Elezioni 2022. Alcuni criteri per una scelta responsabile

By 13 Agosto 2022Attualità

Il Presidente Sergio Mattarella ha sciolto le Camere e ha indetto per il 25 settembre le elezioni del nuovo Parlamento. Un atto ormai indispensabile per le difficoltà che quotidianamente doveva affrontare il Presidente Draghi nell’operare per il bene comune con una maggioranza litigiosa e rissosa come quella che sosteneva il governo da lui presieduto. Al professor Draghi che “si è messo in gioco” in uno dei momenti più difficili della storia della Repubblica va il nostro ringraziamento come ricordato dal cardinale Matteo Zuppi: “un sentito ringraziamento al Presidente Draghi e a tutto il governo da lui presieduto per lo sforzo di questi mesi così difficili e per il metodo di lavoro che lo ha distinto”.

Ora dobbiamo guardare avanti con due prospettive. Da una parte recuperando l’alto significato valoriale della nostra partecipazione al voto, atto fondamentale per la democrazia, superando il rischio dell’astensionismo che ha contraddistinto le elezioni amministrative degli ultimi mesi. Dall’altra dobbiamo “votare bene” cioè persone e partiti che si propongono di far crescere e maturare la nostra nazione nella sua globalità.

Non è mia intenzione indicare nomi, ma proporre “dei criteri” per una scelta responsabile, seria e ragionevole ritrovando i valori fondamentali di ogni convivenza e le radici che sono fondamentali per un popolo, poiché è vero che l’Italia è uno Stato laico, ma laico non significa “senza valori, principi e ideali”, soprattutto se questi sono presenti pure nella Costituzione. Il rischio è quello di divenire inconsciamente ostaggi e schiavi di quel modello culturale definito “scientista-tecnologico” che sostituisce la verità con l’attualità, sostenendo che una normativa è determinata dalla cultura del tempo relativa e mutevole, non esistendo, secondo il modello, principi etici e morali assoluti e valevoli per sempre. Di conseguenza, ciò che è buono e vero in un periodo storico, può non esserlo in un altro, in totale contraddizione con la cultura classica e personalista che ha originato la nostra nazione. Ebbene, tutti i “requisiti” entrano in gioco nel “votare bene”, compresi quelli etici e morali spesso più rilevanti di quelli economici e finanziari poiché, è inutile negarlo, nella globalizzazione, purtroppo, il più delle volte è l’economia che guida la politica e non viceversa, e su questo versante siamo tutti impotenti. Offriamo quindi il nostro piccolo contributo senza farci abbindolare da false, illusorie e ingannevoli promesse seguendo l’ammonimento di Benedetto XVI: “Mi sembra che dovrebbe crescere il senso della responsabilità in tutti i partiti, che non promettano cose che non possono realizzare, che non cerchino solo voti per sé, ma siano responsabili per il bene di tutti e che si capisca che politica è sempre anche responsabilità umana, morale davanti a Dio e agli uomini” (Milano, 2 giugno 2012).

I criteri guida

Primo: Votare persone integre, moralmente affidabili, competenti e con un ampia visione del futuro

Papa Francesco nell’Enciclica “Fratelli tutti” affermava che la politica “è una vocazione altissima, è una delle forme più preziose della carità, perché cerca il bene comune” (180). Ebbene, la politica di cui c’è bisogno e di conseguenza il politico che vogliamo, è quello che dice “no” alla corruzione, all’inefficienza, al cattivo uso del potere, alla mancanza di osservanza delle leggi (cfr. 177). “La politica di cui c’è bisogno”, prosegue il Pontefice, “non deve sottomettersi all’economia e questa non deve sottomettersi ai dettami e al paradigma efficientista della tecnocrazia”. Al contrario, è la politica che deve possedere una visione ampia affinchè l’economia sia integrata in un progetto politico, sociale, culturale e popolare che tenda al bene comune. L’economia non può e non deve sostituirsi al potere reale dello Stato! (cfr. 177). “La politica di cui c’è bisogno”, prosegue Francesco, è quella che supera l’ interesse immediato progettando un bene comune a lungo termine (cfr. 178).“La politica di cui c’è bisogno”, ammonisce il Papa, è una politica “che pensi con una visione ampia, e che porti avanti un nuovo approccio integrale, includendo in un dialogo interdisciplinare i diversi aspetti della crisi” (177). Abbiamo bisogno, conclude Francesco, di “una sana politica, capace di riformare le istituzioni, coordinarle e dotarle di buone pratiche, che permettano di superare pressioni e inerzie viziose” (177).

Il Papa parla di “una visione a lungo termine”, e l’Italia ha avuto persone di questa elevatura: da De Gasperi a Gedda, da La Pira a Dossetti, da Einaudi a don Sturzo, da Lazzati a Moro. Affermò De Gasperi, che: “Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione”. Solo così si governerà per “ricostruire” una Italia nel solco della giustizia, della solidarietà e della crescita morale e civile. Questo implica nell’eletto anche la capacità dell’offrire alla coscienza, valore sommo e irrinunciabile, “il primato” su ogni decisione, non temendo ritorsioni, soprattutto di fronte a quelli definiti argomenti “etico-sensibili”. Come? Il suggerimento è sempre di Benedetto XVI: “In gran parte della materia da regolare giuridicamente, quello della maggioranza può essere un criterio sufficiente. Ma è evidente che nelle questioni fondamentali del diritto, nelle quali è in gioco la dignità dell’uomo e dell’umanità, il principio maggioritario non basta: nel processo di formazione del diritto, ogni persona che ha responsabilità deve cercare lei stessa i criteri del proprio orientamento” (22 settembre 2011 al Parlamento Federale Tedesco nel Reichstag di Berlino).

 Secondo: Votare persone che salvaguardino le colonne portanti della democrazia

Come colonne portanti ne indico quattro: vita, famiglia, educazione e legge naturale

-Prima. Difesa e tutela della vita di ogni persona dal concepimento alla morte naturale essendo questo un bene intangibile di cui nessuno può disporre mentre, nella legislatura che si sta concludendo, sulla vita si è fatto uno scempio. In quella “iniziale” con la liberalizzazione della vendita senza ricetta medica, anche alle adolescenti, delle pillole abortive Norlevo e ElleOne alla domiciliazione della RU 487 con rischi gravissimi per la donna. In quella “terminale” con l’orribile “Testo Unico sul suicidio assistito”, spalancato ad ogni interpretazione ma per fortuna decaduto con il termine della legislatura. E, parlando di vita, non possiamo scordare i tentativi di legalizzare la cannabis.  Nel Paese dove dal dicembre 2016 sono stati aperti circa 1000 “canapa shop”, negozi che commerciano cannabis spesso venduta anche ai minori; nel Paese dove nel 2020 si sono pianti 373 morti per overdose, l’11% in più rispetto all’anno precedente, alcuni vogliono, da irresponsabili, “avvicinare” adolescenti e giovani alle droghe.

Seconda. Salvaguardia e sostegno della famiglia tradizionale formata da un uomo e una donna e sigillata dal vincolo del matrimonio, che va supportata anche economicamente soprattutto nell’apertura alla vita, essendo in gioco, a causa della drammatica denatalità, il futuro della nostra nazione.

Terza. La libertà dell’educazione dei figli che esige un pluralismo di offerte che consentano alle famiglie una reale possibilità di scelta senza costi aggiuntivi.

-Quarto. L’annullamento della “teoria gender” a partire dalle scuole e ben promossa nella scorsa legislatura dal DDL Zan. Una teoria che ha come finalità l’abolizione del concetto di natura e di limite, quindi di ogni fondamento antropologico, sganciando la persona da un’essenza biologica incontrovertibile, privandola della sua identità e dei suoi legami fondamentali, abrogando, da ultimo, la complementarietà del maschile e del femminile.

Accanto a queste “colonne portanti” non vanno tralasciate politiche a favore del lavoro soprattutto giovanile, la lotta alla povertà e all’emarginazione, una equa fiscalità sia per le imprese che per le famiglie, la riduzione della disumana burocrazia in continua espansione.

Concludendo

“Votare bene” è un po’ come confessarsi bene! Nella confessione è essenziale un approfondito esame di coscienza, nel votare un discernimento sulle persone e sui programmi.

Esortava il cardinale Carlo Caffarra nel messaggio alla sua diocesi per le  elezioni politiche del 2013: “Se con giudizio maturo riteniamo che nessun programma politico rispetti tutti e singoli i suddetti beni umani, diamo la nostra preferenza a chi secondo coscienza riteniamo meno lontano da essi, considerati nel loro insieme e secondo la loro oggettiva gerarchia” (16 febbraio 2013).

Don Gian Maria Comolli