LE DOMANDE AL DON… Papa Francesco: i santi “della porta accanto”

By 30 Ottobre 2026Spiritualità

Tra poco vivremo la Festa di Tutti i Santi. Mi ha molto colpito alcuni anni fa una frase di Papa Francesco che affermava la presenza nel nostro quotidiano di “santi della porta accanto”. La può approfondire? Matilde

LA RISPOSTA DEL DON

Nel magistero di Papa Francesco, l’espressione “i santi della porta accanto” ha colpito molti. Cosa voleva esprimere Papa Bergoglio con questa espressione?  Segnalava una santità concreta, quotidiana e accessibile, vissuta non necessariamente da persone celebri o riconosciute ufficialmente dalla Chiesa, ma da uomini e donne che, nel silenzio della vita ordinaria, testimoniano il Vangelo attraverso la carità, la fedeltà, il servizio e la speranza. Questa prospettiva ha restituito alla santità il suo carattere universale: essa non è privilegio di pochi, bensì la vocazione di ogni battezzato.

Papa Francesco sviluppò questa intuizione nell’Esortazione Apostolica “Gaudete et exsultate” (2018) dedicata alla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo. Il Papa affermò: “Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nelle persone malate, nelle religiose anziane che continuano a sorridere”. In queste parole il Pontefice riconosce una visione profondamente incarnata della fede. La santità non consiste anzitutto in gesti straordinari, ma nella capacità di vivere con amore le responsabilità ordinarie, trasformando le difficoltà quotidiane in occasioni di fiducia e di dono.

L’immagine della “porta accanto” sottolinea inoltre la prossimità. I santi non sono figure remote, collocate in un passato idealizzato o in una dimensione irraggiungibile. Essi abitano le nostre strade, i nostri quartieri, i luoghi di lavoro e le famiglie. Possono essere un vicino che assiste una persona anziana, un insegnante che educa con pazienza, un medico che cura con competenza e umanità, un volontario che dedica tempo agli ultimi, oppure una persona fragile che affronta la malattia senza perdere la speranza. La loro testimonianza spesso non produce clamore, ma possiede una forza che può illuminare la società.
Dunque, il santo della porta accanto, è colui che non rimane indifferente davanti alla sofferenza altrui. La sua fede si manifesta nella compassione e nella concretezza. Non si limita a proclamare valori, ma si lascia coinvolgere dalle necessità degli altri, riconoscendo in ogni persona un fratello o una sorella. Per questo la santità, secondo il Papa, è inseparabile dall’amore del prossimo, soprattutto dei poveri, degli esclusi, dei migranti, degli anziani e di quanti vivono situazioni di solitudine.

Papa Bergoglio mette inoltre in guardia da una santità intesa come “perfezionismo individuale”. Nel suo pensiero, essere santi non significa costruire un’immagine irreprensibile di sé, né fuggire dalle responsabilità del mondo. Al contrario vuol dire permettere alla grazia di agire dentro la propria fragilità. I “santi della porta accanto” non sono persone prive di limiti ma uomini e donne che, pur conoscendo le proprie debolezze, si rialzano, chiedono perdono e ricominciano. La loro grandezza, quindi, risiede nella disponibilità a lasciarsi trasformare da Dio.

Un ulteriore aspetto riguarda la dimensione comunitaria della santità. Nessuno diventa santo isolandosi dagli altri. La fede si alimenta nelle relazioni, nella famiglia, nella comunità ecclesiale e nella società. Papa Francesco parla di una “santità popolare”, fatta di gesti condivisi, di tradizioni, di preghiera e di solidarietà. Anche quando rimane nascosta, essa costruisce legami e contrasta la cultura dell’individualismo. Perciò il “santo della porta accanto” diviene una presenza che unisce, riconcilia e genera fiducia. Per questo, un particolare rilievo, assume il discernimento nella vita quotidiana.

La santità non è una formula identica per tutti. Ogni persona è chiamata a riconoscere il cammino che Dio le propone, dentro la propria storia, le proprie capacità e i propri limiti. Un genitore, un consacrato, un lavoratore, un giovane o un anziano vivono la vocazione cristiana in forme differenti. Ciò che li accomuna è l’amore vissuto con autenticità, perseveranza e responsabilità.

L’espressione “santi della porta accanto” rappresenta una delle immagini più efficaci del pensiero di Papa Francesco. Essa invita a superare una concezione distante e straordinaria della santità, per riconoscerla nei gesti umili che sostengono la vita di ogni giorno. Al tempo stesso, richiama ciascuno alla responsabilità personale: il Vangelo non è soltanto da ammirare, ma da incarnare nelle relazioni concrete. In una società spesso segnata dall’indifferenza e dalla frammentazione, questi testimoni silenziosi testimoniano che la santità è ancora possibile e che può fiorire là dove viviamo.

La “porta accanto”, in definitiva, non è solo il luogo in cui cercare i santi ma la soglia dalla quale ciascuno è chiamato ad uscire divenendo, a sua volta, prossimo e segno di speranza.

Don Gian Maria Comolli