EDITORIALE – Non bisogna toccare le leggi che con mano tremante

By 8 novembre 2019Attualità 2018

Ci risiamo! Il 24 ottobre, in Commissione Giustizia alla Camera dei Deputati, si riparlato di omofobia e di omotransfobia avviando l’esame di un progetto di legge proposto da Alessandro Zan, deputato PD e attivista LGBT dal titolo: “Modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del Codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere”. L’obiettivo di questa normativa è punire con una multa fino a 600 euro, oppure con 1 anno e 6 mesi di carcere, chi esprime idee e forme di pensiero che si discostino anche solo minimamente dall’ideologia LGBT; cioè chi difende la famiglia naturale fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna e i contrari di conseguenza alle unioni omosessuali, all’omogenitorialità, all’utero in affitto…

La proposta Zan intende “imbavagliare” la libertà di pensiero e la libertà di parola garantiti dall’articolo 12 della nostra Costituzione: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Si tenta di annullare una delle caratteristiche fondamentali della democrazia con un testo “alquanto sibillino”, poiché il disegno di legge non chiarendo che cosa sia discriminatorio o quali idee o opinioni inciterebbero alla discriminazione, lascia aperta ogni interpretazione.

E’ necessaria, inderogabile e impellente questa normativa? Secondo Zan sì per “l’esponenziale aumento del numero e della gravità degli atti di violenza nei confronti di persone omosessuali e transessuali”. L’ affermazione, però, non trova riscontro nella realtà poichè in Italia non esiste nessuna “emergenza omofobica”. Ad esempio l’OSCAD, l’Osservatorio del Ministero dell’Interno che monitorizza gli atti di discriminazione, ha ricevuto dal 10 settembre 2010 al 31 dicembre 2018, 197 denunce riguardanti l’orientamento sessuale (25 all’anno) e 15 per l’identità di genere (circa 2 all’anno)(https://www.interno.gov.it/sites/default/files/segnalazioni_oscad_dal_10.9.2010_al_31.12.2018_mi-123-u-d-1-oscad-2019-206_1.pdf). Inoltre, nel giugno 2016, il “Pew Research Center”, un think tank statunitense che fornisce informazioni su problemi sociali, tendenze di un Paese, movimenti demografici…, pubblicò un rapporto che classificava l’Italia l’ottavo paese più tollerante al mondo nei confronti delle persone LGBT. Non solo, secondo la ricerca, l’Italia si piazza al quarto posto mondiale, dietro Corea del Sud, Stati Uniti e Canada, tra i Paesi che hanno compiuto, negli ultimi sei anni, le maggiori azioni incisive per la “normalizzazione” dell’omosessualità (http://www.pewglobal.org /2016006/04/the-global-divide-on-homosexua lity/).

Da questi dati deduciamo l’inutilità della proposta Zan, poiché nel nostro Paese a tutti i cittadini, comprese le persone omosessuali e transessuali, sono garantiti accurati diritti costituzionali essendo “la legge uguale per tutti”. Di conseguenza, insultare o percuotere una persona omosessuale hanno la stessa gravità che colpire un eterosessuale, un disabile, una donna, un bambino, un anziano, un clochard o un immigrato. Dunque, le normative per combattere le violenze e le discriminazioni, sono già presenti nel Codice Penale. E’ carente, invece, l’applicazione con rigore delle leggi, la certezza della pena e l’espiazione di questa. Purtroppo, costatiamo ogni giorno, che spesso “le punizioni” sono ridotte nel tempo anche a chi ha commesso abominevoli delitti. Tra le centinaia di casi ne ricordiamo due. Nel gennaio 2018 fu notevolmente ridotta la pena a un adolescente e a un giovane accusati di aver bruciato nella sua auto, dove dormiva, un clochard marocchino di sessantaquattro anni. La giustificazione dei due: “Volevamo soltanto fargli uno scherzo…”. Invece l’hanno bruciato vivo!. Oppure, nel marzo 2019, la riduzione della pena da parte della Corte d’appello da 30 a 16 anni a Michele Castaldo, reo confesso dell’omicidio di Olga Mattei. Motivazione: la “tempesta emotiva” che ha colto il Castaldo alla notizia che la compagna avrebbe troncato la relazione.

Infine, l’introduzione nel codice penale di un’ aggravante specifica a favore delle persone omosessuali e transessuali, provocherebbe inaccettabili discriminazioni nei riguardi di tutti, rendendo alcuni cittadini più protetti rispetto ad altri, creando disparità in sede penale nei confronti di uno stesso reato.

Di fronte a una proposta inquietante, ricordiamo il monito di C.L. De Secondat de Montesquieu, giurista e pensatore politico francese (1689-1755), che affermò: “le leggi inutili indeboliscono le leggi necessarie”(Lo spirito della legge,  Rizzoli, pg. 733).

Cosa serve alla nostra società?

Rifacendoci nuovamente a De Secondat de Montesqieu che affermò anche: “non bisogna toccare le leggi che con mano tremante”(cfr. Lo spirito della legge), riteniamo fondamentale l’indicazione di M. Tarquinio, direttore di Avvenire che scrisse: “serve tanta buona educazione”. “Che non è solo galateo, ma appunto un’educazione buona, cioè vera e umanamente profonda. Tesa a formare uomini e donne di autentica e civile moralità, che sentono e riconoscono come del tutto sbagliate e, dunque, da riprovare e ritenere giustamente sanzionabili brutalità e aggressivi esibizionismi, invettive e insulti, volgarità e provocazioni. Questo, e solo questo, serve a questo nostro Paese: leggi uguali per tutti” (27 luglio 2011).

www.gianmariacomolli.it