto con amici e parenti per capire quali siano le misure per prevenire i contagi, è una situazione molto preoccupante». «Si è distinto per la sua dedizione ai più poveri e la sua instancabile lotta per la giustizia», è il ricordo della Conferenza episcopale boliviana, di cui Scarpellini era stato segretario generale aggiunto.

17. Dott. Luigi Ablondi

Nato il 5 febbraio 1954 a Parma, il dottor Ablondi ha guidato l’ospedale di Crema per 11 anni. All’apparenza rude, ma capace di instaurare cordiali rapporti, ha sempre messo al primo posto la “mission” che dovrebbe essere di ogni struttura sanitaria: produrre salute e farlo al meglio. Per fare ciò ha chiesto il massimo a tutti, ma i risultati sono stati certamente positivi. Nell’ultima conferenza stampa cremasca, pochi giorni prima del Natale 2018 e a ridosso della pensione, disse: “Fin dall’inizio ho avuto la consapevolezza che questo ospedale è la più grande azienda del territorio. Mi sono trovato bene, ben accolto dai dipendenti, dalla cittadinanza, dai sindaci… I rapporti sono stati franchi e cordiali”.

Era andato in pensione il 1° gennaio 2019 ma aveva accettato un incarico di direttore sociosanitario presso le Ancelle di Cremona: ruolo che aveva assunto con l’impegno e la dedizione che lo distinguevano. A inizio marzo ha avuto un po’ di tosse ma, asintomatico al Covid-19, ha continuato a stare accanto ai dipendenti delle Ancelle. Poi l’aggravarsi dello stato di salute e il 16 marzo il decesso.

18 Giuseppina Villano

E’ morta improvvisamente il 1 maggio per Covid Giuseppina Villano, 49 anni.

Infermiera iscritta all’OPI di Caserta. Mamma e moglie,  la sua morte ha lasciato sgomenti tutti, tanti i messaggi postati su Facebook, tra cui quello del figlio Andrea: “Mamma sarai sempre nel mio cuore. Ti ricorderò per sempre come la persona speciale che eri. Insieme per sempre”.

19 Dott. Edoardo Valli e Dott. Francesco Cortesi

Edoardo Valli e Francesco Cortesi erano due medici di 63 e 58 anni. Uno era ginecologo e insegnava all’Università di Tor Vergata, l’altro era oncologo e lavorava all’ospedale Vannini.

Entrambi si sono ammalati di coronavirus all’inizio di marzo. Ed entrambi sono morti lo stesso giorno, il 9 aprile, a causa delle complicanze della malattia.

Sono stati in molti a ricordarli con dolore, affetto e cordoglio: sia Valli sia Cortesi, infatti, erano noti per la gentilezza e la professionalità con la quale si rivolgevano ai loro pazienti, e la disponibilità che mostravano sempre verso chiunque.

20. Don Giovanni Girelli

Il morbo si è portato via il 16 marzo anche don Giovanni Girelli, 74 anni, uno dei sacerdoti che aiutano il parroco di Orzinuovi (BS) per lo svolgimento delle attività parrocchiali. Don Giovanni era il curato che accompagnava i funerali, vicino ai defunti e ai loro cari nell’ultimo viaggio. Ogni giorno passava anche all’Hospice per portare conforto ai malati terminali ed ai parenti e sedeva spesso in confessionale per assolvere i penitenti. In pochi giorni ha ceduto al virus che l’ha assalito in modo violento.

Don Giovanni Girelli era nato ad Alfianello il 2 maggio 1946, ed era compagno di ordinazione di don Angelo Cretti morto anche lui di Covid. Don Giovanni aveva servito al comunità di Urago d’Oglio come vicario parrocchiale (1971-1975); quella di Seniga (1975-1984). Nel 1984 era stato nominato parroco di  Malpaga di Calvisano (1984-2000); di qui era passato, sempre come parroco, a Cigole (2000-2014). Dal 2014 era vicario parrocchiale a Orzinuovi.

21. Dottor Ivano Vezzulli

Il dottor Ivano Vezzulli è morto il 17 marzo scorso, colpito da polmonite nel pieno dell’emergenza coronavirus avendo svolto fino all’ultimo il suo dovere professionale. Aveva solo 61 anni.

Di San Rocco al Porto, era medico di base a Maleo, riferimento all’interno della Cooperativa “Amicizia“ che a Codogno accudisce persone diversamente abili, e seguiva anche i giocatori delle giovanili del Piacenza Calcio. A Maleo era molto apprezzato dai pazienti, al punto che, nelle vicinanze del suo ambulatorio, è stato anche affisso uno striscione con la scritta “Grazie di tutto Ivano, ci mancherai tantissimo”.

22 Dottor Massimo Borghese

È morto il 17 marzo, stroncato dal coronavirus il dottor Massimo Borghese, originario di Napoli e specialista in Otorinolaringoiatria e Foniatria. Aveva appena compiuto 63 anni. Nel corso della sua brillantissima carriera è stato anche docente di Foniatria e Riabilitazione presso il prestigioso Istituto Stelior di Ginevra, in Svizzera. Era ritenuto il miglior foniatra in circolazione.

Tante persone hanno voluto ricordare il Dott. Borghese tra cui il cantautore Gianni Fiorellino: “Ieri sera è andato via un pezzo della mia vita, medico foniatra prima, amico di vita poi, un signore, uno che le malattie le prendeva a ridere, ma attento ad ogni cosa, scrupoloso e vigoroso nelle sue performance lavorative. Oggi ho scoperto che è andato via silenzioso e solo, perché questa malattia oltre a toglierti il respiro, ti toglie anche la dignità, si la dignità quella di essere pianto e commemorato, perché quando muori di coronavirus sei un appestato e non hai nemmeno la possibilità di essere ricordato e salutato come si deve”.

23 Don Paolo Camminati

Don Paolo Camminati, 53 anni, parroco a Nostra Signora di Lourdes a Piacenza e assistente diocesano dell’Azione Cattolica, è morto all’alba di sabato 21 marzo in ospedale, dove era ricoverato da settimane per complicanze respiratorie dovute all’infezione da coronavirus.  Era uomo dal pensiero ragionato, mai scontato nella scelta dei libri che riempivano il suo studio come nelle omelie. Ma anche del sorriso e della simpatia, la chitarra sempre pronta a intonare una canzone, capace di parlare ai piccoli della scuola materna parrocchiale come agli adulti.

Il suo ultimo progetto l’aveva presentato un mese prima di morire. Una casa, in canonica, per i lavoratori precari, quelli che l’instabilità dei contratti lascia spesso senza dimora. Una nuova forma di povertà a cui dare risposta con l’intelligenza dell’uomo di fede che sa andare al fondo delle cose.

24 Dottor Marcello Natali

Marcello è morto il 18 marzo, aveva contratto il coronavirus con tutta probabilità visitando: era medico di famiglia a Codogno, ma era nato e cresciuto a San Giorgio, dove il papà Mario ero uno dei medici storici del ‘paese’, oggi 9000 abitanti a circa 25 chilometri da Medicina dichiarata ‘zona rossa’ per il coronavirus.

Marcello non aveva patologie pregresse: è stato prima ricoverato a Cremona, poi, con l’aggravarsi del quadro clinico era stato trasferito a Milano. Al sindaco di San Giorgio la notizia del ricovero era arrivata da un amico comune. Marcello se n’era andato ormai tanti anni fa dal ‘paese’, “ma – racconta il sindaco – qualche volta veniva, i figli studiavano a Bologna, facevamo le cene assieme, quello del ’63  è ancora un gruppo molto unito”. Poi la voce al telefono che dice:  “Marcello è stato ricoverato in ospedale” e poi ancora “Sai, sembra sia una cosa seria”.

“Il mio ricordo di Marcello? – conclude il sindaco – Era un giovane socievole e sorridente, un medico appassionato e attento ai suoi pazienti, proprio come suo padre Mario e gli altri due medici di base che vengono ricordati come le figure ‘chiave’ del paese”.