NATALE: GIORNO DI SPERANZA E DI PACE

By 22 dicembre 2018Pillole di saggezza

“In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo (Lc. 2,1-5) .

Non conosco quali emozioni saranno presenti nel vostro cuore la notte di Natale, nè quali doni spirituali chiederete al Signore Gesù nel segreto del vostro intimo e nell’umile preghiera di fronte al presepio che auspico venga allestito in tutte le case. So solo, con certezza, per l’incrollabile sicurezza della fede che il Natale del Signore che sarà nuovamente annunciamo anche nel 2018 sopravvive ai secoli, e quindi risuonerà per noi lo stesso annuncio di duemila anni fa: “Odie Cristus natus est, odie apparuit begninitas e umanitas salvatori nostri dei: gaudete!”. (Oggi, Cristo è nato, oggi è apparsa la bontà e l’umanità di Dio nostro salvatore, gioite!). Il figlio primogenito della Vergine di Nazareth, generato prima di ogni creatura; il figlio della stessa sostanza del Padre, Dio da Dio, luce da luce, per noi uomini e per la nostra salvezza, oggi è disceso dal cielo e si è fatto uomo. La bontà e l’amore di Dio si sono nuovamente manifestati: esultiamo!

A Gesù possiamo domandare tanti doni: la gioia, il perdono dei peccati, l’amore, una casa, un lavoro, il benessere per la famiglia, la salute…. Ma possiamo chiedere un dono che li comprende tutti: il dono della pace.

Non unicamente la pace definibile “grande”, cioè quella internazionale che riguarda i rapporti tra i popoli e le nazioni, senz’altro importante ma che, il più delle volte, non può essere stipulata da noi. Ma la pace “semplice” e “piccola”, quella per le nostre famiglie, per le nostre comunità, per i nostri luoghi di lavoro e per nostre istituzioni; quella dei nostri incontri personali e delle nostre relazioni…Quella pace che si chiama fraternità, concordia, perdono, amabilità, tenerezza, gentilezza… E che san Paolo celebrava come bene sensibile e spirituale ma nello stesso tempo immanente e trascendente (cfr.: 1Ts 5, 13); quella pace che alimenta la vita cioè l’amore. Disse il beato papa Paolo VI: “la via della pace è I’uomo, la via della pace è il cuore dell’uomo”.

Impregniamoci nel giorno di Natale, e ovviamente anche dopo, a essere uomini e donne di pace, ricordandoci tre passaggi:

Primo: “L’uomo di pace” è in pace con se stesso!

E’ l’uomo saggio che si accontenta di quello che possiede, gode delle piccole cose, nota il bene, sopporta le difficoltà con fortezza, ascolta molto… Segue sempre, e a tutti i costi, il cammino della verità, della giustizia, dell’amore, del dovere compiuto sull’esempio di Gesù, l’uomo della pace per eccellenza, che ammirava le luminose bellezze del creato, gli spazi infiniti dei cieli, il sorriso dei bambini ma anche accettava gli oscuri risvolti del male, il grigiore della vita quotidiana, le sofferenze degli ammalati, il tradimento degli amici… E poiché aveva dimestichezza con il cuore dell’uomo non si turbò, non fu inquieto o ansioso, non cessò di amare, possedendo il dominio di se stesso.

Secondo: L’uomo di pace offre a Dio lo spazio che gli compete nella fede, nella preghiera, nella disponibilità, nell’osservanza dei comandamenti e degli insegnamenti evangelici.

Non c’è pace  allontanandoci dal Creatore: senza Dio siamo unicamente inquieti! Cristo, dominava sé stesso, possedendo nella sua vita un centro cui riferirsi: il Padre. Al termine di lunghe e intense giornate di lavoro a contatto con uomini ammalati, bisognosi e fragili, incontrava il Padre che gli donava pace del cuore. Anche noi dobbiamo ritagliare lo spazio per incontrarlo quotidianamente nella preghiera, settimanalmente nell’Eucarestia, periodicamente nella confessione.

Terzo: L’uomo di pace vede gli altri: i poveri, i sofferenti, gli emarginati, le persone sole, le vecchie e nuove povertà della nostra epoca.

Gesù, era un uomo di pace, poichè aveva come fratelli i semplici e li esortava alla misericordia, al perdono e all’amore, accettava le loro sofferenze, aveva compassione di tutti i dolori. E portando la pace, infondeva fiducia.

Ecco perché il Natale è la festa della speranza e della pace!

Ma occorre “farne l’esperienza”: Dio a Natale si è inserito nel nostro mondo, nella nostra storia e nella nostra vita e l’ha trasformata.

Affermava san Giovanni Crisostomo ai cristiani del suo tempo: “Che giova a te, se Cristo nasce mille o diecimila volte a Betlemme, ma non nasce nemmeno una volta nel tuo cuore?”. La stessa domanda è rivolta a noi oggi; non possiamo eluderla, poichè dalla risposta che daremo: dipende il nostro futuro, il senso della vita, la serenità nella vita e il modo di vivere intensamente e pienamente l’esistenza.

Buon Natale

Don Gian Maria Comolli