PERCHE’ E’ “FONDAMENTALE” PER L’UOMO LA RISURREZIONE DEL SIGNORE GESU’?

By 19 aprile 2019Pillole di saggezza

Se recandoci al cimitero ad onorare un defunto, trovassimo la tomba aperta e vuota faremmo subito una esclamazione: INCREDIBILE!
E’ questa la reazione delle donne che al mattino di pasqua sono state al sepolcro di Gesù e l’hanno trovato “vuoto”.
Più di una volta in questi giorni pasquali il Vangelo ci dirà che “stentavano a credere”, tanto questo evento era fuori dagli schemi normali.
Eppure, è questo l’evento che ha dato inizio alla Chiesa nella quale siamo inseriti perché battezzati, e nel cui nome celebriamo la Pasqua.
INCREDIBILE!

Oggi, noi “celebriamo il fatto” che il Signore Gesù ucciso alcuni giorni prima poichè gli uomini lo avevano ritenuto colpevole di aver proclamato la verità e svolto la missione di salvezza che il Padre gli aveva affidato, è risorto. Dio, il Padre, ha formulato su di lui un giudizio completamente differente dagli uomini!
E noi, con la Pasqua, vogliamo affermare che il giudizio autentico e reale su Gesù Cristo non è quello degli uomini, ma quello di Dio!

E allora ci poniamo un interrogativo.
In che cosa ci differenziamo noi che celebriamo la Pasqua dagli altri uomini che non sentono questa esigenza?”.
Celebriamo la Pasqua perché siamo certi che il Signore Gesù è risorto, e in lui troviamo il fondamento della nostra fede e il criterio del nostro vivere e del nostro operare.
Di conseguenza, tre orientamenti, per vivere un’autentica Pasqua.

Primo orientamento.
Il Signore Gesù con la sua risurrezione ci ricorda che la nostra esistenza, come la sua, non si concluderà con la morte. Dopo la morte per Lui c’è stata la Resurrezione; così sarà anche per noi!
In altre parole, il Cristo oggi con la sua Resurrezione, ci dice che anche noi vivremo la vita eterna, che la morte è solo una “carta velina” che divide la “vita terrena” dalla “vita eterna”.
Il Signore Gesù con la sua risurrezione ci ricorda che noi consumiamo la prima parte della vita sulla terra per poi proseguirla in cielo.
-Siamo convinti di essere candidati alla vita eterna?
-Siamo convinti che vivremo la stessa vita del Cristo risorto anche se con modalità differenti?
-E allora, se crediamo a tutto ciò, perché non siamo sempre gioiosi di fronte a questo evento?
Celebrare la Pasqua significa ringraziare Dio per la grande speranza che offre alla nostra vita in un epoca in cui l’uomo è sfiduciato, pessimista, rassegnato e deluso dal fallimento di ideologie effimere e da una scienza che a volte lo ha tradito.

Secondo orientamento.
Se la nostra vita proseguirà anche dopo la morte, allora dovremo costruirla fin da ora scegliendo atteggiamenti e comportamenti che hanno una validità eterna.
Cosa ha valore per l’eternità?
L’amore per Dio e la solidarietà verso tutti gli uomini devono caratterizzare il nostro presente!
Se siamo interessati unicamente al denaro, al superfluo, al prevalere a tutti i costi, all’ambiguità, al divertimento indiscriminato, ai modelli insignificanti proposti dalla società attuale, non ci poniamo senz’altro in sintonia con il Signore Gesù.
Ecco, perchè a Pasqua e speriamo non solo, sentiamo il desiderio di confessarci, di fare un serio esame di coscienza, di chiederci se stiamo vivendo un esistenza impegnata, di rimetterla a fuoco sulle richieste evangeliche…

Terzo orientamento.
Concretamente, cosa significa “vivere bene”, la vita breve o lunga che Dio ci dona?
Tre cose.
1.Io “vivo bene” la mia esistenza se faccio il bene. Oggi c’è un pessimismo diffuso su questo argomento. Sembra, in varie situazioni, che il prepotente, l’orgoglioso, l’arrogante siano vincenti… e che il bene stia scomparendo. Non è così: il bene non fa notizia ma anche oggi è molto
2.Io “vivo bene” la mia esistenza se mi lascio guidare dalla fede e dalla fiducia nel Signore Gesù. Una fede non solo dichiarata ma vissuta in profondità e pienezza, affinchè possa potentemente irradiarsi anche sugli altri.
3.Io “vivo bene” la mia esistenza se ho un rapporto personale con Dio e con Cristo. Un rapporto dì fiducia e di abbandono, di unione intima e profonda fino al punto di ripetere convinti e non per scaramanzia: “siamo sempre nelle mani di Dio”.

Cari amici.
Non c’è Pasqua se separiamo la fede dalla vita, cioè quello che affermiamo da come agiamo.
Non c’è Pasqua autentica se non crediamo ai principi enunciati in precedenza.
E con questi sentimenti ci scambiamo gli auguri reciprocamente, che speriamo non rimangano solamente parole o semplici sentimenti, ma si traducano nella quotidianità come chiedeva sant’ Agostino: “Sono i giorni in cui dobbiamo cantare l’alleluia; su via fratelli, canti la voce, canti la vita, cantino le azioni”.

don Gian Maria Comolli