“CREDO IN UN SOLO SIGNORE, GESU’ CRISTO” (prima parte)

By 30 Ottobre 2026Pillole di saggezza

Dopo aver ribadito il nostro credere in Dio, la Professione di Fede prosegue invitandoci a guardare al Signore Gesù.

“Credo in un solo Signore, Gesù Cristo…”

Con questa frase si sottolinea da una parte l’unicità esclusiva della “divinità propria del Padre” e, dall’altra, questa divinità è riconosciuta e attribuita in pari modo anche a Gesù Cristo, definito come il Padre “un solo Signore”.  Si crea, dunque, una sorta di parallelismo coincidente tra Gesù e il Padre, qualificati nella loro unica ed esclusiva divinità da quel “in un solo”, che crea un’identità tra i nomi di “Dio” e di “Signore”.

Il Padre, dunque, è definito “onnipotente”, cioè Signore assoluto di tutto, poiché tutto proviene da Lui, così come Gesù è chiamato Signore da tutte le cose esistenti.  Quindi se il Padre è la sorgente di tutto e da lui tutto proviene, Cristo si qualifica come “il luogo” dove tutto ciò che proviene dal Padre contenuto. Ebbene, Il Padre nel suo amore, tutto genera e crea, mentre il suo Cristo tutto accoglie in sé e conserva. In questo modo “la Signoria” di Dio-Padre si è riversata totalmente e in modo unico nel Figlio, a cui ha sottomesso ogni cosa, facendone il cuore di tutto l’esistente e costituendolo il “Signore” della storia e del creato.

Due annotazioni.

Prima.

“Cristo” significa in greco “unto” o “prescelto”. L’unzione è il “simbolo della preferenza divina”. Lo era, presso gli Ebrei che ungevano di olio i Profeti, i Re, i Sacerdoti ma ancora oggi sono unti i bambini al battesimo, i ragazzi alla cresima, gli ammalati e i sacerdoti perchè, anche se ci potrà sembrare scandaloso, Dio fa preferenze: ne sceglie alcuni, pochi e loro affida mediante il sacramento dell’Ordine il compito di indicare la via della salvezza.

Nel mondo antico e nell’epoca in cui è nato il Cristo, era presente grande attesa infatti le profezie annunciavano un evento straordinario; ne troviamo l’eco anche in vari autori tra cui Virgilio. Si attendeva, dunque, in quel periodo, un Messia il cui avvento era stato profetizzato concordemente, ma certamente non ci si aspettava qualcosa di così radicalmente nuovo e sconvolgente. Infatti il cristianesimo si differenzia da tutte le altre religioni perchè, caso unico, adora un uomo che ha detto di “essere Dio”;
e questo è l’unico caso della storia!

Solo Gesù Cristo, ha osato dirsi Dio. Normalmente, “i geni religiosi”, e Gesù ha senz’altro questa qualifica, hanno un chiaro senso delle proporzioni, infatti più una persona è consapevole di sé, più il suo senso religioso cioè il significato del mistero che si è sviluppato in lui è ampio, più si accorge di non essere un dio, a meno che non sia completamente pazzo. Pensiamo a san Carlo Borromeo che si confessava tutti i giorni! Il mentitore può affermare al massimo di essere inviato da Dio, ma affermare di “essere Dio”… sarebbe da megalomane per l’irragionevolezza dell’affermazione non potendolo provare, mentre Cristo ci ha mostrato di essere Dio!

Seconda.

Questo “solo Signore”, in cui noi professiamo la nostra fede, non è un dio astratto o vago, ma ha una sua identità e una sua connotazione storica ben precisa chiamandosi: Gesù Cristo. E il nome “Gesù”, ci aggancia alla sua stessa umanità e al suo agire storico che ci è testimoniato dai Vangeli e riconosciuto indistintamente da tutta la letteratura neotestamentaria, ma nel contempo, esso ci introduce in una triplice dimensione contenuta nell’origine e nel significato stesso di tale nome. Chiamarsi “Gesù”, nome non imposto da un uomo, ma da Dio, ricorda che il dare il nome significa porsi sotto la piena tutela e il pieno potere di chi glielo ha imposto. E, in tal nome, è racchiuso il significato più vero e più profondo della missione di Gesù: Dio che salva.

Questo nome quindi, costituisce la chiave di lettura dell’operare di Gesù e il suo agire che possiamo definire come l’agire stesso di Dio in lui. Dunque, Gesù, si presenta nella storia come l’azione stessa di Dio a favore degli uomini.

Un’ ultima osservazione. Quel nome va oltre la semplice identificazione storica di una persona, ma possiede in sé la stessa potenza di Dio che si manifesta totalmente e pienamente nella risurrezione:

 “…Unigenito figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli…”

Nel primo capitolo del Vangelo di san Giovanni  è presente dove questa parte del credo trova la sua origine: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità” (Gv. 1,14).

Unigenito figlio di Dio NATO DAL PADRE … 

A “Gesù Cristo” è affiancato anche il titolo di: “Figlio di Dio”.  Cosa significa? Tale figliolanza non va intesa in senso metaforico o simbolico, ma come una figliolanza reale, infatti in tutto il Vangelo, quando Gesù si rivolge al Padre, dimostra di avere con Lui un rapporto unico ed esclusivo di vero Figlio, mentre il Padre lo riconosce come proprio Figlio nel momento del battesimo al fiume Giordano e nella trasfigurazione. Una figliolanza, infine, che appare in tutta la sua verità ed esclusività nel momento della risurrezione.

Questa figliolanza divina, unica ed esclusiva, viene da noi professata definendo Cristo come “Figlio unigenito di Dio”. In altre parole: Dio, il Padre, ha generato un solo ed unico Figlio, in cui tutti noi attingiamo la nostra “figliolanza divina”. Così che il nostro essere figli di Dio è un partecipare alla natura di Dio attraverso il Figlio suo, divenendo in tal modo a nostra volta “figli di Dio” nell’unico Figlio di Dio e partecipando della sua figliolanza.

Ebbene, noi siamo figli adottivi eletti in Cristo fin dall’eternità. Scrive san Paolo agli Efesini: “in lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo” (Ef. 1,4-5). Il Padre di Gesù, cioè Dio creatore, è divenuto a pieno titolo anche nostro Padre e noi, nel suo “Figlio unigenito”, possiamo chiamarci figli e se siamo figli san Paolo, ci rammenta che siamo anche “eredi” dei beni propri del Figlio per volontà stessa del Padre (cfr. Gal. 4,7b).

E’, Gesù stesso, ci invita a rivolgerci a suo Padre, chiamandolo: “Padre nostro”; un Padre che Cristo condivide con noi: “Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro” (Gv. 20, 17b).

…prima DI TUTTI I SECOLI

A.Einstein, il più noto fisico del XX secolo, ci ha insegnato che “spazio” e “tempo” sono intimamente connessi: senza spazio non ci può essere tempo, e viceversa.
Quindi “prima di tutti i secoli” significa “fuori dal tempo”, cioè prima della Creazione poiché  Dio esiste da sempre, o meglio “esiste in un qualcosa” dove il tempo e lo spazio non hanno significato!

“Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero…”

La frase vuol farci approfondire il rapporto Dio-Gesù. Cristo nacque dal Padre, cioè è uscito da Lui; quindi l’origine prima e assoluta del Figlio non è umana, ma divina. Possiamo quindi affermare che Gesù ha avuto una doppia nascita: la prima divina dal Padre e la seconda umana da Maria per opera dello Spirito Santo. Possedendo una “doppia natura” divina e umana, possiamo proclamare con certezza che egli è vero Dio e vero Uomo.

Nascere direttamente da Dio, significa non solo che Gesù ha la sua origine e le sue radici in Dio-Padre ma ne possiede anche il DNA. Metaforicamente parlando possiamo dire che nelle sue vene scorre “lo stesso sangue di Dio” e pertanto ne possiede realmente l’identica natura.

Questa origine divina di Gesù ci viene ribadita, quasi in modo ossessivo in quel “Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero”. Quindi possiamo anche affermare che Gesù è Dio perché nato da Dio, ed è “Luce divina” perché emanazione diretta di questa Luce. Per questo egli è “Dio vero” in quanto le sue radici e la sua natura sono quelle proprie di un Dio vero e reale. Gesù, in quanto Figlio di Dio, è nato da Dio “prima di tutti i secoli”, cioè coeterno al Padre poiché con Lui e in Lui da sempre. Però, solo quando il Figlio di Dio viene concepito da Maria per mezzo dello Spirito Santo ed entra a far parte della storia come uomo, in quanto uomo, egli ha avuto un inizio storico ed è diventato ciò che prima non era: uomo. Il Concilio di Nicea (325) afferma chiaramente che il Figlio di Dio è:”Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre”. C’è quindi tra Gesù, in quanto Figlio di Dio e il Padre una parità di natura, ma non di funzione, poiché l’agire del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo è proprio ed esclusivo di ciascuno e li qualifica per il loro essere. Non abbiamo quindi una confusione di ruoli poichè il loro ruolo è strettamente connaturato con la Persona di ciascuno.

“…Per mezzo di lui tutte le cose sono state create…”

Dio è il creatore di tutto l’esistente e l’unico Padre dell’intero Creato, il vero attuatore della creazione. Ma l’atto creativo del Padre è anche il Figlio stesso che è il Logos eterno del Padre, di cui Giovanni attesta che “tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste” (Gv. 1,3).

Le prime parole della Genesi ci illuminano in proposito. “In principio Dio Creò il cielo e la terra” (Gn. 1,1). Dunque, in principio e all’inizio di tutto ci sta Dio generatore da cui tutto discende e trova in Lui la sua origine. E’ sua l’iniziativa dell’intera creazione infatti per ben nove volte la Genesi, quasi con un ritornello ossessivo, afferma “E Dio disse”. Ma Gesù, Verbo eterno del Padre, è il punto di arrivo dell’intera creazione sulla quale ha acquisito un primato assoluto non solo perché egli era preesistente rispetto al creato come ricorda san Paolo (Col. 1,15-16), non solo perché Lui è stato chiamato all’esistenza ma soprattutto in virtù della risurrezione, principio assoluto di ogni altra risurrezione, e fonte di rigenerazione dell’intero creato.

Questa centralità cosmica e assoluta di Cristo rientra in un preciso progetto del Padre, che si è rivelato in Cristo, come ci viene testimoniato dall’autore della Lettera agli Efesini: “secondo quanto, nella sua benevolenza aveva in lui prestabilito per realizzarlo nella pienezza dei tempi: il disegno di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra” (Ef. 1,10).

 “…Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo…”

L’ affermazione ribadisce ciò che troviamo nel prologo di Giovanni: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come da unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità” (Gv. 1,14).

In questa breve affermazione si dicono due cose importanti.

Prima.

Gesù è disceso dal cielo, cioè si è reso raggiungibile da tutti gli uomini, e così si è avvicinato ad essi interpellandoli nel loro habitat quotidiano che è la storia. Quindi, la storia di Gesù, va letta come la storia di Dio in mezzo agli uomini.

Seconda.

Questa sua discesa è motivata da una duplice finalità: per noi uomini e per la nostra salvezza.

L’espressione “per noi uomini”, ricorda come tutta la vita di Gesù fu consacrata all’uomo, cioè una vita spesa a loro totale favore. Essa troverà la sua massima espressione sulla croce, quale dono totale di Dio per noi: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito” (Gv. 3,16a). Gesù, dunque è il volto storico dell’amore del Padre per l’uomo, è lo spazio storico in cui il Padre si è avvicinato all’uomo e gli ha teso la mano, dandogli una possibilità di riscatto e riaccendendo in lui la speranza. Se, “il per noi uomini”, mostra il dono totale del Padre, per “la nostra salvezza” specifica il motivo di tale dono ed indica il senso più vero e profondo della missione stessa di Gesù: un’ azione salvifica del Padre nella storia.

Dunque, una salvezza, la cui finalità è quella di recuperare l’uomo alla dimensione stessa di Dio da cui proviene, oltre che restaurare in lui la sua primordiale dignità: quella di essere nuovamente immagine e somiglianza di Dio. Questo breve assioma della nostra fede racchiude in sé un’intensità teologica unica che ci aiuta a leggere e a comprendere il senso più vero e profondo dell’esistere storico di Gesù, della sua persona, della sua predicazione e del suo operare.

“E per opera dello Spirito Santo si è incarnato…”

L’incarnazione avviene per opera dello Spirito Santo che è il tramite tra il Padre e il Figlio. Sono questi i tre “ruoli” della Trinità: Il Padre crea, il Figlio viene, lo Spirito Santo lega e collega Dio al mondo.

La presenza dello Spirito ci viene presentata per la prima volta agli inizi della creazione, quando:”La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque” (Gn. 1,2). La presenza dello Spirito sul “caos” primordiale e informe delle acque prelude all’intervento creatore e riordinatore di Dio ed immediatamente dopo inizia la creazione. Anche nella creazione dell’uomo Dio fa intervenire il suo Spirito: “allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue nari un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente” (Gn. 2,7). Questa presenza dello Spirito di Dio la ritroviamo anche nel momento del concepimento di Gesù. Tale presenza indica che qui ha inizio una nuova creazione, la nascita di un nuovo uomo, un nuovo Adamo che troverà la sua piena manifestazione e il suo compimento nella risurrezione.

Gesù, quindi, grazie alla sua incarnazione, diventa per eccellenza il Sacramento d’incontro tra Dio e gli uomini e il frutto della ritrovata collaborazione di Dio con l’uomo, da cui è stata tolta ogni condanna, così che Paolo esclamerà “Non c’è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù” (Rm. 8,1).

(Prosegue)