XXIX DOMENICA PER ANNUM – L’ipocrisia dei farisei e la veridicità di Gesù (Mt. 22,15-21)

By 14 Ottobre 2026Spiritualità

Il Vangelo ci riferisce che un giorno alcuni farisei e dei sadducei si coalizzarono contro Gesù “per vedere di coglierlo in fallo nei suoi discorsi“.

E’ un particolare nauseante poiché mostra che a volte alcuni per poter agire scorrettamente sono disposti ad allearsi con chiunque poiché l’odio acceca. Ecco, allora,  che uomini anche divisi da antichi rancori improvvisamente si alleano contro un comune avversario. Come può accadere ciò? Succede poiché l’odio tutto è irrazio­nale; per questo dobbiamo vigilare.

Quindi farisei e sadducei dicono a Gesù: “Sappiamo che sei veritiero e non guardi in faccia a nessuno”.

È questo un signi­ficativo riconoscimento della libertà interiore, della rettitudine e della coerenza di Gesù: i suoi nemici sono costretti dall’evidenza a riconoscerlo ma non sono sinceri; affermano la verità ma senza amore. E pure la domanda al Cristo ha questa caratteristica: “Dicci il tuo parere. È lecito o no pagare il tributo a Cesare?”.

Al tempo di Gesù, sulla Giudea incombeva pesantemente la mano di Roma, e uno dei segni più odiosi verso il popolo ebraico era il tributo che ogni singolo dovevano versare nelle casse dell’Impero. Inoltre sulla moneta era raffigurata l’imma­gine di Cesare e il primo comandamento proibiva di fare immagini di qualsiasi persona. Quindi, la domanda posta a Gesù, non era semplice ma un tranello.

La sapienza di Gesù sconfigge la furbizia.

Spesso riteniamo la furbizia un’e­spressione di intelligenza, ma non lo è, poiché la furbizia è l’intelligenza che si prostituisce mettendosi a servizio del male.

E, Gesù immediatamente, smaschera questa ipocrisia. Come? Chiede che gli mostrino una moneta, e già questo gesto è sapiente e provocante, poiché mentre il Cristo non ha danaro i farisei portano tranquillamente in tasca il denaro del nemico oppressore. E’ come dire: voi che vi fate tanti scrupoli a parole, custodite avi­damente il danaro di Roma!

E penetrando può serenamente aggiun­ge: “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare”.

Cioè: siate leali con lo Stato! Se ricevete dei servizi dallo Stato, avete anche il dovere di essere onesti con lo lui contribuendo al costo delle prestazioni. Se accettate una organizzazione di vita sociale, dovete essere coerenti contribuendo al suo buon funzionamento.

Come è attuale questa lezio­ne di onestà sociale!  Non si ruba unicamente alle persone ma anche allo Stato, cioè alla società e quindi a ogni altro cittadino.  E si ruba non solo asportando direttamente dei beni, ma anche rifiutando la colla­borazione o il rispetto dei beni comuni.

Ma Gesù prosegue: “Date a Dio quel che è di Dio”.

Dio deve essere al centro della vita degli uomini, solo così si illuminano anche i doveri socia­li e tutto viene posizionato nella giusta proporzione e finalità, poiché come insegna la storia dove Dio è assente tutto è permesso, nessun dovere è giu­stificabile e nessun diritto è garantito.