EDITORIALE – Sanremo ricordati (in futuro): “scherza con i fanti ma lascia stare i santi”

By 15 febbraio 2020Attualità 2018

La mia mamma, una donna semplice ma molto intelligente, quando qualcuno derideva Dio, la religione e la Chiesa, era solita affermare: “Stai attento, scherza con i fanti ma lascia stare i santi, perché…”.

Da troppo tempo nella nostra società si è instaurata l’abitudine di deridere, beffare e canzonare sia Dio che la religione cattolica con banalità sconcertanti, offensive della ragione di chi le pronuncia o assume  determinati comportamenti.

L’ultimo episodio è stato il Festival di Sanremo, che da “festival della canzone” si è tramutato negli anni in un “contenitore” dove trovi di tutto: noiosi pettegolezzi, scialbo chiacchiericcio, offese ripetute alle sensibilità altrui… E, qui, mi riferisco particolarmente all’assente rispetto e ossequio che si dovrebbe ad ogni religione e ad ogni religiosità che secondo papa Francesco: “merita e richiede il rispetto che si dovrebbe avere nei confronti di nostra madre” (10 gennaio 2015).

Ma, il più preso di mira è sempre il cristianesimo, con atteggiamenti di “cristianofobia” in continua crescita. E, il Festival 2020, lo ha nuovamente dimostrato. Fiorello che apre la manifestazione con l’abito del prete, Achille Lauro che scimmiotta san Francesco d’Assisi e Benigni, il peggiore, avendo intersecato la sua ignoranza religiosa con la blasfemia, perché infangare la Bibbia è profanare Dio. E, la sua introduzione al Cantico dei Cantici, non può essere letta che in quest’ottica: “Il Cantico è la canzone d’amore più antica del mondo tra un uomo e una donna (…) ma comprende ogni tipo di amore, anche tra donna e donna, tra uomo e uomo, l’amore per tutto”, tradendo la fondamentale dualità uomo-donna del testo sacro testo.

Non soddisfatto, si è buttato in altre performance disgustose e indecenti di fronte a migliaia di famiglie che lo seguivano anche con figli piccoli: “Di amore ne facciamo molto poco, soprattutto oggi con i giovani che non fanno che parlare ma che, stringi stringi, alla fine non fanno niente. Io sarei per farne sempre di più. Anche qui all’Ariston in diretta: ci mettiamo qui, ci spogliamo e facciamo l’amore anche con l’Orchestra diretti da Beppe Vessicchio: una serata fantastica”.

Tutto questo voltastomaco gli ha permesso di guadagnare, a detta di molti giornali, 300.000 euro, vale a dire circa 10.000 euro a minuto, una cifra che come afferma un antico aforisma: “grida vendetta al cospetto di Dio” ma anche quello dei poveri o delle persone che non possono permettersi di acquistare un medicinale, magari “salva-vita”.

E, l’Italia, si reputa un Paese civile!

www.gianmariacomolli.it