
Il problema ecologico esiste, anzi è una delle questioni più urgenti del nostro tempo; si pensi al cambiamento climatico, all’inquinamento, alla perdita di alcune biodiversità o allo sfruttamento indiscriminato delle risorse… In altre parole è in crisi il rapporto tra l’essere umano e la natura e ciò mette in discussione non soltanto il futuro del pianeta, ma anche il modello antropologico, culturale ed economico dominante. I due input per la riflessione li prendo da san Francesco e san Tommaso d’Aquino.
San Francesco e la natura
Per san Francesco la natura non è unicamente un insieme di oggetti disponibili per l’uomo, bensì una comunità vivente, ordinata da Dio e degna di rispetto. Dunque, la concezione del mondo proposta da questo santo, evidenzia che ogni elemento possiede un valore proprio e partecipa all’armonia del creato. L’uomo, pertanto, non è il padrone assoluto della natura, ma una creatura inserita in una rete di relazioni. Purtroppo, questa prospettiva, contrasta con l’atteggiamento che ha caratterizzato una parte significativa della modernità, basata sull’idea di dominio e di sfruttamento. Di conseguenza san Francesco invita a interrogarsi sui bisogni reali e sulle conseguenze delle proprie scelte. Anche la povertà che il santo di Assisi propone non deve essere confusa con la miseria o con il rifiuto dello sviluppo. Essa implica un uso responsabile delle risorse, evitando lo spreco e l’accumulo. Ebbene, in una società caratterizzata dal consumismo, questo principio ha particolare importanza. Ad esempio ogni acquisto, ogni viaggio e ogni scelta alimentare producono effetti sull’ambiente. Ridurre i consumi superflui, preferire prodotti durevoli, limitare gli sprechi e favorire forme di economia sostenibile sono comportamenti coerenti con l’idea francescana di una vita semplice e rispettosa.
Un altro elemento del messaggio di san Francesco è la fraternità universale, per questo si rivolge alle creature chiamandole “fratello” e “sorella”, stabilendo con esse un rapporto di prossimità. Questa visione amplia pure il concetto di responsabilità: la tutela dell’ambiente non riguarda unicamente il benessere umano, ma anche la sopravvivenza degli animali, delle piante e degli ecosistemi. Inoltre, il degrado ambientale colpisce in modo particolarmente grave le popolazioni più povere, che dispongono di minori risorse per affrontare siccità, alluvioni e carestie. Ebbene la questione ecologica è anche sociale e morale poiché difendere l’ambiente è un tutelare le persone più vulnerabili.
Il pensiero francescano contribuisce quindi superare l’individualismo mediante una cultura condivisa della responsabilità rammentando però che senza un mutamento dei valori, anche le migliori politiche rischiano di essere inefficaci. Il messaggio di san Francesco di fronte alle sfide ecologiche non sostituisce la scienza e la politica, ma ne costituisce un necessario fondamento etico.
San Tommaso e il rapporto Dio-uomo-natura
“Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra, soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra”. Così si legge nel libro della Genesi. Questo aspetto del pensiero giudeo-cristiano sulla natura richiede anche un pieno rispetto dell’uomo. Sempre il Libro della Genesi afferma: “In principio Dio creò il cielo e la terra…” (Gn. 1,1), la luce e le tenebre, la terra e l’acqua, il giorno e la notte, i pesci, gli uccelli ed ogni tipo di bestiame…, definiti dallo stesso Creatore, “cosa buona” (“e Dio vide che era ‘cosa buona’ ” (cfr Gn. 1, 10.12.18.21.25).
Ebbene, nel meraviglioso disegno di Dio, tutto fu ideato per l’uomo, presentato nei primi capitoli del Libro della Genesi come l’unico individuo a cui il Creatore riservi attenzioni e privilegi particolari, essendo plasmato a sua immagine e somiglianza: “allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente” (Gn. 2,7). L’uomo, forgiato dal fango, non è dunque in continuità con un dinamismo biologico inferiore, quello degli altri viventi, ma acquisisce dal soffio divino l’anima, la capacità d’introspezione e la superiorità sulle altre creature per servirsene responsabilmente. L’uomo è amato da Dio per se stesso, non essendo uno dei molti, ma il primo e il superiore a tutti, e per la sua salvezza, Cristo morì sulla croce. Tutto fu affidato alla sua intelligenza e alla sua responsabilità morale. Significativo è l’episodio dell’ “attribuzione del nome”: “Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi quello doveva essere il suo nome” (Gn.2,19).
Il Creatore, incaricò l’uomo di gestire la terra nominandolo suo “economo”, o secondo la tradizione musulmana, suo “luogotenente”, colui che opera in sua vece, non per dispotismo ma per glorificare lo stesso Dio. Commenta il Catechismo della Chiesa Cattolica: “La signoria sugli esseri inanimati e sugli altri viventi accordata dal Creatore all’uomo non è assoluta; deve misurarsi con la sollecitudine per la qualità della vita del prossimo, compresa quella delle generazioni future; ciò esige un religioso rispetto dell’integrità della creazione” (2415).
Oggi, nella discussione ecologica, trasformatasi per alcuni movimenti in ideologia, il canone della supremazia dell’uomo è capovolto, sfruttando evidenti strumentalizzazioni basate su catastrofi imminenti, paure diffuse, minacce derivanti dal sovraffollamento della terra. Di conseguenza, per ”salvare il pianeta”, è indispensabile ridurre le nascite.
E qui troviamo un’ampia contraddizione con il periodo storico che stiamo vivendo: quello della denatalità. Ovviamente le cause della denatalità sono molteplici ma strettamente connesse tra loro. Le conseguenze della denatalità, poi, sono molto rilevanti. In primo luogo, la popolazione tende a invecchiare, poiché aumenta il numero relativo degli anziani rispetto ai giovani. Questo fenomeno esercita una forte pressione sui sistemi pensionistici e sanitari, che devono garantire prestazioni a un numero crescente di persone non più attive professionalmente e con condizioni di salute sempre più precarie. Parallelamente, diminuisce la popolazione in età lavorativa, con possibili effetti negativi sulla produttività, sulla crescita economica e sulla sostenibilità del welfare. La denatalità produce anche squilibri territoriali. Le aree interne e i piccoli centri, già colpiti dallo spopolamento, rischiano di perdere scuole, servizi, attività commerciali e opportunità occupazionali.
Questa strumentale deriva fu già denunciata dalla «Charta dei cristiani per l’ambiente”, presentata ad Assisi il 5 giugno 2004, da 15 associazioni cristiane e 30 di ispirazione laica ed ambientalista. La Charta, nell’introduzione, sottolineava che “il tentativo della cultura ambientalista dominante è quello di capovolgere il mandato di Dio indicato dalla Genesi”.
Quindi l’uomo è ritenuto il peggiore dei nemici, descritto da alcuni ecologisti come il cancro del pianeta. Ebbene, al mandato di Dio, si sta sostituendo la divinizzazione e l’adorazione della natura; di conseguenza, la crescita civile e lo sviluppo tecnologico e scientifico sono presentati come aggressioni alla terra. Una visione chiaramente riduttiva, non essendo inquadrata in un’interpretazione antropologica più ampia, che ponga, appunto, al centro l’uomo di oggi e di domani.
Il mondo rimanda al mistero di Dio; per questo, il problema ecologico, coinvolge anche la religione, ed ogni riflessione e soluzione dovrà abbracciare il filone che san Tommaso d’Aquino (1228-1274), il Dottore angelico, definiva già centinaia di anni fa il punto di arrivo dell’ecologismo, cioè una “ritrovata amicizia” con Dio, degli uomini tra loro e con la natura.
–Con Dio. Il peccato originale generò fratture, odio e disordine morale nel sublime progetto di libertà e di equilibrio dei valori e delle forze, ideato da Dio. L’uomo, ponendosi come arbitro nella conoscenza del bene e del male, costituì un regno alternativo, quello di Satana, dove riscontriamo unicamente negatività ed inimicizie. Inoltre, il “nome di Dio” fu profanato, occultato e combattuto nel corso della storia e anche oggi. Nei secoli scorsi con il paganesimo; ieri con marxismo e il comunismo; oggi con l’ateismo, il secolarismo e il relativismo. Ma unicamente dove Dio è riconosciuto ed onorato si diffonde l’ armonia degli uomini tra loro e con la natura.
–Con l’uomo. Il “volto dell’uomo” nel tempo fu vilipeso, offuscato e insanguinato con la violenza, l’emarginazione e l’ingiustizia. Anche oggi nel mondo è tradito, travisato ed umiliato soprattutto nei più deboli, nei fragili, nei poveri e negli emarginati. Anche in questo caso, unicamente dove il volto dell’uomo, di ogni uomo e di tutto l’uomo, a prescindere dall’età, dall’etnia e dallo stato di fisico è rispettato e venerato essendo il volto di Dio, sgorga l’ecologismo umano e reale.
–Con la natura. “Dio vide che erano cose molto belle”. Le bellezze della natura, a volte sono danneggiate e distrutte dall’uomo, avendo adottato atteggiamenti errati nel rapporto con l’ambiente. Inquina l’atmosfera, produce il buco dell’ozono e l’effetto serra, utilizza pericolosi diserbanti, produce scorie radioattive, distrugge le foreste. E così, l’aria e l’acqua, due dei maggiori beni ambientali, oltre che scarseggiare, si mutano in fonti di malattie e di morte, mettendo a rischio la sopravvivenza degli uomini d’oggi ed aprendo incognite sulle probabilità vitali delle generazioni future.
Non possiamo scordare, inoltre, gli azzardi compiuti nei confronti dell’ ecologia strettamente umana, causati dalla nefandezza della contraccezione, dalle tecniche di fecondazione artificiale o di ingegneria genetica che manipolano le sorgenti della vita e dalle biotecnologie sui vegetali che sollevano ampi problemi etici.
Da ciò che abbiamo affermato precedentemente ecco le attualissime indicazioni di san Tommaso: esclusivamente l’ amicizia con Dio e la fraternità tra gli uomini consentiranno l’autentico rispetto della natura e dei beni, nella consapevolezza che l’ambiente è da custodirsi con la massima cura.
Per questo il problema ecologico non è unicamente politico o economico ma anche etico e antropologico.