Ai tanti cattolici don Abbondio farei rileggere la risposta del cardinale Federigo

By 16 aprile 2019Attualità 2018

Alle scuse dei pavidi va riproposta la lettura del capitolo manzoniano, in cui si spiega che se uno il coraggio no ce l’ha, lo può chiedere.

Caro direttore, nella precedente lettera, riferendomi alla situazione di molti cattolici, ti avevo scritto che essi mi sembravano tanti don Abbondio, di manzoniana memoria. L’espressione è piaciuta a tanti lettori di Tempi.

Qualcuno, invece, mi ha scritto sulla mia pagina Facebook, mostrando qualche perplessità. Chiarito che non intendevo offendere nessuno, ma, semmai, fare una constatazione, ho deciso di rileggere i capitoli 25 e 26 dei Promessi sposi, che riportano il fantastico dialogo tra il grande cardinale Federigo ed il povero parroco.

Di solito, di quel dialogo si riporta solo quanto detto da don Abbondio (forse per scagionarlo, visto che in ognuno di noi c’è un po’ di don Abbondio) al cardinale: «Il coraggio, uno non se lo può dare». Chi cita questa frase, cerca di chiudere con essa il problema. E, forse, così sperava il debole prete.

A questo punto, mi è venuta la curiosità di andare avanti con la lettura ed ho constatato che il cardinale Federigo non lo chiude lì, anzi rilancia il problema, dandogli tutto il suo significato umano e cristiano. Infatti, Federigo così si rivolge al pauroso Abbondio:

«E perché dunque, potrei dirvi, vi siete voi impegnato in un ministero che v’impone di stare in guerra con le passioni del secolo? Ma come, vi dirò piuttosto, come non pensate che, se in codesto ministero, comunque vi siate messo, v’è necessario il coraggio, per adempir le vostre obbligazioni, c’è Chi ve lo darà infallibilmente, quando glielo chiediate? Credete voi che tutti que’ milioni di martiri avessero naturalmente coraggio? Tutti hanno avuto coraggio; perché essi confidavano».

Vorrei sottolineare tre aspetti delle alte parole del cardinale Federigo.

Il primo è quello che sottolinea che per compiere il “ministero” di pastore cattolico occorre coraggio, perché, lo si voglia o no, per affermare le verità di Cristo occorre “lottare” (guerra, scrive il Manzoni, che se ne intendeva). Non è mai una cosa pacifica, perché Gesù stesso ci ha profetizzato che il “mondo”, in qualunque tempo, rifiuta lo scandalo della verità che si è fatta carne; rifiuta sempre che un criterio diverso dal proprio pretenda, come ha preteso Cristo, di proporsi alla propria libertà. Il cristiano non cerca la lotta, ma per il solo fatto di esserci (e, quindi, di non nascondersi) arreca fastidio alla moda di turno. Non a caso, Gesù ci ha chiesto di non avere vergogna di Lui, altrimenti il Padre avrà vergogna di noi. Il ministro di Cristo e della Sua Chiesa, quindi, non può non avere il “coraggio” di dire sempre e comunque la verità. Quando il Papa, a Loreto, afferma solennemente che la famiglia nasce dal matrimonio tra un uomo ed una donna, è chiaro che si aliena la simpatia di tanti laicisti che pure, su altri temi, lo ammirano. I pastori italiani, allora, non possono essere, per esempio, equidistanti tra chi difende la famiglia “naturale” (che, in Italia, significa anche la famiglia costituzionale) e chi questa famiglia la vuole distruggere in vario modo. I “ministri” cattolici dovrebbero avere il coraggio di stare dalla parte di chi difende le cose giuste, semmai correggendo, come esponenti della Chiesa “mater et magistra”, eventuali sbavature dei difensori della famiglia. Ma stando dalla loro parte, come avrebbe fatto il cardinale Federigo dei Promessi sposi.

Il secondo aspetto che mi ha colpito è che se uno il coraggio non ce l’ha, lo può chiedere al Signore, che può tutto e che ha raccomandato ai discepoli di non preoccuparsi delle parole da dire per testimoniare la verità del Dio incarnato, perché lo Spirito stesso le suggerisce se glielo si chiede. Ed allora, dobbiamo tutti essere meno “politici” e “sociologici”, ma affidarsi di più al criterio di Cristo, chiedendolo. Altrimenti, anche i “ministri” finiscono, come don Abbondio, con affidarsi alle proprie paure, che poi sono quelle indotte dal “mondo”, dal “secolo” direbbe Federigo.

Il terzo aspetto che vorrei sottolineare sta nel fatto che, di fronte al pavido Abbondio, il cardinale ha la forza di riferirsi addirittura al coraggio (chiesto a Dio) dei martiri “confidenti”. Probabilmente, se i laici cattolici e le autorità cattoliche tenessero più presenti le testimonianze dei martiri che, anche nei nostri giorni, stanno versando il sangue per non tradire Cristo, non avrebbero più paura di proclamare la presenza di Cristo nella storia e di tutelare, senza tentennamenti, coloro che, con i poveri mezzi a disposizione, tentano di salvare dei valori umani e cristiani(come quello della famiglia), che servono a far vivere meglio l’intera società. E capirebbero che il martirio, nei nostri Paesi occidentali, ha la forma del mettere a tacere i cristiani, con tutto ciò che deriva dalla loro esperienza.

Penso che molti cattolici italiani, a tutti i livelli, dovrebbero leggere o rileggere i capitoli 25 e 26 dei Promessi sposi. A me è servito molto.

Peppino Zola

29 marzo 2019

Ai tanti cattolici don Abbondio farei rileggere la risposta del cardinale Federigo

 

LA LETTERA PRECEDENTE

I cattolici non facciano passi indietro, ma in avanti (alla Marcia per la famiglia)

Dopo gli attacchi dei grillini e del Pd, ai tanti don Abbondio dico: venite a Verona per il Congresso della famiglia.

Caro direttore, a mia memoria, non si è mai visto mettere in atto una critica isterica e preconcetta come quella sollevata dal mondo radical-chic e vetero-laicista nei confronti di un evento non ancora avvenuto e cioè il XIII Congresso mondiale per la famiglia, che quest’anno, come noto, si tiene in Italia, a Verona dal 29 al 31 marzo. C’è da rimanere senza parole. Ma noi, tenacemente come ci hanno insegnato l’esperienza e la dottrina cristiane, useremo le poche parole che ci rimangono e le mettiamo anche per iscritto, perché non vogliamo passare per dei don Abbondio qualunque, come mi pare che molti cattolici abbiano finito per essere.

Partiamo dal premier Giuseppe Conte, che ha inopinatamente revocato il patrocinio a quell’evento, cedendo così, da buon grillino qual è, alle istanze più retrive dei suoi compagni movimentisti ed alle richieste più nervose delle femministe del Pd, che, evidentemente, è diventato in via definitiva un partito radicale, neppure più di massa, ormai. Senza saperlo (quante cose non sanno i 5 stelle!), Conte si è messo nelle condizioni di non potere più concedere il patrocinio ad alcun evento di natura antropologica. Avendo tolto il patrocinio ad un congresso che si occupa della famiglia prevista dall’articolo 29 della Costituzione, evidentemente egli non potrà più concedere il patrocinio, per esempio, ai vari gay-pride o similia. Prendiamo atto che Conte, dicendo no alla famiglia costituzionale, si è autocensurato per tutto il resto.

Per volgarità e isteria si è messa in mostra Monica Cirinnà, con il suo famoso giudizio sulla vita di chi ama la famiglia (ed anche Dio, avvicinandosi alla blasfemia ed anche la patria, andando ancora una volta contro la costituzione). Ieri sera ho sentito e visto un suo breve filmato, nel quale, in pochi secondi, è riuscita a dire una infinità di fake-news, tra cui quella secondo cui gli organizzatori del congresso vorrebbero mettere in galera le persone omosessuali (purissima invenzione, degna di una querela)! La verità è che la Cirinnà si sta dimostrando sempre più eterofoba, anche se noi, forse troppo pazienti, non chiediamo una legge che la condanni per questo. L’ha già condannata il giudizio degli uomini e delle donne comuni del nostro Paese.

La senatrice ha detto, sempre in quel filmato, che il congresso vedrà l’impegno di “pochi”. Non sa, forse, che il Congresso vedrà presenti 700 delegati provenienti da tutto il mondo (e che gli isterici non vorrebbero far venire a Verona boicottando gli alberghi!). DOBBIAMO RISPONDERE ALLE GRAVI PROVOCAZIONI DELLA SENATRICE PARTECIPANDO IN TANTI E PACIFICAMENTE ALLA MARCIA PER LA FAMIGLIA CHE SI TIENE DOMENICA 31 CON PARTENZA DA PIAZZA BRA ALLE ORE 12.

Testimonieremo, per chi vorrà vedere, che esiste un immenso popolo che desidera affermare la famiglia tra uomo e donna come bene e patrimonio dell’intera umanità.

Ha perso le staffe anche il Giggino nazionale, ancora per poco vice-premier e futuro sfigato dopo il 26 maggio. Di lui abbiamo già scritto che, con le sue uscite, ha perso ogni dignità politica, data la sua attuale carica.

Mi sorprende, invece, l’acidità con cui il Pd sta giudicando il congresso. Mi sorprende perché, forse ingenuamente, lo ritenevo ancora un partito “popolare” e quindi rispettoso delle grandi istituzioni dell’umanità, tra cui va posta la famiglia. Al contrario, il Pd, come già detto, si è lasciato travolgere dalla sua anima “radicale”, il che cominciò con la campagna circa il referendum sul divorzio, dove gli allora comunisti furono determinanti nel far vincere le idee di Pannella. Ora hanno adottato in toto e acriticamente le tesi della Bonino, la quale, invece di ragionare, ha bollato il sostegno alla famiglia come una battaglia reazionaria, chiudendo così ogni possibilità di dialogo costruttivo.

Chi vorrebbe un dialogo costruttivo è il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, il quale, giustamente, afferma che “serve unione sulla famiglia, non è terreno di scontro”. Evidentemente, si riferiva, anche senza dirlo, a tutti coloro che hanno attizzato lo scontro e cioè gli intellettuali e giornalisti laicisti, il premier Conte, il vice premier Di Maio, la Cirinnà, la Bonino, etc. Infatti, gli organizzatori del congresso (tra i quali non vi è il sottoscritto) non hanno provocato alcuna polemica, ma si sono limitati ad annunciare che si sarebbe tenuto il congresso sulla famiglia. Il solo annuncio ha provocato la violenta (e, per alcuni aspetti, ridicola) reazione dei laicisti, a cui, ripeto si riferiva il cardinale Bassetti. Infatti, per quello che ho visto, sentito e sperimentato finora, penso che gli organizzatori del congresso non possano essere catalogati tra chi usa il tema della famiglia “per legittimare le discriminazioni e le divisioni”, come  accennato dal Cardinale nella sua intervista al Giornale.

Il congresso è stato organizzato perché i problemi relativi alla famiglia possano diventare patrimonio di tutti ed in particolare di tutti i politici, a qualsiasi partito appartengano. Infatti, durante il congresso si parlerà della “bellezza del matrimonio”, “dei diritti dei bambini”, della “ecologia umana integrale”, della “crisi demografica”, della “salute e dignità della donna”, della “tutela giuridica della vita e della famiglia”, delle “politiche aziendali per la famiglia e la natalità”. Tra l’altro, sono gli stessi temi che il cardinale Bassetti ha elencato nella sua intervista già citata e che, quindi, dovrebbero renderlo (se mi è permesso il dirlo) più simpatetico  verso il congresso.

Occorrerebbe essere più espliciti su chi userebbe la famiglia per “dividere” (visto che non sono gli organizzatori) e sugli eventuali errori di metodo (quali errori?). La verità è che oggi basta dire pubblicamente una cosa cristiana (anche con toni “moderati”) per suscitare immediatamente la reazione scomposta e volgare dei laicisti. Ed allora, che cosa dobbiamo fare? Tacere per sempre? I vari don Abbondio cattolici dovrebbero preoccuparsi di questa situazione. Un domani anche la professione liturgica della fede cattolica potrebbe essere oggetto (come già avviene in certe parti del mondo) di tali reazioni scomposte. Ed allora? Non celebreremo più la Santa Messa per evitare tali reazioni?

A forza di fare sistematicamente marcia indietro, i cattolici saranno sempre più indifferenti nei confronti di tutti. Le chiese sono sempre più vuote non perché i cattolici sono troppo “decisi”, ma perché sono scandalosamente indecisi. Non riduciamo la nostra religione, con tutto ciò che essa comporta, ad un problema di “buone maniere”. Lo stesso Gesù, all’occorrenza, non ha usato le buone maniere.

Peppino Zola

24 marzo 2019

I cattolici non facciano passi indietro, ma in avanti (alla Marcia per la famiglia)