Insegno da oltre vent’anni in una scuola superiore e devo purtroppo costatare la difficoltà che provo sempre maggiore nell’insegnare avendo l’impressione di una minore preparazione degli studenti che giungono dalle medie ma soprattutto, mi scusi il termine, la loro crescente immaturità che li porta ad essere approssimativi, superficiali e banali. Qual è la sua opinione? Cecilia

LA RISPOSTA DEL DON
Certamente come affermato da Cecilia negli ultimi anni, l’insegnamento è diventato un’attività sempre più complessa poiché il lavoro del professore che io definisco anche una “missione” non consiste più soltanto nel trasmettere conoscenze disciplinari, spiegare concetti e verificare la preparazione degli studenti. Oggi, agli insegnanti, è richiesto di svolgere numerosi compiti aggiuntivi: educare alla cittadinanza, gestire situazioni problematiche, utilizzare strumenti digitali, collaborare con le famiglie, personalizzare la didattica e rispondere a continue trasformazioni sociali e culturali. Questa moltiplicazione delle responsabilità, spesso accompagnata da risorse insufficienti, rende l’insegnamento più faticoso e sottopone i docenti a una pressione crescente. Tenterò di illustrare questa introduzione per argomenti.
La trasformazione degli studenti e della società
Dunque il rapporto con gli studenti è cambiato. Le nuove generazioni crescono in una società caratterizzata da una grande quantità di informazioni, dalla rapidità della comunicazione e dalla presenza costante della tecnologia. Gli alunni sono abituati a ricevere contenuti immediati e spesso frammentari attraverso internet e i social network. Per questo motivo possono considerare meno interessanti le lezioni tradizionali, basate esclusivamente sull’ascolto e sulla memorizzazione.
Il professore, deve quindi trovare modalità didattiche capaci di coinvolgere gli studenti, sviluppando attività interattive, laboratoriali e forme interdisciplinari. Tuttavia, innovare richiede tempo, preparazione e strumenti adeguati. Inoltre, non tutti gli studenti possiedono lo stesso livello di motivazione, attenzione o maturità. In una stessa classe possono convivere persone con bisogni educativi molto diversi, rendendo difficile proporre un percorso efficace per tutti.
La burocrazia e il carico di lavoro
Un ulteriore elemento di difficoltà è rappresentato dalla crescente burocratizzazione del lavoro scolastico. Programmazioni, relazioni, registri elettronici, riunioni, progetti e attività di valutazione occupano una parte considerevole del tempo dei docenti. Molti insegnanti devono lavorare anche al di fuori dell’orario scolastico per correggere elaborati, preparare lezioni e compilare documenti. Il problema non è soltanto la quantità degli impegni, ma anche la sensazione che numerose attività amministrative sottraggano energie alla relazione educativa. Il tempo dedicato alla preparazione didattica e all’ascolto degli studenti diminuisce, mentre aumentano le incombenze formali. Tale situazione può generare stanchezza, frustrazione e la percezione di non riuscire a svolgere adeguatamente il proprio compito.
Il rapporto con le famiglie
La collaborazione tra scuola e famiglia è indispensabile, ma talvolta può diventare fonte di tensione. Alcuni genitori intervengono frequentemente nelle decisioni didattiche, mettono in discussione le valutazioni o attribuiscono alla scuola responsabilità che dovrebbero essere condivise. In altri casi, invece, manca completamente il dialogo e il docente si trova a gestire da solo le difficoltà dello studente.
Questa situazione rende più delicato il ruolo dell’insegnante, che deve mantenere equilibrio, autorevolezza e disponibilità. Il professore è chiamato a comunicare con famiglie diverse per cultura, aspettative e condizioni sociali, affrontando talvolta conflitti senza un adeguato supporto istituzionale.
La perdita di prestigio sociale
La fatica degli insegnanti è aggravata anche dal ridimensionamento del prestigio sociale della professione. Sebbene ai docenti vengano richieste competenze elevate e grande responsabilità, il loro lavoro non sempre riceve un riconoscimento adeguato. In alcuni contesti, gli insegnanti vengono percepiti come semplici esecutori di programmi o come responsabili di ogni problema scolastico. Questa discrepanza tra responsabilità e riconoscimento può influire negativamente sulla motivazione. Un professionista che si sente poco ascoltato, scarsamente valorizzato e continuamente sottoposto a critiche rischia di sviluppare stress e demotivazione. A ciò si aggiungono stipendi non proporzionati all’impegno richiesto e limitate possibilità di carriera.
Possibili soluzioni
Per rendere l’insegnamento più sostenibile, superando quindi le difficoltà evidenziate da Cecilia, è necessario intervenire su più livelli.
Innanzitutto, occorre ridurre il peso della burocrazia e semplificare le procedure amministrative.
In secondo luogo, è importante garantire una formazione continua realmente utile, soprattutto sui temi della gestione della classe, delle tecnologie e dell’inclusione.
In terso luogo è fondamentale rafforzare il dialogo con le famiglie e promuovere una maggiore responsabilità condivisa.
Da ultimo è necessario riconoscere il valore sociale della professione docente, migliorando le condizioni di lavoro e offrendo maggiori opportunità di crescita professionale. Un insegnante sostenuto, rispettato e adeguatamente formato può dedicare più energie alla didattica e alla relazione con gli studenti.
Concludendo
I professori fanno sempre maggiore fatica a insegnare non perché siano meno capaci o meno motivati rispetto al passato, ma perché il loro lavoro è diventato più complesso e gravoso. Devono affrontare classi eterogenee, nuove esigenze educative, trasformazioni tecnologiche, richieste burocratiche e rapporti talvolta difficili con le famiglie. Per affrontare questa situazione non basta chiedere agli insegnanti ulteriori sacrifici: è necessario offrire loro strumenti, formazione, sostegno e riconoscimento.
La qualità della scuola dipende in larga misura dalla qualità del lavoro dei docenti. Investire nella loro professione significa, pertanto, investire nel futuro degli studenti e dell’intera società.
Don Gian Maria Comolli